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	<title>Baka-Tsuki - User contributions [en]</title>
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	<updated>2026-08-03T09:17:31Z</updated>
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		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_5&amp;diff=588566</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 5</title>
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		<updated>2026-07-27T16:36:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 5 - Il sigillo nascosto del Prestigioso Club di Letteratura Classica ==&lt;br /&gt;
Sebbene il Liceo Kamiyama offra programmi di studio orientati agli esami di ammissione all&#039;università, non si sforza più di tanto per scalare le classifiche nazionali. Organizza simulazioni per i futuri universitari solo un paio di volte l&#039;anno e non prevede corsi estivi di recupero. Tutto sommato, si respira un&#039;atmosfera piuttosto rilassata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciononostante, perfino al Kamiyama si tengono i regolari esami di fine quadrimestre. E se la vita di un liceale dovesse davvero essere &amp;quot;color rosa&amp;quot;, allora le aule d&#039;esame ne rappresenterebbero il predatore naturale. Le attività del Club di Letteratura Classica avevano quindi subito una battuta d&#039;arresto, essendo severamente vietato frequentare i circoli durante la sessione di test. Anche se, a dirla tutta, non è che avessimo chissà quali mansioni da sbrigare; dovevamo banalmente riconsegnare la chiave dell&#039;aula in segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era l&#039;ultimo giorno di esami. Me ne stavo sdraiato sul letto in camera mia, a fissare il soffitto. E come al solito, non c&#039;era assolutamente nulla di nuovo in quell&#039;infinita distesa bianca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In termini di risultati accademici, i membri del Club di Letteratura Classica avevano offerto uno spaccato interessante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Partiamo da Satoshi Fukube. Pur essendo un&#039;enciclopedia vivente di nozioni inutili, non nutre il benché minimo interesse per lo studio canonico. Dato che gli esami sono finiti oggi, non so dire con esattezza come sia andato, ma so per certo che nei test di metà semestre ha fatto pena. All&#039;epoca si era giustificato dicendo: «È solo perché ero troppo impegnato a studiare il motivo per cui i giapponesi oggigiorno non scrivono più i kanji in stile corsivo». Se Satoshi ritiene che una cosa sia importante, allora per lui lo è abbastanza. Senza offesa, ma a lungo termine suona come una sciocchezza monumentale. Anche se dubito che a lui importerebbe un bel niente del mio parere: se lo definissi uno &amp;quot;spirito libero&amp;quot;, probabilmente la prenderebbe come un complimento. Per farla semplice, è solo un adorabile sciocco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi c&#039;è Mayaka Ibara, che pur facendo formalmente parte del Club di Ricerca sui Manga, si è unita a noi solo per continuare a ronzare attorno a Satoshi. Lei rientra di diritto nella categoria degli sgobboni. Essendo solita ripassare minuziosamente ogni errore, i suoi voti la collocano nella metà superiore della classifica. Tuttavia, dedicare tutto quel tempo a uno studio forsennato non sembra migliorarne le medie in modo sostanziale. In poche parole, Ibara è nevrotica; una perfezionista cronica. Per quanto la sua lingua possa essere tagliente, il suo punto debole è l&#039;essere troppo ossessionata dal trovare la risposta impeccabile. Sospetto applichi questi stessi standard spietati anche a se stessa, nella vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine c&#039;è Eru Chitanda, che svetta su tutti noi con punteggi altissimi. Un rapido sguardo alla bacheca dei risultati ha rivelato che si è classificata sesta nell&#039;intero istituto. Eppure, non sembrava affatto soddisfatta, né dei voti né del curriculum liceale in sé. Una volta mi ha detto che non le bastava imparare singole nozioni: lei voleva &amp;quot;comprendere l&#039;intero sistema&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non avevo la più pallida idea di cosa diamine intendesse, ma capivo bene perché fosse così ostinata nel saziare la propria curiosità. Prendiamo il caso di suo zio: probabilmente il suo vero scopo è comprendere l&#039;intero &amp;quot;sistema&amp;quot; che ruota attorno alle parole che lui le disse anni fa. È il tipo di persona disposta a tutto pur di risalire alla causa scatenante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto mi riguarda, i miei voti erano la normalità assoluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su trecentocinquanta studenti del mio anno, mi sono classificato centosettantacinquesimo. Sembrava quasi uno scherzo del destino: spaccavo esattamente a metà la classifica. Non mi importava che la curiosità di Chitanda le fruttasse ottimi voti o che le eccentricità di Satoshi lo penalizzassero, né compativo Ibara per le sue frustrazioni da perfezionista. Sebbene non fossi così menefreghista da non aprire un libro, il mio livello di studio era &amp;quot;tiepido&amp;quot;, per usare un eufemismo. Mi collocavo giusto al di sotto del fiore all&#039;occhiello e al di sopra del fondo del barile. Non nutrivo il minimo desiderio di salire o di scendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco. Dev&#039;essere per questo che Satoshi sostiene di non riuscire ad associare altro colore se non il grigio alla mia vita liceale.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, il colore di una vita non si limita ai soli risultati accademici. Ci sono i club, lo sport, gli hobby, l&#039;amore... tutte quelle cose che costituiscono la nostra umanità. Dopotutto, si dice spesso che non si può vedere la foresta se si guarda solo il singolo albero, e un singolo voto non definisce il quadro generale. Sebbene il dizionario definisca la giovinezza &amp;quot;color rosa&amp;quot;, queste rose dovrebbero comunque essere piantate nel terreno giusto per poter sbocciare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diciamo solo che io non sono affatto il terriccio più adatto per farci crescere delle rose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre me ne stavo steso sul letto perso in queste elucubrazioni, sentii un rumore provenire dal piano di sotto. Sembrava il tonfo della posta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo essermi accertato che si trattasse effettivamente di una lettera, rimasi allibito. La busta era decorata con le inconfondibili strisce rosse, blu e bianche della posta aerea internazionale. Controllato il mittente, giunsi alla logica conclusione che l&#039;unica persona al mondo in grado di spedire roba simile a casa Oreki fosse Tomoe. Da dove l&#039;aveva spedita stavolta... da Istanbul?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aprii la busta lì su due piedi e all&#039;interno trovai diverse lettere, una delle quali era indirizzata a me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Caro Houtarou,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento mi trovo a &#039;&#039;&#039;Istanbul&#039;&#039;&#039;. A causa di un paio di imprevisti sono rintanata nel consolato giapponese, quindi non ho ancora avuto modo di visitare granché della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono sicura che sia un posto magnifico. Se potessi usare una macchina del tempo e visitare questo luogo nel passato, credo che mi piacerebbe provare a chiudere le porte della città con le mie mani, forse finirei persino per cambiare la storia. Ma non sono una storica, quindi non sono brava a speculare sui &amp;quot;cosa sarebbe successo se&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È un viaggio molto interessante. Sono certa che tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui senza alcun rimpianto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A proposito, come procede con il Club di Letteratura Classica? I membri sono aumentati?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non scoraggiarti, anche se ci fossi solo tu! La solitudine aiuta l&#039;uomo a diventare più forte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se invece ci sono altre persone, eccellente. Aiuta a migliorare l&#039;interazione con il prossimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, ti scrivo perché c&#039;è una cosa che mi preme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avete già iniziato a lavorare alla pubblicazione dell&#039;antologia? Il club ne pubblica sempre una ogni anno, quindi mi chiedevo se aveste intenzione di portare avanti la tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se lo state facendo, immagino sarete a corto di idee su cosa diamine scrivere. Dopotutto, le vecchie antologie non sono conservate nella biblioteca dell&#039;istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovreste riuscire a trovare i numeri passati all&#039;interno di una vecchia cassaforte per reagenti chimici nell&#039;aula del club. La serratura è già rotta, quindi vi basterà forzarla per aprirla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti chiamo quando arrivo a &#039;&#039;&#039;Pristina&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con affetto,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tomoe.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rintanata nel consolato giapponese? Si può sapere in che razza di guaio ti sei cacciata questa volta, sorellona? Comunque, non che la cosa mi preoccupi più di tanto: i dettagli dell&#039;incidente saranno sicuramente scritti nella lettera indirizzata a nostro padre. E dove avevo già sentito nominare Pristina? Non riuscivo a ricordarlo. Trattandosi delle mete di mia sorella, sarà senza dubbio l&#039;ubicazione di qualche antico campo di battaglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, non potei fare a meno di sospirare profondamente. Mia sorella dispone per caso di una rete di spionaggio segreta per raccogliere informazioni su di me? Oltretutto, non sapevo che il club nascondesse in gran segreto i propri arretrati di generazione in generazione. Eppure, stavamo proprio cercando quelle benedette antologie senza aver la minima idea di dove potessero essere finite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Erano passati pochissimi giorni da quando Chitanda mi aveva affidato il suo gravoso incarico personale, anche se le restava in sospeso il suo dovere in quanto presidente: la pubblicazione dell&#039;antologia. Chitanda era parsa sinceramente afflitta scoprendo che l&#039;archivio della biblioteca non disponeva dei numeri arretrati; se mia sorella aveva ragione, questa dritta ci sarebbe stata di enorme aiuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se lo scopo in sé è ottenere il risultato, allora conseguire tale risultato soddisferà lo scopo.&#039;&#039; Pur avvertendo che a questa fastidiosa massima si stesse aggiungendo un ulteriore strato di seccature, mi sembrava crudele tenere un&#039;informazione del genere per me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come al solito, Tomoe si intrometteva nella mia vita per complicarla. Ficcai rassegnato la lettera nella tasca dei pantaloni della divisa e chiusi l&#039;armadio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;indomani, finite le lezioni, mi diressi verso l&#039;aula del club. Il clima era sorprendentemente piacevole per essere una giornata post-esami, al punto che chiunque sarebbe stato dell&#039;umore giusto per partecipare alle attività pomeridiane. Dal campo sportivo si levavano le urla delle squadre, mentre si udivano distintamente le melodie della Banda di Ottoni e del Club di Musica Leggera. Sebbene i club sportivi fossero solitamente i più in vista, il Festival Kanya era rinomato per l&#039;incessante turbinio di eventi organizzati dai circoli culturali. In questo momento della giornata, l&#039;Ala Speciale doveva essere letteralmente formicolante di studenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è proprio nell&#039;angolo più alto e remoto di quest&#039;ala che si trova l&#039;Aula di Geologia, dove mi attendevano Chitanda e Ibara. Pur essendosi conosciute solo in occasione del caso in biblioteca, sembrava andassero già d&#039;amore e d&#039;accordo. Oggi erano sedute l&#039;una di fronte all&#039;altra, nel bel mezzo di una fitta conversazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendo ormai arrivata l&#039;estate, le uniformi a maniche corte donavano loro un&#039;aria fresca. Le braccia abbronzate di Ibara facevano un netto contrasto con quelle candide e pallide di Chitanda. Eravamo già nella stagione in cui il sole picchia duro, eppure sembrava che la nostra signorina fosse del tutto immune alla melanina. Inclinai la testa per cercare di cogliere di cosa diavolo stessero discutendo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, gli articoli che scriveremo dovranno essere inerenti all&#039;argomento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vuoi dire che potremmo contare sull&#039;aiuto di esterni per riempire la nostra antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non preoccuparti per questo, credo di potermi muovere tramite le mie conoscenze nel Club di Ricerca sui Manga per avere dei contributi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riusciresti a fare una cosa del genere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, stanno parlando dell&#039;antologia, eh? Beh, buona fortuna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;improvviso, il corpo di Chitanda si irrigidì e si coprì in fretta il viso con le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che le prende?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Starnutì. Lo fece in un modo composto e silenzioso, d&#039;altri tempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù! Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chi-chan? Hai preso freddo? O è un&#039;allergia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ah, adesso sto un po&#039; meglio. È davvero imbarazzante, ma mi sa di aver preso un raffreddore estivo...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, un raffreddore in piena estate è tosto da smaltire. A pensarci bene, la sua voce suonava decisamente più nasale del solito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di palesarmi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, Ibara.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, Oreki-san.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara, sicuro che al Club di Ricerca sui Manga stia bene che tu te ne stia a poltrire qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, è tutto sistemato. Cosa c&#039;è, hai per caso qualche problema con la mia presenza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;E perché dovrei?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di saltare i convenevoli. Andai dritto al sodo, estraendo la lettera di mia sorella.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come sapete, mia sorella faceva parte del Club di Letteratura Classica. Ieri mi ha scritto indicandomi l&#039;esatta ubicazione degli arretrati della nostra antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo puramente confuso. Sembrava non aver ancora processato l&#039;informazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«So dove possiamo trovare i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si morse le labbra sottili più volte, come se stesse lottando per trovare le parole giuste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È...» Era talmente a corto di parole che sgranò completamente gli occhi. «È la verità!?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è. Cosa ci guadagnerei a mentirti, dopotutto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come a voler confermare intimamente ciò che le avevo appena detto, le labbra sottili di Chitanda si aprirono in un sorriso smagliante. Sebbene l&#039;elegante fanciulla del clan Chitanda non stesse esattamente sorridendo da un orecchio all&#039;altro, era lampante che fosse al settimo cielo. Persino se io ottenessi l&#039;oggetto dei miei sogni più reconditi, dubito sarei riuscito a fare una faccia del genere. In confronto a questa radiosa allegria, la Chitanda tormentata che avevo incontrato al caffè sembrava una persona completamente diversa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potevo sentirla sussurrare tra sé e sé, come in tranche: «Capisco, le antologie... Eheh, i numeri arretrati...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa Eru Chitanda può essere una persona davvero pericolosa se le si dà corda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Ibara inarcò le sopracciglia e contestò: «Ne sei assolutamente certo? Perché mai qualcuno dovrebbe scriverti una lettera internazionale al solo scopo di rivelarti un&#039;informazione simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ottima domanda. Nessuna persona sana di mente penserebbe mai di ricevere direttive su dove trovare scartoffie scolastiche tramite una lettera spedita da Istanbul. Ma questa era a tutti gli effetti una missiva di Tomoe, ed era fisicamente impossibile prevedere cosa diamine lei reputasse di vitale importanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il punto è che ho la lettera proprio qui, quindi potrete giudicare voi stesse se si tratta di una frottola o meno. Volete leggere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spiegai il foglio e lo appoggiai sul tavolo. Man mano che scorrevano le parole inchiostrate, calò un silenzio di tomba. La prima a romperlo fu Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...A tua sorella piace visitare la Turchia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A lei piace visitare il mondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai davvero una sorella straordinaria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene la sua proverbiale curiosità fosse stata stuzzicata dai passaggi più bizzarri del testo, non era su quello che volevo si concentrasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Sono certa che tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui senza alcun rimpianto.&#039;&#039; Ahh, che frase malinconica e profonda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Beh, concordo, ma non è nemmeno quello il punto.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a leggere, aprirono la bocca in contemporanea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...La cassaforte dei prodotti chimici?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Una cassaforte per reagenti chimici, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si guardò in giro nell&#039;Aula di Geologia, per poi portarsi le mani sui fianchi e gonfiare il petto. «Mmh, io qui dentro non vedo niente che assomigli a una roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Direi di no.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci voleva un genio per capirlo. Ma Chitanda, all&#039;improvviso, sembrava essersi fatta pallida come un lenzuolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh!? E a-allora d-dove sono le antologie...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan! Calmati, respira, calmati!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riguardo a chi Ibara stesse chiamando &amp;quot;Chi-chan&amp;quot;, non poteva esserci nessun&#039;altra se non Chitanda. Quell&#039;Ibara le aveva proprio affibbiato un nomignolo adorabile. Quindi la sua famigerata lingua tagliente non veniva utilizzata contro Eru, eh? Anche se, a dirla tutta, è fisiologicamente arduo provare ostilità verso una creatura come lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sventolai la lettera davanti alla faccia di una Chitanda ora più tranquilla:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda, questa lettera parla esplicitamente di una &amp;quot;vecchia cassaforte per i reagenti chimici nell&#039;aula del club&amp;quot;. Sono passati due anni da quando mia sorella si è diplomata. Molto probabilmente, da allora a oggi, l&#039;aula assegnata al circolo è cambiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah... Dici davvero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, Oreki, tu hai per caso idea di dove fosse l&#039;aula del club due anni fa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per evitare qualsiasi viaggio a vuoto o svista, mi ero assicurato di fare una capatina in sala professori prima di salire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho chiesto lumi al nostro insegnante supervisore: mi ha confermato che all&#039;epoca la sede era il Laboratorio di Biologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sei preparato per bene, a quanto vedo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Era la cosa più efficiente da fare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che insolito entusiasmo da parte tua.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Falso. Normalmente non sarei mai così proattivo per fare il lavoro sporco.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Laboratorio di Biologia si trova esattamente al piano di sotto. Ora che lo sappiamo, vogliamo andarci?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sentito ciò, Chitanda sgattaiolò fuori dalla porta alla velocità della luce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se c&#039;è qualcuno di davvero entusiasta in questo club, è senza dubbio lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Laboratorio di Biologia si trovava, come detto, proprio sotto l&#039;Aula di Geologia. Se l&#039;aula di Geologia, situata nell&#039;angolo estremo dell&#039;Ala Speciale, rappresentava la regione più remota del liceo, allora anche Biologia al terzo piano poteva essere considerata una zona periferica e morta. Pur avendo affermato che l&#039;Ala Speciale brulicava di studenti, c&#039;erano le dovute eccezioni. Nonostante nel corridoio principale ci fosse un gran viavai, il corridoio che conduceva alla nostra meta era costellato di aule vuote, e non c&#039;era nessun altro diretto da quelle parti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lungo il tragitto, Chitanda starnutì svariate volte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il raffreddore è davvero così forte?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vi prego, non preoccupatevi. Forse non riesco a smettere di starnutire, ma è solo colpa del mio naso sensibile... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Sì, certo. Se fossi stato al suo posto, mi sarei sentito uno straccio a forza di starnutire in quel modo.&#039;&#039; C&#039;era da aspettarselo dalla nostra signorina, capace di mostrare una modestia quasi stoica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camminando davanti a noi, Ibara voltò la testa all&#039;indietro:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, per caso hai tu la chiave di quest&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, pare l&#039;abbia già presa in prestito qualcun altro in segreteria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù!... Questo significa forse che l&#039;Aula di Biologia è attualmente occupata da un altro club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A patto che non sia stata presa da uno sciocco qualunque per sbaglio, è un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san... è da maleducati dare dello sciocco alle persone a prescindere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi beccai una sgridata. Se si offendeva persino per una piccolezza del genere, né Satoshi né Ibara avrebbero avuto scampo con lei. Sorrisi amaramente e mi guardai attorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcosa appoggiato al muro del corridoio attirò la mia attenzione. Si trattava di una piccola scatola; essendo verniciata dello stesso colore bianco del battiscopa, risultava decisamente mimetizzata e invisibile a un occhio distratto. Guardando verso il lato opposto, notai un&#039;altra scatola identica. Che qualcuno le avesse dimenticate lì per sbaglio? Non sembrando roba di valore, smisi subito di prestarci attenzione. Chinarsi per raccogliere da terra un oggetto che vale meno di uno yen non è un&#039;impresa che valga la fatica: l&#039;energia spesa per il movimento equivale grosso modo a uno yen di sforzo fisico. È l&#039;abc del buonsenso per un risparmiatore di energie come me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eravamo giunti davanti alla porta del Laboratorio di Biologia. Mentre valutavo se fosse il caso di bussare, Chitanda aveva già allungato la mano verso la maniglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La porta non voleva saperne di aprirsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È chiusa a chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le due ragazze si voltarono all&#039;unisono verso di me: Chitanda con un&#039;aria genuinamente preoccupata, Ibara fissandomi con gelida supponenza. &#039;&#039;È una vera seccatura avere gli occhi puntati addosso in questo modo accusatorio.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guardate che non ce l&#039;ho davvero io la chiave, eh. Quindi non ho la più pallida idea del perché la porta sia bloccata dall&#039;interno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara provò a forzare la maniglia una seconda volta, ottenendo in risposta solo lo scricchiolio metallico della serratura. Con tempismo perfetto, Chitanda pronunciò le parole che mi stavano per uscire di bocca: «...Di nuovo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già, di nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan, cosa intendi dire?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Uhm, ecco, ci è successa una cosa molto simile in aprile...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dubito che Chitanda se ne sia resa conto, ma a quanto pare le porte delle aule del Liceo Kami sono maledette. Mentre riassumeva a Ibara il famoso incidente di aprile, iniziai a spremermi le meningi su come sbrogliare la situazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ed è esattamente così che è andata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, quindi Oreki è riuscito a dedurre tutto quello, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza pensarci due volte, feci dietrofront e gridai in tono sarcastico contro il legno della porta:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;È NESSUNO LÌ DENTRO?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, non mi aspettavo la minima risposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, una risposta ci fu. Si udì il rumore metallico e sordo del fermo che scattava all&#039;indietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, chi è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Subito dopo, la porta scorse e venne aperta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla soglia si stagliò la figura di uno studente, che indossava la camicia leggera e i pantaloni scuri dell&#039;uniforme. Era un ragazzo piuttosto alto e dalla corporatura esile. Dal portamento, sembrava incarnare più lo stereotipo dell&#039;intellettuale che dello sportivo. Dopo aver dedotto l&#039;anno che frequentavamo dal colore dei nostri colletti, ci rivolse un sorriso formale e disse: «Oh, vi chiedo scusa per l&#039;inconveniente. Avevo chiuso la porta a doppia mandata. Siete per caso interessati a iscrivervi al Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se te ne stavi lì dentro a non fare niente, avresti dovuto aprirci subito la stramaledetta porta, idiota.&#039;&#039; Mettendo da parte i miei pensieri astiosi, chiesi: «Questa è la sede del Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente. Non siete qui per dare un&#039;occhiata e unirvi a noi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uscendo in corridoio, lo studente richiuse la porta con cura. In quel preciso istante, fui investito da una zaffata di odore chimico, simile a un disinfettante al mentolo, che proveniva dai suoi vestiti. A quanto pare, il nostro amico intellettuale ha un debole quasi maniacale per i deodoranti stucchevoli. Notando che stavo arricciando il naso per la puzza invadente, inarcò le sopracciglia con aria di sfida, come a voler dire: &#039;&#039;Hai forse qualche problema, pivello?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, recuperò in fretta il suo contegno cortese e chiese: «Dunque, in cosa posso aiutarvi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci scambiammo una tacita occhiata, stabilendo all&#039;unanimità che la mossa migliore fosse lasciare la parola alla nostra presidente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Buon pomeriggio. Il mio nome è Eru Chitanda, Presidente del Club di Letteratura Classica. Lei dev&#039;essere Toogaito-senpai della 3-E, se non erro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ragazzo chiamato Toogaito inarcò le sopracciglia, palesemente sbalordito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come fai a conoscere il mio nome?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ottima domanda. Chiunque resterebbe sbigottito se venisse interpellato per nome da una totale sconosciuta. In fondo, era la stessa, identica sensazione di spaesamento che avevo provato io ad aprile. E proprio come ad aprile, Chitanda si limitò a sorridere con la massima naturalezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo avuto il piacere di incontrarci alla residenza dei Manninbashi, l&#039;anno scorso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Manninbashi... Aspetta un secondo. Hai detto Chitanda? Potresti per caso essere imparentata con la famiglia Chitanda di Kanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, lui è mio padre. La ringrazio per essersi preso cura di lui in quell&#039;occasione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Mmh, mi sembra di assistere a una squallida rimpatriata dell&#039;alta società.&#039;&#039; Sapevo che i Chitanda, in quanto famiglia storica, possedevano enormi latifondi, ma non mi sarei mai aspettato che avessero agganci a un livello così alto della scala sociale. Sembra proprio che questo mondo di influenze e convenevoli a me oscuro esista per davvero. A ben pensarci, Satoshi aveva citato i vecchi clan blasonati, e il clan Toogaito faceva parte della medesima ristretta cerchia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, no, ci mancherebbe, il piacere è stato tutto mio. Capisco, quindi tu appartieni ai Chitanda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un raffreddore estivo? Deve essere una bella scocciatura. Abbi cura di te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena aveva realizzato di trovarsi di fronte all&#039;erede del rinomato Clan Chitanda, l&#039;atteggiamento di Toogaito era mutato in modo quasi grottesco. Sebbene a livello formale fosse rimasto cortese, il suo sguardo si era fatto improvvisamente teso e sulla difensiva. Che avesse paura del suo peso politico? Non potevo nemmeno iniziare a immaginarlo, ma era palese che tra le antiche famiglie locali intercorresse una complessa rete di influenze. Toogaito sembrava evitare di incrociare direttamente lo sguardo di Chitanda e parlava con estrema cautela, quasi stesse soppesando ogni singola parola col bilancino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, cosa vi porta qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda non sembrò far minimamente caso alla bizzarra reazione e andò avanti per la sua strada: «Sì, ci è giunta voce che i numeri passati dell&#039;antologia di saggi del nostro club siano gelosamente custoditi qui. Dopotutto, in passato questa stanza fungeva da nostra sede ufficiale, corretto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, lo era ai tempi in cui frequentavo il primo anno. Ma come saprete, l&#039;anno scorso l&#039;istituto ha deciso di rimescolare e riassegnare in blocco tutte le sedi dei club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In tal caso, per caso lei ha idea di dove possano essere finite le antologie in questione?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito fece una pausa strategica prima di replicare laconico: «No, non ho mai visto niente del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo ascoltato lo scambio di battute in rigoroso silenzio, Ibara si voltò verso di me con fare interrogativo; io mi limitai ad annuirle in modo impercettibile. Chiunque fosse dotato di un minimo di intuito si sarebbe reso conto che Toogaito si stava comportando in modo dannatamente sospetto e reticente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante possedesse una memoria di ferro prodigiosa, l&#039;intuito di Chitanda per sgamare le bugie rasentava lo zero assoluto. Così, visibilmente abbattuta dalla risposta negativa, fece per fare dietrofront e andarsene, ma venne interrotta dal pronto intervento di Ibara: «Mi scusi, senpai, le dispiacerebbe se dessimo noi una rapida occhiata all&#039;interno per cercarle?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E tu chi saresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mayaka Ibara del Club di Letteratura Classica. Visto che a lei delle nostre vecchie antologie non importa un fico secco, è molto probabile che fossero qui da qualche parte e che lei non ci abbia semplicemente fatto caso, non crede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene non ne vedessi la reale utilità pratica, decisi di buttarmi nella mischia e di reggere il gioco di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cercheremo di perquisire l&#039;aula senza arrecare il minimo disturbo o intralciare in alcun modo le attività del vostro club. O forse per lei rappresenta un fastidio troppo grande averci tra i piedi per cinque minuti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«La preghiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Glielo chiedo per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sottoposto a quel tiro incrociato di richieste martellanti, Toogaito assunse un&#039;espressione decisamente torva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sinceramente, preferirei evitare di avere degli estranei che ficcano il naso nell&#039;aula del mio club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena udì quella scusa patetica, Ibara gli saltò letteralmente alla giugulare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma senpai, pur essendo la sede temporanea del vostro circolo, questa è prima di tutto un&#039;aula pubblica dell&#039;istituto, mi sbaglio forse?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci una fatica tremenda a trattenere una risata. Tradotto dal politichese, Ibara gli stava brutalmente rinfacciando: &#039;&#039;Non hai alcun fottuto diritto di vietare a degli studenti di entrare nelle aule di questa scuola.&#039;&#039; Di fronte a un simile affronto logico, Toogaito parve in seria difficoltà e, fiaccato dalla caparbietà della ragazza, finì per capitolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...E va bene, fate come vi pare. Potete entrare a dare un&#039;occhiata, ma mi raccomando, vedete di non mettere a soqquadro i materiali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, il Presidente del Club del Giornale Murale scostò la porta scorrevole e ci diede il lasciapassare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stanza in cui mettemmo piede aveva la stessa anonima planimetria dell&#039;Aula di Geologia; partendo dalla lavagna verde, passando per i banchi scarni e la cattedra, fino agli attrezzi per la pulizia ammucchiati in un angolo, era tutto identico... Con un&#039;unica, cruciale differenza: una porta in più. Sopra lo stipite spiccava una targhetta con su scritto &amp;quot;Stanza di Preparazione Biologica&amp;quot;. Facendo le dovute proporzioni col quarto piano in cui ci riunivamo noi, quella doveva essere l&#039;equivalente della stanza ripostiglio inaccessibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non c&#039;era l&#039;ombra di altri membri del Giornale Murale. Toogaito ci tenne a precisare: «Di solito siamo in quattro, ma visto che oggi non c&#039;è in programma nessuna attività ufficiale, sono venuto solo io a buttare giù qualche idea sugli articoli da pubblicare per il Festival Kanya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se la memoria non mi ingannava, il Festival Kanya era programmato per il mese di ottobre. Mancavano la bellezza di due mesi e mezzo.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che differenza c&#039;è, all&#039;atto pratico, tra voi e il Club del Giornale d&#039;Istituto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pose una domanda del tutto fuori contesto, alla quale Toogaito rispose con la consueta e affettata cortesia di facciata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Al Liceo Kami vengono pubblicati ufficialmente tre periodici distinti. C&#039;è il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039;, che viene distribuito in formato cartaceo nelle aule a mesi alterni; le &#039;&#039;News del Consiglio Studentesco&#039;&#039;, che vengono affisse fuori dalla sede del Consiglio a scadenze irregolari; e infine il &#039;&#039;Mensile del Liceo Kami&#039;&#039;, che viene redatto mensilmente con la sola eccezione di agosto e dicembre, ed è regolarmente affisso sulla grande bacheca all&#039;ingresso principale. Il nostro compito è occuparci interamente della stesura del &#039;&#039;Mensile&#039;&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E chi si occupa della redazione degli altri due?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039; è gestito in toto dal Club del Giornale d&#039;Istituto, mentre le &#039;&#039;News&#039;&#039; sono, banalmente, a cura del Consiglio Studentesco stesso. Tuttavia, a livello storico, la nostra è la testata più antica e prestigiosa. Il &#039;&#039;Mensile&#039;&#039; sta per tagliare il traguardo storico del quattrocentesimo numero pubblicato, mentre gli altri due non sono nemmeno arrivati alla tripla cifra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattrocento uscite, eh? Quindi, oltre a noi poveracci, a quanto pareva anche loro potevano fregiarsi di una tradizione solida e antica. Ora che ci penso bene, se lo zio di Chitanda militava nel Club di Letteratura Classica ben trentatré anni or sono, questo implicava che il nostro circolo sopravvivesse da almeno tre decenni. Per quanto la mia vita liceale possa subire scossoni ed eventi turbolenti da qui in avanti, non potrà mai reggere il confronto col peso storico schiacciante di un club simile. D&#039;altronde, non è che fino a questo momento la mia vita sia stata un concentrato di pura adrenalina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non sembra esserci niente del genere in questa stanza» sentenziò Ibara dopo aver ispezionato con cura certosina l&#039;aula. Essendo il laboratorio visibilmente spoglio, era davvero dura che le fosse sfuggito un dettaglio grande quanto una cassaforte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo lasciava una sola opzione sul tavolo. Chiesi l&#039;autorizzazione per varcare la soglia incriminata: «Possiamo dare un&#039;occhiata anche all&#039;interno della Stanza di Preparazione, per favore?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, fate pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver incassato il via libera mormorato a denti stretti da Toogaito, entrai nella saletta. Fui subito accolto dal fruscio frenetico di fogli di carta svolazzanti, unito al ronzio meccanico di quello che sembrava un piccolo motore elettrico. Chissà di cosa si trattava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come avevo pronosticato, la Stanza di Preparazione era un bugigattolo grande circa un terzo dell&#039;aula principale. In origine, quel locale era stato concepito per stipare l&#039;attrezzatura didattica per gli esperimenti, ma al momento sugli scaffali impolverati facevano bella mostra di sé solo alcuni microscopi in disuso. Dal momento che l&#039;impostazione accademica del Liceo Kami privilegia lo studio teorico dai libri rispetto agli esperimenti sul campo, sembrava proprio che la quasi totalità dell&#039;attrezzatura scientifica fosse stata trasferita in chissà quale altro magazzino. Così, per forza di cose, quello stanzino era stato riadattato a ripostiglio abusivo per il Club del Giornale Murale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;erano in bella vista una macchina fotografica dall&#039;aria amatoriale, un set sterminato di pennarelli sparpagliati, un muro di scatoloni di cartone accatastati di fianco a una fotocopiatrice, e persino un piccolo altoparlante. Ma l&#039;oggetto che attirò magneticamente i nostri sguardi fu lo pseudo-tavolo improvvisato, piazzato al centro esatto dell&#039;angusto locale. Più che un tavolo, si trattava in realtà di una spessa tavola di compensato adagiata in equilibrio precario sopra un grosso scatolone. Sulla sua superficie erano sparpagliati a ventaglio numerosi fogli in formato B1, zeppi di appunti e geroglifici incomprensibili. A fungere da rudimentale fermacarte su tutto quel caos cartaceo c&#039;era un massiccio e pesante astuccio di metallo. Il fruscio continuo che avevamo udito proveniva proprio da questi enormi fogli di carta, scossi costantemente da una corrente d&#039;aria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vento?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era una spiccata corrente d&#039;aria all&#039;interno di quella stanza chiusa. Sebbene l&#039;unica finestra presente fosse effettivamente spalancata, la fonte del vento proveniva palesemente dall&#039;interno. Ed era proprio da lì che scaturiva il ronzio del motorino. Non era per niente facile individuarlo a colpo d&#039;occhio a causa della pila di scatoloni che lo impallava, ma, piazzato proprio di fronte al tavolo improvvisato e rivolto dalla parte opposta rispetto alla finestra aperta, c&#039;era un piccolo ventilatore elettrico impostato alla massima velocità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, la forte corrente generata dalle pale stava soffiando anche contro qualcos&#039;altro. Appesa in bella mostra vicino al davanzale c&#039;era la camicia estiva maschile dell&#039;uniforme del liceo. Se ne stava lì, lasciata a sventolare con apparente noncuranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, hai trovato qualcosa di interessante?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai di scatto e vidi Chitanda e Ibara ferme immobili sulla soglia della Stanza di Preparazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah già, eravamo entrati qui dentro con lo scopo preciso di scovare una fantomatica cassaforte.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, in un ambiente così angusto e letteralmente saturo di cianfrusaglie sparse a casaccio, una ricerca visiva sommaria si rivelava un&#039;impresa disperata. A un primo e rapido esame, non c&#039;era l&#039;ombra di nulla che ricordasse le fattezze di una cassaforte. Doveva pur essere un solido blocco di ferro vecchio stile, con la serratura palesemente manomessa. Probabilmente ci avevo persino posato gli occhi sopra, ma ero stato troppo distratto per riconoscerla in mezzo a quel bordello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Incrociai le braccia al petto, feci un passo indietro per uscire dalla stanzetta e chiesi a bruciapelo a Toogaito, che ci aveva scrutati con insistenza per tutto il tempo: «Per puro caso, sapresti dirmi per quale oscuro motivo l&#039;istituto ha deciso di rimescolare le aule dei club l&#039;anno scorso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ne so quanto te. Forse volevano solo rimpiazzare e riassegnare gli spazi lasciati vuoti dai club che erano stati soppressi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E quanti scatoloni vi siete portati dietro quando avete effettuato il trasloco in quest&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito finse di pensarci su per qualche secondo prima di replicare: «...Ora che me lo chiedi, quanti diamine di scatoloni avevamo trasportato fin quassù?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Intendi quegli scatoloni di cartone?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Già, proprio quelli.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco il gioco. In tal caso, doveva per forza trovarsi lì sotto.&#039;&#039; Avevo quasi rimosso dalla memoria il piccolo dettaglio che il clan Toogaito godesse di enorme prestigio; incrociando i dati e valutando le pressioni sociali legate allo status della sua famiglia, i pezzi del puzzle si incastravano alla perfezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero più o meno arrivato a dedurre con certezza matematica dove diavolo fossero occultate le antologie, ma il vero ostacolo ora era riuscire a estrarle da lì sotto... Credo che l&#039;unica via d&#039;uscita sia tendergli una trappola in piena regola. Mi voltai a fissarlo dritto negli occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, considerata la mole spropositata di scatoloni e cianfrusaglie ammassate in questa stanza, mettersi a frugare in questo caos si rivelerebbe un lavoro estenuante. Forse la cosa le arrecherà un leggero fastidio, ma le dispiace se andiamo a chiamare Ooide-sensei per farci dare una mano con le ricerche?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante fino a quel momento avesse fatto di tutto per mantenere una solenne e algida compostezza, le sopracciglia di Toogaito scattarono verso l&#039;alto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Scordatelo. Ti ho già detto chiaramente di non mettere le mani su niente qui dentro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le assicuro che, una volta finito, rimetteremo ogni singolo oggetto esattamente al suo posto, la prego, ci lasci solo cercare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho detto di no!» alzò violentemente il tono di voce, perdendo le staffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, la prego di perdonare la nostra insistenza, Toogaito-senpai. Non fa niente, vorrà dire che rinunceremo all&#039;impresa» si affrettò a scusarsi Chitanda in preda al panico, mentre lui continuava a sbraitare senza ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono già sommerso di scartoffie e scadenze oggi, devo assolutamente consegnare le mie fottute bozze al team editoriale entro domani! Ma che diamine vi salta in mente di irrompere nella nostra sede e pretendere di frugare ovunque in cerca di spazzatura? Le vostre stramaledette antologie non sono qui, quindi vedete di togliervi dai piedi!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Toogaito dava in escandescenze in modo sempre più sguaiato, io mi limitai a fissarlo con glaciale distacco. Sembrava esserci cascato con tutte le scarpe, azzannando l&#039;esca proprio come avevo meticolosamente calcolato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli sorrisi in modo fin troppo cordiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, vede, la nostra indagine riguarda il contenuto di una specifica cassaforte per composti chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stando alle nostre fonti, le antologie che cerchiamo dovrebbero trovarsi all&#039;interno di quella famigerata cassaforte. Se lei ci assicura categoricamente che non si trovano qui, allora dobbiamo dedurre che non ci siano davvero. E di certo non è nostra intenzione arrecarle ulteriore fastidio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cancellai istantaneamente il sorriso dal volto e aggiunsi con tono letale: «Ah, a proposito, noi adesso ci dirigeremo in biblioteca. Se, per puro caso, dopo la nostra partenza dovesse magicamente scovare le antologie, sarebbe così magnanimo da farci il favore di portarcele di persona giù nell&#039;Aula di Geologia? Le lasceremo la porta gentilmente aperta.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, la mia proposta indecente lo mandò letteralmente su tutte le furie; il suo viso, un tempo riflessivo e pacato, si contorse in una smorfia di puro odio mentre mi fulminava con lo sguardo. Io, in netta contrapposizione, incassai l&#039;occhiataccia come se mi stesse chiedendo l&#039;ora. Dopotutto, nella storia dell&#039;umanità non è mai stato registrato alcun caso clinico di lesioni fisiche causate dall&#039;essere semplicemente fulminati con lo sguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«B-brutto bastardo, come hai fatto a...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, senpai? Diceva?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sforzandosi visibilmente di reprimere l&#039;impulso omicida, Toogaito si strozzò con le parole che gli stavano per uscire di bocca e deglutì a fatica. Esalò un respiro profondo e sfiancante, per poi costringersi a indossare nuovamente la maschera del bravo ragazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, se dovessi per caso imbattermici, ve le farò recapitare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le sono infinitamente grato... Beh, togliamo il disturbo, Chitanda, Ibara?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendo rimaste probabilmente del tutto tagliate fuori dalle reali implicazioni celate dietro al mio scontro verbale, le due ragazze si accodarono stranite e mi seguirono in corridoio; non c&#039;era alcun motivo strategico per trattenerci un secondo di più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, si può sapere cosa diavolo è appena successo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vi farò il resoconto più tardi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Liquidandole con quella mezza risposta, feci loro strada. Una voce carica di livore mi richiamò da dietro le spalle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi tu, primino. Non mi è ancora giunto all&#039;orecchio il tuo nome.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi bloccai, mi voltai a malapena e replicai con l&#039;indifferenza di un passante: «Houtarou Oreki... Mi scuso ancora per il teatrino di prima.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Raggiunto il corridoio coperto che fungeva da arteria di collegamento tra l&#039;Ala Speciale e l&#039;Edificio Principale, mi appoggiai svogliatamente contro il muro in cemento. Dato che ci eravamo chiaramente piazzati lì per ammazzare il tempo, le due ragazze colsero al volo l&#039;occasione per mettermi sotto torchio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sentiamo un po&#039;, Oreki, non ho la minima idea di cosa stia succedendo, ma non avevi detto che saremmo andati dritti in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci un rapido cenno di diniego. «Falso allarme, non ce n&#039;è alcun bisogno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Continuo a non seguirti. Se non abbiamo nulla da fare lì, per quale arcano motivo non torniamo subito dritti alla nostra aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché non possiamo. Abbiamo bisogno di pazientare qui ancora per qualche minuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara borbottò a mezza voce un &amp;quot;Ma che diavolo ha in mente questo idiota&amp;quot;, continuando a scrutarmi con aria palesemente scettica. Chitanda, tra un tiro su col naso e l&#039;altro, diede il cambio a Ibara: «Oreki-san, l&#039;espressione di Toogaito-senpai era davvero spaventosa, sembrava furibondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A quanto pare sì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, sarebbe una notizia fantastica se i numeri arretrati saltassero fuori per davvero, ma fargli una richiesta con così tanta prepotenza...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Prepotenza? Le mie richieste mi sono sembrate del tutto ragionevoli e pacate.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aprì e chiuse la bocca a vuoto. C&#039;era da aspettarselo. In fondo, io mi ero limitato a chiedergli il minuscolo favore di darci una mano a cercare e, nel caso remoto, di farcela avere una volta trovata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, ma... Toogaito-senpai era letteralmente fuori di sé dalla rabbia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dici davvero? A te è parso così genuinamente furibondo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò un sopracciglio e smontò la sua tesi: «In realtà, dopo l&#039;uscita sarcastica che gli ha fatto Oreki, la sua scenata di rabbia puzzava parecchio di finta, sembrava stesse palesemente recitando una parte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Oh, la perfettina se n&#039;era accorta.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dici davvero?» mormorò Chitanda, che a quanto pareva brancolava ancora nel buio pesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diedi una rapida controllata al quadrante del mio orologio da polso. Erano trascorsi tre minuti esatti. &#039;&#039;I tempi dovrebbero essere maturi.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi staccai dal muro a cui ero appoggiato e sondai il terreno: «Chitanda, per caso sai dirmi quanta influenza politica e notorietà possieda la famiglia Toogaito in città?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda piegò la testa di lato, incuriosita dal fatto che me ne uscissi con una domanda simile in quel contesto, ma rispose in modo enciclopedico: «I Toogaito? Godono di un potere e di un&#039;influenza enorme negli ambienti accademici ed educativi. Possono vantare un seggio nel Provveditorato agli Studi Prefetturale e uno in quello Cittadino, senza contare che in famiglia hanno persino un preside e due professori liceali in cattedra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Il quadro ora era cristallino.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Insomma, Oreki, si può sapere che fine hanno fatto le nostre antologie?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Replicai con un sorriso soddisfatto: «Direi che l&#039;attesa è finita. Possiamo tornare indietro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda e Ibara si scambiarono un&#039;occhiata pregna di perplessità. Io mi limitai a sorridere tra me e me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così giungemmo nuovamente all&#039;Aula di Geologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, eccole qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come avevo predetto. Ammonticchiate al centro della cattedra troneggiavano decine di quadernetti sottili. Non riuscii a trattenermi dal serrare il pugno in segno di vittoria. Procura sempre una certa soddisfazione quando un piano si concretizza alla lettera senza sbavature.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono saltate fuori? Com&#039;è fisicamente possibile una cosa del genere?» esclamò Ibara, fiondandosi incredula verso la cattedra. Raccolse uno dei quadernetti con mani tremanti e sussurrò: «...Ma sono davvero le antologie che stavamo cercando...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh, eh?? Eru, ti prego, fammi dare un&#039;occhiata!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ci sei riuscito, Oreki? Eri a conoscenza di qualche segreto che noi poveri mortali ignoravamo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tono inquisitorio e severo di Ibara faceva suonare la domanda come se mi stesse accusando di un reato penale. Non essendo un asso nell&#039;eludere gli interrogatori incrociati, mi appoggiai svogliatamente al bordo del tavolo e vuotai il sacco: «L&#039;ho solo ricattato un pochino, niente di drammatico.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ricattato? Hai ricattato spudoratamente il Presidente del Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep. Ma, Ibara, ti spiacerebbe abbassare il volume e mantenere un profilo più basso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara fece una smorfia stizzita. «Guarda che non ho la minima intenzione di andare a spifferarlo in giro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse, ma il tuo tono non ispira esattamente fiducia in tal senso. Dovrebbe rimanere un segreto di stato il fatto che il potente Toogaito si sia ridotto a farsi mettere i piedi in testa e a fare da sguattero per uno studente del primo anno; se una voce del genere si spargesse per l&#039;istituto, per lui sarebbe la fine.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti ripeto che sarò muta come un pesce... E se proprio non riesci a fidarti di me, mi sta bene anche se non mi dai spiegazioni» sibilò bruscamente. C&#039;era un&#039;alta probabilità che non stesse bluffando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Chitanda, invece, la questione assumeva connotati del tutto diversi; assecondare la sua sete di curiosità non figurava in cima alla lista delle mie priorità, ma di certo era un istinto prepotente per lei. Quindi, se si fosse resa conto che il solo fatto di mettermi a spiegarle il trucco avrebbe potuto far nascere dei casini, avrebbe scelto dolorosamente di turarsi le orecchie e non ascoltare. È esattamente il tipo di fanciulla capace di optare per una via di fuga del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, superato questo piccolo test di affidabilità, potevo dare per assodato che le due ragazze avrebbero tenuto la bocca chiusa sull&#039;argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scusami, non volevo offenderti. Ad ogni modo, Ibara, non ti è sembrato fin da subito bizzarro che Toogaito si fosse barricato nell&#039;aula chiudendo a doppia mandata in pieno pomeriggio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono asciutto: «Molto probabilmente non voleva avere scocciatori tra i piedi. Dopotutto, aveva detto di essere impegnato nella stesura e correzione degli articoli, o sbaglio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se la metti su questo piano, come mi giustifichi la Stanza di Preparazione? Perché diavolo aveva acceso un ventilatore alla massima potenza quando l&#039;unica finestra della stanza era già spalancata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Magari stava schiattando dal caldo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora gli sarebbe bastato piazzare il ventilatore vicino al davanzale per smuovere l&#039;aria. Invece, la ventola era posizionata dal lato diametralmente opposto, puntata verso la finestra. Con l&#039;aria sparata in quella direzione, bastava spostare di mezzo millimetro il grosso astuccio metallico perché tutti i suoi preziosi fogli B1 venissero spazzati via come coriandoli.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si scompigliò i capelli in un gesto di palese irritazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E con questo che vorresti insinuare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ancora non ci sei arrivata? Non capisci cosa stesse maldestramente cercando di fare Toogaito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ora che mi ci fai pensare in questi termini, in effetti... Stava per caso cercando disperatamente di far arieggiare la stanzetta a tutti i costi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alzai lentamente il pollice in aria e mi congratulai con lei. Ovviamente, Ibara non trovò affatto divertente il mio teatrino di approvazione e distolse seccata lo sguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, la prossima domanda sorge spontanea: perché diavolo avrebbe dovuto sentire il bisogno impellente di arieggiare forzatamente il locale? Per contestualizzare meglio il quadro clinico: cosa ci faceva mai Toogaito, fiero rampollo di una dinastia di onorati educatori, rintanato tutto solo nell&#039;aula del club, con la porta barricata dall&#039;interno e dei sensori a infrarossi piazzati di guardia fuori in corridoio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A-aspetta un attimo, frena! Quali sensori a infrarossi? Ma in che film di spionaggio credi di trovarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah, già, mi era sfuggito di aggiornarle su quel piccolo dettaglio hi-tech.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non vi è mai capitato di sfogliare riviste di gadget o roba simile? Fino a poco tempo fa andavano a ruba quei micro-sensori a infrarossi che facevano scattare degli allarmi di sicurezza. Roba commerciale che ormai ti tirano dietro per cinquemila yen.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E dove li avresti scovati, di grazia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Erano piazzati strategicamente lungo il muro del corridoio del terzo piano, proprio in prossimità dell&#039;ingresso. Li avevano sapientemente mimetizzati dipingendoli di bianco. Basandosi solo su un&#039;occhiata fugace è quasi impossibile etichettarli con certezza come sensori di movimento, ma il fatto inequivocabile che all&#039;interno della Stanza di Preparazione ci fosse collegato un piccolo altoparlante ha spazzato via ogni mio ragionevole dubbio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò vistosamente le sopracciglia ed esclamò: «Sei un tipo davvero inquietante, te l&#039;ha mai detto nessuno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Piantala di trattarmi come un reietto asociale... Comunque, dov&#039;eravamo rimasti col ragionamento? Ah sì, appurato che i sensori lo avvertivano tempestivamente dell&#039;avvicinarsi di potenziali scocciatori, perché rischiare di far volar via dalla finestra i suoi preziosi fogli B1 pur di arieggiare in fretta e furia la stanza in caso di emergenza? Ti viene in mente nessuna idea?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si ammutolì, spremendosi le meningi sulla mia provocazione, e io aspettai pazientemente che facesse due più due. Poi, tradendo un&#039;espressione colma di genuina incredulità che mal si sposava con la sua proverbiale lingua tagliente, azzardò: «...Si trattava per caso di far sparire... un qualche odore compromettente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Battei le mani lentamente un paio di volte in segno di placido encomio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Centrato in pieno. Stava lottando contro il tempo per sbarazzarsi di un odore sospetto. Seguendo questo filo logico, il fatto che si fosse cosparso di spray anti-odore fino alla nausea non aveva assolutamente nulla a che vedere con una sua ipotetica fobia germofobica. Dunque, di quale odore compromettente stava cercando disperatamente di far svanire le tracce? A titolo puramente informativo, prima che partiate in quarta, non stiamo parlando di droghe illegali o narcotici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma allora, potresti forse alludere al...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente, il nostro amichetto intellettuale con tutta probabilità si stava fumando delle sigarette di contrabbando in gran segreto... L&#039;intero apparato di sicurezza artigianale era stato allestito appositamente per permettergli di soddisfare il suo vizio in totale tranquillità. Considerando il blasone inattaccabile del suo clan, potete solo immaginare le proporzioni bibliche dello scandalo qualora il rampollo di punta venisse colto con le mani nel sacco a commettere un reato all&#039;interno delle mura scolastiche. Dopotutto, i Toogaito si fregiano del titolo di eminenti e stimati educatori liceali. Di questi tempi balordi, ti basta persino farti beccare a sbadigliare goffamente in un luogo pubblico per finire nella gogna pubblica e rovinarti la carriera per sempre.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. Messa giù in questi termini, bisogna ammettere che si è fatto un mazzo non indifferente pur di architettare tutto questo teatrino per non farsi scoprire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puoi dirlo forte. Anch&#039;io ho fatto la stessa identica riflessione. Se il contesto sociale fosse stato diametralmente opposto, il rischio a cui andava incontro sarebbe stato irrilevante. Col senno di poi, la sua maschera aveva iniziato visibilmente a creparsi nel preciso istante in cui aveva appreso che Chitanda era l&#039;erede legittima dell&#039;intoccabile clan Chitanda. Il panico deve averlo assalito al solo pensiero che, se le sue gesta criminose fossero state scoperte da un&#039;esponente di un&#039;altra famiglia di pari se non superiore prestigio, i delicati equilibri diplomatici tra i due clan sarebbero saltati in aria con conseguenze disastrose. In fondo, è un dato di fatto scientificamente provato quanto il fiuto investigativo di Chitanda sia sovrumano. Se la nostra amica non avesse avuto l&#039;enorme sfortuna di beccarsi un forte raffreddore estivo proprio oggi, non sarebbero bastate correnti d&#039;aria a velocità supersonica o goffi cambi di camicie sudate per depistarla dal pungente lezzo di tabacco stagnante in quella stanzetta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, d&#039;accordo, ma sfugge ancora alla mia limitata comprensione la logica contorta che lo spinge a un rischio così stupido pur di potersi fumare mezza sigaretta in santa pace all&#039;interno del perimetro scolastico. Sei finalmente appagata da questa estenuante spiegazione logica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;udire quelle mie sprezzanti parole, lo sguardo e la prossemica di Ibara subirono una repentina e allarmante metamorfosi. &#039;&#039;Oh-oh, eccola qui che sfodera il suo inconfondibile sguardo gelido da inquisitrice per mostrare il suo vero valore.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senti un po&#039;, cervellone, la mia originaria, ingenua e semplice domanda verteva unicamente sul capire come diamine Toogaito-senpai avesse fisicamente fatto arrivare fin qui quelle maledette antologie per magia. Okay, ho inteso perfettamente il diabolico e subdolo piano che hai orchestrato ricattandolo col suo sordido segretuccio, ma... hai miseramente ed elegantemente omesso di spiegarmi DOVE diavolo le tenesse nascoste fino a cinque minuti fa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco, devo aver colpevolmente saltato a piè pari quella fase cruciale della narrazione.&#039;&#039; Rimediai alla mia sbadataggine e le snocciolai i fatti: «Dovevano per forza trovarsi all&#039;interno della famosa cassaforte dei chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«O-re-ki!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, calmati... mica ti sto prendendo in giro! Il fulcro del problema risiedeva proprio nello scoprire l&#039;esatta ubicazione di quella stramaledetta e invisibile cassaforte... Hai presente quando Toogaito, colto di sorpresa, si è lasciato sfuggire di bocca quel ridicolo passo falso sul presunto &amp;quot;trasloco compulsivo di scatole di cartone&amp;quot;? Non sussisteva alcun valido motivo per sparare una frottola colossale su un dettaglio così irrilevante, quindi sono giunto alla serena deduzione che, con ogni probabilità, la maledetta cassaforte blindata stazionasse da qualche dannata parte all&#039;interno della sua aula.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Peccato che non ce ne fosse la minima ombra visibile a occhio nudo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tu non l&#039;abbia vista troneggiare in mezzo alla stanza non implica magicamente che non esistesse o non fosse lì. Ti è semplicemente sfuggita perché era stata occultata con astuzia e ingegno... Sto parlando della massiccia cassaforte fisica in sé, non solo dei quadernetti sfigati che conteneva.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciai volutamente che Ibara macinasse per bene il significato di quell&#039;affermazione, e proseguii: «Per logica conseguenza, se ne evinceva che le introvabili antologie se ne stavano tranquillamente occultate insieme all&#039;ingombrante cassaforte stessa. Quanto al movente del perché diavolo l&#039;avesse nascosta con tale e tanta cura... era semplicemente perché la sfruttava come nascondiglio segreto per stoccarci dentro le sue care sigarette e le prove del suo reato. Non ti è per caso saltato all&#039;occhio l&#039;anomalo fatto che, pur avendo fiutato l&#039;inganno, non avessimo avvistato in giro manco l&#039;ombra o il mozzicone di una cicca, di un accendino o di un comunissimo posacenere? Era l&#039;ovvia conseguenza dell&#039;aver sigillato con cura maniacale l&#039;intero arsenale del fumatore all&#039;interno della cassaforte corazzata e di averne poi celato la mole alla vista. E dimmi, per puro caso non avevi notato la sua faccia stravolta di panico quando ho bonariamente suggerito di tirare in ballo Ooide-sensei? Insomma, per concludere il quadro indiziario: se mi si chiedesse di scommettere su dove diamine fosse nascosta l&#039;ingombrante bestia metallica, la mia banconota da mille yen andrebbe sparata su quell&#039;improbabile e instabile tavolinetto improvvisato costruito con un enorme e strambo scatolone rovesciato in cartone rinforzato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al termine della mia lunga e faticosa esposizione accusatoria, lasciai andare un profondo e pesantissimo sospiro di liberazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero perfettamente consapevole e intimamente cosciente di aver tirato un bel colpo basso, sporco e meschino a Toogaito, mettendolo scientificamente e spietatamente con le spalle al muro in una posizione di estrema e letale vulnerabilità. Certo, non covavo la benché minima intenzione di smascherare in pubblico il suo misero segreto. Dopotutto siamo tutti esseri umani e chiunque ha i propri impresentabili scheletri stipati nell&#039;armadio; a me per primo roderebbe all&#039;inverosimile se i miei piccoli altarini venissero brutalmente spifferati in piazza e dati in pasto ai leoni. Diciamo solo, per sua sfortuna e quieto vivere, che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara, a cui avevo sprecato prezioso fiato nel rivolgere fino a quel momento l&#039;estenuante monologo, scoccò una rapida e strana occhiata di sbieco. Seguendo con lo sguardo la direzione della sua espressione stranita, realizzai con colpevole ritardo l&#039;inquietante e ingombrante presenza dell&#039;unica persona in quella stanza che avrebbe dovuto saltellare e sommergermi di pressanti domande su questa indagine andata a buon fine. Mi voltai per fronteggiarla direttamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda se ne stava impalata lì a fissare la pila di antologie sulla cattedra. Era letteralmente imbambolata a fissarle, senza nemmeno essersi presa la briga di aprirne mezza per sbirciare i contenuti tanto agognati. Il suo sguardo, carico di insopportabile serietà, era la copia carbone di quello che mi aveva intimorito ed esaminato nel caffè. Sembrava completamente avulsa dalla realtà, quasi come se non mi avesse affatto sentito chiamarla a voce alta in un&#039;aula vuota.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché la fanciulla pareva non sentire, scollai a fatica le mie chiappe dalla comodità del tavolo su cui ero rimasto beatamente sdraiato e mi avvicinai trascinando i piedi per assestarle un debole, delicato colpetto sulla spalla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è per caso qualcosa che ti turba?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, scusami, Oreki-san... Ti prego, dai un&#039;occhiata a questo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così dicendo, mi allungò mollemente una delle sottili antologie che aveva prelevato in cima alla pila.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di un quadernetto dallo spessore a dir poco misero, che ricalcava approssimativamente le scarse proporzioni e la banalità estetica dei soliti, anonimi &amp;quot;Campus Notebook&amp;quot; che si trovano buttati nei cestoni in saldo delle cartolerie. Le pagine che lo componevano, tuttavia, risultavano rilegate a mano tra loro con una sorprendente eleganza e cura per i dettagli. Di sicuro si erano affidati alle mani esperte di un professionista esterno per stampare questi fascicoletti studenteschi. La copertina era rivestita in similpelle di una squallida sfumatura di marrone e, stampato in primo piano, spiccava l&#039;inquietante dipinto a china di un cane e di una lepre schizzati in modo bizzarro, deformati ed esasperatamente stilizzati a mo&#039; di macabra vignetta satirica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Svariate lepri deformi andavano a formare un macabro anello esterno a incorniciare la scena, e intrappolati in quella bizzarra e sinistra arena improvvisata, proprio al centro esatto, lottavano all&#039;ultimo sangue un cane e un&#039;altra lepre intenti a sbranarsi e mutilarsi vicendevolmente. I letali e aguzzi canini dell&#039;orrido mastino sprofondavano brutalmente nel morbido busto dell&#039;inerme lepre, quasi nell&#039;intento feroce di farla a pezzi, squartarla e smembrarla, mentre in un macabro rovesciamento di ruoli, gli incisivi affilati della lepre dilaniavano con uguale furia spietata la carne viva del collo del molosso. A causa del tratto fortemente caricaturale, l&#039;intera scena trasmetteva una sensazione di folle assurdità comica piuttosto che di puro e semplice disgusto. Eppure, a un esame più attento, l&#039;illustrazione emanava un&#039;aura profondamente opprimente e sinistra. C&#039;è un antico proverbio che narra di come i fedeli cani da caccia finiscano inesorabilmente macellati in pentola assieme alle povere lepri che si sono appena affannati a stanare per i loro padroni. Ma in quest&#039;allegoria distorta, il predatore e la sua preda naturale si stavano scannando a vicenda in uno scontro fratricida. A completare il quadro grottesco, due dei conigli che componevano il circolo esterno assistevano alla mattanza impassibili, quasi ritenessero l&#039;esecuzione un siparietto adorabile e divertente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sopra l&#039;inquietante illustrazione, campeggiavano delle parole impresse con caratteri tipografici netti e formali, che componevano la scritta &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039;. La data di stampa riportata indicava l&#039;anno 1968... Roba decisamente preistorica, e poi quel nome astruso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possibile che fosse quello il titolo dell&#039;opera?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma che razza di titolo strampalato è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si sporse per allungare il collo da sopra la mia spalla, concordando appieno con la mia perplessità: «Già, per non parlare del fatto che è un concetto impossibile da decifrare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stavamo entrambi sperimentando la stessa identica sensazione di spaesamento totale che ci aveva colti la prima volta che avevamo udito coniare l&#039;assurdo nome &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot;, anche se in quel frangente azzardare l&#039;origine etimologica si era rivelato un gioco da ragazzi in confronto a questo. Se gli autori materiali di questa raccolta avessero dovuto partorire un titolo degno, la logica impone che avrebbero propeso per una scelta che rispecchiasse a chiare lettere i contenuti dei loro saggi. Eppure, la mia mente si rifiutava ostinatamente di trovare la benché minima correlazione tra il concetto logico di un&#039;antologia del club e la bizzarra parola &#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puntando l&#039;indice contro l&#039;illustrazione in copertina, incalzai Ibara: «Visto che bazzichi gli ambienti del Club di Ricerca sui Manga, qual è il tuo verdetto critico su questa copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A livello puramente tecnico, trovo che sia stata inchiostrata con una maestria eccezionale. L&#039;impostazione visiva dell&#039;illustrazione ha saputo cestinare con genialità assoluta ogni nozione accademica di prospettiva applicata alle distanze spaziali... Mmh, sì, è di ottima fattura. Non mi dispiace affatto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimasi in parte interdetto dalla sua reazione, dal momento che, per indole, Ibara fatica enormemente a sbilanciarsi in giudizi così netti per etichettare cosa le piaccia o cosa disprezzi in ambito artistico. Evidentemente, quella macabra illustrazione aveva sortito l&#039;effetto desiderato di scolpirsi a fuoco nella sua mente di critica. Come colta da un improvviso ripensamento, quasi pentendosi di essersi esposta lodando il disegno in quel modo spudorato, Ibara mi strappò via il quaderno dalle mani e imbastì una raffazzonata marcia indietro per giustificarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehm, a onor del vero, dire che &#039;non mi dispiace&#039; è un&#039;espressione decisamente fuori luogo. Visto e considerato che il tratto in sé non risponde affatto a canoni di bellezza oggettiva... in fin dei conti sprigiona anche un&#039;inquietante e opprimente aura di minaccia. E tenevo a precisare che la mia analisi non si basava su rigidi dettami accademici e artistici, bensì da una prospettiva puramente legata ai mass media...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Ibara si arrampicava goffamente sugli specchi per salvare la faccia, Chitanda non pareva minimamente in procinto di piangere lacrime di gioia o di tremare per l&#039;emozione al pensiero di aver finalmente recuperato i leggendari arretrati che bramava da mesi. Al contrario, il suo viso appariva esangue e vuoto, quasi un vampiro assetato le avesse appena risucchiato via a forza ogni singola goccia di vitalità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ripetei la domanda, calcando il tono: «Chitanda, c&#039;è per caso qualcosa di grave che ti turba?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel sentire l&#039;apprensione nella mia voce, mi trascinò di peso in un angolo cieco dell&#039;aula e sussurrò: «Questa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questa cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A differenza dei soliti brillanti scintillii di famelica curiosità che ero avvezzo a vedere danzare nei suoi occhi, l&#039;espressione perfetta e composta della nostra elegante signorina, ora inondata dalla calda luce arancione del tramonto calante, sembrava più quella di una complice che aveva appena disseppellito un terribile segreto mortale. Soffiò in un sussurro: «Ho finalmente trovato la prova. È esattamente questo il fascicolo che mio zio bramava mostrarmi. Con questo indizio in pugno, dovrei avere tutte le carte in regola per ricostruire con esattezza matematica quali furono le oscure parole che mio zio mi rivolse quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco il quadro generale.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi ti è magicamente tornato in mente qualcosa del tuo passato?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece di degnarsi di rispondere a voce, puntò l&#039;indice tremante dritto sulla copia di &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039; che tenevo saldamente stretta tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In queste pagine c&#039;è una chiara menzione a mio zio in persona. Qualcosa di traumatico e definitivo deve essersi consumato all&#039;interno del Club di Letteratura Classica la bellezza di trentatré anni or sono... Ti prego, dai un&#039;occhiata all&#039;interno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eseguii obbediente il suo ordine, aprii la copertina rigida, e mi ritrovai faccia a faccia con un testo stampato. Si trattava di una prefazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Prefazione&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed eccoci giunti al consueto appuntamento annuale del Festival Culturale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È trascorso un anno solare da quando Sekitani-senpai ci ha lasciati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel corso di questi lunghi dodici mesi, la figura del Senpai si è ammantata di leggenda, ergendosi allo status di eroe scolastico. E proprio grazie al suo sacrificio, l&#039;imminente Festival Culturale della durata di cinque giorni aprirà i battenti e si svolgerà regolarmente come da copione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, mentre i racconti eroici si moltiplicavano a dismisura e si propagavano per i corridoi, mi sono ritrovata a perdermi in cupe riflessioni. Tra dieci lunghi anni, la futura generazione di studenti si curerà ancora di onorare la memoria del nostro paladino silenzioso e dell&#039;eroe dal cuore gentile? L&#039;unica, flebile eredità tangibile che il Senpai ci ha lasciato in dono è proprio la stesura di questa antologia, da lui stesso intitolata &amp;quot;Hyouka&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come tragica vittima sacrificale immolata sull&#039;altare di questo conflitto, temo che persino il ricordo del dolce sorriso del Senpai sia inesorabilmente destinato a scivolare via lungo la corrente del tempo, perdendosi per sempre nell&#039;oblio dell&#039;eternità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, a conti fatti, forse è persino meglio auspicare che nessuno serbi più memoria di quegli oscuri eventi. Dopotutto, la nostra non aveva alcuna pretesa di assurgere a epica fiaba eroica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta rimossa l&#039;ingerenza della soggettività emotiva, questa nostra banale storia diventerà a tutti gli effetti un classico, trascendendo e facendosi beffe di ogni sterile prospettiva storica futura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verrà mai il fatidico giorno in cui queste nostre modeste storie si ergeranno a classico della letteratura agli occhi di qualcuno in un remoto futuro?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
13 Ottobre 1968, Kooriyama Youko&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo testo è...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il generico &amp;quot;anno scorso&amp;quot; citato in apertura dal redattore coincide esattamente con la data di trentatré anni fa. Seguendo questo rigido filo logico, il fantomatico Sekitani-senpai che militava nel Club non può essere altri che mio zio in persona. Ma quale terribile sciagura si è abbattuta su mio zio in quel periodo? La misteriosa rivelazione che mi sussurrò all&#039;orecchio in lacrime doveva essere imprescindibilmente legata ai fatti di sangue del club dell&#039;epoca...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivolsi un sorriso incoraggiante verso Chitanda, ed evitai volutamente di chiederle per quale assurdo motivo lei non stesse esultando. Le feci notare: «Ma non è una fantastica notizia? Da questo punto in poi dovrebbe essere una passeggiata ricostruire il puzzle e far riaffiorare i ricordi assopiti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, il volto imperscrutabile e atono di Chitanda collassò istantaneamente sotto il peso di una cupa e disperata rassegnazione, mentre le parole le morivano in gola in un sussurro stentato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non è così semplice, io non ce la faccio. Seppur fossi arrivata a un soffio dalla verità! Io... possibile che la mia memoria sia talmente fallata e inaffidabile? Cosa diavolo mi sibilò mio zio quel maledetto giorno? Quale oscurità ha fagocitato la sua vita trentatré anni fa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non saprei dire con esattezza se la sua voce strozzata e attutita fosse il triste risultato del naso chiuso dal raffreddore estivo o se stesse stoicamente trattenendo a stento le lacrime di frustrazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Chitanda...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di farmi carico della responsabilità della mossa successiva: «Procediamo a investigare a fondo sulla faccenda, allora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non credo che la mia voce suonasse particolarmente distaccata o cinica in quel momento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatidico fascicolo di &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039; che avevo sfilato dalle mani di Chitanda portava in calce la data di pubblicazione di ben trentadue anni fa. Sulla sua copertina campeggiava l&#039;impronunciabile titolo &#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;, un criptico lascito coniato personalmente da Jun Sekitani prima di svanire, affiancato alla fugace ma inequivocabile menzione di un oscuro e traumatico incidente scolastico finito poi nell&#039;oblio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un&#039;opportunità che aveva del miracoloso. A livello investigativo, questi indizi lapalissiani si innalzavano come fari luminosi a squarciare le tenebre in cui fino a un momento prima brancolavamo alla cieca. Per far sì che Chitanda potesse finalmente riappropriarsi del legittimo possesso del proprio passato negato, covavo la cieca convinzione che cestinare indizi di questa portata sarebbe stato un errore imperdonabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu per questa inoppugnabile logica che ribadii con pacata fermezza: «Allora il percorso è tracciato: l&#039;unica via d&#039;uscita è tuffarci a capofitto nelle indagini e far venire a galla la verità su cosa diamine sia andato storto in questo istituto trentatré anni fa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma, vedi...» Chitanda chinò le spalle, svuotata di ogni energia combattiva. «Ma la prefazione afferma a chiare lettere che, a conti fatti, preferirebbero che questa storia marcisca per sempre sepolta e dimenticata negli archivi polverosi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimasi spiazzato e quasi infastidito di fronte alla sua arrendevolezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scusa tanto, ma tu smaniavi dal desiderio di rimettere insieme i pezzi e ricordare ogni cosa a tutti i costi, o mi sbaglio di grosso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo voglio con tutta me stessa, ma se decidessimo consapevolmente di andare a smuovere il fango e a scoperchiare il vaso di Pandora con un&#039;indagine formale...» Si interruppe per un interminabile secondo, per poi concludere con un filo di voce: «...Se davvero indagassimo fino in fondo, correremmo l&#039;altissimo rischio di far saltare fuori dei cadaveri putrefatti o dei segreti disgustosi e inaccettabili. Non credi anche tu che, in fondo in fondo, a questo mondo esistano orrori che meritano solo di essere sotterrati e dimenticati per sempre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;La verità incontrovertibile è che ti fai troppi scrupoli morali per via del tuo cuore fin troppo empatico e gentile, Chitanda.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se si tratta a tutti gli effetti di polverosi segreti scaduti e caduti in prescrizione la bellezza di trentatré anni or sono?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ritieni forse che il mio timore sia moralmente sbagliato?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci seccamente cenno di no con la testa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente il contrario. Dopotutto, l&#039;autore non l&#039;ha forse scritto nero su bianco in quella stessa prefazione allarmista? &amp;quot;Una volta rimossa l&#039;ingerenza della soggettività emotiva, questa nostra banale storia diventerà a tutti gli effetti un classico, trascendendo e facendosi beffe di ogni sterile prospettiva storica futura.&amp;quot;»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In parole povere, il divieto morale di indagare ha stampata sopra una bella data di scadenza, ormai passata da un pezzo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non riuscii a trattenermi dall&#039;abbozzare un mezzo sorriso di sbilenca rassicurazione. Per quanto il mio gesto fosse goffo e Chitanda non avesse minimamente la forza o la voglia di ricambiarlo con un sorriso a sua volta, annuì lentamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...E va bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;E allora così sia.&#039;&#039; Risi di puro gusto e autocompiacimento cinico nel profondo della mia anima, continuando a sfoggiare all&#039;esterno la mia maschera beffarda e imperturbabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scavare in questi vecchi archivi e condurre l&#039;indagine cartacea non avrebbe richiesto il benché minimo dispendio sproporzionato di preziose energie vitali da parte mia. Se il secondo volume dell&#039;antologia si era già preso la briga di citare minuziosamente eventi legati allo &amp;quot;scorso anno scolastico&amp;quot;, il gioco era fatto: non ci restava altro da fare che frugare tra le pagine incriminate del primissimo volume d&#039;esordio per decifrare per filo e per segno l&#039;amara sorte toccata in dote a Jun Sekitani. A conti fatti, sarebbe stata un&#039;operazione lampo e indolore da risolvere nello spazio di un caffè. Pur dovendo essere brutalmente sincero con me stesso, a questo punto non avrei più saputo dire con certezza quale delle due vie avrebbe paradossalmente comportato uno spreco di sforzi maggiore tra la patetica evasione del problema e la pedante risoluzione logica del rompicapo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Come non detto, i miei piani di evasione dalla fatica si sono sbriciolati.&#039;&#039; Ero stato fin troppo ingenuo e miope a farmi simili castelli in aria. Mentre io sprofondavo nelle mie riflessioni inattaccabili, Ibara stava metodicamente scartabellando con estrema calma in mezzo all&#039;ammasso scomposto dei restanti volumi accatastati, per poi esclamare in tono carico di bruciante indignazione:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma che razza di presa in giro è mai questa? Manca il maledetto Volume 1!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per processare a livello neurologico la portata catastrofica di quella frase, dedussi che il mio cervello avrebbe avuto seriamente bisogno di staccare la spina e chiudersi in lutto per un bel pezzo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 5</title>
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		<updated>2026-07-27T16:34:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: Created page with &amp;quot;5 - Il sigillo nascosto del Prestigioso Club di Letteratura Classica  Sebbene il Liceo Kamiyama offra programmi di studio orientati agli esami di ammissione all&amp;#039;università, non si sforza più di tanto per scalare le classifiche nazionali. Organizza simulazioni per i futuri universitari solo un paio di volte l&amp;#039;anno e non prevede corsi estivi di recupero. Tutto sommato, si respira un&amp;#039;atmosfera piuttosto rilassata.  Ciononostante, perfino al Kamiyama si tengono i regolari...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;5 - Il sigillo nascosto del Prestigioso Club di Letteratura Classica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene il Liceo Kamiyama offra programmi di studio orientati agli esami di ammissione all&#039;università, non si sforza più di tanto per scalare le classifiche nazionali. Organizza simulazioni per i futuri universitari solo un paio di volte l&#039;anno e non prevede corsi estivi di recupero. Tutto sommato, si respira un&#039;atmosfera piuttosto rilassata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciononostante, perfino al Kamiyama si tengono i regolari esami di fine quadrimestre. E se la vita di un liceale dovesse davvero essere &amp;quot;color rosa&amp;quot;, allora le aule d&#039;esame ne rappresenterebbero il predatore naturale. Le attività del Club di Letteratura Classica avevano quindi subito una battuta d&#039;arresto, essendo severamente vietato frequentare i circoli durante la sessione di test. Anche se, a dirla tutta, non è che avessimo chissà quali mansioni da sbrigare; dovevamo banalmente riconsegnare la chiave dell&#039;aula in segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era l&#039;ultimo giorno di esami. Me ne stavo sdraiato sul letto in camera mia, a fissare il soffitto. E come al solito, non c&#039;era assolutamente nulla di nuovo in quell&#039;infinita distesa bianca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In termini di risultati accademici, i membri del Club di Letteratura Classica avevano offerto uno spaccato interessante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Partiamo da Satoshi Fukube. Pur essendo un&#039;enciclopedia vivente di nozioni inutili, non nutre il benché minimo interesse per lo studio canonico. Dato che gli esami sono finiti oggi, non so dire con esattezza come sia andato, ma so per certo che nei test di metà semestre ha fatto pena. All&#039;epoca si era giustificato dicendo: «È solo perché ero troppo impegnato a studiare il motivo per cui i giapponesi oggigiorno non scrivono più i kanji in stile corsivo». Se Satoshi ritiene che una cosa sia importante, allora per lui lo è abbastanza. Senza offesa, ma a lungo termine suona come una sciocchezza monumentale. Anche se dubito che a lui importerebbe un bel niente del mio parere: se lo definissi uno &amp;quot;spirito libero&amp;quot;, probabilmente la prenderebbe come un complimento. Per farla semplice, è solo un adorabile sciocco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi c&#039;è Mayaka Ibara, che pur facendo formalmente parte del Club di Ricerca sui Manga, si è unita a noi solo per continuare a ronzare attorno a Satoshi. Lei rientra di diritto nella categoria degli sgobboni. Essendo solita ripassare minuziosamente ogni errore, i suoi voti la collocano nella metà superiore della classifica. Tuttavia, dedicare tutto quel tempo a uno studio forsennato non sembra migliorarne le medie in modo sostanziale. In poche parole, Ibara è nevrotica; una perfezionista cronica. Per quanto la sua lingua possa essere tagliente, il suo punto debole è l&#039;essere troppo ossessionata dal trovare la risposta impeccabile. Sospetto applichi questi stessi standard spietati anche a se stessa, nella vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine c&#039;è Eru Chitanda, che svetta su tutti noi con punteggi altissimi. Un rapido sguardo alla bacheca dei risultati ha rivelato che si è classificata sesta nell&#039;intero istituto. Eppure, non sembrava affatto soddisfatta, né dei voti né del curriculum liceale in sé. Una volta mi ha detto che non le bastava imparare singole nozioni: lei voleva &#039;&#039;comprendere l&#039;intero sistema&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non avevo la più pallida idea di cosa diamine intendesse, ma capivo bene perché fosse così ostinata nel saziare la propria curiosità. Prendiamo il caso di suo zio: probabilmente il suo vero scopo è comprendere l&#039;intero &amp;quot;sistema&amp;quot; che ruota attorno alle parole che lui le disse anni fa. È il tipo di persona disposta a tutto pur di risalire alla causa scatenante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto mi riguarda, i miei voti erano la normalità assoluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su trecentocinquanta studenti del mio anno, mi sono classificato centosettantacinquesimo. Sembrava quasi uno scherzo del destino: spaccavo esattamente a metà la classifica. Non mi importava che la curiosità di Chitanda le fruttasse ottimi voti o che le eccentricità di Satoshi lo penalizzassero, né compativo Ibara per le sue frustrazioni da perfezionista. Sebbene non fossi così menefreghista da non aprire un libro, il mio livello di studio era &amp;quot;tiepido&amp;quot;, per usare un eufemismo. Mi collocavo giusto al di sotto del fiore all&#039;occhiello e al di sopra del fondo del barile. Non nutrivo il minimo desiderio di salire o di scendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco. Dev&#039;essere per questo che Satoshi sostiene di non riuscire ad associare altro colore se non il grigio alla mia vita liceale.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, il colore di una vita non si limita ai soli risultati accademici. Ci sono i club, lo sport, gli hobby, l&#039;amore... tutte quelle cose che costituiscono la nostra umanità. Dopotutto, si dice spesso che non si può vedere la foresta se si guarda solo il singolo albero, e un singolo voto non definisce il quadro generale. Sebbene il dizionario definisca la giovinezza &amp;quot;color rosa&amp;quot;, queste rose dovrebbero comunque essere piantate nel terreno giusto per poter sbocciare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diciamo solo che io non sono affatto il terriccio più adatto per farci crescere delle rose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre me ne stavo steso sul letto perso in queste elucubrazioni, sentii un rumore provenire dal piano di sotto. Sembrava il tonfo della posta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo essermi accertato che si trattasse effettivamente di una lettera, rimasi allibito. La busta era decorata con le inconfondibili strisce rosse, blu e bianche della posta aerea internazionale. Controllato il mittente, giunsi alla logica conclusione che l&#039;unica persona al mondo in grado di spedire roba simile a casa Oreki fosse Tomoe. Da dove l&#039;aveva spedita stavolta... da Istanbul?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aprii la busta lì su due piedi e all&#039;interno trovai diverse lettere, una delle quali era indirizzata a me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Caro Houtarou,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento mi trovo a &#039;&#039;&#039;Istanbul&#039;&#039;&#039;. A causa di un paio di imprevisti sono rintanata nel consolato giapponese, quindi non ho ancora avuto modo di visitare granché della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono sicura che sia un posto magnifico. Se potessi usare una macchina del tempo e visitare questo luogo nel passato, credo che mi piacerebbe provare a chiudere le porte della città con le mie mani, forse finirei persino per cambiare la storia. Ma non sono una storica, quindi non sono brava a speculare sui &amp;quot;cosa sarebbe successo se&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È un viaggio molto interessante. Sono certa che tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui senza alcun rimpianto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A proposito, come procede con il Club di Letteratura Classica? I membri sono aumentati?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non scoraggiarti, anche se ci fossi solo tu! La solitudine aiuta l&#039;uomo a diventare più forte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se invece ci sono altre persone, eccellente. Aiuta a migliorare l&#039;interazione con il prossimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, ti scrivo perché c&#039;è una cosa che mi preme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avete già iniziato a lavorare alla pubblicazione dell&#039;antologia? Il club ne pubblica sempre una ogni anno, quindi mi chiedevo se aveste intenzione di portare avanti la tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se lo state facendo, immagino sarete a corto di idee su cosa diamine scrivere. Dopotutto, le vecchie antologie non sono conservate nella biblioteca dell&#039;istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovreste riuscire a trovare i numeri passati all&#039;interno di una vecchia cassaforte per reagenti chimici nell&#039;aula del club. La serratura è già rotta, quindi vi basterà forzarla per aprirla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti chiamo quando arrivo a &#039;&#039;&#039;Pristina&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con affetto,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tomoe.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rintanata nel consolato giapponese? Si può sapere in che razza di guaio ti sei cacciata questa volta, sorellona? Comunque, non che la cosa mi preoccupi più di tanto: i dettagli dell&#039;incidente saranno sicuramente scritti nella lettera indirizzata a nostro padre. E dove avevo già sentito nominare Pristina? Non riuscivo a ricordarlo. Trattandosi delle mete di mia sorella, sarà senza dubbio l&#039;ubicazione di qualche antico campo di battaglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, non potei fare a meno di sospirare profondamente. Mia sorella dispone per caso di una rete di spionaggio segreta per raccogliere informazioni su di me? Oltretutto, non sapevo che il club nascondesse in gran segreto i propri arretrati di generazione in generazione. Eppure, stavamo proprio cercando quelle benedette antologie senza aver la minima idea di dove potessero essere finite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Erano passati pochissimi giorni da quando Chitanda mi aveva affidato il suo gravoso incarico personale, anche se le restava in sospeso il suo dovere in quanto presidente: la pubblicazione dell&#039;antologia. Chitanda era parsa sinceramente afflitta scoprendo che l&#039;archivio della biblioteca non disponeva dei numeri arretrati; se mia sorella aveva ragione, questa dritta ci sarebbe stata di enorme aiuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se lo scopo in sé è ottenere il risultato, allora conseguire tale risultato soddisferà lo scopo.&#039;&#039; Pur avvertendo che a questa fastidiosa massima si stesse aggiungendo un ulteriore strato di seccature, mi sembrava crudele tenere un&#039;informazione del genere per me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come al solito, Tomoe si intrometteva nella mia vita per complicarla. Ficcai rassegnato la lettera nella tasca dei pantaloni della divisa e chiusi l&#039;armadio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;indomani, finite le lezioni, mi diressi verso l&#039;aula del club. Il clima era sorprendentemente piacevole per essere una giornata post-esami, al punto che chiunque sarebbe stato dell&#039;umore giusto per partecipare alle attività pomeridiane. Dal campo sportivo si levavano le urla delle squadre, mentre si udivano distintamente le melodie della Banda di Ottoni e del Club di Musica Leggera. Sebbene i club sportivi fossero solitamente i più in vista, il Festival Kanya era rinomato per l&#039;incessante turbinio di eventi organizzati dai circoli culturali. In questo momento della giornata, l&#039;Ala Speciale doveva essere letteralmente formicolante di studenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è proprio nell&#039;angolo più alto e remoto di quest&#039;ala che si trova l&#039;Aula di Geologia, dove mi attendevano Chitanda e Ibara. Pur essendosi conosciute solo in occasione del caso in biblioteca, sembrava andassero già d&#039;amore e d&#039;accordo. Oggi erano sedute l&#039;una di fronte all&#039;altra, nel bel mezzo di una fitta conversazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendo ormai arrivata l&#039;estate, le uniformi a maniche corte donavano loro un&#039;aria fresca. Le braccia abbronzate di Ibara facevano un netto contrasto con quelle candide e pallide di Chitanda. Eravamo già nella stagione in cui il sole picchia duro, eppure sembrava che la nostra signorina fosse del tutto immune alla melanina. Inclinai la testa per cercare di cogliere di cosa diavolo stessero discutendo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, gli articoli devono essere strettamente in tema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Intendi dire che potremmo contare sull&#039;aiuto di esterni per riempire la nostra antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non preoccuparti per questo, credo di poterti procurare qualche buon aggancio tramite il Club di Ricerca sui Manga.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pensi di farcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, stanno parlando dell&#039;antologia, eh? Beh, buona fortuna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;improvviso, il corpo di Chitanda si irrigidì e si coprì in fretta il viso con le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che le prende?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Starnutì. Lo fece in quel suo modo aggraziato e vecchio stile, producendo un suono appena udibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù! Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chi-chan? Hai preso freddo? O è un&#039;allergia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ah, adesso sto un po&#039; meglio. È davvero imbarazzante, ma mi sa di aver preso un raffreddore estivo...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, un raffreddore in piena estate è tosto da smaltire. A pensarci bene, la sua voce suonava decisamente più nasale del solito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di annunciare la mia presenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, Ibara.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, Oreki-san.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara, sicuro che al Club di Ricerca sui Manga stia bene che tu te ne stia a poltrire qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, è tutto sistemato. Che c&#039;è, hai per caso qualche problema con la mia presenza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Perché dovrei?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di saltare i convenevoli. Andai dritto al sodo, tirando fuori la lettera di mia sorella.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come sapete, mia sorella faceva parte del Club di Letteratura Classica. Mi ha scritto indicandomi l&#039;esatta ubicazione degli arretrati della nostra antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò con espressione vacua. Pareva non aver ancora processato l&#039;informazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«So dove possiamo trovare gli arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si morse le labbra un paio di volte, visibilmente in difficoltà nel trovare le parole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È...» I suoi grandi occhi si sgranarono fino all&#039;inverosimile. «È la verità!?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che è la verità. Cosa ci guadagnerei a raccontarvi una balla?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come a voler confermare intimamente ciò che le avevo appena detto, le labbra sottili di Chitanda si aprirono in un sorriso smagliante. Sebbene l&#039;elegante fanciulla del clan Chitanda non stesse esattamente sorridendo da un orecchio all&#039;altro, era lampante che fosse al settimo cielo. Persino se io fossi riuscito a ottenere qualcosa che desideravo ardentemente, dubito sarei riuscito a fare una faccia del genere. In confronto a questa radiosa allegria, la Chitanda tormentata che avevo incontrato al caffè sembrava un&#039;altra persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potevo sentirla sussurrare con voce deliziata: «Capisco, quindi le antologie... Ehi ehi, gli arretrati...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa Eru Chitanda sa essere una persona davvero pericolosa se le si dà corda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Ibara inarcò un sopracciglio e obiettò pungente: «Ne sei assolutamente certo? E poi, perché mai qualcuno dovrebbe scriverti una lettera dall&#039;estero solo per dirti una cosa del genere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un&#039;ottima domanda. Nessuna persona sana di mente penserebbe mai di ricevere dritte su dove scovare scartoffie scolastiche tramite una lettera spedita dalla Turchia. Ma era fisicamente impossibile prevedere cosa Tomoe reputasse di vitale importanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il punto è che ho la lettera proprio qui, quindi potrete giudicare voi stesse se si tratta di una frottola o meno. Volete leggere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spiegai la carta e la posai sul tavolo. Man mano che scorrevano le parole inchiostrate, scese un silenzio di tomba. La prima a romperlo fu Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...A tua sorella piace visitare la Turchia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le piace visitare il mondo intero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che sorella incredibile che hai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene la sua proverbiale curiosità fosse stata stuzzicata dai passaggi più strambi della lettera, non era lì che volevo si concentrasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui con enorme nostalgia&#039;&#039;. Ahh, che frase malinconica e profonda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Beh, concordo, ma non è quello il punto.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a leggere, aprirono la bocca contemporaneamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Una cassaforte per reagenti chimici?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Una cassaforte dei chimici, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si guardò attorno per l&#039;aula, poi si portò le mani sui fianchi e gonfiò il petto. «Mmh, io non vedo assolutamente nulla che assomigli a una cassaforte qui dentro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sembra di no.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci voleva un genio per capirlo. Ma Chitanda, all&#039;improvviso, si fece pallida come un lenzuolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh!? A-allora... d-dove sono le nostre antologie...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan! Calmati, calmati!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riguardo a chi Ibara stesse chiamando &amp;quot;Chi-chan&amp;quot;, non poteva trattarsi di nessun altro se non di Chitanda. Un nomignolo davvero tenero. Quindi i suoi modi acidi non venivano usati contro Eru, eh? Anche se, a dirla tutta, è fisiologicamente arduo essere ostili con una persona come Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sventolai la lettera davanti alla sua faccia rassicurandola: «Chitanda, c&#039;è scritto chiaro e tondo: &#039;&#039;in una vecchia cassaforte nell&#039;aula del club&#039;&#039;. Sono passati ben due anni da quando mia sorella si è diplomata. Con ogni probabilità, la sede del club è stata spostata da un&#039;aula all&#039;altra in questo lasso di tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah... È andata così?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, Oreki, tu per caso sai in quale diavolo di aula si trovasse il club due anni fa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per evitare esuberi di fatica, mi ero premurato di fare un salto in sala professori prima di venire qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho chiesto al professore supervisore: all&#039;epoca l&#039;aula designata era il Laboratorio di Biologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sei stranamente preparato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chiamasi efficienza.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che entusiasmo spropositato per i tuoi standard.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Falso, non sono minimamente entusiasta di fare il lavoro sporco.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Laboratorio di Biologia si trova proprio al piano di sotto. Ora che abbiamo le coordinate, che ne dite di farci un giro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto fatto, Chitanda schizzò fuori dalla stanza in un baleno. Se in questo club c&#039;è qualcuno dotato di entusiasmo, quella è decisamente lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Laboratorio di Biologia si trovava esattamente al piano inferiore. Se l&#039;Aula di Geologia poteva essere considerata la regione più remota e inospitale del liceo, anche Biologia entrava a buon diritto nella categoria dei territori dimenticati da Dio. Sebbene poco fa avessi affermato che l&#039;Ala Speciale pullulava di gente, c&#039;erano le dovute eccezioni. Il corridoio che portava al laboratorio era fiancheggiato solo da aule vuote, e non incrociammo letteralmente anima viva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lungo il tragitto, Chitanda starnutì svariate volte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il raffreddore ti ha preso così male?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti prego, non preoccuparti. Farò un po&#039; fatica a smettere di starnutire, ma è solo il naso che è sensibile... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Sì, certo. Se fosse successo a me, mi sarei sentito uno straccio.&#039;&#039; C&#039;era da aspettarselo dalla nostra signorina, sempre pronta a sminuire i propri disagi con la sua proverbiale umiltà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camminando qualche passo davanti a noi, Ibara voltò la testa e domandò: «Oreki, ma ce l&#039;hai la chiave con te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. A quanto pare qualcuno l&#039;ha già presa in prestito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù!... Questo significa forse che il laboratorio al momento è occupato da qualche altro club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A meno che non sia stato un idiota a prenderla in prestito per niente, è un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san... è da maleducati dare dell&#039;idiota alla gente in questo modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi ero appena beccato una ramanzina. Se persino un termine del genere era bastato a turbarla, feci un sorriso amaro e mi guardai intorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcosa in basso, rasente il muro del corridoio, catturò la mia attenzione. Si trattava di uno scatolino piatto, verniciato di bianco per mimetizzarsi con il battiscopa. Scrutando il lato opposto, intravidi un altro dispositivo pressoché identico. Mi domandai se qualcuno se li fosse dimenticati lì per sbaglio. Non sembrando roba di valore, persi interesse e tirai dritto. Chinarsi apposta per raccogliere un oggetto che vale meno di uno yen non è un affare conveniente, dato che l&#039;energia spesa per il movimento equivale grossomodo al valore di quello stesso yen. Questo è il principio base di ogni risparmiatore di energie che si rispetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eravamo arrivati di fronte alla porta del Laboratorio di Biologia. Mentre noi due stavamo ancora lì a chiederci se fosse il caso di bussare, Chitanda aveva già allungato la mano sulla maniglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La porta non voleva saperne di aprirsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È chiusa a chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così pare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le due ragazze si voltarono all&#039;unisono verso di me: Chitanda con un&#039;espressione preoccupata e Ibara fulminandomi con uno sguardo gelido. Che seccatura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, vi assicuro che la chiave non ce l&#039;ho io. Quindi non chiedete a me per quale motivo sia sprangata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara provò a forzare la maniglia una seconda volta, ma ottenne solo il sinistro scricchiolio della serratura. Con tempismo perfetto, Chitanda pronunciò le parole che stavo per dire io: «...Di nuovo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già, di nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan, cosa intendi con &#039;di nuovo&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Uhm, vedi, è successa una cosa simile ad aprile...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dubito che Chitanda se ne sia resa conto, ma a quanto pare le porte di questo istituto sono vittime di una maledizione. Mentre le riassumeva l&#039;episodio di aprile, io iniziai a spremermi le meningi su come risolvere l&#039;impasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ed è andata esattamente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, quindi Oreki è riuscito a dedurre tutto quel teatrino, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ruotai sui tacchi e urlai attraverso la fessura della porta con tono secco: «C&#039;È NESSUNO LÌ DENTRO?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, non mi aspettavo la minima risposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, una risposta arrivò. Si udì chiaramente il rumore metallico del fermo che scattava all&#039;indietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, chi è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La porta si aprì lentamente dall&#039;interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla soglia si palesò uno studente che indossava la camicia leggera e i pantaloni della divisa scolastica. Era alto, dalla corporatura esile. A prima vista, sembrava più il classico tipo da club intellettuale. Dopo aver intuito il nostro anno di corso dal colore del mio colletto, sfoderò un sorriso di circostanza: «Oh, perdonatemi l&#039;inconveniente. Tenevo chiuso a causa dei lavori. Siete per caso venuti fin qui per iscrivervi al Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se te ne stavi comodamente rintanato lì dentro, avresti dovuto aprirci subito.&#039;&#039; Ma invece di dare voce ai miei pensieri stizziti, chiesi: «Quindi questo sarebbe il Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Non siete qui per l&#039;iscrizione?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ragazzo si lasciò la porta alle spalle e uscì nel corridoio. In quell&#039;esatto frangente, un odore pungente e artificiale, simile a disinfettante e mentolo, mi aggredì le narici provenendo dai suoi vestiti. A quanto pareva, il nostro compagno intellettuale nutriva una passione sfrenata per i deodoranti stucchevoli. Notando che avevo arricciato il naso infastidito, il tizio inarcò un sopracciglio, come a voler dire: &#039;&#039;Hai qualche problema?&#039;&#039; Tuttavia, mascherò subito il disappunto riprendendo la sua maschera di estrema cortesia. «Dunque, in che modo posso esservi d&#039;aiuto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci scambiammo un&#039;occhiata, decidendo tacitamente che fosse compito della nostra presidente prendere le redini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Buon pomeriggio. Mi presento, sono Eru Chitanda, Presidente del Club di Letteratura Classica. Lei deve essere Toogaito-senpai della 3-E, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito alzò le sopracciglia, sbalordito. «Come fai a conoscere il mio nome?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un&#039;ottima obiezione. Chiunque sarebbe rimasto basito. Dopotutto, era la stessa reazione che avevo avuto io in aprile. E proprio come allora, Chitanda si limitò a sorridere con garbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci siamo incrociati l&#039;anno scorso al ricevimento nella tenuta dei Manninbashi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Manninbashi... Aspetta, hai detto Chitanda? Non sarai mica imparentata con il signor Chitanda di Kanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è mio padre. Grazie infinite per esservi presi cura di lui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Mmh, mi sembra di assistere a una stucchevole rimpatriata dell&#039;alta società.&#039;&#039; Sapevo già che i Chitanda erano ricchi proprietari terrieri, ma non avrei mai immaginato fossero inseriti in una rete così esclusiva. Sembrava quasi che questo mondo parallelo, a me del tutto estraneo, esistesse per davvero. Ora che ci pensavo, Satoshi aveva menzionato una serie di famiglie illustri, e il clan dei Toogaito figurava proprio in quell&#039;elenco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, no, ci mancherebbe, è stato un onore per noi. Capisco, quindi appartieni alla famiglia Chitanda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un raffreddore in estate? Deve essere una bella scocciatura. Riguardati, mi raccomando.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena realizzò di trovarsi di fronte all&#039;erede del clan Chitanda, l&#039;atteggiamento di Toogaito mutò in modo palpabile. Sebbene mantenesse un lessico impeccabile, il suo sguardo si era fatto guardingo. Era per caso intimorito dalla sua caratura sociale? Non riuscivo a comprenderne le logiche, ma a quanto pareva esisteva una rigida scala di poteri. Toogaito sembrava faticare a sostenere il suo sguardo e soppesava ogni parola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, cosa vi porta qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda non badò al cambio di atteggiamento e andò dritta al sodo: «Sono venuta a sapere che i numeri arretrati dell&#039;antologia del nostro club sono conservati qui. Questo spazio fungeva da sede per il Club di Letteratura Classica fino a due anni fa, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Lo era quando io ero al primo anno. L&#039;anno scorso la direzione ha deciso di riassegnare e spostare molti club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi sei a conoscenza di dove possano trovarsi ora quelle antologie?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito esitò per una frazione di secondo prima di replicare secco: «No, non le ho mai viste in vita mia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimasta in religioso silenzio, Ibara si voltò verso di me; io annuii debolmente. Chiunque fosse dotato di un minimo di istinto avrebbe capito al volo che Toogaito si stava comportando in modo dannatamente sospetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante possedesse una memoria eidetica, l&#039;intuito per le bugie di Chitanda era rasente allo zero. Rassegnata, abbassò lo sguardo e fece per congedarsi, quando Ibara si intromise a gamba tesa: «Mi scusi l&#039;insistenza, senpai, ma le dispiacerebbe se dessimo noi un&#039;occhiata in giro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E tu saresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mayaka Ibara. Dato che per lei quei fascicoli sono inutili scartoffie, è molto probabile che non ci abbia mai fatto caso, no?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto la reputassi una crociata persa, decisi di buttarmi per dare loro manforte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cercheremo di fare il più in fretta possibile, senza intralciare le attività del vostro club. O la nostra presenza le arreca un disturbo intollerabile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«La preghiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte al nostro fuoco incrociato, il volto di Toogaito si rabbuiò in un&#039;espressione infastidita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il punto è che preferirei evitare di avere esterni non autorizzati che ronzano nell&#039;aula del mio club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Servire una scusa così debole fu l&#039;errore fatale: Ibara gli balzò addosso come un falco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma senpai, per quanto questo spazio vi sia stato temporaneamente assegnato, resta pur sempre un&#039;aula pubblica della scuola, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovetti fare uno sforzo immane per trattenere una risata, dato che, tradotto dal politichese, gli stava brutalmente rinfacciando: &#039;&#039;Non hai alcun diritto legale di vietare l&#039;accesso in una classe dell&#039;istituto.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Messo all&#039;angolo, Toogaito assunse un&#039;espressione sofferente e fu costretto a cedere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...D&#039;accordo, come vi pare. Potete entrare, ma... cercate di non mettere a soqquadro niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così ci spalancò le porte del Laboratorio di Biologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La planimetria ricalcava alla perfezione quella della nostra aula; lavagna, cattedra e armadietti erano dislocati nello stesso identico modo. Con una sostanziale differenza: la presenza di un&#039;ulteriore porta. Sopra lo stipite campeggiava una targhetta con su scritto &amp;quot;Stanza di Preparazione Biologica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;interno non si vedeva l&#039;ombra di un solo membro del giornale. Toogaito si affrettò a specificare: «Di norma contiamo quattro membri attivi, ma oggi ci sono solo io, rimasto a buttare giù qualche linea guida in vista del Festival Kanya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Mancavano la bellezza di due mesi e mezzo da oggi.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Qual è l&#039;esatta differenza tra voi e il normale Club di Giornalismo?» chiese Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito rispose con affabilità: «Al Liceo Kami circolano tre distinte testate. Il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039;, distribuito nelle aule bimestralmente; le &#039;&#039;Notizie del Consiglio Studentesco&#039;&#039;, affisse in bacheca; e il &#039;&#039;Mensile del Liceo Kami&#039;&#039;, esposto nella bacheca all&#039;ingresso. Noi siamo i responsabili del &#039;&#039;Mensile&#039;&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E gli altri?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039; è gestito dal Club di Giornalismo, mentre le &#039;&#039;Notizie&#039;&#039; sono a cura del Consiglio Studentesco. Tuttavia, noi vantiamo la tradizione più longeva. Il &#039;&#039;Mensile&#039;&#039; sta per raggiungere la quattrocentesima uscita.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattrocento uscite, eh? A quanto pare, oltre a noi sventurati, anche il Club del Giornale Murale porta sulle spalle il fardello di una tradizione infinita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non sembrano essere in questa stanza» concluse laconica Ibara, dopo essersi passata in rassegna l&#039;intero laboratorio. Essendo la stanza spoglia e ordinata, l&#039;unico nascondiglio plausibile rimaneva lo stanzino annesso. Chiesi l&#039;autorizzazione: «Le spiace se diamo una rapida controllata anche nella Stanza di Preparazione?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, fate pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ottenuto il via libera, varcai la soglia. Un forte fruscio di fogli di carta svolazzanti, sovrapposto al ronzio meccanico di un piccolo motore, mi investì all&#039;istante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come ampiamente prevedibile, la Stanza di Preparazione era un ambiente claustrofobico. In origine concepita per stipare attrezzature didattiche, ospitava ormai solo file di vecchi microscopi polverosi ed era stata convertita in un ripostiglio abusivo del Club del Giornale Murale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era in bella mostra una macchina fotografica da dilettanti, un set di pennarelli, scatoloni di cartone accatastati di fianco a una fotocopiatrice e un misero altoparlante. Tuttavia, a calamitare i nostri sguardi fu l&#039;improbabile tavolo da lavoro al centro dello stanzino: una spessa asse di compensato in equilibrio su un enorme scatolone rovesciato. Sparpagliati sopra il piano giacevano svariati fogli formato B1 ricoperti di fitti geroglifici, tenuti assieme da un astuccio metallico usato come fermacarte. Il fastidioso fruscio era causato proprio da quei fogli sollevati dal vento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vento?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era una corrente d&#039;aria inspiegabile. Benché la finestra di fronte fosse parzialmente aperta, la fonte proveniva dall&#039;interno. Un piccolo e compatto ventilatore elettrico era stato posizionato davanti al tavolo, puntato verso la finestra, con la velocità impostata al massimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma il getto d&#039;aria non investiva solo i fogli. Appesa alla maniglia della finestra c&#039;era la camicia estiva maschile della divisa. Se ne stava lì, a sventolare come uno straccio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, che idea ti sei fatto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai indietro per ritrovare Chitanda e Ibara impalate sulla soglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah, già. Noi eravamo lì per cercare una cassaforte, dopotutto.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, con un tale ammasso di carabattole stipate in una metratura così ridicola, perquisire a fondo lo stanzino era un&#039;impresa disperata. Basandomi su una semplice indagine visiva, non c&#039;era traccia di nulla che assomigliasse a una grossa cassaforte blindata. Doveva trattarsi di una massiccia scatola metallica dal sapore retrò. Forse ci avevo persino posato gli occhi sopra senza identificarla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Incrociai le braccia al petto, uscii dallo sgabuzzino e mi rivolsi a Toogaito, rimasto in un angolo a osservarci teso: «È per caso a conoscenza del motivo per cui l&#039;anno scorso le sedi dei club siano state riassegnate all&#039;improvviso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. Probabilmente la direzione voleva colmare i vuoti lasciati dai club soppressi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E quanti scatoloni ha dovuto trascinare qua dentro quando vi siete insediati?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito ci pensò su. «...Ora che ci penso, quanti accidenti di scatoloni ci siamo portati dietro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Gli scatoloni impilati qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, proprio quelli.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco. Allora deve trovarsi proprio lì.&#039;&#039; Avevo quasi commesso il madornale errore di scordarmi che anche i Toogaito facevano parte dell&#039;élite cittadina. Inquadrando la faccenda attraverso la lente della sua precaria posizione sociale, ogni tassello andava miracolosamente a posto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo ormai la certezza di dove fossero occultate le antologie. Il vero problema ora era come recuperarle senza fare un disastro... Credo che l&#039;unica via d&#039;uscita sia tendergli una trappola in piena regola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai per affrontarlo faccia a faccia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, considerata la mole imbarazzante di cianfrusaglie, rovistare alla cieca si rivelerebbe un lavoro estenuante per noi e dannoso per voi. Mi rendo conto di recarle l&#039;ennesimo disturbo, ma le dispiacerebbe se andassimo a chiamare Ooide-sensei per farci aiutare a ispezionare l&#039;aula a fondo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito, che fino a quel momento aveva mantenuto una maschera di imperscrutabile pacatezza, strabuzzò gli occhi perdendo il controllo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...No. Vi ho già detto chiaramente di non toccare assolutamente nulla qui dentro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le assicuro che rimetteremo ogni singolo oggetto al proprio posto. La prego, ci lasci perquisire la stanza come si deve.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho detto di NO!» sbraitò a pieni polmoni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, mi scusi, mi scusi tanto, Toogaito-senpai. Va bene così, immagino non ci sia nulla da fare.» balbettò Chitanda in preda al panico, mentre lui continuava a inveire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono già sommerso di lavoro fino al collo oggi! Con quale coraggio pretendete di mettere a soqquadro la MIA sede alla ricerca di roba inesistente? Le vostre stupide antologie non sono qui, quindi fateci il sacrosanto favore di andarvene fuori dai piedi, ora!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre dava spettacolo, io mi limitavo a scrutarlo con occhi di ghiaccio. Come volevasi dimostrare, era appena caduto con tutte le scarpe nella mia trappola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puntai il mio sguardo su di lui, stampandomi in faccia un sorriso fin troppo amichevole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, per essere precisi, il nostro reale interesse ruota attorno al contenuto di una vecchia cassaforte per reagenti chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Cosa diavolo...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Gli arretrati dovrebbero essere stati chiusi proprio all&#039;interno di quella cassaforte. Ma se lei ci assicura che qui non c&#039;è, allora deve essere per forza così. Non arrecheremo ulteriore disturbo in un momento così delicato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quel punto cancellai ogni traccia di sorriso dal mio volto e affondai il colpo di grazia: «A proposito, noi ora ci dirigiamo in biblioteca. Se, per qualche miracoloso caso, dopo la nostra partenza dovesse imbattersi casualmente in queste antologie... le saremmo infinitamente grati se fosse così cortese da portarcele di persona nell&#039;Aula di Geologia. Lasceremo la porta aperta in attesa del suo arrivo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia proposta velatamente minatoria lo mandò su tutte le furie; il suo volto si deformò in una maschera d&#039;odio. Prese a fulminarmi con gli occhi, quasi volesse incenerirmi. Io incassai lo sguardo come se mi stesse offrendo un tè. Dopotutto, non ho mai sentito dire di nessuno morto per aver ricevuto un&#039;occhiata carica di risentimento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«B-brutto bastardo, ma come diavolo hai...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è qualche problema, senpai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riprendendo faticosamente il controllo, si morse la lingua, ingoiando gli insulti. Poi esalò un lunghissimo sospiro, costringendosi a indossare di nuovo i panni dello studente modello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Se per caso dovessi trovarle, ve le porterò su io.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le siamo immensamente debitori... Vogliamo togliere il disturbo, Chitanda, Ibara?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con ogni probabilità incapaci di decifrare il macabro teatrino appena andato in scena, le due ragazze annuirono stranite e mi seguirono fuori in silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, si può sapere cosa è appena successo lì dentro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ve lo spiego con calma dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma prima che la porta potesse richiudersi, una voce strozzata mi richiamò da dietro: «Ehi tu, primino. Non mi hai ancora degnato del tuo nome.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai a metà e replicai con l&#039;indifferenza di chi sta leggendo l&#039;elenco telefonico: «Houtarou Oreki... Sincere scuse per i modi di poco fa, senpai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta giunti nel lungo corridoio coperto che collega l&#039;Ala Speciale all&#039;Edificio Principale, mi lasciai cadere con la schiena contro la parete. Visto che stavo chiaramente temporeggiando, le ragazze colsero l&#039;occasione per interrogarmi: «Oreki, non so a che gioco tu stia giocando, ma non dovevamo andare in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Agitai mollemente la mano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. Tanto non ce n&#039;è assolutamente bisogno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Continuo a non capirci un&#039;acca. E allora perché diavolo ce ne stiamo qui a bivaccare invece di tornare all&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non possiamo. Dobbiamo dargli un altro po&#039; di tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara borbottò tra i denti un &amp;quot;Cosa diamine avrà in mente questo svitato&amp;quot;, fissandomi con uno sguardo traboccante di scetticismo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda prese il posto di Ibara nell&#039;interrogatorio: «Oreki-san, ti sei accorto che Toogaito-senpai era livido di rabbia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mi è sembrato di intuirlo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente, sarei felicissima se quegli arretrati saltassero davvero fuori, ma forzare la mano e costringerlo in quel modo meschino...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Costringerlo in modo meschino? Gli ho solo rivolto una ragionevolissima richiesta d&#039;aiuto tra compagni di scuola.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aprì e chiuse la bocca a vuoto. In fondo, l&#039;unica cosa che avevo verbalizzato era di darci una mano a cercare e portarcele su nel malaugurato caso le trovasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, ma era davvero furibondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lo era per davvero?» la imbeccai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò un sopracciglio: «Ora che mi ci fai pensare, dopo che Oreki gli ha lanciato quella proposta-ricatto, la sua sfuriata d&#039;ira suonava forzata, quasi come se stesse recitando una parte scritta male.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Oh, allora se n&#039;è accorta pure lei.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dici davvero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pareva, Chitanda brancolava ancora nel buio pesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diedi una rapida sbirciata all&#039;orologio da polso. Erano passati tre minuti... Dovremmo esserci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi staccai dal muro e lanciai l&#039;esca: «Chitanda, mi ricordi quanto è nota e influente la famiglia Toogaito in città?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lei inclinò la testa, non riuscendo a capacitarsi del motivo della mia domanda, ma rispose comunque: «I Toogaito? Esercitano un&#039;influenza mastodontica negli ambienti accademici. Vantano esponenti nel Provveditorato, oltre a presidi e svariati professori inseriti in posti chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Adesso il quadro è completo.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere che fine hanno fatto le antologie?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Replicai secco: «Direi che è giunto il momento di tornare alla base.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si scambiarono un&#039;occhiata di smarrimento. Io mi limitai a sorridere sotto i baffi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così giungemmo nuovamente all&#039;Aula di Geologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, eccole qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come avevo previsto. Sulla cattedra troneggiava una pila ordinata di decine di quadernetti sottili. Non riuscii a trattenermi dal stringere il pugno in segno di vittoria. È una sensazione indescrivibilmente appagante quando un piano fila liscio come l&#039;olio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono... arrivate fin qui da sole? Come diavolo è fisicamente possibile?» farfugliò Ibara, precipitandosi incredula verso la cattedra. Afferrando con mano tremante il primo fascicolo, mormorò: «...Ragazzi, sono davvero gli arretrati delle antologie...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh, eeoh!? Eru, ti prego, fa&#039; vedere subito anche a me!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sputa il rospo, Oreki. Come hai fatto a fargli fare il fattorino? Sapevi per caso qualcosa che ci hai tenuto nascosto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tono inquisitorio e minaccioso di Ibara mi faceva sentire sotto processo. Non essendo mai stato un drago nello svicolare dalle domande scomode, mi appoggiai svogliatamente al banco più vicino e confessai la nuda e cruda verità: «L&#039;ho semplicemente ricattato un pochino, tutto qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ricattato? Hai ricattato il presidente in carica del Club del Giornale Murale?!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep. Senti, Ibara, ti spiacerebbe urlare un po&#039; meno i miei crimini ai quattro venti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara storse la bocca in una smorfia stizzita. «Tsk. Guarda che non ho intenzione di andarlo a spifferare al primo che passa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ne sono felice, ma converrai con me che le tue doti di discrezione non infondano molta sicurezza. Il fatto che l&#039;illustre Toogaito sia sceso a patti per fare da fattorino a un volgare primino deve restare un segreto di stato. Mi farebbe troppa pena vedergli rovinata la reputazione se la voce iniziasse a circolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti ho detto che non aprirò bocca... E se non ti fidi, me ne farò una ragione se deciderai di tenerti per te l&#039;intero spiegone di questo stupido trucco» ringhiò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era improbabile che stesse mentendo. Per Chitanda, il discorso era opposto: saziare la sua morbosa curiosità non figurava tra le mie priorità. Se si fosse resa conto che le mie spiegazioni avrebbero generato rogne, avrebbe sicuramente optato per tapparsi le orecchie. È proprio il genere di autolesionismo mentale in cui eccelle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, dopo aver testato le acque, mi convinsi che fosse un rischio accettabile confidare loro il trucco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scusa per la mancanza di fiducia. Comunque, Ibara, non ti è saltato all&#039;occhio quanto fosse bizzarro che Toogaito si fosse barricato a chiave in pieno pomeriggio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Probabilmente non voleva ficcanaso in giro. Non ha forse detto di essere alle prese con le stesure finali?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E allora che mi dici dell&#039;allestimento nella Stanza di Preparazione? Perché diavolo accendere un ventilatore sparato al massimo quando la finestra era già spalancata a quell&#039;ora?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse stava crepando di caldo, non ti pare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In tal caso, gli sarebbe bastato posizionare il ventilatore di fianco alla finestra per farsi arrivare l&#039;aria addosso. Eppure, l&#039;apparecchio era piazzato esattamente di fronte alla finestra, puntato verso l&#039;esterno. Con l&#039;aria sparata in quella direzione, sarebbe bastato uno starnuto per far volar via quei fogli impilati in equilibrio precario.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si scompigliò i capelli corti con un gesto stizzito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E quindi, dove vuoi andare a parare con questa fiera delle ovvietà?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Possibile che tu non ci sia ancora arrivata? Non capisci l&#039;intento dietro le assurde contromisure adottate da Toogaito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, se me la metti giù così, credo di aver afferrato il concetto. Stava cercando di ventilare forzatamente lo stanzino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le feci l&#039;occhiolino e sollevai il pollice in segno di tacita approvazione. Neanche a dirlo, Ibara trovò il mio siparietto di dubbio gusto e distolse lo sguardo, scocciata a morte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, la domanda da un milione di dollari è: perché mai si stava accanendo per ventilare l&#039;ambiente? O per essere più precisi: cosa stava combinando il rampollo Toogaito, fiero esponente di un&#039;illibata dinastia di stimati educatori, barricato in solitudine nell&#039;aula del suo club, per giunta sorvegliata a vista da una sofisticata rete di sensori a infrarossi piazzata nel corridoio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«F-ferma un attimo la giostra! Quali diavolo di sensori a infrarossi? Ma in che razza di spy story di serie Z credi di essere finito?!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah, è vero, mi ero totalmente dimenticato di fornirle questo minuscolo dettaglio.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non hai mai visto le squallide televendite di quei negozi di cineserie assortite? Poco tempo fa svendevano a pochi spiccioli proprio quei minuscoli sensori che fanno scattare gli allarmi di sicurezza.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E dove diamine li avresti avvistati?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Piazzati strategicamente alla base del muro del corridoio, in prossimità della porta. Erano camuffati, verniciati di bianco per fondersi con le pareti. La fortuita scoperta di un altoparlante collegato all&#039;interno della Stanza di Preparazione ha fugato ogni mio dubbio logico sulla loro funzione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia e sputò: «Sei un autentico svitato, te lo concedo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di trattarmi come un reietto asociale... Comunque, dov&#039;eravamo rimasti? Ah sì, allertato dal cicalino dell&#039;imminente arrivo di seccatori, per quale diamine di motivo avrebbe dovuto rischiare di far volar via i suoi preziosi appunti solo per far prendere aria alla stanzetta? Nessuna ipotesi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si prese un momento per soppesare l&#039;indovinello, poi sbottò con incredulità: «...Non mi dirai che stava cercando di mascherare un qualche tipo di fetore sospetto...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Battei ritmicamente e con sarcasmo le mani due o tre volte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«BINGO. Stava compiendo l&#039;impresa di dissipare velocemente un odore persistente. Analizzando la farsa da questa prospettiva, la sua malsana propensione per i deodoranti pungenti si smaschera per quello che è: un disperato tentativo di copertura olfattiva. Dunque, qual era questo misterioso odore? E per la cronaca: no, non stiamo parlando di narcotici o droghe esotiche.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, potrebbe per caso essere...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Nostro signore del club stava molto banalmente fumando. L&#039;intero ambaradan era stato architettato al solo scopo di potersi viziare in pace. Considerando che è l&#039;erede designato di un prestigioso clan, ti lascio immaginare quale letale scandalo mediatico sarebbe scoppiato se fosse stato pizzicato. I Toogaito sono i pilastri dell&#039;educazione liceale in zona.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco perfettamente. Ma bisogna ammettere che si è smazzato una fatica titanica e ridicola per imbastire tutta questa baracca da quattro soldi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Esatto. È la stessa considerazione che ho elaborato anch&#039;io.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A pensarci bene, era apparso visibilmente scosso non appena aveva realizzato che Chitanda era l&#039;erede legittima dell&#039;intoccabile clan Chitanda. Deve essergli balenata l&#039;agghiacciante consapevolezza che se un esponente di spicco avesse fiutato i suoi altarini, le già tese relazioni diplomatiche tra le loro famiglie avrebbero subito un colpo durissimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In fin dei conti, eravamo drammaticamente al corrente di quanto fossero iper-sensibili i recettori sensoriali di Chitanda. Se la nostra amica non avesse avuto l&#039;enorme sfortuna di beccarsi un forte raffreddore estivo proprio oggi, non sarebbero bastate correnti d&#039;aria a velocità supersonica per depistarla dal pungente lezzo di tabacco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, d&#039;accordo, ma sfugge ancora alla mia limitata comprensione la logica contorta che lo spinge a un rischio così stupido pur di potersi fumare mezza sigaretta in santa pace all&#039;interno del perimetro scolastico. Sei finalmente appagata da questa estenuante spiegazione logica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;udire quelle mie parole sprezzanti, lo sguardo di Ibara subì una repentina metamorfosi. &#039;&#039;Oh-oh, eccola che sfodera il suo inconfondibile sguardo da inquisitrice.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senti un po&#039;, cervellone. La mia originaria domanda verteva unicamente sul capire come diamine Toogaito avesse fisicamente fatto arrivare fin qui quelle maledette antologie per magia. Okay, ho inteso perfettamente il diabolico piano che hai orchestrato ricattandolo per costringerlo a farci da galoppino, ma... hai miseramente omesso di spiegarmi DOVE diavolo le tenesse nascoste fino a cinque minuti fa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco, devo aver colpevolmente saltato a piè pari quella fase cruciale.&#039;&#039; Rimediai alla mia sbadataggine: «Dovevano per forza trovarsi all&#039;interno della famosa cassaforte dei chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«O-re-ki!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, calmati... mica ti sto prendendo in giro! Il fulcro del problema risiedeva proprio nello scoprire l&#039;esatta ubicazione di quella stramaledetta cassaforte. Hai presente quando Toogaito si è lasciato sfuggire di bocca quel ridicolo passo falso sul presunto &#039;trasloco compulsivo di scatole di cartone&#039; nel maldestro tentativo di giustificarsi a vanvera? Non sussisteva alcun motivo per sparare una frottola colossale su un dettaglio così irrilevante. Quindi sono giunto alla pacifica deduzione che, con ogni probabilità statistica, la maledetta cassaforte blindata stazionasse da qualche parte all&#039;interno della sua aula.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Peccato che non ce ne fosse la minima ombra visibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tu non l&#039;abbia vista troneggiare in mezzo alla stanza non implica magicamente che non ci fosse. Ti è sfuggita perché era stata occultata con astuzia e ingegno. Sto parlando della massiccia cassaforte fisica in sé, non solo dei quadernetti sfigati che conteneva.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciai volutamente che Ibara elaborasse mentalmente quell&#039;affermazione, e proseguii: «Se ne evinceva che le introvabili antologie se ne stavano tranquillamente occultate insieme alla cassaforte. Quanto al movente del perché l&#039;avesse nascosta con tale e tanta cura... era semplicemente perché la sfruttava come nascondiglio segreto per stoccarci dentro le sigarette e le prove del reato. Non ti è saltato all&#039;occhio l&#039;anomalo fatto che, pur avendo fiutato l&#039;inganno, non avessimo avvistato in giro manco l&#039;ombra di un accendino o di un posacenere? Era l&#039;ovvia conseguenza dell&#039;aver sigillato con cura maniacale l&#039;intero arsenale del fumatore all&#039;interno della cassaforte corazzata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci una pausa per enfatizzare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non avevi notato l&#039;espressione di puro e sincero terrore sul suo volto quando ho bonariamente suggerito di tirare in ballo Ooide-sensei e ispezionare minuziosamente la stanza? Insomma, se mi si chiedesse di scommettere su dove diamine fosse nascosta l&#039;ingombrante bestia metallica, la mia banconota da mille yen andrebbe sparata su quell&#039;improbabile e instabile tavolinetto improvvisato, costruito con un enorme scatolone rovesciato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al termine della mia lunga esposizione accusatoria, lasciai andare un profondo sospiro di liberazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero intimamente cosciente di aver tirato un colpo sporco e meschino a Toogaito, mettendolo scientificamente con le spalle al muro. Certo, non covavo la malvagia intenzione di smascherare in pubblico il suo squallido segreto: dopotutto siamo umani e chiunque su questo pianeta ha i propri scheletri stipati nell&#039;armadio. A me per primo roderebbe all&#039;inverosimile se i miei altarini venissero dati in pasto ai leoni. Diciamo solo, per sua sfortuna e quieto vivere, che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara, a cui avevo sprecato prezioso fiato nel rivolgere fino a quel momento l&#039;estenuante monologo esplicativo, scoccò una rapida occhiata di sbieco. Seguendo la direzione del suo sguardo, realizzai con colpevole ritardo l&#039;inquietante e ingombrante presenza dell&#039;unica persona in quella stanza che avrebbe dovuto saltellare e sommergermi di pressanti domande. Mi voltai per fronteggiarla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda se ne stava impalata a fissare la pila di antologie sulla cattedra. Era letteralmente imbambolata, senza nemmeno essersi presa la briga o l&#039;impazienza di aprirne mezza. Il suo sguardo, carico di insopportabile serietà, era la copia carbone di quello che mi aveva intimorito al caffè. Sembrava completamente avulsa dalla realtà, quasi come se non mi avesse affatto sentito chiamarla a voce alta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché la fanciulla pareva non voler sentire, scollai a fatica le chiappe dal tavolo su cui mi ero mollemente sdraiato e mi avvicinai per assestarle un delicato colpetto sulla spalla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è per caso qualcosa che ti turba?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, scusami, Oreki-san... Ti prego, dai un&#039;occhiata a questo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così dicendo, mi allungò mollemente una delle antologie che aveva prelevato in cima alla pila.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di un quadernetto dallo spessore a dir poco misero, che ricalcava approssimativamente le scarse proporzioni e la banalità estetica dei soliti, anonimi &amp;quot;Campus Notebook&amp;quot; da cartoleria. Le pagine che lo componevano, tuttavia, risultavano rilegate a mano tra loro con una certa sorprendente eleganza. Di sicuro si erano affidati a mani esperte per partorire e stampare questi fascicoletti. La copertina era rivestita in similpelle di una squallida sfumatura di marrone e, stampato in primo piano, spiccava l&#039;inquietante dipinto a china di un cane e di una lepre schizzati in modo bizzarro, deformati ed esasperatamente stilizzati a mo&#039; di macabra vignetta satirica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Svariate lepri deformi andavano a formare un macabro anello esterno a incorniciare la scena, e intrappolati in quella bizzarra e sinistra arena improvvisata, proprio al centro esatto, lottavano all&#039;ultimo sangue un cane e un&#039;altra lepre intenti a sbranarsi e mutilarsi vicendevolmente. I letali e aguzzi canini dell&#039;orrido mastino sprofondavano brutalmente nel morbido busto dell&#039;inerme lepre, quasi nell&#039;intento feroce di farla a pezzi, squartarla e smembrarla...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;5 - Il sigillo nascosto del prestigioso Club di Letteratura Classica&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene il Liceo Kamiyama offra programmi di studio orientati agli esami di ammissione all&#039;università, non si sforza più di tanto per scalare le classifiche nazionali. Organizza simulazioni per i futuri universitari solo un paio di volte l&#039;anno e non prevede corsi estivi di recupero. Tutto sommato, si respira un&#039;atmosfera piuttosto rilassata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciononostante, perfino al Kamiyama si tengono i regolari esami di fine quadrimestre. E se la vita di un liceale dovesse davvero essere &amp;quot;color rosa&amp;quot;, allora le aule d&#039;esame ne rappresenterebbero il predatore naturale. Le attività del Club di Letteratura Classica avevano quindi subito una battuta d&#039;arresto, essendo severamente vietato frequentare i circoli durante la sessione di test. Anche se, a dirla tutta, non è che avessimo chissà quali mansioni da sbrigare; dovevamo banalmente riconsegnare la chiave dell&#039;aula in segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era l&#039;ultimo giorno di esami. Me ne stavo sdraiato sul letto in camera mia, a fissare il soffitto. E come al solito, non c&#039;era assolutamente nulla di nuovo in quell&#039;infinita distesa bianca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In termini di risultati accademici, i membri del Club di Letteratura Classica avevano offerto uno spaccato interessante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Partiamo da Satoshi Fukube. Pur essendo un&#039;enciclopedia vivente di nozioni inutili, non nutre il benché minimo interesse per lo studio canonico. Dato che gli esami sono finiti oggi, non so dire con esattezza come sia andato, ma so per certo che nei test di metà semestre ha fatto pena. All&#039;epoca si era giustificato dicendo: «È solo perché ero troppo impegnato a studiare il motivo per cui i giapponesi oggigiorno non scrivono più i kanji in stile corsivo». Se Satoshi ritiene che una cosa sia importante, allora per lui lo è abbastanza. Senza offesa, ma a lungo termine suona come una sciocchezza monumentale. Anche se dubito che a lui importerebbe un bel niente del mio parere: se lo definissi uno &amp;quot;spirito libero&amp;quot;, probabilmente la prenderebbe come un complimento. Per farla semplice, è solo un adorabile sciocco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi c&#039;è Mayaka Ibara, che pur facendo formalmente parte del Club di Ricerca sui Manga, si è unita a noi solo per continuare a ronzare attorno a Satoshi. Lei rientra di diritto nella categoria degli sgobboni. Essendo solita ripassare minuziosamente ogni errore, i suoi voti la collocano nella metà superiore della classifica. Tuttavia, dedicare tutto quel tempo a uno studio forsennato non sembra migliorarne le medie in modo sostanziale. In poche parole, Ibara è nevrotica; una perfezionista cronica. Per quanto la sua lingua possa essere tagliente, il suo punto debole è l&#039;essere troppo ossessionata dal trovare la risposta impeccabile. Sospetto applichi questi stessi standard spietati anche a se stessa, nella vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine c&#039;è Eru Chitanda, che svetta su tutti noi con punteggi altissimi. Un rapido sguardo alla bacheca dei risultati ha rivelato che si è classificata sesta nell&#039;intero istituto. Eppure, non sembrava affatto soddisfatta, né dei voti né del curriculum liceale in sé. Una volta mi ha detto che non le bastava imparare singole nozioni: lei voleva &amp;quot;comprendere l&#039;intero sistema&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non avevo la più pallida idea di cosa diamine intendesse, ma capivo bene perché fosse così ostinata nel saziare la propria curiosità. Prendiamo il caso di suo zio: probabilmente il suo vero scopo è comprendere l&#039;intero &amp;quot;sistema&amp;quot; che ruota attorno alle parole che lui le disse anni fa. È il tipo di persona disposta a tutto pur di risalire alla causa scatenante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto mi riguarda, i miei voti erano la normalità assoluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su trecentocinquanta studenti del mio anno, mi sono classificato centosettantacinquesimo. Sembrava quasi uno scherzo del destino: spaccavo esattamente a metà la classifica. Non mi importava che la curiosità di Chitanda le fruttasse ottimi voti o che le eccentricità di Satoshi lo penalizzassero, né compativo Ibara per le sue frustrazioni da perfezionista. Sebbene non fossi così menefreghista da non aprire un libro, il mio livello di studio era &amp;quot;tiepido&amp;quot;, per usare un eufemismo. Mi collocavo giusto al di sotto del fiore all&#039;occhiello e al di sopra del fondo del barile. Non nutrivo il minimo desiderio di salire o di scendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco. Dev&#039;essere per questo che Satoshi sostiene di non riuscire ad associare altro colore se non il grigio alla mia vita liceale.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, il colore di una vita non si limita ai soli risultati accademici. Ci sono i club, lo sport, gli hobby, l&#039;amore... tutte quelle cose che costituiscono la nostra umanità. Dopotutto, si dice spesso che non si può vedere la foresta se si guarda solo il singolo albero, e un singolo voto non definisce il quadro generale. Sebbene il dizionario definisca la giovinezza &amp;quot;color rosa&amp;quot;, queste rose dovrebbero comunque essere piantate nel terreno giusto per poter sbocciare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diciamo solo che io non sono affatto il terriccio più adatto per farci crescere delle rose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre me ne stavo steso sul letto perso in queste elucubrazioni, sentii un rumore provenire dal piano di sotto. Sembrava il tonfo della posta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo essermi accertato che si trattasse effettivamente di una lettera, rimasi allibito. La busta era decorata con le inconfondibili strisce rosse, blu e bianche della posta aerea internazionale. Controllato il mittente, giunsi alla logica conclusione che l&#039;unica persona al mondo in grado di spedire roba simile a casa Oreki fosse Tomoe. Da dove l&#039;aveva spedita stavolta... da Istanbul?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aprii la busta lì su due piedi e all&#039;interno trovai diverse lettere, una delle quali era indirizzata a me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Caro Houtarou,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento mi trovo a &#039;&#039;&#039;Istanbul&#039;&#039;&#039;. A causa di un paio di imprevisti sono rintanata nel consolato giapponese, quindi non ho ancora avuto modo di visitare granché della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono sicura che sia un posto magnifico. Se potessi usare una macchina del tempo e visitare questo luogo nel passato, credo che mi piacerebbe provare a chiudere le porte della città con le mie mani, forse finirei persino per cambiare la storia. Ma non sono una storica, quindi non sono brava a speculare sui &amp;quot;cosa sarebbe successo se&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È un viaggio molto interessante. Sono certa che tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui senza alcun rimpianto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A proposito, come procede con il Club di Letteratura Classica? I membri sono aumentati?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non scoraggiarti, anche se ci fossi solo tu! La solitudine aiuta l&#039;uomo a diventare più forte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se invece ci sono altre persone, eccellente. Aiuta a migliorare l&#039;interazione con il prossimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, ti scrivo perché c&#039;è una cosa che mi preme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avete già iniziato a lavorare alla pubblicazione dell&#039;antologia? Il club ne pubblica sempre una ogni anno, quindi mi chiedevo se aveste intenzione di portare avanti la tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se lo state facendo, immagino sarete a corto di idee su cosa diamine scrivere. Dopotutto, le vecchie antologie non sono conservate nella biblioteca dell&#039;istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovreste riuscire a trovare i numeri passati all&#039;interno di una vecchia cassaforte per reagenti chimici nell&#039;aula del club. La serratura è già rotta, quindi vi basterà forzarla per aprirla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti chiamo quando arrivo a &#039;&#039;&#039;Pristina&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con affetto,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tomoe.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rintanata nel consolato giapponese? Si può sapere in che razza di guaio ti sei cacciata questa volta, sorellona? Comunque, non che la cosa mi preoccupi più di tanto: i dettagli dell&#039;incidente saranno sicuramente scritti nella lettera indirizzata a nostro padre. E dove avevo già sentito nominare Pristina? Non riuscivo a ricordarlo. Trattandosi delle mete di mia sorella, sarà senza dubbio l&#039;ubicazione di qualche antico campo di battaglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, non potei fare a meno di sospirare profondamente. Mia sorella dispone per caso di una rete di spionaggio segreta per raccogliere informazioni su di me? Oltretutto, non sapevo che il club nascondesse in gran segreto i propri arretrati di generazione in generazione. Eppure, stavamo proprio cercando quelle benedette antologie senza aver la minima idea di dove potessero essere finite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Erano passati pochissimi giorni da quando Chitanda mi aveva affidato il suo gravoso incarico personale, anche se le restava in sospeso il suo dovere in quanto presidente: la pubblicazione dell&#039;antologia. Chitanda era parsa sinceramente afflitta scoprendo che l&#039;archivio della biblioteca non disponeva dei numeri arretrati; se mia sorella aveva ragione, questa dritta ci sarebbe stata di enorme aiuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se lo scopo in sé è ottenere il risultato, allora conseguire tale risultato soddisferà lo scopo.&#039;&#039; Pur avvertendo che a questa fastidiosa massima si stesse aggiungendo un ulteriore strato di seccature, mi sembrava crudele tenere un&#039;informazione del genere per me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come al solito, Tomoe si intrometteva nella mia vita per complicarla. Ficcai rassegnato la lettera nella tasca dei pantaloni della divisa e chiusi l&#039;armadio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;indomani, finite le lezioni, mi diressi verso l&#039;aula del club. Il clima era sorprendentemente piacevole per essere una giornata post-esami, al punto che chiunque sarebbe stato dell&#039;umore giusto per partecipare alle attività pomeridiane. Dal campo sportivo si levavano le urla delle squadre, mentre si udivano distintamente le melodie della Banda di Ottoni e del Club di Musica Leggera. Sebbene i club sportivi fossero solitamente i più in vista, il Festival Kanya era rinomato per l&#039;incessante turbinio di eventi organizzati dai circoli culturali. In questo momento della giornata, l&#039;Ala Speciale doveva essere letteralmente formicolante di studenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è proprio nell&#039;angolo più alto e remoto di quest&#039;ala che si trova l&#039;Aula di Geologia, dove mi attendevano Chitanda e Ibara. Pur essendosi conosciute solo in occasione del caso in biblioteca, sembrava andassero già d&#039;amore e d&#039;accordo. Oggi erano sedute l&#039;una di fronte all&#039;altra, nel bel mezzo di una fitta conversazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendo ormai arrivata l&#039;estate, le uniformi a maniche corte donavano loro un&#039;aria fresca. Le braccia abbronzate di Ibara facevano un netto contrasto con quelle candide e pallide di Chitanda. Eravamo già nella stagione in cui il sole picchia duro, eppure sembrava che la nostra signorina fosse del tutto immune alla melanina. Inclinai la testa per cercare di cogliere di cosa diavolo stessero discutendo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, gli articoli che scriveremo dovranno essere inerenti all&#039;argomento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vuoi dire che potremmo contare sull&#039;aiuto di esterni per riempire la nostra antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non preoccuparti per questo, credo di potermi muovere tramite le mie conoscenze nel Club di Ricerca sui Manga per avere dei contributi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riusciresti a fare una cosa del genere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, stanno parlando dell&#039;antologia, eh? Beh, buona fortuna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;improvviso, il corpo di Chitanda si irrigidì e si coprì in fretta il viso con le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che le prende?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Starnutì. Lo fece in un modo composto e silenzioso, d&#039;altri tempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù! Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chi-chan? Hai preso freddo? O è un&#039;allergia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ah, adesso sto un po&#039; meglio. È davvero imbarazzante, ma mi sa di aver preso un raffreddore estivo...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, un raffreddore in piena estate è tosto da smaltire. A pensarci bene, la sua voce suonava decisamente più nasale del solito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di palesarmi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, Ibara.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, Oreki-san.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara, sicuro che al Club di Ricerca sui Manga stia bene che tu te ne stia a poltrire qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, è tutto sistemato. Cosa c&#039;è, hai per caso qualche problema con la mia presenza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;E perché dovrei?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di saltare i convenevoli. Andai dritto al sodo, estraendo la lettera di mia sorella.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come sapete, mia sorella faceva parte del Club di Letteratura Classica. Ieri mi ha scritto indicandomi l&#039;esatta ubicazione degli arretrati della nostra antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo puramente confuso. Sembrava non aver ancora processato l&#039;informazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«So dove possiamo trovare i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si morse le labbra sottili più volte, come se stesse lottando per trovare le parole giuste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È...» Era talmente a corto di parole che sgranò completamente gli occhi. «È la verità!?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è. Cosa ci guadagnerei a mentirti, dopotutto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come a voler confermare intimamente ciò che le avevo appena detto, le labbra sottili di Chitanda si aprirono in un sorriso smagliante. Sebbene l&#039;elegante fanciulla del clan Chitanda non stesse esattamente sorridendo da un orecchio all&#039;altro, era lampante che fosse al settimo cielo. Persino se io ottenessi l&#039;oggetto dei miei sogni più reconditi, dubito sarei riuscito a fare una faccia del genere. In confronto a questa radiosa allegria, la Chitanda tormentata che avevo incontrato al caffè sembrava una persona completamente diversa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potevo sentirla sussurrare tra sé e sé, come in tranche: «Capisco, le antologie... Eheh, i numeri arretrati...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa Eru Chitanda può essere una persona davvero pericolosa se le si dà corda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Ibara inarcò le sopracciglia e contestò: «Ne sei assolutamente certo? Perché mai qualcuno dovrebbe scriverti una lettera internazionale al solo scopo di rivelarti un&#039;informazione simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ottima domanda. Nessuna persona sana di mente penserebbe mai di ricevere direttive su dove trovare scartoffie scolastiche tramite una lettera spedita da Istanbul. Ma questa era a tutti gli effetti una missiva di Tomoe, ed era fisicamente impossibile prevedere cosa diamine lei reputasse di vitale importanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il punto è che ho la lettera proprio qui, quindi potrete giudicare voi stesse se si tratta di una frottola o meno. Volete leggere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spiegai il foglio e lo appoggiai sul tavolo. Man mano che scorrevano le parole inchiostrate, calò un silenzio di tomba. La prima a romperlo fu Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...A tua sorella piace visitare la Turchia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A lei piace visitare il mondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai davvero una sorella straordinaria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene la sua proverbiale curiosità fosse stata stuzzicata dai passaggi più bizzarri del testo, non era su quello che volevo si concentrasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Sono certa che tra dieci anni ripenserò a ognuno dei giorni trascorsi qui senza alcun rimpianto.&#039;&#039; Ahh, che frase malinconica e profonda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Beh, concordo, ma non è nemmeno quello il punto.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a leggere, aprirono la bocca in contemporanea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...La cassaforte dei prodotti chimici?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Una cassaforte per reagenti chimici, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si guardò in giro nell&#039;Aula di Geologia, per poi portarsi le mani sui fianchi e gonfiare il petto. «Mmh, io qui dentro non vedo niente che assomigli a una roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Direi di no.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci voleva un genio per capirlo. Ma Chitanda, all&#039;improvviso, sembrava essersi fatta pallida come un lenzuolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh!? E a-allora d-dove sono le antologie...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan! Calmati, respira, calmati!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riguardo a chi Ibara stesse chiamando &amp;quot;Chi-chan&amp;quot;, non poteva esserci nessun&#039;altra se non Chitanda. Quell&#039;Ibara le aveva proprio affibbiato un nomignolo adorabile. Quindi la sua famigerata lingua tagliente non veniva utilizzata contro Eru, eh? Anche se, a dirla tutta, è fisiologicamente arduo provare ostilità verso una creatura come lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sventolai la lettera davanti alla faccia di una Chitanda ora più tranquilla:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda, questa lettera parla esplicitamente di una &amp;quot;vecchia cassaforte per i reagenti chimici nell&#039;aula del club&amp;quot;. Sono passati due anni da quando mia sorella si è diplomata. Molto probabilmente, da allora a oggi, l&#039;aula assegnata al circolo è cambiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah... Dici davvero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, Oreki, tu hai per caso idea di dove fosse l&#039;aula del club due anni fa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per evitare qualsiasi viaggio a vuoto o svista, mi ero assicurato di fare una capatina in sala professori prima di salire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho chiesto lumi al nostro insegnante supervisore: mi ha confermato che all&#039;epoca la sede era il Laboratorio di Biologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sei preparato per bene, a quanto vedo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Era la cosa più efficiente da fare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che insolito entusiasmo da parte tua.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Falso. Normalmente non sarei mai così proattivo per fare il lavoro sporco.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Laboratorio di Biologia si trova esattamente al piano di sotto. Ora che lo sappiamo, vogliamo andarci?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sentito ciò, Chitanda sgattaiolò fuori dalla porta alla velocità della luce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se c&#039;è qualcuno di davvero entusiasta in questo club, è senza dubbio lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Laboratorio di Biologia si trovava, come detto, proprio sotto l&#039;Aula di Geologia. Se l&#039;aula di Geologia, situata nell&#039;angolo estremo dell&#039;Ala Speciale, rappresentava la regione più remota del liceo, allora anche Biologia al terzo piano poteva essere considerata una zona periferica e morta. Pur avendo affermato che l&#039;Ala Speciale brulicava di studenti, c&#039;erano le dovute eccezioni. Nonostante nel corridoio principale ci fosse un gran viavai, il corridoio che conduceva alla nostra meta era costellato di aule vuote, e non c&#039;era nessun altro diretto da quelle parti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lungo il tragitto, Chitanda starnutì svariate volte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il raffreddore è davvero così forte?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vi prego, non preoccupatevi. Forse non riesco a smettere di starnutire, ma è solo colpa del mio naso sensibile... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Sì, certo. Se fossi stato al suo posto, mi sarei sentito uno straccio a forza di starnutire in quel modo.&#039;&#039; C&#039;era da aspettarselo dalla nostra signorina, capace di mostrare una modestia quasi stoica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camminando davanti a noi, Ibara voltò la testa all&#039;indietro:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, per caso hai tu la chiave di quest&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, pare l&#039;abbia già presa in prestito qualcun altro in segreteria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Etciù!... Questo significa forse che l&#039;Aula di Biologia è attualmente occupata da un altro club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A patto che non sia stata presa da uno sciocco qualunque per sbaglio, è un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san... è da maleducati dare dello sciocco alle persone a prescindere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi beccai una sgridata. Se si offendeva persino per una piccolezza del genere, né Satoshi né Ibara avrebbero avuto scampo con lei. Sorrisi amaramente e mi guardai attorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcosa appoggiato al muro del corridoio attirò la mia attenzione. Si trattava di una piccola scatola; essendo verniciata dello stesso colore bianco del battiscopa, risultava decisamente mimetizzata e invisibile a un occhio distratto. Guardando verso il lato opposto, notai un&#039;altra scatola identica. Che qualcuno le avesse dimenticate lì per sbaglio? Non sembrando roba di valore, smisi subito di prestarci attenzione. Chinarsi per raccogliere da terra un oggetto che vale meno di uno yen non è un&#039;impresa che valga la fatica: l&#039;energia spesa per il movimento equivale grosso modo a uno yen di sforzo fisico. È l&#039;abc del buonsenso per un risparmiatore di energie come me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eravamo giunti davanti alla porta del Laboratorio di Biologia. Mentre valutavo se fosse il caso di bussare, Chitanda aveva già allungato la mano verso la maniglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La porta non voleva saperne di aprirsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È chiusa a chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le due ragazze si voltarono all&#039;unisono verso di me: Chitanda con un&#039;aria genuinamente preoccupata, Ibara fissandomi con gelida supponenza. &#039;&#039;È una vera seccatura avere gli occhi puntati addosso in questo modo accusatorio.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guardate che non ce l&#039;ho davvero io la chiave, eh. Quindi non ho la più pallida idea del perché la porta sia bloccata dall&#039;interno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara provò a forzare la maniglia una seconda volta, ottenendo in risposta solo lo scricchiolio metallico della serratura. Con tempismo perfetto, Chitanda pronunciò le parole che mi stavano per uscire di bocca: «...Di nuovo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già, di nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi-chan, cosa intendi dire?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Uhm, ecco, ci è successa una cosa molto simile in aprile...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dubito che Chitanda se ne sia resa conto, ma a quanto pare le porte delle aule del Liceo Kami sono maledette. Mentre riassumeva a Ibara il famoso incidente di aprile, iniziai a spremermi le meningi su come sbrogliare la situazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ed è esattamente così che è andata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, quindi Oreki è riuscito a dedurre tutto quello, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza pensarci due volte, feci dietrofront e gridai in tono sarcastico contro il legno della porta:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;È NESSUNO LÌ DENTRO?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente, non mi aspettavo la minima risposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, una risposta ci fu. Si udì il rumore metallico e sordo del fermo che scattava all&#039;indietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, chi è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Subito dopo, la porta scorse e venne aperta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla soglia si stagliò la figura di uno studente, che indossava la camicia leggera e i pantaloni scuri dell&#039;uniforme. Era un ragazzo piuttosto alto e dalla corporatura esile. Dal portamento, sembrava incarnare più lo stereotipo dell&#039;intellettuale che dello sportivo. Dopo aver dedotto l&#039;anno che frequentavamo dal colore dei nostri colletti, ci rivolse un sorriso formale e disse: «Oh, vi chiedo scusa per l&#039;inconveniente. Avevo chiuso la porta a doppia mandata. Siete per caso interessati a iscrivervi al Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se te ne stavi lì dentro a non fare niente, avresti dovuto aprirci subito la stramaledetta porta, idiota.&#039;&#039; Mettendo da parte i miei pensieri astiosi, chiesi: «Questa è la sede del Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente. Non siete qui per dare un&#039;occhiata e unirvi a noi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uscendo in corridoio, lo studente richiuse la porta con cura. In quel preciso istante, fui investito da una zaffata di odore chimico, simile a un disinfettante al mentolo, che proveniva dai suoi vestiti. A quanto pare, il nostro amico intellettuale ha un debole quasi maniacale per i deodoranti stucchevoli. Notando che stavo arricciando il naso per la puzza invadente, inarcò le sopracciglia con aria di sfida, come a voler dire: &#039;&#039;Hai forse qualche problema, pivello?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, recuperò in fretta il suo contegno cortese e chiese: «Dunque, in cosa posso aiutarvi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci scambiammo una tacita occhiata, stabilendo all&#039;unanimità che la mossa migliore fosse lasciare la parola alla nostra presidente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Buon pomeriggio. Il mio nome è Eru Chitanda, Presidente del Club di Letteratura Classica. Lei dev&#039;essere Toogaito-senpai della 3-E, se non erro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ragazzo chiamato Toogaito inarcò le sopracciglia, palesemente sbalordito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come fai a conoscere il mio nome?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ottima domanda. Chiunque resterebbe sbigottito se venisse interpellato per nome da una totale sconosciuta. In fondo, era la stessa, identica sensazione di spaesamento che avevo provato io ad aprile. E proprio come ad aprile, Chitanda si limitò a sorridere con la massima naturalezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo avuto il piacere di incontrarci alla residenza dei Manninbashi, l&#039;anno scorso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Manninbashi... Aspetta un secondo. Hai detto Chitanda? Potresti per caso essere imparentata con la famiglia Chitanda di Kanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, lui è mio padre. La ringrazio per essersi preso cura di lui in quell&#039;occasione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Mmh, mi sembra di assistere a una squallida rimpatriata dell&#039;alta società.&#039;&#039; Sapevo che i Chitanda, in quanto famiglia storica, possedevano enormi latifondi, ma non mi sarei mai aspettato che avessero agganci a un livello così alto della scala sociale. Sembra proprio che questo mondo di influenze e convenevoli a me oscuro esista per davvero. A ben pensarci, Satoshi aveva citato i vecchi clan blasonati, e il clan Toogaito faceva parte della medesima ristretta cerchia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, no, ci mancherebbe, il piacere è stato tutto mio. Capisco, quindi tu appartieni ai Chitanda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... Etciù!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un raffreddore estivo? Deve essere una bella scocciatura. Abbi cura di te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena aveva realizzato di trovarsi di fronte all&#039;erede del rinomato Clan Chitanda, l&#039;atteggiamento di Toogaito era mutato in modo quasi grottesco. Sebbene a livello formale fosse rimasto cortese, il suo sguardo si era fatto improvvisamente teso e sulla difensiva. Che avesse paura del suo peso politico? Non potevo nemmeno iniziare a immaginarlo, ma era palese che tra le antiche famiglie locali intercorresse una complessa rete di influenze. Toogaito sembrava evitare di incrociare direttamente lo sguardo di Chitanda e parlava con estrema cautela, quasi stesse soppesando ogni singola parola col bilancino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, cosa vi porta qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda non sembrò far minimamente caso alla bizzarra reazione e andò avanti per la sua strada: «Sì, ci è giunta voce che i numeri passati dell&#039;antologia di saggi del nostro club siano gelosamente custoditi qui. Dopotutto, in passato questa stanza fungeva da nostra sede ufficiale, corretto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, lo era ai tempi in cui frequentavo il primo anno. Ma come saprete, l&#039;anno scorso l&#039;istituto ha deciso di rimescolare e riassegnare in blocco tutte le sedi dei club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In tal caso, per caso lei ha idea di dove possano essere finite le antologie in questione?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito fece una pausa strategica prima di replicare laconico: «No, non ho mai visto niente del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo ascoltato lo scambio di battute in rigoroso silenzio, Ibara si voltò verso di me con fare interrogativo; io mi limitai ad annuirle in modo impercettibile. Chiunque fosse dotato di un minimo di intuito si sarebbe reso conto che Toogaito si stava comportando in modo dannatamente sospetto e reticente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante possedesse una memoria di ferro prodigiosa, l&#039;intuito di Chitanda per sgamare le bugie rasentava lo zero assoluto. Così, visibilmente abbattuta dalla risposta negativa, fece per fare dietrofront e andarsene, ma venne interrotta dal pronto intervento di Ibara: «Mi scusi, senpai, le dispiacerebbe se dessimo noi una rapida occhiata all&#039;interno per cercarle?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E tu chi saresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mayaka Ibara del Club di Letteratura Classica. Visto che a lei delle nostre vecchie antologie non importa un fico secco, è molto probabile che fossero qui da qualche parte e che lei non ci abbia semplicemente fatto caso, non crede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene non ne vedessi la reale utilità pratica, decisi di buttarmi nella mischia e di reggere il gioco di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cercheremo di perquisire l&#039;aula senza arrecare il minimo disturbo o intralciare in alcun modo le attività del vostro club. O forse per lei rappresenta un fastidio troppo grande averci tra i piedi per cinque minuti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«La preghiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Glielo chiedo per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sottoposto a quel tiro incrociato di richieste martellanti, Toogaito assunse un&#039;espressione decisamente torva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sinceramente, preferirei evitare di avere degli estranei che ficcano il naso nell&#039;aula del mio club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena udì quella scusa patetica, Ibara gli saltò letteralmente alla giugulare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma senpai, pur essendo la sede temporanea del vostro circolo, questa è prima di tutto un&#039;aula pubblica dell&#039;istituto, mi sbaglio forse?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci una fatica tremenda a trattenere una risata. Tradotto dal politichese, Ibara gli stava brutalmente rinfacciando: &#039;&#039;Non hai alcun fottuto diritto di vietare a degli studenti di entrare nelle aule di questa scuola.&#039;&#039; Di fronte a un simile affronto logico, Toogaito parve in seria difficoltà e, fiaccato dalla caparbietà della ragazza, finì per capitolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...E va bene, fate come vi pare. Potete entrare a dare un&#039;occhiata, ma mi raccomando, vedete di non mettere a soqquadro i materiali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, il Presidente del Club del Giornale Murale scostò la porta scorrevole e ci diede il lasciapassare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stanza in cui mettemmo piede aveva la stessa anonima planimetria dell&#039;Aula di Geologia; partendo dalla lavagna verde, passando per i banchi scarni e la cattedra, fino agli attrezzi per la pulizia ammucchiati in un angolo, era tutto identico... Con un&#039;unica, cruciale differenza: una porta in più. Sopra lo stipite spiccava una targhetta con su scritto &amp;quot;Stanza di Preparazione Biologica&amp;quot;. Facendo le dovute proporzioni col quarto piano in cui ci riunivamo noi, quella doveva essere l&#039;equivalente della stanza ripostiglio inaccessibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non c&#039;era l&#039;ombra di altri membri del Giornale Murale. Toogaito ci tenne a precisare: «Di solito siamo in quattro, ma visto che oggi non c&#039;è in programma nessuna attività ufficiale, sono venuto solo io a buttare giù qualche idea sugli articoli da pubblicare per il Festival Kanya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Se la memoria non mi ingannava, il Festival Kanya era programmato per il mese di ottobre. Mancavano la bellezza di due mesi e mezzo.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che differenza c&#039;è, all&#039;atto pratico, tra voi e il Club del Giornale d&#039;Istituto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pose una domanda del tutto fuori contesto, alla quale Toogaito rispose con la consueta e affettata cortesia di facciata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Al Liceo Kami vengono pubblicati ufficialmente tre periodici distinti. C&#039;è il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039;, che viene distribuito in formato cartaceo nelle aule a mesi alterni; le &#039;&#039;News del Consiglio Studentesco&#039;&#039;, che vengono affisse fuori dalla sede del Consiglio a scadenze irregolari; e infine il &#039;&#039;Mensile del Liceo Kami&#039;&#039;, che viene redatto mensilmente con la sola eccezione di agosto e dicembre, ed è regolarmente affisso sulla grande bacheca all&#039;ingresso principale. Il nostro compito è occuparci interamente della stesura del &#039;&#039;Mensile&#039;&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E chi si occupa della redazione degli altri due?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il &#039;&#039;Seiryuu&#039;&#039; è gestito in toto dal Club del Giornale d&#039;Istituto, mentre le &#039;&#039;News&#039;&#039; sono, banalmente, a cura del Consiglio Studentesco stesso. Tuttavia, a livello storico, la nostra è la testata più antica e prestigiosa. Il &#039;&#039;Mensile&#039;&#039; sta per tagliare il traguardo storico del quattrocentesimo numero pubblicato, mentre gli altri due non sono nemmeno arrivati alla tripla cifra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattrocento uscite, eh? Quindi, oltre a noi poveracci, a quanto pareva anche loro potevano fregiarsi di una tradizione solida e antica. Ora che ci penso bene, se lo zio di Chitanda militava nel Club di Letteratura Classica ben trentatré anni or sono, questo implicava che il nostro circolo sopravvivesse da almeno tre decenni. Per quanto la mia vita liceale possa subire scossoni ed eventi turbolenti da qui in avanti, non potrà mai reggere il confronto col peso storico schiacciante di un club simile. D&#039;altronde, non è che fino a questo momento la mia vita sia stata un concentrato di pura adrenalina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non sembra esserci niente del genere in questa stanza» sentenziò Ibara dopo aver ispezionato con cura certosina l&#039;aula. Essendo il laboratorio visibilmente spoglio, era davvero dura che le fosse sfuggito un dettaglio grande quanto una cassaforte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo lasciava una sola opzione sul tavolo. Chiesi l&#039;autorizzazione per varcare la soglia incriminata: «Possiamo dare un&#039;occhiata anche all&#039;interno della Stanza di Preparazione, per favore?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, fate pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver incassato il via libera mormorato a denti stretti da Toogaito, entrai nella saletta. Fui subito accolto dal fruscio frenetico di fogli di carta svolazzanti, unito al ronzio meccanico di quello che sembrava un piccolo motore elettrico. Chissà di cosa si trattava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come avevo pronosticato, la Stanza di Preparazione era un bugigattolo grande circa un terzo dell&#039;aula principale. In origine, quel locale era stato concepito per stipare l&#039;attrezzatura didattica per gli esperimenti, ma al momento sugli scaffali impolverati facevano bella mostra di sé solo alcuni microscopi in disuso. Dal momento che l&#039;impostazione accademica del Liceo Kami privilegia lo studio teorico dai libri rispetto agli esperimenti sul campo, sembrava proprio che la quasi totalità dell&#039;attrezzatura scientifica fosse stata trasferita in chissà quale altro magazzino. Così, per forza di cose, quello stanzino era stato riadattato a ripostiglio abusivo per il Club del Giornale Murale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;erano in bella vista una macchina fotografica dall&#039;aria amatoriale, un set sterminato di pennarelli sparpagliati, un muro di scatoloni di cartone accatastati di fianco a una fotocopiatrice, e persino un piccolo altoparlante. Ma l&#039;oggetto che attirò magneticamente i nostri sguardi fu lo pseudo-tavolo improvvisato, piazzato al centro esatto dell&#039;angusto locale. Più che un tavolo, si trattava in realtà di una spessa tavola di compensato adagiata in equilibrio precario sopra un grosso scatolone. Sulla sua superficie erano sparpagliati a ventaglio numerosi fogli in formato B1, zeppi di appunti e geroglifici incomprensibili. A fungere da rudimentale fermacarte su tutto quel caos cartaceo c&#039;era un massiccio e pesante astuccio di metallo. Il fruscio continuo che avevamo udito proveniva proprio da questi enormi fogli di carta, scossi costantemente da una corrente d&#039;aria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vento?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era una spiccata corrente d&#039;aria all&#039;interno di quella stanza chiusa. Sebbene l&#039;unica finestra presente fosse effettivamente spalancata, la fonte del vento proveniva palesemente dall&#039;interno. Ed era proprio da lì che scaturiva il ronzio del motorino. Non era per niente facile individuarlo a colpo d&#039;occhio a causa della pila di scatoloni che lo impallava, ma, piazzato proprio di fronte al tavolo improvvisato e rivolto dalla parte opposta rispetto alla finestra aperta, c&#039;era un piccolo ventilatore elettrico impostato alla massima velocità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, la forte corrente generata dalle pale stava soffiando anche contro qualcos&#039;altro. Appesa in bella mostra vicino al davanzale c&#039;era la camicia estiva maschile dell&#039;uniforme del liceo. Se ne stava lì, lasciata a sventolare con apparente noncuranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, hai trovato qualcosa di interessante?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai di scatto e vidi Chitanda e Ibara ferme immobili sulla soglia della Stanza di Preparazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah già, eravamo entrati qui dentro con lo scopo preciso di scovare una fantomatica cassaforte.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, in un ambiente così angusto e letteralmente saturo di cianfrusaglie sparse a casaccio, una ricerca visiva sommaria si rivelava un&#039;impresa disperata. A un primo e rapido esame, non c&#039;era l&#039;ombra di nulla che ricordasse le fattezze di una cassaforte. Doveva pur essere un solido blocco di ferro vecchio stile, con la serratura palesemente manomessa. Probabilmente ci avevo persino posato gli occhi sopra, ma ero stato troppo distratto per riconoscerla in mezzo a quel bordello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Incrociai le braccia al petto, feci un passo indietro per uscire dalla stanzetta e chiesi a bruciapelo a Toogaito, che ci aveva scrutati con insistenza per tutto il tempo: «Per puro caso, sapresti dirmi per quale oscuro motivo l&#039;istituto ha deciso di rimescolare le aule dei club l&#039;anno scorso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ne so quanto te. Forse volevano solo rimpiazzare e riassegnare gli spazi lasciati vuoti dai club che erano stati soppressi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E quanti scatoloni vi siete portati dietro quando avete effettuato il trasloco in quest&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toogaito finse di pensarci su per qualche secondo prima di replicare: «...Ora che me lo chiedi, quanti diamine di scatoloni avevamo trasportato fin quassù?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Intendi quegli scatoloni di cartone?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Già, proprio quelli.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco il gioco. In tal caso, doveva per forza trovarsi lì sotto.&#039;&#039; Avevo quasi rimosso dalla memoria il piccolo dettaglio che il clan Toogaito godesse di enorme prestigio; incrociando i dati e valutando le pressioni sociali legate allo status della sua famiglia, i pezzi del puzzle si incastravano alla perfezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero più o meno arrivato a dedurre con certezza matematica dove diavolo fossero occultate le antologie, ma il vero ostacolo ora era riuscire a estrarle da lì sotto... Credo che l&#039;unica via d&#039;uscita sia tendergli una trappola in piena regola. Mi voltai a fissarlo dritto negli occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, considerata la mole spropositata di scatoloni e cianfrusaglie ammassate in questa stanza, mettersi a frugare in questo caos si rivelerebbe un lavoro estenuante. Forse la cosa le arrecherà un leggero fastidio, ma le dispiace se andiamo a chiamare Ooide-sensei per farci dare una mano con le ricerche?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante fino a quel momento avesse fatto di tutto per mantenere una solenne e algida compostezza, le sopracciglia di Toogaito scattarono verso l&#039;alto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Scordatelo. Ti ho già detto chiaramente di non mettere le mani su niente qui dentro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le assicuro che, una volta finito, rimetteremo ogni singolo oggetto esattamente al suo posto, la prego, ci lasci solo cercare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho detto di no!» alzò violentemente il tono di voce, perdendo le staffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, la prego di perdonare la nostra insistenza, Toogaito-senpai. Non fa niente, vorrà dire che rinunceremo all&#039;impresa» si affrettò a scusarsi Chitanda in preda al panico, mentre lui continuava a sbraitare senza ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono già sommerso di scartoffie e scadenze oggi, devo assolutamente consegnare le mie fottute bozze al team editoriale entro domani! Ma che diamine vi salta in mente di irrompere nella nostra sede e pretendere di frugare ovunque in cerca di spazzatura? Le vostre stramaledette antologie non sono qui, quindi vedete di togliervi dai piedi!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Toogaito dava in escandescenze in modo sempre più sguaiato, io mi limitai a fissarlo con glaciale distacco. Sembrava esserci cascato con tutte le scarpe, azzannando l&#039;esca proprio come avevo meticolosamente calcolato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli sorrisi in modo fin troppo cordiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senpai, vede, la nostra indagine riguarda il contenuto di una specifica cassaforte per composti chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stando alle nostre fonti, le antologie che cerchiamo dovrebbero trovarsi all&#039;interno di quella famigerata cassaforte. Se lei ci assicura categoricamente che non si trovano qui, allora dobbiamo dedurre che non ci siano davvero. E di certo non è nostra intenzione arrecarle ulteriore fastidio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cancellai istantaneamente il sorriso dal volto e aggiunsi con tono letale: «Ah, a proposito, noi adesso ci dirigeremo in biblioteca. Se, per puro caso, dopo la nostra partenza dovesse magicamente scovare le antologie, sarebbe così magnanimo da farci il favore di portarcele di persona giù nell&#039;Aula di Geologia? Le lasceremo la porta gentilmente aperta.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, la mia proposta indecente lo mandò letteralmente su tutte le furie; il suo viso, un tempo riflessivo e pacato, si contorse in una smorfia di puro odio mentre mi fulminava con lo sguardo. Io, in netta contrapposizione, incassai l&#039;occhiataccia come se mi stesse chiedendo l&#039;ora. Dopotutto, nella storia dell&#039;umanità non è mai stato registrato alcun caso clinico di lesioni fisiche causate dall&#039;essere semplicemente fulminati con lo sguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«B-brutto bastardo, come hai fatto a...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, senpai? Diceva?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sforzandosi visibilmente di reprimere l&#039;impulso omicida, Toogaito si strozzò con le parole che gli stavano per uscire di bocca e deglutì a fatica. Esalò un respiro profondo e sfiancante, per poi costringersi a indossare nuovamente la maschera del bravo ragazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, se dovessi per caso imbattermici, ve le farò recapitare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Le sono infinitamente grato... Beh, togliamo il disturbo, Chitanda, Ibara?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendo rimaste probabilmente del tutto tagliate fuori dalle reali implicazioni celate dietro al mio scontro verbale, le due ragazze si accodarono stranite e mi seguirono in corridoio; non c&#039;era alcun motivo strategico per trattenerci un secondo di più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, si può sapere cosa diavolo è appena successo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vi farò il resoconto più tardi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Liquidandole con quella mezza risposta, feci loro strada. Una voce carica di livore mi richiamò da dietro le spalle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi tu, primino. Non mi è ancora giunto all&#039;orecchio il tuo nome.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi bloccai, mi voltai a malapena e replicai con l&#039;indifferenza di un passante: «Houtarou Oreki... Mi scuso ancora per il teatrino di prima.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Raggiunto il corridoio coperto che fungeva da arteria di collegamento tra l&#039;Ala Speciale e l&#039;Edificio Principale, mi appoggiai svogliatamente contro il muro in cemento. Dato che ci eravamo chiaramente piazzati lì per ammazzare il tempo, le due ragazze colsero al volo l&#039;occasione per mettermi sotto torchio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sentiamo un po&#039;, Oreki, non ho la minima idea di cosa stia succedendo, ma non avevi detto che saremmo andati dritti in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci un rapido cenno di diniego. «Falso allarme, non ce n&#039;è alcun bisogno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Continuo a non seguirti. Se non abbiamo nulla da fare lì, per quale arcano motivo non torniamo subito dritti alla nostra aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché non possiamo. Abbiamo bisogno di pazientare qui ancora per qualche minuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara borbottò a mezza voce un &amp;quot;Ma che diavolo ha in mente questo idiota&amp;quot;, continuando a scrutarmi con aria palesemente scettica. Chitanda, tra un tiro su col naso e l&#039;altro, diede il cambio a Ibara: «Oreki-san, l&#039;espressione di Toogaito-senpai era davvero spaventosa, sembrava furibondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A quanto pare sì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, sarebbe una notizia fantastica se i numeri arretrati saltassero fuori per davvero, ma fargli una richiesta con così tanta prepotenza...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Prepotenza? Le mie richieste mi sono sembrate del tutto ragionevoli e pacate.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aprì e chiuse la bocca a vuoto. C&#039;era da aspettarselo. In fondo, io mi ero limitato a chiedergli il minuscolo favore di darci una mano a cercare e, nel caso remoto, di farcela avere una volta trovata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, ma... Toogaito-senpai era letteralmente fuori di sé dalla rabbia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dici davvero? A te è parso così genuinamente furibondo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò un sopracciglio e smontò la sua tesi: «In realtà, dopo l&#039;uscita sarcastica che gli ha fatto Oreki, la sua scenata di rabbia puzzava parecchio di finta, sembrava stesse palesemente recitando una parte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Oh, la perfettina se n&#039;era accorta.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dici davvero?» mormorò Chitanda, che a quanto pareva brancolava ancora nel buio pesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diedi una rapida controllata al quadrante del mio orologio da polso. Erano trascorsi tre minuti esatti. &#039;&#039;I tempi dovrebbero essere maturi.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi staccai dal muro a cui ero appoggiato e sondai il terreno: «Chitanda, per caso sai dirmi quanta influenza politica e notorietà possieda la famiglia Toogaito in città?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda piegò la testa di lato, incuriosita dal fatto che me ne uscissi con una domanda simile in quel contesto, ma rispose in modo enciclopedico: «I Toogaito? Godono di un potere e di un&#039;influenza enorme negli ambienti accademici ed educativi. Possono vantare un seggio nel Provveditorato agli Studi Prefetturale e uno in quello Cittadino, senza contare che in famiglia hanno persino un preside e due professori liceali in cattedra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Il quadro ora era cristallino.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Insomma, Oreki, si può sapere che fine hanno fatto le nostre antologie?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Replicai con un sorriso soddisfatto: «Direi che l&#039;attesa è finita. Possiamo tornare indietro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda e Ibara si scambiarono un&#039;occhiata pregna di perplessità. Io mi limitai a sorridere tra me e me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così giungemmo nuovamente all&#039;Aula di Geologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, eccole qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come avevo predetto. Ammonticchiate al centro della cattedra troneggiavano decine di quadernetti sottili. Non riuscii a trattenermi dal serrare il pugno in segno di vittoria. Procura sempre una certa soddisfazione quando un piano si concretizza alla lettera senza sbavature.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono saltate fuori? Com&#039;è fisicamente possibile una cosa del genere?» esclamò Ibara, fiondandosi incredula verso la cattedra. Raccolse uno dei quadernetti con mani tremanti e sussurrò: «...Ma sono davvero le antologie che stavamo cercando...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh, eh?? Eru, ti prego, fammi dare un&#039;occhiata!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ci sei riuscito, Oreki? Eri a conoscenza di qualche segreto che noi poveri mortali ignoravamo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tono inquisitorio e severo di Ibara faceva suonare la domanda come se mi stesse accusando di un reato penale. Non essendo un asso nell&#039;eludere gli interrogatori incrociati, mi appoggiai svogliatamente al bordo del tavolo e vuotai il sacco: «L&#039;ho solo ricattato un pochino, niente di drammatico.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ricattato? Hai ricattato spudoratamente il Presidente del Club del Giornale Murale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep. Ma, Ibara, ti spiacerebbe abbassare il volume e mantenere un profilo più basso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara fece una smorfia stizzita. «Guarda che non ho la minima intenzione di andare a spifferarlo in giro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse, ma il tuo tono non ispira esattamente fiducia in tal senso. Dovrebbe rimanere un segreto di stato il fatto che il potente Toogaito si sia ridotto a farsi mettere i piedi in testa e a fare da sguattero per uno studente del primo anno; se una voce del genere si spargesse per l&#039;istituto, per lui sarebbe la fine.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti ripeto che sarò muta come un pesce... E se proprio non riesci a fidarti di me, mi sta bene anche se non mi dai spiegazioni» sibilò bruscamente. C&#039;era un&#039;alta probabilità che non stesse bluffando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Chitanda, invece, la questione assumeva connotati del tutto diversi; assecondare la sua sete di curiosità non figurava in cima alla lista delle mie priorità, ma di certo era un istinto prepotente per lei. Quindi, se si fosse resa conto che il solo fatto di mettermi a spiegarle il trucco avrebbe potuto far nascere dei casini, avrebbe scelto dolorosamente di turarsi le orecchie e non ascoltare. È esattamente il tipo di fanciulla capace di optare per una via di fuga del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A ogni modo, superato questo piccolo test di affidabilità, potevo dare per assodato che le due ragazze avrebbero tenuto la bocca chiusa sull&#039;argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scusami, non volevo offenderti. Ad ogni modo, Ibara, non ti è sembrato fin da subito bizzarro che Toogaito si fosse barricato nell&#039;aula chiudendo a doppia mandata in pieno pomeriggio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono asciutto: «Molto probabilmente non voleva avere scocciatori tra i piedi. Dopotutto, aveva detto di essere impegnato nella stesura e correzione degli articoli, o sbaglio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se la metti su questo piano, come mi giustifichi la Stanza di Preparazione? Perché diavolo aveva acceso un ventilatore alla massima potenza quando l&#039;unica finestra della stanza era già spalancata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Magari stava schiattando dal caldo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora gli sarebbe bastato piazzare il ventilatore vicino al davanzale per smuovere l&#039;aria. Invece, la ventola era posizionata dal lato diametralmente opposto, puntata verso la finestra. Con l&#039;aria sparata in quella direzione, bastava spostare di mezzo millimetro il grosso astuccio metallico perché tutti i suoi preziosi fogli B1 venissero spazzati via come coriandoli.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si scompigliò i capelli in un gesto di palese irritazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E con questo che vorresti insinuare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ancora non ci sei arrivata? Non capisci cosa stesse maldestramente cercando di fare Toogaito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ora che mi ci fai pensare in questi termini, in effetti... Stava per caso cercando disperatamente di far arieggiare la stanzetta a tutti i costi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alzai lentamente il pollice in aria e mi congratulai con lei. Ovviamente, Ibara non trovò affatto divertente il mio teatrino di approvazione e distolse seccata lo sguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, la prossima domanda sorge spontanea: perché diavolo avrebbe dovuto sentire il bisogno impellente di arieggiare forzatamente il locale? Per contestualizzare meglio il quadro clinico: cosa ci faceva mai Toogaito, fiero rampollo di una dinastia di onorati educatori, rintanato tutto solo nell&#039;aula del club, con la porta barricata dall&#039;interno e dei sensori a infrarossi piazzati di guardia fuori in corridoio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A-aspetta un attimo, frena! Quali sensori a infrarossi? Ma in che film di spionaggio credi di trovarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ah, già, mi era sfuggito di aggiornarle su quel piccolo dettaglio hi-tech.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non vi è mai capitato di sfogliare riviste di gadget o roba simile? Fino a poco tempo fa andavano a ruba quei micro-sensori a infrarossi che facevano scattare degli allarmi di sicurezza. Roba commerciale che ormai ti tirano dietro per cinquemila yen.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E dove li avresti scovati, di grazia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Erano piazzati strategicamente lungo il muro del corridoio del terzo piano, proprio in prossimità dell&#039;ingresso. Li avevano sapientemente mimetizzati dipingendoli di bianco. Basandosi solo su un&#039;occhiata fugace è quasi impossibile etichettarli con certezza come sensori di movimento, ma il fatto inequivocabile che all&#039;interno della Stanza di Preparazione ci fosse collegato un piccolo altoparlante ha spazzato via ogni mio ragionevole dubbio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò vistosamente le sopracciglia ed esclamò: «Sei un tipo davvero inquietante, te l&#039;ha mai detto nessuno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Piantala di trattarmi come un reietto asociale... Comunque, dov&#039;eravamo rimasti col ragionamento? Ah sì, appurato che i sensori lo avvertivano tempestivamente dell&#039;avvicinarsi di potenziali scocciatori, perché rischiare di far volar via dalla finestra i suoi preziosi fogli B1 pur di arieggiare in fretta e furia la stanza in caso di emergenza? Ti viene in mente nessuna idea?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si ammutolì, spremendosi le meningi sulla mia provocazione, e io aspettai pazientemente che facesse due più due. Poi, tradendo un&#039;espressione colma di genuina incredulità che mal si sposava con la sua proverbiale lingua tagliente, azzardò: «...Si trattava per caso di far sparire... un qualche odore compromettente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Battei le mani lentamente un paio di volte in segno di placido encomio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Centrato in pieno. Stava lottando contro il tempo per sbarazzarsi di un odore sospetto. Seguendo questo filo logico, il fatto che si fosse cosparso di spray anti-odore fino alla nausea non aveva assolutamente nulla a che vedere con una sua ipotetica fobia germofobica. Dunque, di quale odore compromettente stava cercando disperatamente di far svanire le tracce? A titolo puramente informativo, prima che partiate in quarta, non stiamo parlando di droghe illegali o narcotici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma allora, potresti forse alludere al...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente, il nostro amichetto intellettuale con tutta probabilità si stava fumando delle sigarette di contrabbando in gran segreto... L&#039;intero apparato di sicurezza artigianale era stato allestito appositamente per permettergli di soddisfare il suo vizio in totale tranquillità. Considerando il blasone inattaccabile del suo clan, potete solo immaginare le proporzioni bibliche dello scandalo qualora il rampollo di punta venisse colto con le mani nel sacco a commettere un reato all&#039;interno delle mura scolastiche. Dopotutto, i Toogaito si fregiano del titolo di eminenti e stimati educatori liceali. Di questi tempi balordi, ti basta persino farti beccare a sbadigliare goffamente in un luogo pubblico per finire nella gogna pubblica e rovinarti la carriera per sempre.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. Messa giù in questi termini, bisogna ammettere che si è fatto un mazzo non indifferente pur di architettare tutto questo teatrino per non farsi scoprire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puoi dirlo forte. Anch&#039;io ho fatto la stessa identica riflessione. Se il contesto sociale fosse stato diametralmente opposto, il rischio a cui andava incontro sarebbe stato irrilevante. Col senno di poi, la sua maschera aveva iniziato visibilmente a creparsi nel preciso istante in cui aveva appreso che Chitanda era l&#039;erede legittima dell&#039;intoccabile clan Chitanda. Il panico deve averlo assalito al solo pensiero che, se le sue gesta criminose fossero state scoperte da un&#039;esponente di un&#039;altra famiglia di pari se non superiore prestigio, i delicati equilibri diplomatici tra i due clan sarebbero saltati in aria con conseguenze disastrose. In fondo, è un dato di fatto scientificamente provato quanto il fiuto investigativo di Chitanda sia sovrumano. Se la nostra amica non avesse avuto l&#039;enorme sfortuna di beccarsi un forte raffreddore estivo proprio oggi, non sarebbero bastate correnti d&#039;aria a velocità supersonica o goffi cambi di camicie sudate per depistarla dal pungente lezzo di tabacco stagnante in quella stanzetta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, d&#039;accordo, ma sfugge ancora alla mia limitata comprensione la logica contorta che lo spinge a un rischio così stupido pur di potersi fumare mezza sigaretta in santa pace all&#039;interno del perimetro scolastico. Sei finalmente appagata da questa estenuante spiegazione logica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;udire quelle mie sprezzanti parole, lo sguardo e la prossemica di Ibara subirono una repentina e allarmante metamorfosi. &#039;&#039;Oh-oh, eccola qui che sfodera il suo inconfondibile sguardo gelido da inquisitrice per mostrare il suo vero valore.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Senti un po&#039;, cervellone, la mia originaria, ingenua e semplice domanda verteva unicamente sul capire come diamine Toogaito-senpai avesse fisicamente fatto arrivare fin qui quelle maledette antologie per magia. Okay, ho inteso perfettamente il diabolico e subdolo piano che hai orchestrato ricattandolo col suo sordido segretuccio, ma... hai miseramente ed elegantemente omesso di spiegarmi DOVE diavolo le tenesse nascoste fino a cinque minuti fa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco, devo aver colpevolmente saltato a piè pari quella fase cruciale della narrazione.&#039;&#039; Rimediai alla mia sbadataggine e le snocciolai i fatti: «Dovevano per forza trovarsi all&#039;interno della famosa cassaforte dei chimici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«O-re-ki!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, calmati... mica ti sto prendendo in giro! Il fulcro del problema risiedeva proprio nello scoprire l&#039;esatta ubicazione di quella stramaledetta e invisibile cassaforte... Hai presente quando Toogaito, colto di sorpresa, si è lasciato sfuggire di bocca quel ridicolo passo falso sul presunto &amp;quot;trasloco compulsivo di scatole di cartone&amp;quot;? Non sussisteva alcun valido motivo per sparare una frottola colossale su un dettaglio così irrilevante, quindi sono giunto alla serena deduzione che, con ogni probabilità, la maledetta cassaforte blindata stazionasse da qualche dannata parte all&#039;interno della sua aula.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Peccato che non ce ne fosse la minima ombra visibile a occhio nudo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tu non l&#039;abbia vista troneggiare in mezzo alla stanza non implica magicamente che non esistesse o non fosse lì. Ti è semplicemente sfuggita perché era stata occultata con astuzia e ingegno... Sto parlando della massiccia cassaforte fisica in sé, non solo dei quadernetti sfigati che conteneva.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciai volutamente che Ibara macinasse per bene il significato di quell&#039;affermazione, e proseguii: «Per logica conseguenza, se ne evinceva che le introvabili antologie se ne stavano tranquillamente occultate insieme all&#039;ingombrante cassaforte stessa. Quanto al movente del perché diavolo l&#039;avesse nascosta con tale e tanta cura... era semplicemente perché la sfruttava come nascondiglio segreto per stoccarci dentro le sue care sigarette e le prove del suo reato. Non ti è per caso saltato all&#039;occhio l&#039;anomalo fatto che, pur avendo fiutato l&#039;inganno, non avessimo avvistato in giro manco l&#039;ombra o il mozzicone di una cicca, di un accendino o di un comunissimo posacenere? Era l&#039;ovvia conseguenza dell&#039;aver sigillato con cura maniacale l&#039;intero arsenale del fumatore all&#039;interno della cassaforte corazzata e di averne poi celato la mole alla vista. E dimmi, per puro caso non avevi notato la sua faccia stravolta di panico quando ho bonariamente suggerito di tirare in ballo Ooide-sensei? Insomma, per concludere il quadro indiziario: se mi si chiedesse di scommettere su dove diamine fosse nascosta l&#039;ingombrante bestia metallica, la mia banconota da mille yen andrebbe sparata su quell&#039;improbabile e instabile tavolinetto improvvisato costruito con un enorme e strambo scatolone rovesciato in cartone rinforzato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al termine della mia lunga e faticosa esposizione accusatoria, lasciai andare un profondo e pesantissimo sospiro di liberazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero perfettamente consapevole e intimamente cosciente di aver tirato un bel colpo basso, sporco e meschino a Toogaito, mettendolo scientificamente e spietatamente con le spalle al muro in una posizione di estrema e letale vulnerabilità. Certo, non covavo la benché minima intenzione di smascherare in pubblico il suo misero segreto. Dopotutto siamo tutti esseri umani e chiunque ha i propri impresentabili scheletri stipati nell&#039;armadio; a me per primo roderebbe all&#039;inverosimile se i miei piccoli altarini venissero brutalmente spifferati in piazza e dati in pasto ai leoni. Diciamo solo, per sua sfortuna e quieto vivere, che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara, a cui avevo sprecato prezioso fiato nel rivolgere fino a quel momento l&#039;estenuante monologo, scoccò una rapida e strana occhiata di sbieco. Seguendo con lo sguardo la direzione della sua espressione stranita, realizzai con colpevole ritardo l&#039;inquietante e ingombrante presenza dell&#039;unica persona in quella stanza che avrebbe dovuto saltellare e sommergermi di pressanti domande su questa indagine andata a buon fine. Mi voltai per fronteggiarla direttamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda se ne stava impalata lì a fissare la pila di antologie sulla cattedra. Era letteralmente imbambolata a fissarle, senza nemmeno essersi presa la briga di aprirne mezza per sbirciare i contenuti tanto agognati. Il suo sguardo, carico di insopportabile serietà, era la copia carbone di quello che mi aveva intimorito ed esaminato nel caffè. Sembrava completamente avulsa dalla realtà, quasi come se non mi avesse affatto sentito chiamarla a voce alta in un&#039;aula vuota.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Chitanda, che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché la fanciulla pareva non sentire, scollai a fatica le mie chiappe dalla comodità del tavolo su cui ero rimasto beatamente sdraiato e mi avvicinai trascinando i piedi per assestarle un debole, delicato colpetto sulla spalla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è per caso qualcosa che ti turba?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, scusami, Oreki-san... Ti prego, dai un&#039;occhiata a questo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così dicendo, mi allungò mollemente una delle sottili antologie che aveva prelevato in cima alla pila.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di un quadernetto dallo spessore a dir poco misero, che ricalcava approssimativamente le scarse proporzioni e la banalità estetica dei soliti, anonimi &amp;quot;Campus Notebook&amp;quot; che si trovano buttati nei cestoni in saldo delle cartolerie. Le pagine che lo componevano, tuttavia, risultavano rilegate a mano tra loro con una sorprendente eleganza e cura per i dettagli. Di sicuro si erano affidati alle mani esperte di un professionista esterno per stampare questi fascicoletti studenteschi. La copertina era rivestita in similpelle di una squallida sfumatura di marrone e, stampato in primo piano, spiccava l&#039;inquietante dipinto a china di un cane e di una lepre schizzati in modo bizzarro, deformati ed esasperatamente stilizzati a mo&#039; di macabra vignetta satirica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Svariate lepri deformi andavano a formare un macabro anello esterno a incorniciare la scena, e intrappolati in quella bizzarra e sinistra arena improvvisata, proprio al centro esatto, lottavano all&#039;ultimo sangue un cane e un&#039;altra lepre intenti a sbranarsi e mutilarsi vicendevolmente. I letali e aguzzi canini dell&#039;orrido mastino sprofondavano brutalmente nel morbido busto dell&#039;inerme lepre, quasi nell&#039;intento feroce di farla a pezzi, squartarla e smembrarla, mentre in un macabro rovesciamento di ruoli, gli incisivi affilati della lepre dilaniavano con uguale furia spietata la carne viva del collo del molosso. A causa del tratto fortemente caricaturale, l&#039;intera scena trasmetteva una sensazione di folle assurdità comica piuttosto che di puro e semplice disgusto. Eppure, a un esame più attento, l&#039;illustrazione emanava un&#039;aura profondamente opprimente e sinistra. C&#039;è un antico proverbio che narra di come i fedeli cani da caccia finiscano inesorabilmente macellati in pentola assieme alle povere lepri che si sono appena affannati a stanare per i loro padroni. Ma in quest&#039;allegoria distorta, il predatore e la sua preda naturale si stavano scannando a vicenda in uno scontro fratricida. A completare il quadro grottesco, due dei conigli che componevano il circolo esterno assistevano alla mattanza impassibili, quasi ritenessero l&#039;esecuzione un siparietto adorabile e divertente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sopra l&#039;inquietante illustrazione, campeggiavano delle parole impresse con caratteri tipografici netti e formali, che componevano la scritta &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039;. La data di stampa riportata indicava l&#039;anno 1968... Roba decisamente preistorica, e poi quel nome astruso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possibile che fosse quello il titolo dell&#039;opera?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma che razza di titolo strampalato è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si sporse per allungare il collo da sopra la mia spalla, concordando appieno con la mia perplessità: «Già, per non parlare del fatto che è un concetto impossibile da decifrare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stavamo entrambi sperimentando la stessa identica sensazione di spaesamento totale che ci aveva colti la prima volta che avevamo udito coniare l&#039;assurdo nome &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot;, anche se in quel frangente azzardare l&#039;origine etimologica si era rivelato un gioco da ragazzi in confronto a questo. Se gli autori materiali di questa raccolta avessero dovuto partorire un titolo degno, la logica impone che avrebbero propeso per una scelta che rispecchiasse a chiare lettere i contenuti dei loro saggi. Eppure, la mia mente si rifiutava ostinatamente di trovare la benché minima correlazione tra il concetto logico di un&#039;antologia del club e la bizzarra parola &#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puntando l&#039;indice contro l&#039;illustrazione in copertina, incalzai Ibara: «Visto che bazzichi gli ambienti del Club di Ricerca sui Manga, qual è il tuo verdetto critico su questa copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A livello puramente tecnico, trovo che sia stata inchiostrata con una maestria eccezionale. L&#039;impostazione visiva dell&#039;illustrazione ha saputo cestinare con genialità assoluta ogni nozione accademica di prospettiva applicata alle distanze spaziali... Mmh, sì, è di ottima fattura. Non mi dispiace affatto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimasi in parte interdetto dalla sua reazione, dal momento che, per indole, Ibara fatica enormemente a sbilanciarsi in giudizi così netti per etichettare cosa le piaccia o cosa disprezzi in ambito artistico. Evidentemente, quella macabra illustrazione aveva sortito l&#039;effetto desiderato di scolpirsi a fuoco nella sua mente di critica. Come colta da un improvviso ripensamento, quasi pentendosi di essersi esposta lodando il disegno in quel modo spudorato, Ibara mi strappò via il quaderno dalle mani e imbastì una raffazzonata marcia indietro per giustificarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehm, a onor del vero, dire che &#039;non mi dispiace&#039; è un&#039;espressione decisamente fuori luogo. Visto e considerato che il tratto in sé non risponde affatto a canoni di bellezza oggettiva... in fin dei conti sprigiona anche un&#039;inquietante e opprimente aura di minaccia. E tenevo a precisare che la mia analisi non si basava su rigidi dettami accademici e artistici, bensì da una prospettiva puramente legata ai mass media...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Ibara si arrampicava goffamente sugli specchi per salvare la faccia, Chitanda non pareva minimamente in procinto di piangere lacrime di gioia o di tremare per l&#039;emozione al pensiero di aver finalmente recuperato i leggendari arretrati che bramava da mesi. Al contrario, il suo viso appariva esangue e vuoto, quasi un vampiro assetato le avesse appena risucchiato via a forza ogni singola goccia di vitalità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ripetei la domanda, calcando il tono: «Chitanda, c&#039;è per caso qualcosa di grave che ti turba?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel sentire l&#039;apprensione nella mia voce, mi trascinò di peso in un angolo cieco dell&#039;aula e sussurrò: «Questa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questa cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A differenza dei soliti brillanti scintillii di famelica curiosità che ero avvezzo a vedere danzare nei suoi occhi, l&#039;espressione perfetta e composta della nostra elegante signorina, ora inondata dalla calda luce arancione del tramonto calante, sembrava più quella di una complice che aveva appena disseppellito un terribile segreto mortale. Soffiò in un sussurro: «Ho finalmente trovato la prova. È esattamente questo il fascicolo che mio zio bramava mostrarmi. Con questo indizio in pugno, dovrei avere tutte le carte in regola per ricostruire con esattezza matematica quali furono le oscure parole che mio zio mi rivolse quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Capisco il quadro generale.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi ti è magicamente tornato in mente qualcosa del tuo passato?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece di degnarsi di rispondere a voce, puntò l&#039;indice tremante dritto sulla copia di &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039; che tenevo saldamente stretta tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In queste pagine c&#039;è una chiara menzione a mio zio in persona. Qualcosa di traumatico e definitivo deve essersi consumato all&#039;interno del Club di Letteratura Classica la bellezza di trentatré anni or sono... Ti prego, dai un&#039;occhiata all&#039;interno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eseguii obbediente il suo ordine, aprii la copertina rigida, e mi ritrovai faccia a faccia con un testo stampato. Si trattava di una prefazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Prefazione&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed eccoci giunti al consueto appuntamento annuale del Festival Culturale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È trascorso un anno solare da quando Sekitani-senpai ci ha lasciati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel corso di questi lunghi dodici mesi, la figura del Senpai si è ammantata di leggenda, ergendosi allo status di eroe scolastico. E proprio grazie al suo sacrificio, l&#039;imminente Festival Culturale della durata di cinque giorni aprirà i battenti e si svolgerà regolarmente come da copione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, mentre i racconti eroici si moltiplicavano a dismisura e si propagavano per i corridoi, mi sono ritrovata a perdermi in cupe riflessioni. Tra dieci lunghi anni, la futura generazione di studenti si curerà ancora di onorare la memoria del nostro paladino silenzioso e dell&#039;eroe dal cuore gentile? L&#039;unica, flebile eredità tangibile che il Senpai ci ha lasciato in dono è proprio la stesura di questa antologia, da lui stesso intitolata &amp;quot;Hyouka&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come tragica vittima sacrificale immolata sull&#039;altare di questo conflitto, temo che persino il ricordo del dolce sorriso del Senpai sia inesorabilmente destinato a scivolare via lungo la corrente del tempo, perdendosi per sempre nell&#039;oblio dell&#039;eternità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, a conti fatti, forse è persino meglio auspicare che nessuno serbi più memoria di quegli oscuri eventi. Dopotutto, la nostra non aveva alcuna pretesa di assurgere a epica fiaba eroica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta rimossa l&#039;ingerenza della soggettività emotiva, questa nostra banale storia diventerà a tutti gli effetti un classico, trascendendo e facendosi beffe di ogni sterile prospettiva storica futura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verrà mai il fatidico giorno in cui queste nostre modeste storie si ergeranno a classico della letteratura agli occhi di qualcuno in un remoto futuro?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
13 Ottobre 1968, Kooriyama Youko&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo testo è...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il generico &amp;quot;anno scorso&amp;quot; citato in apertura dal redattore coincide esattamente con la data di trentatré anni fa. Seguendo questo rigido filo logico, il fantomatico Sekitani-senpai che militava nel Club non può essere altri che mio zio in persona. Ma quale terribile sciagura si è abbattuta su mio zio in quel periodo? La misteriosa rivelazione che mi sussurrò all&#039;orecchio in lacrime doveva essere imprescindibilmente legata ai fatti di sangue del club dell&#039;epoca...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivolsi un sorriso incoraggiante verso Chitanda, ed evitai volutamente di chiederle per quale assurdo motivo lei non stesse esultando. Le feci notare: «Ma non è una fantastica notizia? Da questo punto in poi dovrebbe essere una passeggiata ricostruire il puzzle e far riaffiorare i ricordi assopiti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, il volto imperscrutabile e atono di Chitanda collassò istantaneamente sotto il peso di una cupa e disperata rassegnazione, mentre le parole le morivano in gola in un sussurro stentato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non è così semplice, io non ce la faccio. Seppur fossi arrivata a un soffio dalla verità! Io... possibile che la mia memoria sia talmente fallata e inaffidabile? Cosa diavolo mi sibilò mio zio quel maledetto giorno? Quale oscurità ha fagocitato la sua vita trentatré anni fa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non saprei dire con esattezza se la sua voce strozzata e attutita fosse il triste risultato del naso chiuso dal raffreddore estivo o se stesse stoicamente trattenendo a stento le lacrime di frustrazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Chitanda...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di farmi carico della responsabilità della mossa successiva: «Procediamo a investigare a fondo sulla faccenda, allora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non credo che la mia voce suonasse particolarmente distaccata o cinica in quel momento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatidico fascicolo di &#039;&#039;Hyouka Volume 2&#039;&#039; che avevo sfilato dalle mani di Chitanda portava in calce la data di pubblicazione di ben trentadue anni fa. Sulla sua copertina campeggiava l&#039;impronunciabile titolo &#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;, un criptico lascito coniato personalmente da Jun Sekitani prima di svanire, affiancato alla fugace ma inequivocabile menzione di un oscuro e traumatico incidente scolastico finito poi nell&#039;oblio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un&#039;opportunità che aveva del miracoloso. A livello investigativo, questi indizi lapalissiani si innalzavano come fari luminosi a squarciare le tenebre in cui fino a un momento prima brancolavamo alla cieca. Per far sì che Chitanda potesse finalmente riappropriarsi del legittimo possesso del proprio passato negato, covavo la cieca convinzione che cestinare indizi di questa portata sarebbe stato un errore imperdonabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu per questa inoppugnabile logica che ribadii con pacata fermezza: «Allora il percorso è tracciato: l&#039;unica via d&#039;uscita è tuffarci a capofitto nelle indagini e far venire a galla la verità su cosa diamine sia andato storto in questo istituto trentatré anni fa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma, vedi...» Chitanda chinò le spalle, svuotata di ogni energia combattiva. «Ma la prefazione afferma a chiare lettere che, a conti fatti, preferirebbero che questa storia marcisca per sempre sepolta e dimenticata negli archivi polverosi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimasi spiazzato e quasi infastidito di fronte alla sua arrendevolezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scusa tanto, ma tu smaniavi dal desiderio di rimettere insieme i pezzi e ricordare ogni cosa a tutti i costi, o mi sbaglio di grosso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo voglio con tutta me stessa, ma se decidessimo consapevolmente di andare a smuovere il fango e a scoperchiare il vaso di Pandora con un&#039;indagine formale...» Si interruppe per un interminabile secondo, per poi concludere con un filo di voce: «...Se davvero indagassimo fino in fondo, correremmo l&#039;altissimo rischio di far saltare fuori dei cadaveri putrefatti o dei segreti disgustosi e inaccettabili. Non credi anche tu che, in fondo in fondo, a questo mondo esistano orrori che meritano solo di essere sotterrati e dimenticati per sempre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;La verità incontrovertibile è che ti fai troppi scrupoli morali per via del tuo cuore fin troppo empatico e gentile, Chitanda.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se si tratta a tutti gli effetti di polverosi segreti scaduti e caduti in prescrizione la bellezza di trentatré anni or sono?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ritieni forse che il mio timore sia moralmente sbagliato?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci seccamente cenno di no con la testa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esattamente il contrario. Dopotutto, l&#039;autore non l&#039;ha forse scritto nero su bianco in quella stessa prefazione allarmista? &amp;quot;Una volta rimossa l&#039;ingerenza della soggettività emotiva, questa nostra banale storia diventerà a tutti gli effetti un classico, trascendendo e facendosi beffe di ogni sterile prospettiva storica futura.&amp;quot;»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In parole povere, il divieto morale di indagare ha stampata sopra una bella data di scadenza, ormai passata da un pezzo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non riuscii a trattenermi dall&#039;abbozzare un mezzo sorriso di sbilenca rassicurazione. Per quanto il mio gesto fosse goffo e Chitanda non avesse minimamente la forza o la voglia di ricambiarlo con un sorriso a sua volta, annuì lentamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...E va bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;E allora così sia.&#039;&#039; Risi di puro gusto e autocompiacimento cinico nel profondo della mia anima, continuando a sfoggiare all&#039;esterno la mia maschera beffarda e imperturbabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scavare in questi vecchi archivi e condurre l&#039;indagine cartacea non avrebbe richiesto il benché minimo dispendio sproporzionato di preziose energie vitali da parte mia. Se il secondo volume dell&#039;antologia si era già preso la briga di citare minuziosamente eventi legati allo &amp;quot;scorso anno scolastico&amp;quot;, il gioco era fatto: non ci restava altro da fare che frugare tra le pagine incriminate del primissimo volume d&#039;esordio per decifrare per filo e per segno l&#039;amara sorte toccata in dote a Jun Sekitani. A conti fatti, sarebbe stata un&#039;operazione lampo e indolore da risolvere nello spazio di un caffè. Pur dovendo essere brutalmente sincero con me stesso, a questo punto non avrei più saputo dire con certezza quale delle due vie avrebbe paradossalmente comportato uno spreco di sforzi maggiore tra la patetica evasione del problema e la pedante risoluzione logica del rompicapo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Come non detto, i miei piani di evasione dalla fatica si sono sbriciolati.&#039;&#039; Ero stato fin troppo ingenuo e miope a farmi simili castelli in aria. Mentre io sprofondavo nelle mie riflessioni inattaccabili, Ibara stava metodicamente scartabellando con estrema calma in mezzo all&#039;ammasso scomposto dei restanti volumi accatastati, per poi esclamare in tono carico di bruciante indignazione:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma che razza di presa in giro è mai questa? Manca il maledetto Volume 1!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per processare a livello neurologico la portata catastrofica di quella frase, dedussi che il mio cervello avrebbe avuto seriamente bisogno di staccare la spina e chiudersi in lutto per un bel pezzo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano)&amp;diff=588564</id>
		<title>Hyouka (Italiano)</title>
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		<updated>2026-07-27T16:29:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* Aggiornamenti */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Image:Hyouka 01.jpg|thumb|300px|right|Copertina del volume 1]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Serie del Club di Letteratura Classica&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; (〈古典部〉シリーズ), spesso conosciuta con il nome &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; (氷菓), è una serie di 6 romanzi, scritta da Honobu Yonezawa e  serializzata dalla Kadokawa Shoten. &lt;br /&gt;
Da essa, è stato tratto un anime trasmesso dal 22 aprile 2012 al 16 settembre 2012, con un totale di 22 episodi. Esiste anche una trasposizione manga, scritta dall&#039;autore originale e illustrata da Task Ohna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hyouka è disponibile anche nelle seguenti lingue:&lt;br /&gt;
*[[Hyouka|English (Inglese)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyôka - Français|Français (Francese)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka (Bahasa Indonesia)|Indonesia (Indonesiano)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka PL|Polski (Polacco)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka (Greek)|Ελληνικά (Greco)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka ~português brasileiro~|Português Brasileiro (Portoghese - Brasile)]]&lt;br /&gt;
*[http://sonako.wikia.com/wiki/Hyouka Vietnamese (Sonako Wikia)]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sinossi==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oreki Houtarou è un ragazzo che ama &amp;quot;risparmiare energie&amp;quot; e quindi si rifiuta di svolgere qualsiasi attività non necessaria. Nonostante non abbia alcuna intenzione di partecipare alle attività di un club, viene costretto dalla sorella maggiore, Tomoe, a iscriversi al club di letteratura classica, che rischia di essere sciolto a causa della mancanza di nuovi membri. Insieme al suo amico Satoshi Fukube, alla sua amica Mayaka Ibara e alla curiosa Eru Chitanda, il nuovo club di letteratura si troverà coinvolto in diversi misteri che attendono solo di essere risolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Traduzione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Traduttoriː [[User:Alexis04|Alexis04]]&lt;br /&gt;
*Revisoriː [[User:Alexis04|Alexis04]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Aggiornamenti ==&lt;br /&gt;
* 9 maggio 2020 - Aggiunto il capitolo 1 del volume 1&lt;br /&gt;
* 12 maggio 2020 - Aggiunto il capitolo 2 del volume 1&lt;br /&gt;
* 20 giugno 2020 - Aggiunta la postfazione del volume 1&lt;br /&gt;
* 24 luglio 2021 - Aggiunto il capitolo 3 del volume 1&lt;br /&gt;
* Capitolo 4 Volume 1 in corso di traduzione (30%)&lt;br /&gt;
- Tls123 fa revisione delle traduzioni e continua la novel.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* 27 Luglio 2026 - Vengono revisionati capitolo dal 1 - 4, con diverse modifiche. &lt;br /&gt;
** Viene completata la traduzione del capitolo 4. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Volumi==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Image:Hyouka 01.jpg|431x431px|frameless|right]]&lt;br /&gt;
===Volume 1 - Hyouka - Non puoi scappare / La nipote del tempo ([[Hyouka (Italiano):Volume 1|Testo completo]] - PDF - EPUB)===&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 1|1 - Lettere da Benares]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 2|2 - La Rinascita del Tradizionale Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3|3 - Le Attività del Prestigioso Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 4|4 - I Discendenti del Turbolento Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 5|5 - Il Sigillo Nascosto del Vecchio Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 6|6 - I Giorni Passati del Glorioso Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 7|7 - La Verità sullo Storico Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 8|8 - La Vita Quotidiana del Futuro Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 9|9 - Lettere a Sarajevo]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Postfazione|Postfazione]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;br style=&amp;quot;clear:both&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Dettagli sui volumi originali ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#氷菓 You can&#039;t escape / The niece of time (31 ottobre 2001) ISBN 978-4-04-427101-5&lt;br /&gt;
#愚者のエンドロール Why didn&#039;t she ask EBA? (31 luglio 2002) ISBN 978-4-04-427102-2&lt;br /&gt;
#クドリャフカの順番 Welcome to KANYA FESTA! (24 maggio 2008) ISBN 978-4-04-427103-9&lt;br /&gt;
#遠まわりする雛 Little birds can remember (24 luglio 2010) ISBN 978-4-04-427104-6&lt;br /&gt;
#ふたりの距離の概算 It walks by past (26 giugno 2012) ISBN 978-4-04-874075-3&lt;br /&gt;
#いまさら翼といわれても Even Though I&#039;m Told I Now Have Wings (30 novembre 2016) ISBN 978-4041047613&lt;br /&gt;
#米澤穂信と古典部 The Memories of Classic Club (13 ottobre 2017) ISBN 978-4041060513&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Light novel (Italian)]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Honobu Yonezawa]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Drama]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Mystery]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Romance]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano)&amp;diff=588563</id>
		<title>Hyouka (Italiano)</title>
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		<updated>2026-07-27T16:05:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* Volume 1 - Hyouka - Non puoi scappare / La nipote del tempo (Testo completo - PDF - EPUB) */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Image:Hyouka 01.jpg|thumb|300px|right|Copertina del volume 1]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Serie del Club di Letteratura Classica&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; (〈古典部〉シリーズ), spesso conosciuta con il nome &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Hyouka&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; (氷菓), è una serie di 6 romanzi, scritta da Honobu Yonezawa e  serializzata dalla Kadokawa Shoten. &lt;br /&gt;
Da essa, è stato tratto un anime trasmesso dal 22 aprile 2012 al 16 settembre 2012, con un totale di 22 episodi. Esiste anche una trasposizione manga, scritta dall&#039;autore originale e illustrata da Task Ohna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hyouka è disponibile anche nelle seguenti lingue:&lt;br /&gt;
*[[Hyouka|English (Inglese)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyôka - Français|Français (Francese)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka (Bahasa Indonesia)|Indonesia (Indonesiano)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka PL|Polski (Polacco)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka (Greek)|Ελληνικά (Greco)]]&lt;br /&gt;
*[[Hyouka ~português brasileiro~|Português Brasileiro (Portoghese - Brasile)]]&lt;br /&gt;
*[http://sonako.wikia.com/wiki/Hyouka Vietnamese (Sonako Wikia)]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sinossi==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oreki Houtarou è un ragazzo che ama &amp;quot;risparmiare energie&amp;quot; e quindi si rifiuta di svolgere qualsiasi attività non necessaria. Nonostante non abbia alcuna intenzione di partecipare alle attività di un club, viene costretto dalla sorella maggiore, Tomoe, a iscriversi al club di letteratura classica, che rischia di essere sciolto a causa della mancanza di nuovi membri. Insieme al suo amico Satoshi Fukube, alla sua amica Mayaka Ibara e alla curiosa Eru Chitanda, il nuovo club di letteratura si troverà coinvolto in diversi misteri che attendono solo di essere risolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Traduzione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Traduttoriː [[User:Alexis04|Alexis04]]&lt;br /&gt;
*Revisoriː [[User:Alexis04|Alexis04]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Aggiornamenti ==&lt;br /&gt;
* 9 maggio 2020 - Aggiunto il capitolo 1 del volume 1&lt;br /&gt;
* 12 maggio 2020 - Aggiunto il capitolo 2 del volume 1&lt;br /&gt;
* 20 giugno 2020 - Aggiunta la postfazione del volume 1&lt;br /&gt;
* 24 luglio 2021 - Aggiunto il capitolo 3 del volume 1&lt;br /&gt;
* Capitolo 4 Volume 1 in corso di traduzione (30%)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Volumi==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Image:Hyouka 01.jpg|431x431px|frameless|right]]&lt;br /&gt;
===Volume 1 - Hyouka - Non puoi scappare / La nipote del tempo ([[Hyouka (Italiano):Volume 1|Testo completo]] - PDF - EPUB)===&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 1|1 - Lettere da Benares]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 2|2 - La Rinascita del Tradizionale Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
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::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 6|6 - I Giorni Passati del Glorioso Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 7|7 - La Verità sullo Storico Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 8|8 - La Vita Quotidiana del Futuro Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 9|9 - Lettere a Sarajevo]]&lt;br /&gt;
::*[[Hyouka (Italiano):Volume 1 Postfazione|Postfazione]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;br style=&amp;quot;clear:both&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Dettagli sui volumi originali ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#氷菓 You can&#039;t escape / The niece of time (31 ottobre 2001) ISBN 978-4-04-427101-5&lt;br /&gt;
#愚者のエンドロール Why didn&#039;t she ask EBA? (31 luglio 2002) ISBN 978-4-04-427102-2&lt;br /&gt;
#クドリャフカの順番 Welcome to KANYA FESTA! (24 maggio 2008) ISBN 978-4-04-427103-9&lt;br /&gt;
#遠まわりする雛 Little birds can remember (24 luglio 2010) ISBN 978-4-04-427104-6&lt;br /&gt;
#ふたりの距離の概算 It walks by past (26 giugno 2012) ISBN 978-4-04-874075-3&lt;br /&gt;
#いまさら翼といわれても Even Though I&#039;m Told I Now Have Wings (30 novembre 2016) ISBN 978-4041047613&lt;br /&gt;
#米澤穂信と古典部 The Memories of Classic Club (13 ottobre 2017) ISBN 978-4041060513&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Light novel (Italian)]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Honobu Yonezawa]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Drama]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Mystery]]&lt;br /&gt;
[[index.php?title=Category:Genre - Romance]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_4&amp;diff=588562</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 4</title>
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		<updated>2026-07-27T15:33:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
4 - I discendenti del turbolento Club di Letteratura Classica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in una tranquilla domenica che ricevetti l&#039;invito a uscire da parte di Chitanda. Mi aveva accennato di volermi vedere al di fuori del contesto scolastico, affidandosi a me per decidere il luogo dell&#039;incontro; di conseguenza, eccomi qui ad aspettarla nel &amp;quot;Caffè Pineapple Sandwich&amp;quot;. Questa caffetteria, famosa per servire il caffè Kilimanjaro più acidulo e forte che io conoscessi, era decorata con delle cupe e solenni tonalità testa di moro. La vistosa insegna fuori dal locale era praticamente impossibile da ignorare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La caffetteria era silenziosa, priva del solito rumore di fondo di radio o televisori accesi. Sebbene l&#039;atmosfera fosse indubbiamente rilassante, si rivelava anche un posto maledettamente noioso in cui dover attendere l&#039;arrivo di qualcuno. Mancavano pochissimi minuti all&#039;orario concordato, e cominciavo a sentirmi un po&#039; irrequieto per il fatto che Chitanda non si fosse ancora fatta viva; nel frattempo, continuavo a fissare ipnotizzato la mia tazzina di caffè dal mio tavolino appartato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finalmente Chitanda fece la sua comparsa e, stando al mio orologio, spaccando il secondo alle l&#039;una e mezza in punto. Trattandosi di un locale piuttosto intimo, non ci mise molto a individuarmi. Indossando un grazioso abito bianco monopezzo, si avvicinò e prese posto di fronte a me. Non esisteva letteralmente nessun&#039;altra persona capace di risultare elegante quanto Chitanda anche in abiti casual.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perdonami per averti fatto chiamare con così poco preavviso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nessun problema» replicai, finendo in un sorso il mio caffè, per poi fare un cenno al cameriere. Chitanda diede una rapida occhiata al menù e ordinò: «Prenderò un Cacao alla viennese, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aveva optato per qualcosa di dolce. Essendo io un normalissimo studente liceale squattrinato, non godevo certo della ricchezza necessaria per permettermi una seconda ordinazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di arrivare al sodo, ci scambiammo due chiacchiere di circostanza, partendo dalla prima, favorevole impressione che la caffetteria aveva suscitato in lei. Feci allora notare come una persona del genere, che non ordina mai del caffè in una caffetteria, somigliasse molto a chi visita lo Zoo di Ueno senza fermarsi a guardare i panda giganti. Proprio mentre Chitanda si apprestava a elencarmi un&#039;infinita serie di varianti di caffè a basso contenuto di caffeina, il suo Cacao alla viennese le venne servito. Rimasi esterrefatto nel vedere la spropositata montagna di panna montata che svettava sulla tazza. A quanto pareva, aveva un bel debole per i dolci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò ad affondare il cucchiaino per mescolare la panna. Sembrava divertirsi un mondo a farlo. Di questo passo, sarebbe finita a bere la sua bevanda inzuppata di chiacchiere leggere per tutto il pomeriggio, per poi rincasare senza aver detto nulla. Diviso tra la serietà e il panico che un&#039;eventualità del genere potesse concretizzarsi, decisi di prendere in mano le redini del discorso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, che c&#039;è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È forse questo l&#039;atteggiamento consono dopo aver preteso che una persona sacrificasse il suo sacro fine settimana per te?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per quale motivo mi hai invitato qui fuori?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a sorseggiare placidamente il suo cacao e mormorando &amp;quot;Che delizia&amp;quot;, Chitanda inclinò il capo e rispose: «Beh, sei stato tu a scegliere questo locale come punto d&#039;incontro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Va bene, io me ne torno a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah! Aspetta un istante, ti prego!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posando in fretta il cucchiaino e la tazza, Chitanda raddrizzò la postura e disse: «Perdonami, io... ero solo un po&#039; nervosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene sembrasse intenta a calmare i propri nervi, la sua espressione non risultava affatto rigida. Era evidente che la sua natura la spingesse semplicemente a blaterare la prima cosa che le passasse per la testa ogniqualvolta si sentisse sotto pressione. Così decisi di stuzzicarla domandando: «Nervosa? Devi forse confessarmi qualcosa di compromettente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena lo dissi, mi accorsi subito di come una battuta tanto scontata avesse in realtà scatenato un effetto inatteso su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come nel tentativo di celare il proprio imbarazzo, si mostrò esitante, annuendo lentamente. Iniziai ad andare nel panico anch&#039;io e chiamai frettolosamente il cameriere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Un altro caffè, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ignorando del tutto la mia reazione istintiva, Chitanda iniziò a parlare con voce sommessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse potrebbe anche trattarsi di una confessione, ma in verità è più una richiesta di aiuto. È un problema prettamente mio, personale, quindi non so nemmeno se io abbia il diritto di farti una richiesta del genere. Per questo... saresti così gentile da ascoltare prima la mia storia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aveva smesso di fissare il fondo della sua tazza. &#039;&#039;Ah, così stanno le cose...&#039;&#039; Anche se non sono affatto portato per situazioni così cariche di solennità, risposi: «D&#039;accordo, sentiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, dopo aver deglutito a fatica, Chitanda iniziò a raccontare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ho uno zio, il fratello maggiore di mia madre. Il suo nome era Jun Sekitani. Dieci anni fa è partito per un lungo viaggio in Malesia, ma da sette anni a questa parte risulta disperso. Quando ero piccola... no, insomma, sono ancora giovane, ma dieci anni fa ero tremendamente attaccata a lui. Per quello che riesco a ricordare, aveva sempre la risposta pronta a ogni singola domanda gli facessi. Ovviamente, agli occhi di una bambina, le cose che raccontava suonavano come magie incredibili, anche se oggi non riesco più a ricordare con esattezza le sue parole. L&#039;immagine che mi è rimasta scolpita di mio zio è quella di un uomo che sapeva assolutamente tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sembrava un tipo in gamba.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Era un uomo erudito e dalla spiccata eloquenza, anche se non posso sapere se lo sia ancora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorrisi e risposi con un velo di ironia: «Beh, almeno sei sicura che lo fosse finché è stato nei paraggi. Anch&#039;io ho due o tre zii in totale, ma per fortuna nessuno di loro è misteriosamente scomparso nel nulla. Dunque, qual è la richiesta di cui parlavi? Non ti aspetterai mica che io prenda un aereo per la Malesia a cercarlo, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. Mio zio è stato avvistato per l&#039;ultima volta nella regione del Bengala, uhm, in India, insomma. Ciò che vorrei domandare a Oreki-san è... di aiutarmi a ricordare cosa mi disse esattamente mio zio quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda chiuse la frase con questa stoccata, e feci bene a non parlare, dato che non avevo minimamente colto il senso di ciò che mi aveva appena detto. &#039;&#039;Mi sta forse chiedendo di farle tornare in mente i ricordi sbiaditi delle parole di suo zio?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questa è una pretesa ridicola.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sto correndo troppo, vero? I ricordi legati a mio zio risalgono tutti a quando ero solo una bambina, ed è per questo che io stessa fatico a ricostruirli. Eppure... c&#039;è questo singolo episodio che si è impresso a fuoco nella mia mente. E desidero disperatamente rievocare i dettagli di quel preciso momento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendole diventate le labbra secche per l&#039;agitazione, Chitanda prese un sorsetto dal suo cacao. Poi proseguì abbassando ulteriormente il volume della voce: «Ero ancora all&#039;asilo. Per qualche strano motivo, finii per ascoltare di sfuggita mio zio parlare di un certo &#039;club di letteratura classica&#039;. Io mi convinsi che questo &#039;club giurassico&#039; fosse un posto dedicato allo studio dei dinosauri, e la cosa catturò inevitabilmente la mia attenzione&amp;lt;ref&amp;gt;  [1] In originale si tratta di un&#039;incomprensione dovuta all&#039;assonanza fonetica: Eru da bambina aveva confuso la parola giapponese *Koten-bu* (Club di Letteratura Classica) con qualcosa che le ricordava i dinosauri o la paleontologia, presumibilmente *Koseibutsu* (Paleontologia) o un termine simile. L&#039;adattamento &amp;quot;Club Giurassico&amp;quot; rende bene l&#039;idea in italiano.&amp;lt;/ref&amp;gt;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Club Giurassico&amp;quot;, &amp;quot;Club Classico&amp;quot;... era uno sciocco gioco di parole basato su un fraintendimento tipico di quell&#039;età. Probabilmente fu in quell&#039;esatto momento che vide la luce Eru Chitanda, l&#039;incarnazione fisica della Curiosità in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sentivo in continuazione storie e aneddoti sul &#039;club di letteratura classica&#039; di mio zio. Poi, un bel giorno, andai da lui di proposito per fargli una domanda specifica riguardante questo club. In una situazione normale, lui mi avrebbe risposto con la sua solita pacatezza, ma in quell&#039;occasione si mostrò insolitamente restio a parlare. Iniziò a torcersi le mani con un&#039;espressione colma di rimpianto in volto e, quando finalmente riuscì a calmarsi, mi diede la sua risposta. Nel sentire le sue parole, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa successe?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Io scoppiai a piangere. Non ricordo se provassi terrore o profonda tristezza, ma so di aver pianto a dirotto. Mia madre, spaventata dalle urla, corse subito a vedere cosa stesse succedendo, e questo è tutto ciò che riesco a ricordare dell&#039;evento. L&#039;ultimo nitido ricordo che mi è rimasto impresso è il fatto che, in quell&#039;occasione, mio zio non fece nulla per consolarmi come era solito fare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eri sotto shock?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Credo di sì, un po&#039;. Da allora ho continuato a ripensare a quel giorno senza sosta. In seguito, sì, all&#039;incirca durante le scuole medie, quell&#039;episodio iniziò a tormentarmi sul serio. Perché mio zio aveva un&#039;espressione così colma di rimpianto? Perché non mosse un dito per consolarmi? ...Oreki-san, tu che spiegazione ti daresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendomi stata rivolta la domanda, iniziai a elaborare i dati. Per quale motivo una persona dotata dell&#039;infinita pazienza necessaria per rispondere a ogni singola domanda di una bambina piccola l&#039;avrebbe poi lasciata a piangere da sola in una situazione del genere?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arrivai rapidamente alla radice logica del problema e, mantenendo il massimo della compostezza che riuscii a racimolare, esposi la mia deduzione: «Tuo zio ti aveva appena svelato qualcosa che non poteva assolutamente rimangiarsi. Non aveva alcuna intenzione di mentire spudoratamente a una bambina, e probabilmente voleva farti assimilare il fatto che le sue dure parole fossero la cruda verità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda trattenne il respiro, per poi illuminarsi in un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è esattamente alla stessa conclusione a cui ero arrivata anch&#039;io» disse, fissandomi dritto negli occhi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Uhm, quando diavolo arriva il mio secondo caffè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Presa consapevolezza di ciò, iniziai a chiedermi con un&#039;insistenza spasmodica cosa potesse avermi mai rivelato di così sconvolgente quel giorno. Così passai ai fatti, provando come prima cosa a ricreare da zero l&#039;ambiente in cui si era svolta la scena. Mi intrufolai di soppiatto nella residenza della famiglia Sekitani, con la quale abbiamo interrotto i rapporti da tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da scommetterci: era esattamente il tipo di persona disposta a spingersi fino a questi estremi pur di raggiungere il proprio obiettivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco. Era a questo che ti riferivi con &#039;motivi personali&#039; quando mi hai spiegato perché ti sei iscritta al Club di Letteratura Classica.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, proprio così. Ignoravo del tutto che il Club di Letteratura Classica rischiasse lo smantellamento fino a poco tempo fa. Sapevo che non sarebbe stata un&#039;impresa facile, ma di certo non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi davanti un club fantasma in cui non c&#039;era più nessuno in grado di svelarmi la verità dei fatti. Ho persino valutato l&#039;idea di domandarlo ai professori, ma gli insegnanti che operavano in questa scuola quando mio zio era uno studente, ovvero ben trentatré anni fa, sono andati tutti in pensione o trasferiti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, perché chiedere aiuto proprio a me?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché tu...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda si apprestava a terminare la frase, il cameriere si palesò con il mio sudato caffè. Muovendosi con gesti freddi e meccanici, l&#039;uomo barbuto ritirò la mia tazzina vuota e ne piazzò una colma al suo posto. Non appena il cameriere tolse il disturbo, Chitanda prese un sorso dal suo cacao, come a voler riordinare le idee, e riprese: «...Durante lo spiacevole incidente con la chiave dell&#039;aula, e per il mistero del libro sollevato da Ibara-san in biblioteca, sei riuscito a formulare deduzioni geniali superando i limiti della mia immaginazione. Sebbene io possa sembrare sfacciata a dirtelo in faccia, sono profondamente convinta che Oreki-san sia l&#039;unica persona in grado di arrivare alla risposta del mio quesito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi accorsi di stare aggrottando la fronte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tu mi sopravvaluti di grosso. Mi sono solo affidato a qualche fugace intuizione, il che richiedeva a sua volta una dose sfacciata di fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora ti prego, lascia che mi affidi a questa tua stessa fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio di poterti essere d&#039;aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo motivo per cui non credevo di poterle essere d&#039;aiuto era la totale assenza di obblighi morali nell&#039;imbarcarmi in una faccenda così clamorosamente tediosa; in secondo luogo, se non fossi riuscito a dedurre un bel niente, avrei finito non solo per deludere atrocemente Chitanda, ma anche per sentirmi un completo inetto. Questa non era la puntata di un quiz televisivo, ma solo il disperato, plateale tentativo di Chitanda di dare un senso e una conclusione a un tassello mancante della propria esistenza. Ti aspetti davvero che un risparmiatore di energie cronico come me si accolli un tale fardello di responsabilità? Tu stai scherzando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché deve trattarsi proprio di me? Sicuramente ci sono altre persone ben più qualificate per darti una mano in una cosa del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli occhi di Chitanda si sgranarono. Ignorando il peso di quella sua reazione, rincarai la dose: «Non credi sarebbe infinitamente più produttivo ed efficiente appoggiarsi a più persone per unirti alla ricerca? Potresti parlarne a Satoshi, a Ibara, o ai tuoi stessi amici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci fu alcuna reazione. Chitanda incassò in silenzio il mio palese rifiuto. Chinò il capo verso il tavolo e mormorò lentamente: «Io... vedi, Oreki-san, non sono affatto il tipo di persona incline a sbandierare in giro i fatti del proprio doloroso passato con chiunque.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io... non ne ho mai parlato con nessun altro prima d&#039;ora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fui colto alla sprovvista. Certo, ora aveva perfettamente senso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quale diamine di motivo Chitanda avrebbe dovuto farmi scomodare in una domenica di festa per parlarmi a quattr&#039;occhi in privato? La risposta era elementare: non voleva che troppa gente venisse a frugare nella drammatica storia di suo zio disperso. Chitanda si era ritrovata a dover riporre la sua cieca fiducia in me, un tizio strambo che a malapena conosceva da un mese, e per tutta risposta io le avevo suggerito con tatto nullo di &amp;quot;andare a parlarne con più persone&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era ovvio e naturale che chiunque avrebbe provato un forte imbarazzo nel vedere dettagli così intimi e privati spifferati ai quattro venti. Chi, su questa terra, non custodisce un segreto inconfessabile nel profondo del proprio cuore, desideroso di proteggerlo dal giudizio altrui?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avvertii il sangue salirmi al viso, arrossendo di vergogna, e abbassai la testa a mia volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perdonami, sono stato un idiota.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendola rivolgermi un debole sorriso, intuii che molto probabilmente aveva già deciso di perdonarmi lo scivolone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Seguì un lungo silenzio. Chitanda sembrava in attesa che io prendessi di nuovo la parola. Eppure, non riuscivo a farmi venire in mente nulla di appropriato per smorzare la tensione. Il vapore denso della mia tazza di caffè bollente saliva a spirale tra noi due. Il Cacao alla viennese di Chitanda si era ormai freddato da un pezzo, non emettendo più il minimo sbuffo di vapore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Strinsi le mani attorno alla tazzina bollente. Quasi per infrangere quel muro di imbarazzo, Chitanda disse con espressione gentile: «Ti ho fatto una richiesta irragionevole. Sono ben conscia di averti trascinato a forza in una faccenda in cui non avresti mai dovuto essere coinvolto, eppure io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, quando sei riuscito a risolvere con tale scioltezza i miei rompicapo... per qualche motivo, mi hai ricordato incredibilmente mio zio. Senza offesa per lui, ovviamente, ma anche tu sei riuscito a fornire le risposte alle mie infinite domande. È per questo che... oh cielo, mi sto comportando in modo pateticamente egoista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai ancora davanti a te ben tre anni di liceo, quindi potresti benissimo prenderti tutto il tempo necessario per svolgere le tue indagini. Se ti troverai ancora impantanata o in difficoltà, non mi tirerò necessariamente indietro senza muovere un dito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa con lentezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho il disperato bisogno di ricordare cosa successe in quel frangente con mio zio prima che lui muoia. Voglio assolutamente scoprire, prima del suo imminente funerale, per quale motivo mio zio sia stato costretto a dirmi qualcosa che non avrebbe mai potuto rimangiarsi, e cosa diamine mi disse quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Prima che lui muoia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che modo agghiacciante e bizzarro di riferirsi a una persona. Una persona morta è morta, e basta, mentre una persona scomparsa non è esattamente morta a livello logico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...No, un momento.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio così: le persone scomparse da un certo lasso di tempo, vengono dichiarate morte a tutti gli effetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono trascorsi sette lunghi anni dal giorno in cui mio zio, Jun Sekitani, è svanito nel nulla in Malesia. Nel caso tu non lo sapessi, le persone che restano disperse per sette anni di fila vengono dichiarate legalmente morte a tutti gli effetti... La famiglia Sekitani ha da poco ricevuto la comunicazione ufficiale da parte dell&#039;Ufficio Persone Scomparse, e terrà una funzione funebre a tempo debito. È proprio per questo che desidero trovare la pace, risolvendo le mie questioni in sospeso con mio zio prima che si celebri il funerale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda esalò un sospiro sfiancante dopo avermi messo al corrente della cupa situazione, per poi volgere lo sguardo oltre la vetrata del locale. Seguii la traiettoria dei suoi occhi, ritrovandomi a fissare la banale e anonima strada sottostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presi un altro abbondante sorso del mio caffè. Pareva che Chitanda avesse finalmente esaurito le parole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iniziai a riflettere seriamente sulla questione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ballo c&#039;era un frammento di memoria smarrito che esigeva di essere ritrovato, e indubbiamente era un frammento che valeva la pena recuperare. Una faccenda del genere era assai ardua da incasellare e liquidare appellandomi in modo bieco al mio proverbiale motto sul risparmio energetico. Per un tipo come me, da sempre abituato a schivare con destrezza crisi su crisi per mantenere l&#039;omeostasi, io stesso scarseggiavo di ricordi per cui valesse la pena lottare con le unghie e con i denti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, per una come Chitanda, pur di recuperare eventuali ricordi scivolati nell&#039;oblio, si sarebbe spinta in capo al mondo. A pensarci bene, era proprio la sua sterminata, famelica curiosità a spingerla a scavare disperatamente alla ricerca dei propri stessi ricordi, per cui non c&#039;era assolutamente da meravigliarsi che scavasse a piene mani nel suo passato. Non stava scavando solo ed esclusivamente in nome del suo compianto zio, ma lo stava facendo anche per la propria salvezza interiore. E cosa sarebbe accaduto, alla fine, se per caso avesse fallito miseramente nell&#039;impresa a cui si era votata?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi perdevo in questi cupi pensieri, un passaggio della famosa lettera di mia sorella mi balenò all&#039;improvviso nella mente: &#039;&#039;&amp;quot;E poi, dopotutto, tanto non hai niente di meglio da fare, no?&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Maledizione, ha ragione lei. Sono io Houtarou, il risparmiatore di energie. Se non devo fare una cosa, non muovo un dito.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non sarebbe poi la fine del mondo se mi abbassassi ad aiutare qualcuno a fare un lavoro che deve assolutamente essere portato a termine, giusto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posai con flemma la tazzina vuota e feci scrocchiare leggermente le dita, avvertendo una sensazione mai provata prima farsi strada nel mio petto. La ceramica produsse un tonfo ovattato a contatto con il tavolo, inducendo Chitanda a staccare gli occhi dalla strada trafficata per rivolgerli su di me. Iniziai a parlare lentamente e scandendo bene le parole, come per assicurarmi di avere tutta la sua attenzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ho la minima intenzione di assumermi le responsabilità di ciò che intendi fare delle tue scoperte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ed è proprio per questo che mi rifiuto di dirti un &#039;accetto la tua richiesta&#039; su due piedi. Tuttavia, prenderò la tua storia in forte considerazione e, se mai dovessero capitarmi a tiro dei validi indizi su cui lavorare, sarò il primo a fartelo sapere senza esitazione. Così facendo, mi risparmierò anche l&#039;inutile fatica di dovermi smazzare troppe spiegazioni snervanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Va bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se a te sta bene pattuire queste condizioni, allora puoi contare sul mio aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda raddrizzò di colpo la schiena contro la sedia e si profuse in un inchino formale col busto, a una perfetta angolazione di quarantacinque gradi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie dal profondo del cuore. Sono consapevole di recarti un disturbo inenarrabile, ma sappi che ti sono immensamente grata e in debito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Recarmi un disturbo inenarrabile, eh?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voltai leggermente il viso verso la finestra, in un&#039;angolazione dove Chitanda non potesse scorgermi, e mi lasciai sfuggire un lieve, amaro sorriso di rassegnazione. Ero genuinamente e spaventosamente sorpreso da me stesso per non aver chiuso la porta in faccia a una richiesta così logorante da parte di qualcuno. Se Satoshi venisse mai a scoprirlo, mi chiedo cosa diavolo tirerebbe fuori. Probabilmente sgranerebbe i suoi occhioni castani dallo stupore, e darebbe sfogo alla sua incredulità attingendo a termini arcaici di cui ignoro pure l&#039;esistenza, dicendo qualcosa come: &amp;quot;Ma se l&#039;Houtarou che conosco è il tipo che stroncherebbe una simile richiesta all&#039;istante senza battere ciglio!&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi chiedo proprio che razza di scusa mi dovrei inventare per giustificarmi con quel maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Caddi in un turbine di pensieri profondi, mentre l&#039;eco dei ringraziamenti infiniti di Chitanda mi accarezzava i timpani. Avevo già tracannato la bellezza di due caffè amari, ma la sua tazza traboccante di cacao si era già irrimediabilmente raffreddata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1] In originale si tratta di un&#039;incomprensione dovuta all&#039;assonanza fonetica: Eru da bambina aveva confuso la parola giapponese *Koten-bu* (Club di Letteratura Classica) con qualcosa che le ricordava i dinosauri o la paleontologia, presumibilmente *Koseibutsu* (Paleontologia) o un termine simile. L&#039;adattamento &amp;quot;Club Giurassico&amp;quot; rende bene l&#039;idea in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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	<entry>
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		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 4</title>
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		<updated>2026-07-27T15:31:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
4 - I discendenti del turbolento Club di Letteratura Classica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in una tranquilla domenica che ricevetti l&#039;invito a uscire da parte di Chitanda. Mi aveva accennato di volermi vedere al di fuori del contesto scolastico, affidandosi a me per decidere il luogo dell&#039;incontro; di conseguenza, eccomi qui ad aspettarla nel &amp;quot;Caffè Pineapple Sandwich&amp;quot;. Questa caffetteria, famosa per servire il caffè Kilimanjaro più acidulo e forte che io conoscessi, era decorata con delle cupe e solenni tonalità testa di moro. La vistosa insegna fuori dal locale era praticamente impossibile da ignorare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La caffetteria era silenziosa, priva del solito rumore di fondo di radio o televisori accesi. Sebbene l&#039;atmosfera fosse indubbiamente rilassante, si rivelava anche un posto maledettamente noioso in cui dover attendere l&#039;arrivo di qualcuno. Mancavano pochissimi minuti all&#039;orario concordato, e cominciavo a sentirmi un po&#039; irrequieto per il fatto che Chitanda non si fosse ancora fatta viva; nel frattempo, continuavo a fissare ipnotizzato la mia tazzina di caffè dal mio tavolino appartato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finalmente Chitanda fece la sua comparsa e, stando al mio orologio, spaccando il secondo alle l&#039;una e mezza in punto. Trattandosi di un locale piuttosto intimo, non ci mise molto a individuarmi. Indossando un grazioso abito bianco monopezzo, si avvicinò e prese posto di fronte a me. Non esisteva letteralmente nessun&#039;altra persona capace di risultare elegante quanto Chitanda anche in abiti casual.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perdonami per averti fatto chiamare con così poco preavviso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nessun problema» replicai, finendo in un sorso il mio caffè, per poi fare un cenno al cameriere. Chitanda diede una rapida occhiata al menù e ordinò: «Prenderò un Cacao alla viennese, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aveva optato per qualcosa di dolce. Essendo io un normalissimo studente liceale squattrinato, non godevo certo della ricchezza necessaria per permettermi una seconda ordinazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di arrivare al sodo, ci scambiammo due chiacchiere di circostanza, partendo dalla prima, favorevole impressione che la caffetteria aveva suscitato in lei. Feci allora notare come una persona del genere, che non ordina mai del caffè in una caffetteria, somigliasse molto a chi visita lo Zoo di Ueno senza fermarsi a guardare i panda giganti. Proprio mentre Chitanda si apprestava a elencarmi un&#039;infinita serie di varianti di caffè a basso contenuto di caffeina, il suo Cacao alla viennese le venne servito. Rimasi esterrefatto nel vedere la spropositata montagna di panna montata che svettava sulla tazza. A quanto pareva, aveva un bel debole per i dolci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò ad affondare il cucchiaino per mescolare la panna. Sembrava divertirsi un mondo a farlo. Di questo passo, sarebbe finita a bere la sua bevanda inzuppata di chiacchiere leggere per tutto il pomeriggio, per poi rincasare senza aver detto nulla. Diviso tra la serietà e il panico che un&#039;eventualità del genere potesse concretizzarsi, decisi di prendere in mano le redini del discorso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, che c&#039;è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È forse questo l&#039;atteggiamento consono dopo aver preteso che una persona sacrificasse il suo sacro fine settimana per te?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per quale motivo mi hai invitato qui fuori?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a sorseggiare placidamente il suo cacao e mormorando &amp;quot;Che delizia&amp;quot;, Chitanda inclinò il capo e rispose: «Beh, sei stato tu a scegliere questo locale come punto d&#039;incontro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Va bene, io me ne torno a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah! Aspetta un istante, ti prego!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posando in fretta il cucchiaino e la tazza, Chitanda raddrizzò la postura e disse: «Perdonami, io... ero solo un po&#039; nervosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene sembrasse intenta a calmare i propri nervi, la sua espressione non risultava affatto rigida. Era evidente che la sua natura la spingesse semplicemente a blaterare la prima cosa che le passasse per la testa ogniqualvolta si sentisse sotto pressione. Così decisi di stuzzicarla domandando: «Nervosa? Devi forse confessarmi qualcosa di compromettente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena lo dissi, mi accorsi subito di come una battuta tanto scontata avesse in realtà scatenato un effetto inatteso su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come nel tentativo di celare il proprio imbarazzo, si mostrò esitante, annuendo lentamente. Iniziai ad andare nel panico anch&#039;io e chiamai frettolosamente il cameriere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Un altro caffè, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ignorando del tutto la mia reazione istintiva, Chitanda iniziò a parlare con voce sommessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse potrebbe anche trattarsi di una confessione, ma in verità è più una richiesta di aiuto. È un problema prettamente mio, personale, quindi non so nemmeno se io abbia il diritto di farti una richiesta del genere. Per questo... saresti così gentile da ascoltare prima la mia storia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aveva smesso di fissare il fondo della sua tazza. &#039;&#039;Ah, così stanno le cose...&#039;&#039; Anche se non sono affatto portato per situazioni così cariche di solennità, risposi: «D&#039;accordo, sentiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, dopo aver deglutito a fatica, Chitanda iniziò a raccontare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ho uno zio, il fratello maggiore di mia madre. Il suo nome era Jun Sekitani. Dieci anni fa è partito per un lungo viaggio in Malesia, ma da sette anni a questa parte risulta disperso. Quando ero piccola... no, insomma, sono ancora giovane, ma dieci anni fa ero tremendamente attaccata a lui. Per quello che riesco a ricordare, aveva sempre la risposta pronta a ogni singola domanda gli facessi. Ovviamente, agli occhi di una bambina, le cose che raccontava suonavano come magie incredibili, anche se oggi non riesco più a ricordare con esattezza le sue parole. L&#039;immagine che mi è rimasta scolpita di mio zio è quella di un uomo che sapeva assolutamente tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sembrava un tipo in gamba.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Era un uomo erudito e dalla spiccata eloquenza, anche se non posso sapere se lo sia ancora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorrisi e risposi con un velo di ironia: «Beh, almeno sei sicura che lo fosse finché è stato nei paraggi. Anch&#039;io ho due o tre zii in totale, ma per fortuna nessuno di loro è misteriosamente scomparso nel nulla. Dunque, qual è la richiesta di cui parlavi? Non ti aspetterai mica che io prenda un aereo per la Malesia a cercarlo, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. Mio zio è stato avvistato per l&#039;ultima volta nella regione del Bengala, uhm, in India, insomma. Ciò che vorrei domandare a Oreki-san è... di aiutarmi a ricordare cosa mi disse esattamente mio zio quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda chiuse la frase con questa stoccata, e feci bene a non parlare, dato che non avevo minimamente colto il senso di ciò che mi aveva appena detto. &#039;&#039;Mi sta forse chiedendo di farle tornare in mente i ricordi sbiaditi delle parole di suo zio?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questa è una pretesa ridicola.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sto correndo troppo, vero? I ricordi legati a mio zio risalgono tutti a quando ero solo una bambina, ed è per questo che io stessa fatico a ricostruirli. Eppure... c&#039;è questo singolo episodio che si è impresso a fuoco nella mia mente. E desidero disperatamente rievocare i dettagli di quel preciso momento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendole diventate le labbra secche per l&#039;agitazione, Chitanda prese un sorsetto dal suo cacao. Poi proseguì abbassando ulteriormente il volume della voce: «Ero ancora all&#039;asilo. Per qualche strano motivo, finii per ascoltare di sfuggita mio zio parlare di un certo &#039;club di letteratura classica&#039;. Io mi convinsi che questo &#039;club giurassico&#039; fosse un posto dedicato allo studio dei dinosauri, e la cosa catturò inevitabilmente la mia attenzione[6].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Club Giurassico&amp;quot;, &amp;quot;Club Classico&amp;quot;... era uno sciocco gioco di parole basato su un fraintendimento tipico di quell&#039;età. Probabilmente fu in quell&#039;esatto momento che vide la luce Eru Chitanda, l&#039;incarnazione fisica della Curiosità in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sentivo in continuazione storie e aneddoti sul &#039;club di letteratura classica&#039; di mio zio. Poi, un bel giorno, andai da lui di proposito per fargli una domanda specifica riguardante questo club. In una situazione normale, lui mi avrebbe risposto con la sua solita pacatezza, ma in quell&#039;occasione si mostrò insolitamente restio a parlare. Iniziò a torcersi le mani con un&#039;espressione colma di rimpianto in volto e, quando finalmente riuscì a calmarsi, mi diede la sua risposta. Nel sentire le sue parole, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa successe?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Io scoppiai a piangere. Non ricordo se provassi terrore o profonda tristezza, ma so di aver pianto a dirotto. Mia madre, spaventata dalle urla, corse subito a vedere cosa stesse succedendo, e questo è tutto ciò che riesco a ricordare dell&#039;evento. L&#039;ultimo nitido ricordo che mi è rimasto impresso è il fatto che, in quell&#039;occasione, mio zio non fece nulla per consolarmi come era solito fare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eri sotto shock?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Credo di sì, un po&#039;. Da allora ho continuato a ripensare a quel giorno senza sosta. In seguito, sì, all&#039;incirca durante le scuole medie, quell&#039;episodio iniziò a tormentarmi sul serio. Perché mio zio aveva un&#039;espressione così colma di rimpianto? Perché non mosse un dito per consolarmi? ...Oreki-san, tu che spiegazione ti daresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendomi stata rivolta la domanda, iniziai a elaborare i dati. Per quale motivo una persona dotata dell&#039;infinita pazienza necessaria per rispondere a ogni singola domanda di una bambina piccola l&#039;avrebbe poi lasciata a piangere da sola in una situazione del genere?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arrivai rapidamente alla radice logica del problema e, mantenendo il massimo della compostezza che riuscii a racimolare, esposi la mia deduzione: «Tuo zio ti aveva appena svelato qualcosa che non poteva assolutamente rimangiarsi. Non aveva alcuna intenzione di mentire spudoratamente a una bambina, e probabilmente voleva farti assimilare il fatto che le sue dure parole fossero la cruda verità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda trattenne il respiro, per poi illuminarsi in un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è esattamente alla stessa conclusione a cui ero arrivata anch&#039;io» disse, fissandomi dritto negli occhi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Uhm, quando diavolo arriva il mio secondo caffè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Presa consapevolezza di ciò, iniziai a chiedermi con un&#039;insistenza spasmodica cosa potesse avermi mai rivelato di così sconvolgente quel giorno. Così passai ai fatti, provando come prima cosa a ricreare da zero l&#039;ambiente in cui si era svolta la scena. Mi intrufolai di soppiatto nella residenza della famiglia Sekitani, con la quale abbiamo interrotto i rapporti da tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da scommetterci: era esattamente il tipo di persona disposta a spingersi fino a questi estremi pur di raggiungere il proprio obiettivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco. Era a questo che ti riferivi con &#039;motivi personali&#039; quando mi hai spiegato perché ti sei iscritta al Club di Letteratura Classica.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, proprio così. Ignoravo del tutto che il Club di Letteratura Classica rischiasse lo smantellamento fino a poco tempo fa. Sapevo che non sarebbe stata un&#039;impresa facile, ma di certo non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi davanti un club fantasma in cui non c&#039;era più nessuno in grado di svelarmi la verità dei fatti. Ho persino valutato l&#039;idea di domandarlo ai professori, ma gli insegnanti che operavano in questa scuola quando mio zio era uno studente, ovvero ben trentatré anni fa, sono andati tutti in pensione o trasferiti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, perché chiedere aiuto proprio a me?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché tu...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda si apprestava a terminare la frase, il cameriere si palesò con il mio sudato caffè. Muovendosi con gesti freddi e meccanici, l&#039;uomo barbuto ritirò la mia tazzina vuota e ne piazzò una colma al suo posto. Non appena il cameriere tolse il disturbo, Chitanda prese un sorso dal suo cacao, come a voler riordinare le idee, e riprese: «...Durante lo spiacevole incidente con la chiave dell&#039;aula, e per il mistero del libro sollevato da Ibara-san in biblioteca, sei riuscito a formulare deduzioni geniali superando i limiti della mia immaginazione. Sebbene io possa sembrare sfacciata a dirtelo in faccia, sono profondamente convinta che Oreki-san sia l&#039;unica persona in grado di arrivare alla risposta del mio quesito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi accorsi di stare aggrottando la fronte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tu mi sopravvaluti di grosso. Mi sono solo affidato a qualche fugace intuizione, il che richiedeva a sua volta una dose sfacciata di fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora ti prego, lascia che mi affidi a questa tua stessa fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio di poterti essere d&#039;aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo motivo per cui non credevo di poterle essere d&#039;aiuto era la totale assenza di obblighi morali nell&#039;imbarcarmi in una faccenda così clamorosamente tediosa; in secondo luogo, se non fossi riuscito a dedurre un bel niente, avrei finito non solo per deludere atrocemente Chitanda, ma anche per sentirmi un completo inetto. Questa non era la puntata di un quiz televisivo, ma solo il disperato, plateale tentativo di Chitanda di dare un senso e una conclusione a un tassello mancante della propria esistenza. Ti aspetti davvero che un risparmiatore di energie cronico come me si accolli un tale fardello di responsabilità? Tu stai scherzando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché deve trattarsi proprio di me? Sicuramente ci sono altre persone ben più qualificate per darti una mano in una cosa del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli occhi di Chitanda si sgranarono. Ignorando il peso di quella sua reazione, rincarai la dose: «Non credi sarebbe infinitamente più produttivo ed efficiente appoggiarsi a più persone per unirti alla ricerca? Potresti parlarne a Satoshi, a Ibara, o ai tuoi stessi amici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci fu alcuna reazione. Chitanda incassò in silenzio il mio palese rifiuto. Chinò il capo verso il tavolo e mormorò lentamente: «Io... vedi, Oreki-san, non sono affatto il tipo di persona incline a sbandierare in giro i fatti del proprio doloroso passato con chiunque.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io... non ne ho mai parlato con nessun altro prima d&#039;ora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fui colto alla sprovvista. Certo, ora aveva perfettamente senso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quale diamine di motivo Chitanda avrebbe dovuto farmi scomodare in una domenica di festa per parlarmi a quattr&#039;occhi in privato? La risposta era elementare: non voleva che troppa gente venisse a frugare nella drammatica storia di suo zio disperso. Chitanda si era ritrovata a dover riporre la sua cieca fiducia in me, un tizio strambo che a malapena conosceva da un mese, e per tutta risposta io le avevo suggerito con tatto nullo di &amp;quot;andare a parlarne con più persone&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era ovvio e naturale che chiunque avrebbe provato un forte imbarazzo nel vedere dettagli così intimi e privati spifferati ai quattro venti. Chi, su questa terra, non custodisce un segreto inconfessabile nel profondo del proprio cuore, desideroso di proteggerlo dal giudizio altrui?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avvertii il sangue salirmi al viso, arrossendo di vergogna, e abbassai la testa a mia volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perdonami, sono stato un idiota.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendola rivolgermi un debole sorriso, intuii che molto probabilmente aveva già deciso di perdonarmi lo scivolone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Seguì un lungo silenzio. Chitanda sembrava in attesa che io prendessi di nuovo la parola. Eppure, non riuscivo a farmi venire in mente nulla di appropriato per smorzare la tensione. Il vapore denso della mia tazza di caffè bollente saliva a spirale tra noi due. Il Cacao alla viennese di Chitanda si era ormai freddato da un pezzo, non emettendo più il minimo sbuffo di vapore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Strinsi le mani attorno alla tazzina bollente. Quasi per infrangere quel muro di imbarazzo, Chitanda disse con espressione gentile: «Ti ho fatto una richiesta irragionevole. Sono ben conscia di averti trascinato a forza in una faccenda in cui non avresti mai dovuto essere coinvolto, eppure io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, quando sei riuscito a risolvere con tale scioltezza i miei rompicapo... per qualche motivo, mi hai ricordato incredibilmente mio zio. Senza offesa per lui, ovviamente, ma anche tu sei riuscito a fornire le risposte alle mie infinite domande. È per questo che... oh cielo, mi sto comportando in modo pateticamente egoista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai ancora davanti a te ben tre anni di liceo, quindi potresti benissimo prenderti tutto il tempo necessario per svolgere le tue indagini. Se ti troverai ancora impantanata o in difficoltà, non mi tirerò necessariamente indietro senza muovere un dito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa con lentezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho il disperato bisogno di ricordare cosa successe in quel frangente con mio zio prima che lui muoia. Voglio assolutamente scoprire, prima del suo imminente funerale, per quale motivo mio zio sia stato costretto a dirmi qualcosa che non avrebbe mai potuto rimangiarsi, e cosa diamine mi disse quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Prima che lui muoia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che modo agghiacciante e bizzarro di riferirsi a una persona. Una persona morta è morta, e basta, mentre una persona scomparsa non è esattamente morta a livello logico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...No, un momento.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio così: le persone scomparse da un certo lasso di tempo, vengono dichiarate morte a tutti gli effetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono trascorsi sette lunghi anni dal giorno in cui mio zio, Jun Sekitani, è svanito nel nulla in Malesia. Nel caso tu non lo sapessi, le persone che restano disperse per sette anni di fila vengono dichiarate legalmente morte a tutti gli effetti... La famiglia Sekitani ha da poco ricevuto la comunicazione ufficiale da parte dell&#039;Ufficio Persone Scomparse, e terrà una funzione funebre a tempo debito. È proprio per questo che desidero trovare la pace, risolvendo le mie questioni in sospeso con mio zio prima che si celebri il funerale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda esalò un sospiro sfiancante dopo avermi messo al corrente della cupa situazione, per poi volgere lo sguardo oltre la vetrata del locale. Seguii la traiettoria dei suoi occhi, ritrovandomi a fissare la banale e anonima strada sottostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presi un altro abbondante sorso del mio caffè. Pareva che Chitanda avesse finalmente esaurito le parole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iniziai a riflettere seriamente sulla questione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ballo c&#039;era un frammento di memoria smarrito che esigeva di essere ritrovato, e indubbiamente era un frammento che valeva la pena recuperare. Una faccenda del genere era assai ardua da incasellare e liquidare appellandomi in modo bieco al mio proverbiale motto sul risparmio energetico. Per un tipo come me, da sempre abituato a schivare con destrezza crisi su crisi per mantenere l&#039;omeostasi, io stesso scarseggiavo di ricordi per cui valesse la pena lottare con le unghie e con i denti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, per una come Chitanda, pur di recuperare eventuali ricordi scivolati nell&#039;oblio, si sarebbe spinta in capo al mondo. A pensarci bene, era proprio la sua sterminata, famelica curiosità a spingerla a scavare disperatamente alla ricerca dei propri stessi ricordi, per cui non c&#039;era assolutamente da meravigliarsi che scavasse a piene mani nel suo passato. Non stava scavando solo ed esclusivamente in nome del suo compianto zio, ma lo stava facendo anche per la propria salvezza interiore. E cosa sarebbe accaduto, alla fine, se per caso avesse fallito miseramente nell&#039;impresa a cui si era votata?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi perdevo in questi cupi pensieri, un passaggio della famosa lettera di mia sorella mi balenò all&#039;improvviso nella mente: &#039;&#039;&amp;quot;E poi, dopotutto, tanto non hai niente di meglio da fare, no?&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Maledizione, ha ragione lei. Sono io Houtarou, il risparmiatore di energie. Se non devo fare una cosa, non muovo un dito.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non sarebbe poi la fine del mondo se mi abbassassi ad aiutare qualcuno a fare un lavoro che deve assolutamente essere portato a termine, giusto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posai con flemma la tazzina vuota e feci scrocchiare leggermente le dita, avvertendo una sensazione mai provata prima farsi strada nel mio petto. La ceramica produsse un tonfo ovattato a contatto con il tavolo, inducendo Chitanda a staccare gli occhi dalla strada trafficata per rivolgerli su di me. Iniziai a parlare lentamente e scandendo bene le parole, come per assicurarmi di avere tutta la sua attenzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ho la minima intenzione di assumermi le responsabilità di ciò che intendi fare delle tue scoperte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ed è proprio per questo che mi rifiuto di dirti un &#039;accetto la tua richiesta&#039; su due piedi. Tuttavia, prenderò la tua storia in forte considerazione e, se mai dovessero capitarmi a tiro dei validi indizi su cui lavorare, sarò il primo a fartelo sapere senza esitazione. Così facendo, mi risparmierò anche l&#039;inutile fatica di dovermi smazzare troppe spiegazioni snervanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Va bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se a te sta bene pattuire queste condizioni, allora puoi contare sul mio aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda raddrizzò di colpo la schiena contro la sedia e si profuse in un inchino formale col busto, a una perfetta angolazione di quarantacinque gradi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie dal profondo del cuore. Sono consapevole di recarti un disturbo inenarrabile, ma sappi che ti sono immensamente grata e in debito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Recarmi un disturbo inenarrabile, eh?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voltai leggermente il viso verso la finestra, in un&#039;angolazione dove Chitanda non potesse scorgermi, e mi lasciai sfuggire un lieve, amaro sorriso di rassegnazione. Ero genuinamente e spaventosamente sorpreso da me stesso per non aver chiuso la porta in faccia a una richiesta così logorante da parte di qualcuno. Se Satoshi venisse mai a scoprirlo, mi chiedo cosa diavolo tirerebbe fuori. Probabilmente sgranerebbe i suoi occhioni castani dallo stupore, e darebbe sfogo alla sua incredulità attingendo a termini arcaici di cui ignoro pure l&#039;esistenza, dicendo qualcosa come: &amp;quot;Ma se l&#039;Houtarou che conosco è il tipo che stroncherebbe una simile richiesta all&#039;istante senza battere ciglio!&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi chiedo proprio che razza di scusa mi dovrei inventare per giustificarmi con quel maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Caddi in un turbine di pensieri profondi, mentre l&#039;eco dei ringraziamenti infiniti di Chitanda mi accarezzava i timpani. Avevo già tracannato la bellezza di due caffè amari, ma la sua tazza traboccante di cacao si era già irrimediabilmente raffreddata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1] In originale si tratta di un&#039;incomprensione dovuta all&#039;assonanza fonetica: Eru da bambina aveva confuso la parola giapponese *Koten-bu* (Club di Letteratura Classica) con qualcosa che le ricordava i dinosauri o la paleontologia, presumibilmente *Koseibutsu* (Paleontologia) o un termine simile. L&#039;adattamento &amp;quot;Club Giurassico&amp;quot; rende bene l&#039;idea in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3</title>
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		<updated>2026-07-27T15:29:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne &#039;&#039;un dramma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era passato un mese dalla rinascita del &#039;&#039;Club&#039;&#039; di Letteratura Classica. L&#039;aula del club, ovvero l&#039;Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell&#039;aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardando l&#039;orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un&#039;affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che aridità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell&#039;uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, non c&#039;è bisogno che mi lodi...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guarda che non intendevo quello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai detto qualcosa a proposito dell&#039;&amp;quot;aridità&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. È una situazione arida.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa lo è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l&#039;intera stanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, sono tutt&#039;orecchi. C&#039;è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una domanda un po&#039; perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, c&#039;è.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorprendente. Rispondere di sì all&#039;istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non c&#039;era bisogno di indagare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, uno scopo c&#039;è.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che stesse parlando con l&#039;autorità di presidente del club o con l&#039;aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un&#039;antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Festival Culturale?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l&#039;essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l&#039;arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un&#039;intera scatola carica di antologie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, un&#039;antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un&#039;antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell&#039;antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, l&#039;idea di un&#039;antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l&#039;attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un&#039;idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lasciamo perdere l&#039;antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, deve essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perché mai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il budget del nostro club riporta la voce specifica &#039;Pubblicazione Antologia&#039;, finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest&#039;anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce &amp;quot;Pubblicazione Antologia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent&#039;anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un&#039;antologia all&#039;anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l&#039;attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della &amp;quot;tradizione&amp;quot; sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Okay, okay. Pubblicheremo un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come? Cosa intendi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all&#039;idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo &amp;quot;Analisi de &#039;Le Cronache degli Otto Cani&#039;[2]&amp;quot;, &amp;quot;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;[3] - Riguardo al ruolo dell&#039;Imperatore in &#039;Shiramine&#039;[4]&amp;quot;, o ancora &amp;quot;&#039;Il Grande Specchio&#039;[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell&#039;opera&amp;quot;. Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all&#039;altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l&#039;esattezza questa fantomatica tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che potremmo farcene un&#039;idea se trovassimo i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. All&#039;improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oh! Giusto, ma questa è l&#039;aula del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se non sembra affatto un&#039;aula da club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su questo aveva ragione. L&#039;Aula di Geologia non conteneva nient&#039;altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un&#039;aula standard in tutto e per tutto. Non c&#039;era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l&#039;ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po&#039; di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po&#039; dopo l&#039;ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un&#039;arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell&#039;aspetto, erano stati affondati all&#039;istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderai l&#039;espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l&#039;unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quell&#039;ora la biblioteca era piuttosto affollata. C&#039;erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c&#039;era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell&#039;attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all&#039;istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci guardò con un&#039;espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C&#039;era da aspettarselo dalla Coppia d&#039;Oro delle Medie Kaburaya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Un piagnucolone, eh?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un&#039;espressione molto più pacata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello &amp;quot;stavo scherzando&amp;quot; per fargliela passare liscia un&#039;altra volta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, come posso aiutarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inclinò la testa, pensierosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un&#039;occhiata per te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;archivio, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un&#039;occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta, quale festival scusa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Festival Kanya. Non l&#039;avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l&#039;Università Sophia, o il Festival Mita per l&#039;Università Keio? D&#039;altronde, proprio come per la storia delle quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;, faticavo a crederci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Suona parecchio sospetto. È la verità?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Kanya? E come si scrive in kanji?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot; era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a &amp;quot;Kanya&amp;quot;. Oh beh, cercare l&#039;etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse è un&#039;abbreviazione di &amp;quot;Kamiyama&amp;quot;, che si è trasformata in &amp;quot;Kanyama&amp;quot;, evolvendosi poi in &amp;quot;Kanya&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell&#039;archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz&#039;ora, volete aspettare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mezz&#039;ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all&#039;istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino che aspetteremo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po&#039; di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma neanche a Ibara, se è per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Di che storia stai parlando?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c&#039;erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Si tratta forse di un libro molto famoso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sembra che abbia l&#039;aspetto di un bestseller?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, che libro magnifico...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L&#039;espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un&#039;edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era &#039;&#039;Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme&#039;&#039;. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Posso dare un&#039;occhiata all&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, fai pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c&#039;era scritto nient&#039;altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;1972&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eventi in Giappone e nel Mondo:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.&lt;br /&gt;
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.&lt;br /&gt;
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell&#039;anno corrente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eventi nel Liceo Kamiyama:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l&#039;Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.&lt;br /&gt;
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.&lt;br /&gt;
◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale.&lt;br /&gt;
◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport.&lt;br /&gt;
◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki.&lt;br /&gt;
◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno.&lt;br /&gt;
◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d&#039;auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l&#039;avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Houtarou, stavi appena pensando: &amp;quot;Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l&#039;avesse preso in prestito una volta a settimana&amp;quot;, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è un modo per risalire a chi l&#039;ha preso in prestito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente. C&#039;è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?» Trattenne il fiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. &lt;br /&gt;
La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. &lt;br /&gt;
Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. &lt;br /&gt;
Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. &lt;br /&gt;
E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non è tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l&#039;ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l&#039;ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l&#039;orario in cui l&#039;hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora? Ti ho incuriosito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... sono davvero curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l&#039;ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché una cosa simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l&#039;incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all&#039;istante l&#039;accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. &#039;&#039;Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettiamoci su insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che ne dici, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all&#039;opera di un presunto &amp;quot;Dio delle Coincidenze&amp;quot;. E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi scartare l&#039;ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si intromise: «Forse l&#039;hanno usato come scudo o roba simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l&#039;hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.&#039;&#039; Decisi di cambiare prospettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c&#039;erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: &amp;quot;Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l&#039;uomo dei tuoi sogni&amp;quot;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bastava dare un&#039;occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All&#039;interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c&#039;era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa c&#039;è? Ti è venuto in mente qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall&#039;interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava &#039;sì&#039;, mentre a faccia in giù significava &#039;no&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un&#039;ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. &#039;&#039;Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c&#039;era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c&#039;era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L&#039;unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi veniva in mente nient&#039;altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Eeeeeh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ti dico che ne sono sicura.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa all&#039;ipotesi di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di dire cose così allarmanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se diamo per assodato che sia davvero quello l&#039;odore, allora... Mmh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Oreki ha davvero capito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notando che Ibara si era voltata verso di me con un&#039;aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l&#039;assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Che essere deprecabile.&#039;&#039; Quando c&#039;è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po&#039; di energia residua in corpo da smaltire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, mi sa che mi aggrego anch&#039;io. Resterei un po&#039; traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, com&#039;è andata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare &amp;quot;Ma come&amp;quot;. Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un&#039;aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c&#039;è all&#039;interno della sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l&#039;avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«All&#039;aula di arte? Dalla parte opposta dell&#039;edificio scolastico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E cosa avete trovato lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall&#039;interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov&#039;è che mi aveva visto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un&#039;occhiata alla copertina. C&#039;è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d&#039;accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d&#039;amore e d&#039;accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. E cos&#039;è che gli hai mostrato in quell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Laggiù c&#039;erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c&#039;era nient&#039;altro che questo stesso volume finemente rilegato, &#039;&#039;Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme&#039;&#039;. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos&#039;era l&#039;odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;odore dei colori a olio, ovviamente. L&#039;ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz&#039;ora in allegria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l&#039;esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l&#039;intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l&#039;ora di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? C&#039;è forse dell&#039;altro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all&#039;inizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un momento. È vero! L&#039;antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara-san, grazie mille per l&#039;ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di una professoressa e, sebbene non l&#039;avessi mai vista in faccia prima d&#039;ora, dedussi all&#039;istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Approfittando dell&#039;arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un&#039;antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Un&#039;antologia di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eeeh, ma nemmeno nell&#039;archivio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non c&#039;è traccia di quei documenti nemmeno lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse vi è sfuggita per una svista...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio sia un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l&#039;archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questo sì che è un bel problema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c&#039;è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell&#039;altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia &amp;quot;spavaldo&amp;quot;. Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Note a piè di pagina:&lt;br /&gt;
[1] Nell&#039;originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra &amp;quot;arido&amp;quot; (不毛 - &#039;&#039;fumō&#039;&#039;) e &amp;quot;due campi agricoli&amp;quot; (二毛作 - &#039;&#039;nimōsaku&#039;&#039;). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2] &#039;&#039;Cronache degli Otto Cani&#039;&#039; (&#039;&#039;Nansō satomi hakkenden&#039;&#039;) è un&#039;opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come &#039;&#039;I briganti&#039;&#039;. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3] &#039;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;&#039; (&#039;&#039;Ugetsu monogatari&#039;&#039;) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[4] &#039;&#039;Il Picco Bianco&#039;&#039; (&#039;&#039;Shiramine&#039;&#039;) è la prima storia inclusa nei &#039;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[5] &#039;&#039;Il Grande Specchio&#039;&#039; (&#039;&#039;Ōkagami&#039;&#039;) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| Torna al [[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 2|Capitolo 2 - La Rinascita del Tradizionale Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_4&amp;diff=588559</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 4</title>
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		<updated>2026-07-27T15:28:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 4 - I Discendenti del Turbolento Club di Letteratura */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
4 - I discendenti del turbolento Club di Letteratura Classica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in una tranquilla domenica che ricevetti l&#039;invito a uscire da parte di Chitanda. Mi aveva accennato di volermi vedere al di fuori del contesto scolastico, affidandosi a me per decidere il luogo dell&#039;incontro; di conseguenza, eccomi qui ad aspettarla nel &amp;quot;Caffè Pineapple Sandwich&amp;quot;. Questa caffetteria, famosa per servire il caffè Kilimanjaro più acidulo e forte che io conoscessi, era decorata con delle cupe e solenni tonalità testa di moro. La vistosa insegna fuori dal locale era praticamente impossibile da ignorare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La caffetteria era silenziosa, priva del solito rumore di fondo di radio o televisori accesi. Sebbene l&#039;atmosfera fosse indubbiamente rilassante, si rivelava anche un posto maledettamente noioso in cui dover attendere l&#039;arrivo di qualcuno. Mancavano pochissimi minuti all&#039;orario concordato, e cominciavo a sentirmi un po&#039; irrequieto per il fatto che Chitanda non si fosse ancora fatta viva; nel frattempo, continuavo a fissare ipnotizzato la mia tazzina di caffè dal mio tavolino appartato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finalmente Chitanda fece la sua comparsa e, stando al mio orologio, spaccando il secondo alle l&#039;una e mezza in punto. Trattandosi di un locale piuttosto intimo, non ci mise molto a individuarmi. Indossando un grazioso abito bianco monopezzo, si avvicinò e prese posto di fronte a me. Non esisteva letteralmente nessun&#039;altra persona capace di risultare elegante quanto Chitanda anche in abiti casual.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perdonami per averti fatto chiamare con così poco preavviso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nessun problema» replicai, finendo in un sorso il mio caffè, per poi fare un cenno al cameriere. Chitanda diede una rapida occhiata al menù e ordinò: «Prenderò un Cacao alla viennese, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aveva optato per qualcosa di dolce. Essendo io un normalissimo studente liceale squattrinato, non godevo certo della ricchezza necessaria per permettermi una seconda ordinazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di arrivare al sodo, ci scambiammo due chiacchiere di circostanza, partendo dalla prima, favorevole impressione che la caffetteria aveva suscitato in lei. Feci allora notare come una persona del genere, che non ordina mai del caffè in una caffetteria, somigliasse molto a chi visita lo Zoo di Ueno senza fermarsi a guardare i panda giganti. Proprio mentre Chitanda si apprestava a elencarmi un&#039;infinita serie di varianti di caffè a basso contenuto di caffeina, il suo Cacao alla viennese le venne servito. Rimasi esterrefatto nel vedere la spropositata montagna di panna montata che svettava sulla tazza. A quanto pareva, aveva un bel debole per i dolci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò ad affondare il cucchiaino per mescolare la panna. Sembrava divertirsi un mondo a farlo. Di questo passo, sarebbe finita a bere la sua bevanda inzuppata di chiacchiere leggere per tutto il pomeriggio, per poi rincasare senza aver detto nulla. Diviso tra la serietà e il panico che un&#039;eventualità del genere potesse concretizzarsi, decisi di prendere in mano le redini del discorso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, che c&#039;è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È forse questo l&#039;atteggiamento consono dopo aver preteso che una persona sacrificasse il suo sacro fine settimana per te?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per quale motivo mi hai invitato qui fuori?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuando a sorseggiare placidamente il suo cacao e mormorando &amp;quot;Che delizia&amp;quot;, Chitanda inclinò il capo e rispose: «Beh, sei stato tu a scegliere questo locale come punto d&#039;incontro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Va bene, io me ne torno a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah! Aspetta un istante, ti prego!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posando in fretta il cucchiaino e la tazza, Chitanda raddrizzò la postura e disse: «Perdonami, io... ero solo un po&#039; nervosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene sembrasse intenta a calmare i propri nervi, la sua espressione non risultava affatto rigida. Era evidente che la sua natura la spingesse semplicemente a blaterare la prima cosa che le passasse per la testa ogniqualvolta si sentisse sotto pressione. Così decisi di stuzzicarla domandando: «Nervosa? Devi forse confessarmi qualcosa di compromettente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena lo dissi, mi accorsi subito di come una battuta tanto scontata avesse in realtà scatenato un effetto inatteso su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come nel tentativo di celare il proprio imbarazzo, si mostrò esitante, annuendo lentamente. Iniziai ad andare nel panico anch&#039;io e chiamai frettolosamente il cameriere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Un altro caffè, per favore.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ignorando del tutto la mia reazione istintiva, Chitanda iniziò a parlare con voce sommessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse potrebbe anche trattarsi di una confessione, ma in verità è più una richiesta di aiuto. È un problema prettamente mio, personale, quindi non so nemmeno se io abbia il diritto di farti una richiesta del genere. Per questo... saresti così gentile da ascoltare prima la mia storia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda aveva smesso di fissare il fondo della sua tazza. &#039;&#039;Ah, così stanno le cose...&#039;&#039; Anche se non sono affatto portato per situazioni così cariche di solennità, risposi: «D&#039;accordo, sentiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, dopo aver deglutito a fatica, Chitanda iniziò a raccontare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ho uno zio, il fratello maggiore di mia madre. Il suo nome era Jun Sekitani. Dieci anni fa è partito per un lungo viaggio in Malesia, ma da sette anni a questa parte risulta disperso. Quando ero piccola... no, insomma, sono ancora giovane, ma dieci anni fa ero tremendamente attaccata a lui. Per quello che riesco a ricordare, aveva sempre la risposta pronta a ogni singola domanda gli facessi. Ovviamente, agli occhi di una bambina, le cose che raccontava suonavano come magie incredibili, anche se oggi non riesco più a ricordare con esattezza le sue parole. L&#039;immagine che mi è rimasta scolpita di mio zio è quella di un uomo che sapeva assolutamente tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sembrava un tipo in gamba.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Era un uomo erudito e dalla spiccata eloquenza, anche se non posso sapere se lo sia ancora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorrisi e risposi con un velo di ironia: «Beh, almeno sei sicura che lo fosse finché è stato nei paraggi. Anch&#039;io ho due o tre zii in totale, ma per fortuna nessuno di loro è misteriosamente scomparso nel nulla. Dunque, qual è la richiesta di cui parlavi? Non ti aspetterai mica che io prenda un aereo per la Malesia a cercarlo, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No. Mio zio è stato avvistato per l&#039;ultima volta nella regione del Bengala, uhm, in India, insomma. Ciò che vorrei domandare a Oreki-san è... di aiutarmi a ricordare cosa mi disse esattamente mio zio quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda chiuse la frase con questa stoccata, e feci bene a non parlare, dato che non avevo minimamente colto il senso di ciò che mi aveva appena detto. &#039;&#039;Mi sta forse chiedendo di farle tornare in mente i ricordi sbiaditi delle parole di suo zio?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questa è una pretesa ridicola.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sto correndo troppo, vero? I ricordi legati a mio zio risalgono tutti a quando ero solo una bambina, ed è per questo che io stessa fatico a ricostruirli. Eppure... c&#039;è questo singolo episodio che si è impresso a fuoco nella mia mente. E desidero disperatamente rievocare i dettagli di quel preciso momento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendole diventate le labbra secche per l&#039;agitazione, Chitanda prese un sorsetto dal suo cacao. Poi proseguì abbassando ulteriormente il volume della voce: «Ero ancora all&#039;asilo. Per qualche strano motivo, finii per ascoltare di sfuggita mio zio parlare di un certo &#039;club di letteratura classica&#039;. Io mi convinsi che questo &#039;club giurassico&#039; fosse un posto dedicato allo studio dei dinosauri, e la cosa catturò inevitabilmente la mia attenzione[6].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Club Giurassico&amp;quot;, &amp;quot;Club Classico&amp;quot;... era uno sciocco gioco di parole basato su un fraintendimento tipico di quell&#039;età. Probabilmente fu in quell&#039;esatto momento che vide la luce Eru Chitanda, l&#039;incarnazione fisica della Curiosità in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sentivo in continuazione storie e aneddoti sul &#039;club di letteratura classica&#039; di mio zio. Poi, un bel giorno, andai da lui di proposito per fargli una domanda specifica riguardante questo club. In una situazione normale, lui mi avrebbe risposto con la sua solita pacatezza, ma in quell&#039;occasione si mostrò insolitamente restio a parlare. Iniziò a torcersi le mani con un&#039;espressione colma di rimpianto in volto e, quando finalmente riuscì a calmarsi, mi diede la sua risposta. Nel sentire le sue parole, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa successe?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Io scoppiai a piangere. Non ricordo se provassi terrore o profonda tristezza, ma so di aver pianto a dirotto. Mia madre, spaventata dalle urla, corse subito a vedere cosa stesse succedendo, e questo è tutto ciò che riesco a ricordare dell&#039;evento. L&#039;ultimo nitido ricordo che mi è rimasto impresso è il fatto che, in quell&#039;occasione, mio zio non fece nulla per consolarmi come era solito fare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eri sotto shock?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Credo di sì, un po&#039;. Da allora ho continuato a ripensare a quel giorno senza sosta. In seguito, sì, all&#039;incirca durante le scuole medie, quell&#039;episodio iniziò a tormentarmi sul serio. Perché mio zio aveva un&#039;espressione così colma di rimpianto? Perché non mosse un dito per consolarmi? ...Oreki-san, tu che spiegazione ti daresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essendomi stata rivolta la domanda, iniziai a elaborare i dati. Per quale motivo una persona dotata dell&#039;infinita pazienza necessaria per rispondere a ogni singola domanda di una bambina piccola l&#039;avrebbe poi lasciata a piangere da sola in una situazione del genere?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arrivai rapidamente alla radice logica del problema e, mantenendo il massimo della compostezza che riuscii a racimolare, esposi la mia deduzione: «Tuo zio ti aveva appena svelato qualcosa che non poteva assolutamente rimangiarsi. Non aveva alcuna intenzione di mentire spudoratamente a una bambina, e probabilmente voleva farti assimilare il fatto che le sue dure parole fossero la cruda verità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda trattenne il respiro, per poi illuminarsi in un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è esattamente alla stessa conclusione a cui ero arrivata anch&#039;io» disse, fissandomi dritto negli occhi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Uhm, quando diavolo arriva il mio secondo caffè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Presa consapevolezza di ciò, iniziai a chiedermi con un&#039;insistenza spasmodica cosa potesse avermi mai rivelato di così sconvolgente quel giorno. Così passai ai fatti, provando come prima cosa a ricreare da zero l&#039;ambiente in cui si era svolta la scena. Mi intrufolai di soppiatto nella residenza della famiglia Sekitani, con la quale abbiamo interrotto i rapporti da tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da scommetterci: era esattamente il tipo di persona disposta a spingersi fino a questi estremi pur di raggiungere il proprio obiettivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco. Era a questo che ti riferivi con &#039;motivi personali&#039; quando mi hai spiegato perché ti sei iscritta al Club di Letteratura Classica.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, proprio così. Ignoravo del tutto che il Club di Letteratura Classica rischiasse lo smantellamento fino a poco tempo fa. Sapevo che non sarebbe stata un&#039;impresa facile, ma di certo non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi davanti un club fantasma in cui non c&#039;era più nessuno in grado di svelarmi la verità dei fatti. Ho persino valutato l&#039;idea di domandarlo ai professori, ma gli insegnanti che operavano in questa scuola quando mio zio era uno studente, ovvero ben trentatré anni fa, sono andati tutti in pensione o trasferiti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, perché chiedere aiuto proprio a me?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché tu...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda si apprestava a terminare la frase, il cameriere si palesò con il mio sudato caffè. Muovendosi con gesti freddi e meccanici, l&#039;uomo barbuto ritirò la mia tazzina vuota e ne piazzò una colma al suo posto. Non appena il cameriere tolse il disturbo, Chitanda prese un sorso dal suo cacao, come a voler riordinare le idee, e riprese: «...Durante lo spiacevole incidente con la chiave dell&#039;aula, e per il mistero del libro sollevato da Ibara-san in biblioteca, sei riuscito a formulare deduzioni geniali superando i limiti della mia immaginazione. Sebbene io possa sembrare sfacciata a dirtelo in faccia, sono profondamente convinta che Oreki-san sia l&#039;unica persona in grado di arrivare alla risposta del mio quesito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi accorsi di stare aggrottando la fronte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tu mi sopravvaluti di grosso. Mi sono solo affidato a qualche fugace intuizione, il che richiedeva a sua volta una dose sfacciata di fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora ti prego, lascia che mi affidi a questa tua stessa fortuna.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio di poterti essere d&#039;aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo motivo per cui non credevo di poterle essere d&#039;aiuto era la totale assenza di obblighi morali nell&#039;imbarcarmi in una faccenda così clamorosamente tediosa; in secondo luogo, se non fossi riuscito a dedurre un bel niente, avrei finito non solo per deludere atrocemente Chitanda, ma anche per sentirmi un completo inetto. Questa non era la puntata di un quiz televisivo, ma solo il disperato, plateale tentativo di Chitanda di dare un senso e una conclusione a un tassello mancante della propria esistenza. Ti aspetti davvero che un risparmiatore di energie cronico come me si accolli un tale fardello di responsabilità? Tu stai scherzando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché deve trattarsi proprio di me? Sicuramente ci sono altre persone ben più qualificate per darti una mano in una cosa del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli occhi di Chitanda si sgranarono. Ignorando il peso di quella sua reazione, rincarai la dose: «Non credi sarebbe infinitamente più produttivo ed efficiente appoggiarsi a più persone per unirti alla ricerca? Potresti parlarne a Satoshi, a Ibara, o ai tuoi stessi amici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci fu alcuna reazione. Chitanda incassò in silenzio il mio palese rifiuto. Chinò il capo verso il tavolo e mormorò lentamente: «Io... vedi, Oreki-san, non sono affatto il tipo di persona incline a sbandierare in giro i fatti del proprio doloroso passato con chiunque.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io... non ne ho mai parlato con nessun altro prima d&#039;ora.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fui colto alla sprovvista. Certo, ora aveva perfettamente senso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quale diamine di motivo Chitanda avrebbe dovuto farmi scomodare in una domenica di festa per parlarmi a quattr&#039;occhi in privato? La risposta era elementare: non voleva che troppa gente venisse a frugare nella drammatica storia di suo zio disperso. Chitanda si era ritrovata a dover riporre la sua cieca fiducia in me, un tizio strambo che a malapena conosceva da un mese, e per tutta risposta io le avevo suggerito con tatto nullo di &amp;quot;andare a parlarne con più persone&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era ovvio e naturale che chiunque avrebbe provato un forte imbarazzo nel vedere dettagli così intimi e privati spifferati ai quattro venti. Chi, su questa terra, non custodisce un segreto inconfessabile nel profondo del proprio cuore, desideroso di proteggerlo dal giudizio altrui?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avvertii il sangue salirmi al viso, arrossendo di vergogna, e abbassai la testa a mia volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perdonami, sono stato un idiota.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendola rivolgermi un debole sorriso, intuii che molto probabilmente aveva già deciso di perdonarmi lo scivolone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Seguì un lungo silenzio. Chitanda sembrava in attesa che io prendessi di nuovo la parola. Eppure, non riuscivo a farmi venire in mente nulla di appropriato per smorzare la tensione. Il vapore denso della mia tazza di caffè bollente saliva a spirale tra noi due. Il Cacao alla viennese di Chitanda si era ormai freddato da un pezzo, non emettendo più il minimo sbuffo di vapore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Strinsi le mani attorno alla tazzina bollente. Quasi per infrangere quel muro di imbarazzo, Chitanda disse con espressione gentile: «Ti ho fatto una richiesta irragionevole. Sono ben conscia di averti trascinato a forza in una faccenda in cui non avresti mai dovuto essere coinvolto, eppure io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki-san, quando sei riuscito a risolvere con tale scioltezza i miei rompicapo... per qualche motivo, mi hai ricordato incredibilmente mio zio. Senza offesa per lui, ovviamente, ma anche tu sei riuscito a fornire le risposte alle mie infinite domande. È per questo che... oh cielo, mi sto comportando in modo pateticamente egoista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai ancora davanti a te ben tre anni di liceo, quindi potresti benissimo prenderti tutto il tempo necessario per svolgere le tue indagini. Se ti troverai ancora impantanata o in difficoltà, non mi tirerò necessariamente indietro senza muovere un dito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa con lentezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho il disperato bisogno di ricordare cosa successe in quel frangente con mio zio prima che lui muoia. Voglio assolutamente scoprire, prima del suo imminente funerale, per quale motivo mio zio sia stato costretto a dirmi qualcosa che non avrebbe mai potuto rimangiarsi, e cosa diamine mi disse quel giorno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Prima che lui muoia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che modo agghiacciante e bizzarro di riferirsi a una persona. Una persona morta è morta, e basta, mentre una persona scomparsa non è esattamente morta a livello logico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...No, un momento.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio così: le persone scomparse da un certo lasso di tempo, vengono dichiarate morte a tutti gli effetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono trascorsi sette lunghi anni dal giorno in cui mio zio, Jun Sekitani, è svanito nel nulla in Malesia. Nel caso tu non lo sapessi, le persone che restano disperse per sette anni di fila vengono dichiarate legalmente morte a tutti gli effetti... La famiglia Sekitani ha da poco ricevuto la comunicazione ufficiale da parte dell&#039;Ufficio Persone Scomparse, e terrà una funzione funebre a tempo debito. È proprio per questo che desidero trovare la pace, risolvendo le mie questioni in sospeso con mio zio prima che si celebri il funerale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda esalò un sospiro sfiancante dopo avermi messo al corrente della cupa situazione, per poi volgere lo sguardo oltre la vetrata del locale. Seguii la traiettoria dei suoi occhi, ritrovandomi a fissare la banale e anonima strada sottostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presi un altro abbondante sorso del mio caffè. Pareva che Chitanda avesse finalmente esaurito le parole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iniziai a riflettere seriamente sulla questione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ballo c&#039;era un frammento di memoria smarrito che esigeva di essere ritrovato, e indubbiamente era un frammento che valeva la pena recuperare. Una faccenda del genere era assai ardua da incasellare e liquidare appellandomi in modo bieco al mio proverbiale motto sul risparmio energetico. Per un tipo come me, da sempre abituato a schivare con destrezza crisi su crisi per mantenere l&#039;omeostasi, io stesso scarseggiavo di ricordi per cui valesse la pena lottare con le unghie e con i denti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, per una come Chitanda, pur di recuperare eventuali ricordi scivolati nell&#039;oblio, si sarebbe spinta in capo al mondo. A pensarci bene, era proprio la sua sterminata, famelica curiosità a spingerla a scavare disperatamente alla ricerca dei propri stessi ricordi, per cui non c&#039;era assolutamente da meravigliarsi che scavasse a piene mani nel suo passato. Non stava scavando solo ed esclusivamente in nome del suo compianto zio, ma lo stava facendo anche per la propria salvezza interiore. E cosa sarebbe accaduto, alla fine, se per caso avesse fallito miseramente nell&#039;impresa a cui si era votata?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi perdevo in questi cupi pensieri, un passaggio della famosa lettera di mia sorella mi balenò all&#039;improvviso nella mente: &#039;&#039;&amp;quot;E poi, dopotutto, tanto non hai niente di meglio da fare, no?&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Maledizione, ha ragione lei. Sono io Houtarou, il risparmiatore di energie. Se non devo fare una cosa, non muovo un dito.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non sarebbe poi la fine del mondo se mi abbassassi ad aiutare qualcuno a fare un lavoro che deve assolutamente essere portato a termine, giusto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posai con flemma la tazzina vuota e feci scrocchiare leggermente le dita, avvertendo una sensazione mai provata prima farsi strada nel mio petto. La ceramica produsse un tonfo ovattato a contatto con il tavolo, inducendo Chitanda a staccare gli occhi dalla strada trafficata per rivolgerli su di me. Iniziai a parlare lentamente e scandendo bene le parole, come per assicurarmi di avere tutta la sua attenzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ho la minima intenzione di assumermi le responsabilità di ciò che intendi fare delle tue scoperte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ed è proprio per questo che mi rifiuto di dirti un &#039;accetto la tua richiesta&#039; su due piedi. Tuttavia, prenderò la tua storia in forte considerazione e, se mai dovessero capitarmi a tiro dei validi indizi su cui lavorare, sarò il primo a fartelo sapere senza esitazione. Così facendo, mi risparmierò anche l&#039;inutile fatica di dovermi smazzare troppe spiegazioni snervanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Va bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se a te sta bene pattuire queste condizioni, allora puoi contare sul mio aiuto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda raddrizzò di colpo la schiena contro la sedia e si profuse in un inchino formale col busto, a una perfetta angolazione di quarantacinque gradi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Grazie dal profondo del cuore. Sono consapevole di recarti un disturbo inenarrabile, ma sappi che ti sono immensamente grata e in debito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Recarmi un disturbo inenarrabile, eh?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voltai leggermente il viso verso la finestra, in un&#039;angolazione dove Chitanda non potesse scorgermi, e mi lasciai sfuggire un lieve, amaro sorriso di rassegnazione. Ero genuinamente e spaventosamente sorpreso da me stesso per non aver chiuso la porta in faccia a una richiesta così logorante da parte di qualcuno. Se Satoshi venisse mai a scoprirlo, mi chiedo cosa diavolo tirerebbe fuori. Probabilmente sgranerebbe i suoi occhioni castani dallo stupore, e darebbe sfogo alla sua incredulità attingendo a termini arcaici di cui ignoro pure l&#039;esistenza, dicendo qualcosa come: &amp;quot;Ma se l&#039;Houtarou che conosco è il tipo che stroncherebbe una simile richiesta all&#039;istante senza battere ciglio!&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi chiedo proprio che razza di scusa mi dovrei inventare per giustificarmi con quel maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Caddi in un turbine di pensieri profondi, mentre l&#039;eco dei ringraziamenti infiniti di Chitanda mi accarezzava i timpani. Avevo già tracannato la bellezza di due caffè amari, ma la sua tazza traboccante di cacao si era già irrimediabilmente raffreddata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1] In originale si tratta di un&#039;incomprensione dovuta all&#039;assonanza fonetica: Eru da bambina aveva confuso la parola giapponese *Koten-bu* (Club di Letteratura Classica) con qualcosa che le ricordava i dinosauri o la paleontologia, presumibilmente *Koseibutsu* (Paleontologia) o un termine simile. L&#039;adattamento &amp;quot;Club Giurassico&amp;quot; rende bene l&#039;idea in italiano.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_3&amp;diff=588558</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3</title>
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		<updated>2026-07-27T15:24:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==&lt;br /&gt;
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne &#039;&#039;un dramma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era passato un mese dalla rinascita del &#039;&#039;Club&#039;&#039; di Letteratura Classica. L&#039;aula del club, ovvero l&#039;Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell&#039;aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardando l&#039;orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un&#039;affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che aridità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell&#039;uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, non c&#039;è bisogno che mi lodi...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guarda che non intendevo quello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai detto qualcosa a proposito dell&#039;&amp;quot;aridità&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. È una situazione arida.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa lo è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l&#039;intera stanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, sono tutt&#039;orecchi. C&#039;è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una domanda un po&#039; perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, c&#039;è.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorprendente. Rispondere di sì all&#039;istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non c&#039;era bisogno di indagare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, uno scopo c&#039;è.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che stesse parlando con l&#039;autorità di presidente del club o con l&#039;aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un&#039;antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Festival Culturale?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l&#039;essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l&#039;arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un&#039;intera scatola carica di antologie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, un&#039;antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un&#039;antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell&#039;antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, l&#039;idea di un&#039;antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l&#039;attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un&#039;idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lasciamo perdere l&#039;antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, deve essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perché mai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il budget del nostro club riporta la voce specifica &#039;Pubblicazione Antologia&#039;, finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest&#039;anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce &amp;quot;Pubblicazione Antologia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent&#039;anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un&#039;antologia all&#039;anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l&#039;attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della &amp;quot;tradizione&amp;quot; sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Okay, okay. Pubblicheremo un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come? Cosa intendi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all&#039;idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo &amp;quot;Analisi de &#039;Le Cronache degli Otto Cani&#039;[2]&amp;quot;, &amp;quot;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;[3] - Riguardo al ruolo dell&#039;Imperatore in &#039;Shiramine&#039;[4]&amp;quot;, o ancora &amp;quot;&#039;Il Grande Specchio&#039;[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell&#039;opera&amp;quot;. Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all&#039;altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l&#039;esattezza questa fantomatica tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che potremmo farcene un&#039;idea se trovassimo i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. All&#039;improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oh! Giusto, ma questa è l&#039;aula del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se non sembra affatto un&#039;aula da club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su questo aveva ragione. L&#039;Aula di Geologia non conteneva nient&#039;altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un&#039;aula standard in tutto e per tutto. Non c&#039;era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l&#039;ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po&#039; di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po&#039; dopo l&#039;ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un&#039;arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell&#039;aspetto, erano stati affondati all&#039;istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderai l&#039;espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l&#039;unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quell&#039;ora la biblioteca era piuttosto affollata. C&#039;erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c&#039;era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell&#039;attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all&#039;istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci guardò con un&#039;espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C&#039;era da aspettarselo dalla Coppia d&#039;Oro delle Medie Kaburaya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Un piagnucolone, eh?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un&#039;espressione molto più pacata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello &amp;quot;stavo scherzando&amp;quot; per fargliela passare liscia un&#039;altra volta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, come posso aiutarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inclinò la testa, pensierosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un&#039;occhiata per te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;archivio, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un&#039;occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta, quale festival scusa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Festival Kanya. Non l&#039;avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l&#039;Università Sophia, o il Festival Mita per l&#039;Università Keio? D&#039;altronde, proprio come per la storia delle quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;, faticavo a crederci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Suona parecchio sospetto. È la verità?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Kanya? E come si scrive in kanji?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot; era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a &amp;quot;Kanya&amp;quot;. Oh beh, cercare l&#039;etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse è un&#039;abbreviazione di &amp;quot;Kamiyama&amp;quot;, che si è trasformata in &amp;quot;Kanyama&amp;quot;, evolvendosi poi in &amp;quot;Kanya&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell&#039;archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz&#039;ora, volete aspettare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mezz&#039;ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all&#039;istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino che aspetteremo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po&#039; di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma neanche a Ibara, se è per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Di che storia stai parlando?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c&#039;erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Si tratta forse di un libro molto famoso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sembra che abbia l&#039;aspetto di un bestseller?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, che libro magnifico...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L&#039;espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un&#039;edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era &#039;&#039;Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme&#039;&#039;. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Posso dare un&#039;occhiata all&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, fai pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c&#039;era scritto nient&#039;altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;1972&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eventi in Giappone e nel Mondo:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.&lt;br /&gt;
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.&lt;br /&gt;
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell&#039;anno corrente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eventi nel Liceo Kamiyama:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l&#039;Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.&lt;br /&gt;
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.&lt;br /&gt;
◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale.&lt;br /&gt;
◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport.&lt;br /&gt;
◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki.&lt;br /&gt;
◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno.&lt;br /&gt;
◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d&#039;auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l&#039;avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Houtarou, stavi appena pensando: &amp;quot;Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l&#039;avesse preso in prestito una volta a settimana&amp;quot;, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è un modo per risalire a chi l&#039;ha preso in prestito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente. C&#039;è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?» Trattenne il fiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. &lt;br /&gt;
La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. &lt;br /&gt;
Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. &lt;br /&gt;
Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. &lt;br /&gt;
E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non è tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l&#039;ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l&#039;ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l&#039;orario in cui l&#039;hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora? Ti ho incuriosito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... sono davvero curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l&#039;ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché una cosa simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l&#039;incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all&#039;istante l&#039;accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. &#039;&#039;Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettiamoci su insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che ne dici, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all&#039;opera di un presunto &amp;quot;Dio delle Coincidenze&amp;quot;. E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi scartare l&#039;ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si intromise: «Forse l&#039;hanno usato come scudo o roba simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l&#039;hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.&#039;&#039; Decisi di cambiare prospettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c&#039;erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: &amp;quot;Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l&#039;uomo dei tuoi sogni&amp;quot;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bastava dare un&#039;occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All&#039;interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c&#039;era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa c&#039;è? Ti è venuto in mente qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall&#039;interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava &#039;sì&#039;, mentre a faccia in giù significava &#039;no&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un&#039;ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. &#039;&#039;Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c&#039;era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c&#039;era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L&#039;unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi veniva in mente nient&#039;altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Eeeeeh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ti dico che ne sono sicura.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa all&#039;ipotesi di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di dire cose così allarmanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se diamo per assodato che sia davvero quello l&#039;odore, allora... Mmh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Oreki ha davvero capito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notando che Ibara si era voltata verso di me con un&#039;aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l&#039;assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Che essere deprecabile.&#039;&#039; Quando c&#039;è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po&#039; di energia residua in corpo da smaltire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, mi sa che mi aggrego anch&#039;io. Resterei un po&#039; traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, com&#039;è andata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare &amp;quot;Ma come&amp;quot;. Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un&#039;aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c&#039;è all&#039;interno della sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l&#039;avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«All&#039;aula di arte? Dalla parte opposta dell&#039;edificio scolastico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E cosa avete trovato lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall&#039;interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov&#039;è che mi aveva visto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un&#039;occhiata alla copertina. C&#039;è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d&#039;accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d&#039;amore e d&#039;accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. E cos&#039;è che gli hai mostrato in quell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Laggiù c&#039;erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c&#039;era nient&#039;altro che questo stesso volume finemente rilegato, &#039;&#039;Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme&#039;&#039;. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos&#039;era l&#039;odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;odore dei colori a olio, ovviamente. L&#039;ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz&#039;ora in allegria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l&#039;esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l&#039;intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l&#039;ora di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? C&#039;è forse dell&#039;altro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all&#039;inizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un momento. È vero! L&#039;antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara-san, grazie mille per l&#039;ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di una professoressa e, sebbene non l&#039;avessi mai vista in faccia prima d&#039;ora, dedussi all&#039;istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Approfittando dell&#039;arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un&#039;antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Un&#039;antologia di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eeeh, ma nemmeno nell&#039;archivio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non c&#039;è traccia di quei documenti nemmeno lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse vi è sfuggita per una svista...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio sia un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l&#039;archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questo sì che è un bel problema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c&#039;è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell&#039;altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia &amp;quot;spavaldo&amp;quot;. Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Note a piè di pagina:&lt;br /&gt;
[1] Nell&#039;originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra &amp;quot;arido&amp;quot; (不毛 - &#039;&#039;fumō&#039;&#039;) e &amp;quot;due campi agricoli&amp;quot; (二毛作 - &#039;&#039;nimōsaku&#039;&#039;). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2] &#039;&#039;Cronache degli Otto Cani&#039;&#039; (&#039;&#039;Nansō satomi hakkenden&#039;&#039;) è un&#039;opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come &#039;&#039;I briganti&#039;&#039;. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3] &#039;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;&#039; (&#039;&#039;Ugetsu monogatari&#039;&#039;) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[4] &#039;&#039;Il Picco Bianco&#039;&#039; (&#039;&#039;Shiramine&#039;&#039;) è la prima storia inclusa nei &#039;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[5] &#039;&#039;Il Grande Specchio&#039;&#039; (&#039;&#039;Ōkagami&#039;&#039;) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3</title>
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		<updated>2026-07-27T15:20:44Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==&lt;br /&gt;
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne un dramma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era passato un mese dalla rinascita del Club di Letteratura Classica. L&#039;aula del club, ovvero l&#039;Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell&#039;aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardando l&#039;orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un&#039;affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che aridità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell&#039;uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, non c&#039;è bisogno che mi lodi...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guarda che non intendevo quello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai detto qualcosa a proposito dell&#039;&amp;quot;aridità&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. È una situazione arida.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa lo è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l&#039;intera stanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, sono tutt&#039;orecchi. C&#039;è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una domanda un po&#039; perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, c&#039;è.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorprendente. Rispondere di sì all&#039;istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non c&#039;era bisogno di indagare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, uno scopo c&#039;è.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che stesse parlando con l&#039;autorità di presidente del club o con l&#039;aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un&#039;antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Festival Culturale?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l&#039;essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l&#039;arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un&#039;intera scatola carica di antologie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, un&#039;antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un&#039;antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell&#039;antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, l&#039;idea di un&#039;antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l&#039;attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un&#039;idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lasciamo perdere l&#039;antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, deve essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perché mai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il budget del nostro club riporta la voce specifica &#039;Pubblicazione Antologia&#039;, finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest&#039;anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce &amp;quot;Pubblicazione Antologia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent&#039;anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un&#039;antologia all&#039;anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l&#039;attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della &amp;quot;tradizione&amp;quot; sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Okay, okay. Pubblicheremo un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come? Cosa intendi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all&#039;idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo &amp;quot;Analisi de &#039;Le Cronache degli Otto Cani&#039;[2]&amp;quot;, &amp;quot;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;[3] - Riguardo al ruolo dell&#039;Imperatore in &#039;Shiramine&#039;[4]&amp;quot;, o ancora &amp;quot;&#039;Il Grande Specchio&#039;[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell&#039;opera&amp;quot;. Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all&#039;altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l&#039;esattezza questa fantomatica tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che potremmo farcene un&#039;idea se trovassimo i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. All&#039;improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oh! Giusto, ma questa è l&#039;aula del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se non sembra affatto un&#039;aula da club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su questo aveva ragione. L&#039;Aula di Geologia non conteneva nient&#039;altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un&#039;aula standard in tutto e per tutto. Non c&#039;era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l&#039;ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po&#039; di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po&#039; dopo l&#039;ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un&#039;arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell&#039;aspetto, erano stati affondati all&#039;istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderai l&#039;espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l&#039;unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quell&#039;ora la biblioteca era piuttosto affollata. C&#039;erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c&#039;era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell&#039;attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all&#039;istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci guardò con un&#039;espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C&#039;era da aspettarselo dalla Coppia d&#039;Oro delle Medie Kaburaya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Un piagnucolone, eh?*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un&#039;espressione molto più pacata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello &amp;quot;stavo scherzando&amp;quot; per fargliela passare liscia un&#039;altra volta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, come posso aiutarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inclinò la testa, pensierosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un&#039;occhiata per te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;archivio, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un&#039;occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta, quale festival scusa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Festival Kanya. Non l&#039;avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l&#039;Università Sophia, o il Festival Mita per l&#039;Università Keio? D&#039;altronde, proprio come per la storia delle quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;, faticavo a crederci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Suona parecchio sospetto. È la verità?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Kanya? E come si scrive in kanji?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot; era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a &amp;quot;Kanya&amp;quot;. Oh beh, cercare l&#039;etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse è un&#039;abbreviazione di &amp;quot;Kamiyama&amp;quot;, che si è trasformata in &amp;quot;Kanyama&amp;quot;, evolvendosi poi in &amp;quot;Kanya&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell&#039;archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz&#039;ora, volete aspettare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mezz&#039;ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all&#039;istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino che aspetteremo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po&#039; di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma neanche a Ibara, se è per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Di che storia stai parlando?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c&#039;erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Si tratta forse di un libro molto famoso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sembra che abbia l&#039;aspetto di un bestseller?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, che libro magnifico...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L&#039;espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un&#039;edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Posso dare un&#039;occhiata all&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, fai pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c&#039;era scritto nient&#039;altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**1972**&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi in Giappone e nel Mondo:**&lt;br /&gt;
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.&lt;br /&gt;
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.&lt;br /&gt;
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell&#039;anno corrente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi nel Liceo Kamiyama:**&lt;br /&gt;
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l&#039;Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.&lt;br /&gt;
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.&lt;br /&gt;
◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale.&lt;br /&gt;
◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport.&lt;br /&gt;
◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki.&lt;br /&gt;
◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno.&lt;br /&gt;
◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d&#039;auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l&#039;avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Houtarou, stavi appena pensando: &amp;quot;Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l&#039;avesse preso in prestito una volta a settimana&amp;quot;, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è un modo per risalire a chi l&#039;ha preso in prestito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente. C&#039;è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?» Trattenne il fiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. &lt;br /&gt;
La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. &lt;br /&gt;
Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. &lt;br /&gt;
Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. &lt;br /&gt;
E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non è tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l&#039;ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l&#039;ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l&#039;orario in cui l&#039;hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora? Ti ho incuriosito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... sono davvero curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l&#039;ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché una cosa simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l&#039;incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all&#039;istante l&#039;accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. *Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettiamoci su insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che ne dici, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all&#039;opera di un presunto &amp;quot;Dio delle Coincidenze&amp;quot;. E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi scartare l&#039;ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si intromise: «Forse l&#039;hanno usato come scudo o roba simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l&#039;hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.* Decisi di cambiare prospettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c&#039;erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: &amp;quot;Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l&#039;uomo dei tuoi sogni&amp;quot;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bastava dare un&#039;occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All&#039;interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c&#039;era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa c&#039;è? Ti è venuto in mente qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall&#039;interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava &#039;sì&#039;, mentre a faccia in giù significava &#039;no&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un&#039;ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. *Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c&#039;era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c&#039;era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L&#039;unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi veniva in mente nient&#039;altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Eeeeeh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ti dico che ne sono sicura.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa all&#039;ipotesi di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di dire cose così allarmanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se diamo per assodato che sia davvero quello l&#039;odore, allora... Mmh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Oreki ha davvero capito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notando che Ibara si era voltata verso di me con un&#039;aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l&#039;assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Che essere deprecabile.* Quando c&#039;è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po&#039; di energia residua in corpo da smaltire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, mi sa che mi aggrego anch&#039;io. Resterei un po&#039; traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, com&#039;è andata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare &amp;quot;Ma come&amp;quot;. Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un&#039;aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c&#039;è all&#039;interno della sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l&#039;avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«All&#039;aula di arte? Dalla parte opposta dell&#039;edificio scolastico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E cosa avete trovato lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall&#039;interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov&#039;è che mi aveva visto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un&#039;occhiata alla copertina. C&#039;è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d&#039;accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d&#039;amore e d&#039;accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. E cos&#039;è che gli hai mostrato in quell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Laggiù c&#039;erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c&#039;era nient&#039;altro che questo stesso volume finemente rilegato, *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos&#039;era l&#039;odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;odore dei colori a olio, ovviamente. L&#039;ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz&#039;ora in allegria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l&#039;esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l&#039;intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l&#039;ora di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? C&#039;è forse dell&#039;altro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all&#039;inizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un momento. È vero! L&#039;antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara-san, grazie mille per l&#039;ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di una professoressa e, sebbene non l&#039;avessi mai vista in faccia prima d&#039;ora, dedussi all&#039;istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Approfittando dell&#039;arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un&#039;antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Un&#039;antologia di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eeeh, ma nemmeno nell&#039;archivio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non c&#039;è traccia di quei documenti nemmeno lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse vi è sfuggita per una svista...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio sia un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l&#039;archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questo sì che è un bel problema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c&#039;è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell&#039;altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia &amp;quot;spavaldo&amp;quot;. Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Note a piè di pagina:&lt;br /&gt;
[1] Nell&#039;originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra &amp;quot;arido&amp;quot; (不毛 - *fumō*) e &amp;quot;due campi agricoli&amp;quot; (二毛作 - *nimōsaku*). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2] *Cronache degli Otto Cani* (*Nansō satomi hakkenden*) è un&#039;opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come *I briganti*. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3] *Racconti di Pioggia e di Luna* (*Ugetsu monogatari*) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[4] *Il Picco Bianco* (*Shiramine*) è la prima storia inclusa nei *Racconti di Pioggia e di Luna*.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[5] *Il Grande Specchio* (*Ōkagami*) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_3&amp;diff=588556</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3</title>
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		<updated>2026-07-27T15:18:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==&lt;br /&gt;
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne un dramma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era passato un mese dalla rinascita del Club di Letteratura Classica. L&#039;aula del club, ovvero l&#039;Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell&#039;aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardando l&#039;orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un&#039;affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che aridità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell&#039;uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, non c&#039;è bisogno che mi lodi...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guarda che non intendevo quello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai detto qualcosa a proposito dell&#039;&amp;quot;aridità&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. È una situazione arida.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa lo è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l&#039;intera stanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, sono tutt&#039;orecchi. C&#039;è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una domanda un po&#039; perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, c&#039;è.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorprendente. Rispondere di sì all&#039;istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non c&#039;era bisogno di indagare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, uno scopo c&#039;è.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che stesse parlando con l&#039;autorità di presidente del club o con l&#039;aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un&#039;antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Festival Culturale?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l&#039;essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l&#039;arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un&#039;intera scatola carica di antologie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, un&#039;antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un&#039;antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell&#039;antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, l&#039;idea di un&#039;antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l&#039;attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un&#039;idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lasciamo perdere l&#039;antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, deve essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perché mai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il budget del nostro club riporta la voce specifica &#039;Pubblicazione Antologia&#039;, finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest&#039;anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce &amp;quot;Pubblicazione Antologia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent&#039;anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un&#039;antologia all&#039;anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l&#039;attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della &amp;quot;tradizione&amp;quot; sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Okay, okay. Pubblicheremo un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come? Cosa intendi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all&#039;idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo &amp;quot;Analisi de &#039;Le Cronache degli Otto Cani&#039;[2]&amp;quot;, &amp;quot;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;[3] - Riguardo al ruolo dell&#039;Imperatore in &#039;Shiramine&#039;[4]&amp;quot;, o ancora &amp;quot;&#039;Il Grande Specchio&#039;[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell&#039;opera&amp;quot;. Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all&#039;altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l&#039;esattezza questa fantomatica tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che potremmo farcene un&#039;idea se trovassimo i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. All&#039;improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oh! Giusto, ma questa è l&#039;aula del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se non sembra affatto un&#039;aula da club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su questo aveva ragione. L&#039;Aula di Geologia non conteneva nient&#039;altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un&#039;aula standard in tutto e per tutto. Non c&#039;era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l&#039;ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po&#039; di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po&#039; dopo l&#039;ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un&#039;arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell&#039;aspetto, erano stati affondati all&#039;istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderai l&#039;espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l&#039;unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quell&#039;ora la biblioteca era piuttosto affollata. C&#039;erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c&#039;era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell&#039;attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all&#039;istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci guardò con un&#039;espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C&#039;era da aspettarselo dalla Coppia d&#039;Oro delle Medie Kaburaya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Un piagnucolone, eh?*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un&#039;espressione molto più pacata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello &amp;quot;stavo scherzando&amp;quot; per fargliela passare liscia un&#039;altra volta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, come posso aiutarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inclinò la testa, pensierosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un&#039;occhiata per te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;archivio, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un&#039;occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta, quale festival scusa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Festival Kanya. Non l&#039;avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l&#039;Università Sophia, o il Festival Mita per l&#039;Università Keio? D&#039;altronde, proprio come per la storia delle quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;, faticavo a crederci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Suona parecchio sospetto. È la verità?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Kanya? E come si scrive in kanji?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot; era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a &amp;quot;Kanya&amp;quot;. Oh beh, cercare l&#039;etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse è un&#039;abbreviazione di &amp;quot;Kamiyama&amp;quot;, che si è trasformata in &amp;quot;Kanyama&amp;quot;, evolvendosi poi in &amp;quot;Kanya&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell&#039;archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz&#039;ora, volete aspettare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mezz&#039;ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all&#039;istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino che aspetteremo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po&#039; di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma neanche a Ibara, se è per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Di che storia stai parlando?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c&#039;erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Si tratta forse di un libro molto famoso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sembra che abbia l&#039;aspetto di un bestseller?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, che libro magnifico...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L&#039;espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un&#039;edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Posso dare un&#039;occhiata all&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, fai pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c&#039;era scritto nient&#039;altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**1972**&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi in Giappone e nel Mondo:**&lt;br /&gt;
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.&lt;br /&gt;
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.&lt;br /&gt;
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell&#039;anno corrente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi nel Liceo Kamiyama:**&lt;br /&gt;
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l&#039;Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.&lt;br /&gt;
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.&lt;br /&gt;
◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale.&lt;br /&gt;
◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport.&lt;br /&gt;
◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki.&lt;br /&gt;
◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno.&lt;br /&gt;
◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d&#039;auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l&#039;avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Houtarou, stavi appena pensando: &amp;quot;Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l&#039;avesse preso in prestito una volta a settimana&amp;quot;, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è un modo per risalire a chi l&#039;ha preso in prestito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente. C&#039;è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?» Trattenne il fiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. &lt;br /&gt;
La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. &lt;br /&gt;
Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. &lt;br /&gt;
Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. &lt;br /&gt;
E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non è tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l&#039;ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l&#039;ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l&#039;orario in cui l&#039;hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora? Ti ho incuriosito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... sono davvero curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l&#039;ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché una cosa simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l&#039;incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all&#039;istante l&#039;accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. *Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettiamoci su insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che ne dici, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all&#039;opera di un presunto &amp;quot;Dio delle Coincidenze&amp;quot;. E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi scartare l&#039;ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si intromise: «Forse l&#039;hanno usato come scudo o roba simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l&#039;hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.* Decisi di cambiare prospettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c&#039;erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: &amp;quot;Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l&#039;uomo dei tuoi sogni&amp;quot;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bastava dare un&#039;occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All&#039;interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c&#039;era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa c&#039;è? Ti è venuto in mente qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall&#039;interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava &#039;sì&#039;, mentre a faccia in giù significava &#039;no&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un&#039;ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. *Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c&#039;era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c&#039;era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L&#039;unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi veniva in mente nient&#039;altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Eeeeeh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ti dico che ne sono sicura.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa all&#039;ipotesi di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di dire cose così allarmanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se diamo per assodato che sia davvero quello l&#039;odore, allora... Mmh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Oreki ha davvero capito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notando che Ibara si era voltata verso di me con un&#039;aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l&#039;assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Che essere deprecabile.* Quando c&#039;è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po&#039; di energia residua in corpo da smaltire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, mi sa che mi aggrego anch&#039;io. Resterei un po&#039; traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, com&#039;è andata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare &amp;quot;Ma come&amp;quot;. Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un&#039;aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c&#039;è all&#039;interno della sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l&#039;avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«All&#039;aula di arte? Dalla parte opposta dell&#039;edificio scolastico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E cosa avete trovato lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall&#039;interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov&#039;è che mi aveva visto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un&#039;occhiata alla copertina. C&#039;è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d&#039;accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d&#039;amore e d&#039;accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. E cos&#039;è che gli hai mostrato in quell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Laggiù c&#039;erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c&#039;era nient&#039;altro che questo stesso volume finemente rilegato, *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos&#039;era l&#039;odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;odore dei colori a olio, ovviamente. L&#039;ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz&#039;ora in allegria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l&#039;esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l&#039;intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l&#039;ora di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? C&#039;è forse dell&#039;altro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all&#039;inizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un momento. È vero! L&#039;antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara-san, grazie mille per l&#039;ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di una professoressa e, sebbene non l&#039;avessi mai vista in faccia prima d&#039;ora, dedussi all&#039;istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Approfittando dell&#039;arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un&#039;antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Un&#039;antologia di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eeeh, ma nemmeno nell&#039;archivio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non c&#039;è traccia di quei documenti nemmeno lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse vi è sfuggita per una svista...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio sia un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l&#039;archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questo sì che è un bel problema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c&#039;è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell&#039;altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia &amp;quot;spavaldo&amp;quot;. Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Note a piè di pagina:&lt;br /&gt;
[1] Nell&#039;originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra &amp;quot;arido&amp;quot; (不毛 - *fumō*) e &amp;quot;due campi agricoli&amp;quot; (二毛作 - *nimōsaku*). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2] *Cronache degli Otto Cani* (*Nansō satomi hakkenden*) è un&#039;opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come *I briganti*. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3] *Racconti di Pioggia e di Luna* (*Ugetsu monogatari*) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[4] *Il Picco Bianco* (*Shiramine*) è la prima storia inclusa nei *Racconti di Pioggia e di Luna*.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[5] *Il Grande Specchio* (*Ōkagami*) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_3&amp;diff=588555</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3</title>
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		<updated>2026-07-27T15:17:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 3 - Le Attività del Prestigioso Club di Letteratura */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne un dramma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era passato un mese dalla rinascita del Club di Letteratura Classica. L&#039;aula del club, ovvero l&#039;Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell&#039;aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardando l&#039;orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un&#039;affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che aridità.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell&#039;uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, non c&#039;è bisogno che mi lodi...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Guarda che non intendevo quello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai detto qualcosa a proposito dell&#039;&amp;quot;aridità&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. È una situazione arida.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa lo è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l&#039;intera stanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, sono tutt&#039;orecchi. C&#039;è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una domanda un po&#039; perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, c&#039;è.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorprendente. Rispondere di sì all&#039;istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tal caso, non c&#039;era bisogno di indagare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, uno scopo c&#039;è.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che stesse parlando con l&#039;autorità di presidente del club o con l&#039;aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un&#039;antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Festival Culturale?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l&#039;essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l&#039;arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un&#039;intera scatola carica di antologie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, un&#039;antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un&#039;antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell&#039;antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, l&#039;idea di un&#039;antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l&#039;attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un&#039;idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lasciamo perdere l&#039;antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, deve essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Perché mai?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il budget del nostro club riporta la voce specifica &#039;Pubblicazione Antologia&#039;, finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest&#039;anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce &amp;quot;Pubblicazione Antologia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent&#039;anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un&#039;antologia all&#039;anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l&#039;attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della &amp;quot;tradizione&amp;quot; sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Okay, okay. Pubblicheremo un&#039;antologia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come? Cosa intendi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all&#039;idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo &amp;quot;Analisi de &#039;Le Cronache degli Otto Cani&#039;[2]&amp;quot;, &amp;quot;&#039;Racconti di Pioggia e di Luna&#039;[3] - Riguardo al ruolo dell&#039;Imperatore in &#039;Shiramine&#039;[4]&amp;quot;, o ancora &amp;quot;&#039;Il Grande Specchio&#039;[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell&#039;opera&amp;quot;. Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all&#039;altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l&#039;esattezza questa fantomatica tradizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che potremmo farcene un&#039;idea se trovassimo i numeri arretrati.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;aula del club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. All&#039;improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oh! Giusto, ma questa è l&#039;aula del club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se non sembra affatto un&#039;aula da club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su questo aveva ragione. L&#039;Aula di Geologia non conteneva nient&#039;altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un&#039;aula standard in tutto e per tutto. Non c&#039;era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Così sembra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l&#039;ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po&#039; di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po&#039; dopo l&#039;ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un&#039;arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell&#039;aspetto, erano stati affondati all&#039;istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderai l&#039;espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l&#039;unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quell&#039;ora la biblioteca era piuttosto affollata. C&#039;erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c&#039;era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell&#039;attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all&#039;istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci guardò con un&#039;espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C&#039;era da aspettarselo dalla Coppia d&#039;Oro delle Medie Kaburaya.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Un piagnucolone, eh?*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un&#039;espressione molto più pacata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello &amp;quot;stavo scherzando&amp;quot; per fargliela passare liscia un&#039;altra volta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, come posso aiutarti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inclinò la testa, pensierosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un&#039;occhiata per te?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nell&#039;archivio, eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un&#039;occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta, quale festival scusa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Festival Kanya. Non l&#039;avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l&#039;Università Sophia, o il Festival Mita per l&#039;Università Keio? D&#039;altronde, proprio come per la storia delle quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;, faticavo a crederci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Suona parecchio sospetto. È la verità?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Kanya? E come si scrive in kanji?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare, &amp;quot;Festival Kanya&amp;quot; era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a &amp;quot;Kanya&amp;quot;. Oh beh, cercare l&#039;etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse è un&#039;abbreviazione di &amp;quot;Kamiyama&amp;quot;, che si è trasformata in &amp;quot;Kanyama&amp;quot;, evolvendosi poi in &amp;quot;Kanya&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell&#039;archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz&#039;ora, volete aspettare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mezz&#039;ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all&#039;istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino che aspetteremo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po&#039; di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma neanche a Ibara, se è per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Di che storia stai parlando?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c&#039;erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Si tratta forse di un libro molto famoso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti sembra che abbia l&#039;aspetto di un bestseller?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, che libro magnifico...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L&#039;espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un&#039;edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Posso dare un&#039;occhiata all&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, fai pure.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c&#039;era scritto nient&#039;altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**1972**&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi in Giappone e nel Mondo:**&lt;br /&gt;
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.&lt;br /&gt;
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.&lt;br /&gt;
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell&#039;anno corrente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**Eventi nel Liceo Kamiyama:**&lt;br /&gt;
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l&#039;Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.&lt;br /&gt;
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.&lt;br /&gt;
◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale.&lt;br /&gt;
◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport.&lt;br /&gt;
◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki.&lt;br /&gt;
◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno.&lt;br /&gt;
◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d&#039;auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l&#039;avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Houtarou, stavi appena pensando: &amp;quot;Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l&#039;avesse preso in prestito una volta a settimana&amp;quot;, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C&#039;è un modo per risalire a chi l&#039;ha preso in prestito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente. C&#039;è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?» Trattenne il fiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. &lt;br /&gt;
La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. &lt;br /&gt;
Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. &lt;br /&gt;
Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. &lt;br /&gt;
E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E non è tutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l&#039;ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l&#039;ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l&#039;orario in cui l&#039;hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora? Ti ho incuriosito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì... sono davvero curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l&#039;ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché una cosa simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l&#039;incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all&#039;istante l&#039;accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. *Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettiamoci su insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che ne dici, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all&#039;opera di un presunto &amp;quot;Dio delle Coincidenze&amp;quot;. E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi scartare l&#039;ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi si intromise: «Forse l&#039;hanno usato come scudo o roba simile?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l&#039;hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.* Decisi di cambiare prospettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c&#039;erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: &amp;quot;Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l&#039;uomo dei tuoi sogni&amp;quot;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bastava dare un&#039;occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All&#039;interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c&#039;era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mmh...?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che ci penso...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa c&#039;è? Ti è venuto in mente qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall&#039;interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava &#039;sì&#039;, mentre a faccia in giù significava &#039;no&#039;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un&#039;ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. *Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c&#039;era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c&#039;era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L&#039;unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi veniva in mente nient&#039;altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Eeeeeh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, ti dico che ne sono sicura.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda scosse la testa all&#039;ipotesi di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di dire cose così allarmanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se diamo per assodato che sia davvero quello l&#039;odore, allora... Mmh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Oreki ha davvero capito?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notando che Ibara si era voltata verso di me con un&#039;aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l&#039;assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Che essere deprecabile.* Quando c&#039;è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po&#039; di energia residua in corpo da smaltire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, mi sa che mi aggrego anch&#039;io. Resterei un po&#039; traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po&#039;?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora, com&#039;è andata?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare &amp;quot;Ma come&amp;quot;. Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un&#039;aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c&#039;è all&#039;interno della sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l&#039;avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«All&#039;aula di arte? Dalla parte opposta dell&#039;edificio scolastico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E cosa avete trovato lì?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall&#039;interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov&#039;è che mi aveva visto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un&#039;occhiata alla copertina. C&#039;è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d&#039;accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d&#039;amore e d&#039;accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Capisco. E cos&#039;è che gli hai mostrato in quell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Laggiù c&#039;erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c&#039;era nient&#039;altro che questo stesso volume finemente rilegato, *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos&#039;era l&#039;odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;odore dei colori a olio, ovviamente. L&#039;ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz&#039;ora in allegria.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l&#039;esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l&#039;intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l&#039;ora di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? C&#039;è forse dell&#039;altro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all&#039;inizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un momento. È vero! L&#039;antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ibara-san, grazie mille per l&#039;ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di una professoressa e, sebbene non l&#039;avessi mai vista in faccia prima d&#039;ora, dedussi all&#039;istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Approfittando dell&#039;arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un&#039;antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell&#039;archivio.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica? ...Un&#039;antologia di saggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eeeh, ma nemmeno nell&#039;archivio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non c&#039;è traccia di quei documenti nemmeno lì.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse vi è sfuggita per una svista...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non credo proprio sia un&#039;ipotesi plausibile.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l&#039;archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Questo sì che è un bel problema.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c&#039;è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell&#039;altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia &amp;quot;spavaldo&amp;quot;. Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Note a piè di pagina:&lt;br /&gt;
[1] Nell&#039;originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra &amp;quot;arido&amp;quot; (不毛 - *fumō*) e &amp;quot;due campi agricoli&amp;quot; (二毛作 - *nimōsaku*). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2] *Cronache degli Otto Cani* (*Nansō satomi hakkenden*) è un&#039;opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come *I briganti*. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3] *Racconti di Pioggia e di Luna* (*Ugetsu monogatari*) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[4] *Il Picco Bianco* (*Shiramine*) è la prima storia inclusa nei *Racconti di Pioggia e di Luna*.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[5] *Il Grande Specchio* (*Ōkagami*) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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	<entry>
		<id>http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Hyouka_(Italiano):Volume_1_Capitolo_2&amp;diff=588554</id>
		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 2</title>
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		<updated>2026-07-27T15:06:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 2 - La rinascita del tradizionale Club di Letteratura Classica */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==2 - La rinascita del tradizionale Club di Letteratura Classica==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si dice spesso che la vita al liceo sia &amp;quot;color rosa&amp;quot;. Poiché l&#039;anno 2000 sta ormai volgendo al termine, il giorno in cui si potrà confermare questa definizione da vocabolario non è poi così lontano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, non è detto che tutti i liceali desiderino una vita a tinte rosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si tratti di studio, sport o questioni di cuore, c&#039;è sempre qualcuno che a tutto questo preferirebbe un&#039;esistenza grigia. Posso garantirlo per esperienza personale. Per quanto, a dire il vero, sia un modo piuttosto solitario di vivere la propria vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stavo facendo proprio un discorso del genere con il mio amico di vecchia data, Satoshi Fukube, in un&#039;aula inondata dalla luce del tramonto. Come al solito, Satoshi sorrise e ribatté: «È esattamente quello che penso anch&#039;io. Solo, non sapevo fossi così masochista».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si sbagliava di grosso. Così protestai: «Vuoi forse dire che la mia vita è grigia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L&#039;ho forse detto? Ma Houtarou, che si tratti di studio, sport o... qual era l&#039;altra cosa? Ah, amore. Non mi pare che tu ti sia mai dimostrato intraprendente in nessuno di questi campi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non è che io odi darmi da fare, a prescindere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Vero.» Il sorriso di Satoshi si allargò. «Tu vai semplicemente a &amp;quot;risparmio energetico&amp;quot;, dopotutto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Annuii con uno sbuffo. Poteva anche starmi bene, a patto che fosse chiaro che non odiavo affatto attivarmi in qualcosa: semplicemente, detestavo sprecare energie in faccende seccanti. Il mio stile di vita consiste nel risparmiare energia per il bene del pianeta. In poche parole: se non devo fare una cosa, non la faccio. Se devo farla, mi sbrigo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena pronunciai il mio motto, Satoshi fece spallucce come al solito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che lo si chiami risparmio energetico o cinismo, in fin dei conti è la stessa cosa, no? Hai mai sentito parlare di strumentalismo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mai.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In sintesi: per una persona come te, senza alcun interesse in particolare, il solo fatto di non esserti iscritto ad alcun club qui al Liceo Kamiyama — la Terra Promessa delle attività extracurriculari — fa automaticamente di te una persona grigia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa? Stai per caso insinuando che non ci sia differenza tra l&#039;omicidio doloso e l&#039;omissione di soccorso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi rispose senza esitare: «Da un certo punto di vista, sì. Anche se è una questione completamente diversa cercare di convincere un morto che la sua scomparsa sia dovuta a una tua negligenza, col solo scopo di esorcizzarne l&#039;anima.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Faccia tosta. Osservai di nuovo il tizio di fronte a me. Satoshi Fukube — mio vecchio amico, degno avversario e rivale giurato — è un ragazzo piuttosto bassino. Pur essendo al liceo, potrebbe persino essere scambiato per un ragazzino esile e dai tratti androgini, ma dentro è fatto di tutt&#039;altra pasta. È difficile spiegare a parole in cosa consista questa differenza; la si percepisce e basta. Oltre a sfoggiare un sorriso perenne, gira sempre con una borsa a coulisse, e la sua incondizionata insolenza è un vero e proprio marchio di fabbrica. È anche membro del Club di Artigianato, non chiedetemi il perché.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Discutere con lui era solo uno spreco di energia. Agitai la mano per segnare la fine della conversazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, come ti pare. Adesso torna a casa, su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai ragione. Oggi non ho attività col club... mi sa che tolgo il disturbo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Satoshi si stiracchiava, realizzò improvvisamente una cosa e mi fissò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&amp;quot;Torna a casa&amp;quot;? È raro sentirtelo dire.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In che senso?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Voglio dire, di solito non saresti già sparito prima ancora di poter pronunciare quella frase? Che impegni potresti mai avere dopo la scuola, se non sei iscritto a nessun club?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alzai un sopracciglio e tirai fuori un foglio dalla tasca interna della giacca. Glielo porsi in silenzio, e Satoshi spalancò gli occhi dallo stupore. O meglio, stava solo recitando. Non era davvero sorpreso, anche se aveva gli occhi sgranati. Le reazioni plateali erano il suo forte, dopotutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa?! Com&#039;è possibile?!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Satoshi, contieniti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma questo è un modulo di iscrizione a un club! Sono allibito. Che diamine è successo? Houtarou Oreki che si unisce a un club...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era davvero un modulo d&#039;iscrizione. Leggendo il nome della sezione, Satoshi alzò un sopracciglio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica...?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ne hai mai sentito parlare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Certo, ma perché proprio quello? Hai per caso scoperto un&#039;improvvisa passione per i classici?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come avrei potuto spiegarglielo? Mi grattai la testa e tirai fuori una lettera dalla tasca sinistra. Era scritta con una grafia frettolosa. La porsi a Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Leggi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi la scorse rapidamente e, come previsto, scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, Houtarou, questa sì che è una bella seccatura. Una richiesta di tua sorella, eh? Impossibile rifiutare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che aveva da ridere? Io, al contrario, ero ben consapevole dell&#039;espressione amara che mi dipingeva il volto. Quella lettera, spedita dall&#039;India e recapitata stamattina, minacciava di stravolgere del tutto il mio stile di vita. Tomoe Oreki era fatta così: mandava lettere col solo scopo di far deragliare la mia pacifica esistenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Houtarou, proteggi il Club di Letteratura Classica, culla della giovinezza della tua sorellona.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando avevo aperto la busta quella mattina, mi ero subito reso conto di quanto il suo contenuto fosse egocentrico. Non avevo alcun obbligo morale di proteggere i ricordi di mia sorella, ma...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Qual era la specialità di tua sorella? Jujutsu?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Aikido e Taiho-jutsu. Può fare parecchio male, se ci si mette.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già. Mia sorella, una brillante studentessa universitaria eccellente sia nello studio che nelle arti marziali, non si era accontentata di conquistare il Giappone e aveva deciso di partire per sfidare il resto del mondo. Scatenare la sua ira non sarebbe stata una mossa saggia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D&#039;altra parte, per quanto avessi potuto opporre resistenza spinto da quel poco orgoglio che mi restava, non avevo reali argomentazioni per oppormi. Mia sorella aveva fatto centro sottolineando che, in fin dei conti, non avevo di meglio da fare. Così, decidendo che fare il membro fantasma equivalesse grossomodo a non essere iscritto da nessuna parte, avevo agito senza esitare, consegnando la domanda quella mattina stessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti rendi conto di cosa significhi, Houtarou?» domandò Satoshi, lanciando un&#039;occhiata alla lettera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sospirai. «Già. Sembra che non ci sia alcun vantaggio per me in tutta questa storia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, aspetta... non intendevo questo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sollevando lo sguardo dal foglio, Satoshi assunse un tono insolitamente allegro. Tamburellò il dorso della mano sulla carta e spiegò: «Al momento non c&#039;è nessun iscritto, giusto? Questo significa che avrai l&#039;aula del club tutta per te. Non è fantastico? Un covo privato all&#039;interno della scuola, a tuo uso e consumo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un covo privato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...È un punto di vista interessante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti stuzzica l&#039;idea?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che ragionamento bizzarro. In pratica, Satoshi mi stava facendo notare che potevo avere una base segreta a scuola. A me non sarebbe mai venuta in mente una cosa del genere. Uno spazio privato, eh? Non era certo qualcosa che desiderassi al punto da faticare per ottenerla... ma se arrivava come un bonus imprevisto, non era poi da buttare. Ripresi la lettera dalle mani di Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Immagino non sia poi così male. Forse andrò a dare un&#039;occhiata.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene. Le opportunità si presentano per essere colte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le opportunità si presentano per essere colte, eh? Non che andasse in contrasto col mio carattere. Feci un sorriso amaro e presi la borsa a tracolla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ero ancora fedele al mio motto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle finestre aperte, si udivano le urla della squadra di atletica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Forza! Forza! Forza!...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non avrei mai voluto farmi coinvolgere in uno spreco di energie così lampante. Non fraintendetemi: non sto dicendo che risparmiare energia sia la scelta superiore o un vanto morale, quindi non considero affatto stupide le persone attive. Mi diressi verso l&#039;aula del Club di Letteratura Classica con i loro cori che ancora mi risuonavano nelle orecchie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camminai lungo il corridoio piastrellato e salii verso il terzo piano. Incontrai il bidello, che trasportava una grande scala a pioli, e gli chiesi dove fosse l&#039;aula del club; mi indicò l&#039;Aula di Geologia, al quarto piano dell&#039;Ala Speciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa scuola, il Liceo Kamiyama, non era né particolarmente affollata né vasta per dimensioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il numero totale degli iscritti si aggirava intorno al migliaio. Sebbene la scuola fornisse programmi volti alla preparazione degli esami di ammissione all&#039;università, come la maggior parte dei licei, non spiccava in modo particolare per il proprio prestigio accademico. In altre parole, era un liceo normalissimo. D&#039;altro canto, l&#039;istituto vantava un numero straordinariamente alto di club (come quello di Pittura ad Acquerello o di Canto a Cappella, oltre a quello di Letteratura Classica), motivo per cui era rinomato per il suo vivace Festival Culturale annuale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;interno del perimetro scolastico sorgono tre grandi edifici: l&#039;Edificio Principale, che ospita le aule normali; l&#039;Ala Speciale, con le aule per attività specifiche; e infine la Palestra. Presenti anche un Dojo di arti marziali e un magazzino per l&#039;attrezzatura sportiva. Il quarto piano dell&#039;Ala Speciale, dove si trovava la mia meta, era in una posizione decisamente remota.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maledicendo un simile spreco di energie, attraversai il corridoio di collegamento e salii le scale fino al quarto piano, dove trovai senza troppe difficoltà l&#039;Aula di Geologia. Senza esitare, feci per aprire la porta scorrevole, ma scoprii che era bloccata. C&#039;era da aspettarselo: la maggior parte delle aule speciali è solitamente chiusa a chiave. Tirai fuori la copia che mi ero procurato in anticipo proprio per risparmiarmi viaggi a vuoto, e sbloccai la serratura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feci scorrere la porta. All&#039;interno della vuota Aula di Geologia, attraverso la finestra esposta a ovest, si poteva scorgere il tramonto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho detto &amp;quot;vuota&amp;quot;? No, a quanto pare le cose non stavano come mi aspettavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;interno dell&#039;aula inondata dalla luce del sole, che ora fungeva da sede del Club di Letteratura Classica, c&#039;era già qualcuno. Una studentessa se ne stava in piedi accanto alla finestra, rivolta verso di me. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se &amp;quot;elegante&amp;quot; e &amp;quot;raffinata&amp;quot; non furono le primissime parole a venirmi in mente quando la vidi, non c&#039;erano termini più adatti per descriverla. I lunghi capelli neri le ricadevano oltre le spalle e l&#039;uniforme alla marinaretta le donava moltissimo. Era piuttosto alta per essere una ragazza, probabilmente più di Satoshi. Sebbene fosse palese che si trattasse di una liceale, le sue labbra sottili e la sua figura delicata si incastravano perfettamente nella mia idea stereotipata della studentessa tradizionale. In netto contrasto, però, aveva degli occhi grandi, che più che aggraziati sembravano incredibilmente vispi e vivaci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una ragazza che non riconoscevo. Eppure, vedendomi, sorrise. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ciao. Tu devi essere Oreki-san del Club di Letteratura Classica, giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...E tu chi saresti?» chiesi candidamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto non fossi mai stato un mago delle interazioni sociali, non avevo intenzione di trattare con freddezza una sconosciuta. E pur non sapendo chi fosse, per qualche motivo lei sembrava conoscere me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ti ricordi di me? Mi chiamo Chitanda. Eru Chitanda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche sentendo il suo nome, continuavo a non averne la più pallida idea. Tra l&#039;altro, Chitanda è un cognome piuttosto raro, così come il nome Eru. Sarebbe stato impossibile per me dimenticarlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La squadrai di nuovo. Dopo essermi accertato in cuor mio di non conoscerla, risposi: «Mi dispiace, ma credo proprio di non ricordarmi di te.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mantenendo il sorriso, lei inclinò la testa, confusa. «Sei Oreki-san, vero? Houtarou Oreki della 1-B?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Annuii.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io sono della 1-A.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Adesso ti ricordi?&amp;quot; Questo sembrava suggerire la sua espressione. La mia memoria era davvero così disastrosa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspetta un attimo. Visto che io ero della B e lei della A, c&#039;era qualche possibilità che ci fossimo già incrociati?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tranne in rare eccezioni, per gli studenti di sezioni diverse non è facile interagire. L&#039;unica opportunità sono i club o le amicizie comuni, ambiti in cui io non vantavo alcun legame. Doveva trattarsi di qualcosa che coinvolgeva l&#039;intero corpo studenti... l&#039;unico evento che mi veniva in mente era la cerimonia di apertura. E di sicuro, in quell&#039;occasione, non mi ero presentato a nessuno di un&#039;altra classe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta. Esistevano rari momenti in cui si incrociavano altre sezioni: le lezioni opzionali, quelle che richiedevano l&#039;uso di aule speciali. Educazione fisica o materie artistiche. L&#039;educazione fisica era divisa per sesso, quindi non restava che...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Per caso abbiamo lezioni di musica insieme?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto!» Chitanda annuì con vigore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante ci fossi arrivato per pura deduzione, rimasi sorpreso. Per il bene di quel briciolo di orgoglio che mi rimaneva, confesso di aver partecipato a quelle lezioni opzionali una sola volta dall&#039;inizio dell&#039;anno. Era fisicamente impossibile che mi ricordassi volti o nomi!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D&#039;altra parte, questa ragazza era riuscita a ricordarsi di me avendomi visto una volta sola. Ecco la prova vivente che non era un&#039;impresa impossibile... a patto di possedere un livello di osservazione e una memoria spaventosi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure poteva trattarsi di una pura coincidenza. Riacquistai la compostezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dunque, Chitanda-san. Cosa ti porta qui nell&#039;Aula di Geologia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rispose prontamente: «Mi sono iscritta al Club di Letteratura Classica, quindi ho pensato di passare a salutarti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iscritta. In altre parole, un membro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel momento avrei tanto voluto che intuisse come mi sentivo. Se davvero aveva intenzione di unirsi al club, significava dire addio al mio prezioso rifugio privato, trovandomi per giunta incastrato con l&#039;impegno preso con mia sorella. Sospirai interiormente. Tutto tempo sprecato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre riflettevo su questo, domandai: «E perché ti sei iscritta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io non volevo iscrivermi a questo club! Cercai di trasmettere tutta la frustrazione implicita nella mia domanda, ma lei parve non cogliere affatto il messaggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, ho dei motivi personali per farlo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aveva eluso la domanda. Contro ogni previsione, questa Eru Chitanda era un tipo piuttosto sospetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E per quanto ti riguarda, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come avrei dovuto risponderle? Non avrebbe mai compreso che mi trovavo lì unicamente per un ordine tassativo di mia sorella maggiore. Ma, a pensarci bene, non aveva alcun bisogno di conoscere i miei motivi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;improvviso la porta si aprì di schianto e una voce tuonò: «Ehi! Che state facendo voi due qui?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un professore. Probabilmente di ronda per il campus. Dal fisico robusto e la pelle abbronzata, sembrava in tutto e per tutto un insegnante di educazione fisica. Non portava una spada di bambù con sé, ma non era difficile immaginarlo mentre ne brandiva una. Pur avendo superato il fiore degli anni, manteneva intatta un&#039;aura autoritaria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sussultò per l&#039;improvvisa sgridata, ma ritrovò quasi subito il suo sorriso sereno e si fece avanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Buon pomeriggio, Morishita-sensei.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sfoderò un saluto a dir poco perfetto, chinando il capo con velocità e angolazione da manuale. Vedendola mantenere una tale compostezza a prescindere da chi avesse davanti, non potei fare a meno di provare un pizzico d&#039;invidia. Morishita rimase brevemente spiazzato da tanta cortesia e si zittì, per poi riprendere a parlare a voce alta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ho visto la porta aperta e sono venuto a controllare. Che ci fate in un&#039;aula speciale entrandovi senza permesso? Nome e classe, subito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza permesso?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono Houtarou Oreki della 1-B. A proposito, professore, questa è l&#039;aula del Club di Letteratura Classica, e temo che lei abbia appena interrotto le nostre normali attività.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il Club di Letteratura Classica...?» Senza sforzarsi di nascondere il sospetto, continuò: «Pensavo fosse stato smantellato da tempo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Fino a oggi era così. È stato riattivato formalmente questa mattina. Può chiedere conferma all&#039;insegnante supervisore... ehm...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ooide-sensei» suggerì Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, può chiedere conferma a Ooide-sensei.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una spiegazione sensata fornita al momento giusto. Morishita abbassò subito il volume della voce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Oh. Capisco. Beh, continuate pure con quello che stavate facendo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ma se ci ha appena interrotti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E ricordatevi di riconsegnare la chiave quando avete finito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Agli ordini.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Morishita ci squadrò un&#039;ultima volta prima di chiudere rudemente la porta. Chitanda si ritrasse di nuovo al forte rumore sordo, per poi sussurrare dolcemente: «È...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È piuttosto rumoroso per essere un insegnante.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sorrisi. A quanto pareva non avevo più niente da fare lì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene. Ora che abbiamo finito con le presentazioni, vogliamo tornare a casa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Non facciamo nessuna attività oggi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io me ne torno a casa.» Presi la mia borsa a tracolla e le voltai le spalle. «Conto su di te per chiudere a chiave. Non vorrai farti sgridare di nuovo, no?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stavo per uscire dall&#039;Aula di Geologia, quando venni fermato dalla sua voce perplessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Aspetta un momento!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai; mi guardava come se le avessi appena chiesto una cosa inconcepibile. Fece eco con aria vacua: «Io... io non posso chiudere a chiave la porta.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché no?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché non ho la chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, già. La chiave ce l&#039;avevo in tasca io. A quanto pareva la scuola non disponeva di copie da poter prendere in prestito alla leggera. La tirai fuori e gliela porsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tieni, occupatene t... Scusa, volevo dire, per favore potresti occupartene tu, Chitanda-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma lei non rispose. Si limitò a fissare la chiave che penzolava mollemente dal mio dito e, poco dopo, inclinò la testa domandando: «Oreki-san, perché ce l&#039;hai tu?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le mancava forse qualche rotella?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, non sarei mai potuto entrare senza... Un momento, ma tu come diamine hai fatto a entrare in questa stanza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«La porta non era chiusa quando sono arrivata. Ho pensato che qualcun altro fosse entrato prima di me.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capisco. A meno che non avesse ricevuto anche lei una lettera minatoria da un ex membro, non poteva certo sapere di essere l&#039;unica iscritta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero? Quando sono arrivato io, la porta era chiusa a chiave.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare fu un errore fatale pronunciare quelle parole con tanta disinvoltura. L&#039;espressione negli occhi di Chitanda mutò in un istante e il suo sguardo si fece straordinariamente acuto. Era una mia impressione o le sue pupille si erano appena dilatate? Indifferente al mio sbigottimento, scandì lentamente: «Quando dici che la porta era chiusa a chiave, intendi la porta da cui sei appena entrato?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Annuii. E in quell&#039;istante, consciamente o meno, Chitanda fece un passo verso di me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi questo significa che... io ero stata chiusa dentro?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dall&#039;esterno proveniva il suono cadenzato delle battute della squadra di baseball. Sebbene io non avessi più nulla a che fare con quella stanza, Chitanda non aveva la minima intenzione di lasciarmi andare. Sospirai rassegnato e appoggiai la mia borsa su un banco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiusa dentro, aveva detto. Era andata davvero così? Ci riflettei. La chiave l&#039;avevo in tasca io, mentre lei era all&#039;interno. Non avevo alcun ricordo di aver chiuso la porta, tutt&#039;altro. Dunque la risposta era logica e semplice.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sicura di non esserti chiusa dentro dall&#039;interno?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure Chitanda scosse il capo in modo categorico. «Non l&#039;ho fatto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, la copia ce l&#039;ho io. Chi altri avrebbe potuto chiuderla dall&#039;interno, se non tu? Insomma, capita di chiudere una serratura sovrappensiero e dimenticarsene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma lei sembrava non prestare la minima attenzione alla mia banale spiegazione e, all&#039;improvviso, indicò alle mie spalle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A proposito, quello è un tuo amico?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi voltai di scatto e notai la sagoma inconfondibile del colletto di un&#039;uniforme nera fare capolino dalla fessura della porta socchiusa. Il suo sguardo incrociò subito il mio. Ricordavo fin troppo bene quegli occhi castani sempre pronti allo scherzo, così alzai la voce: «Satoshi! Ma che razza di passatempo malato è origliare in questo modo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La porta si aprì del tutto e, come ampiamente previsto, irruppe Satoshi. Per nulla imbarazzato, si giustificò con la massima sfacciataggine: «Beh, scusate. Non avevo intenzione di origliare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Magari non ne avevi l&#039;intenzione, ma alla fine è esattamente quello che hai fatto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Forse sì. Ma capiscimi, non potevo certo irrompere come un elefante in una cristalleria vedendo Houtarou, il re dell&#039;inattività, trascorrere del tempo da solo con una ragazza in un&#039;aula al tramonto. Non ci tenevo a farmi cacciare.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di cosa stava parlando?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Credevo che te ne fossi già andato a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stavo per farlo, ma dal cortile ho visto te in questa stanza insieme a lei. Immagino di essere ancora inesperto come guardone.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ignorai in blocco i commenti sul fatto di averci visti da fuori, era il suo tipico teatrino. Eppure, per chi non era abituato al suo particolarissimo senso dell&#039;umorismo, c&#039;era il forte rischio di prenderlo sul serio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quanto pare anche Chitanda c&#039;era cascata in pieno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh, eh, io...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sua espressione razionale era sparita di colpo, sostituita da uno sguardo totalmente agitato. Sembrava il tipo di persona che manifesta le emozioni in volto senza filtri, quasi come se stesse dicendo apertamente: Guardatemi, sono parecchio nervosa. Per quanto fosse divertente vederla in quello stato, non avevo intenzione di farla durare oltre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fortunatamente, per smascherare in fretta lo scherzo di Satoshi bastava fargli una semplice domanda: «Sei serio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ovviamente no.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fiuu. Chitanda tirò un lungo sospiro di sollievo. Il motto di Satoshi era proprio questo: Le battute vanno fatte sul momento, ma i malintesi vanno chiariti immediatamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Oreki-san, e lui chi sarebbe?» chiese stancamente Chitanda, dopo essersi ripresa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginai di doverle presentare Satoshi prima o poi, altrimenti non saremmo andati da nessuna parte. La feci breve: «Oh, lui? Lui è Satoshi Fukube, uno pseudo-umano.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Pseudo-umano?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un&#039;introduzione quanto mai appropriata, che peraltro Satoshi incassò con la solita filosofia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ahah, ottima presentazione come sempre, Houtarou. Piacere di conoscerti. E tu saresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda. Eru Chitanda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sentendo quel nome, Satoshi ebbe una reazione inaspettata. Per una volta in vita sua, rimase letteralmente di sasso. Per uno logorroico come lui, era un evento più unico che raro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chi... Chitanda-san? *Quella* Chitanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh? Non so a quale Chitanda tu ti stia riferendo, ma credo di essere l&#039;unica con questo cognome nell&#039;intera scuola.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Allora dev&#039;essere per forza così. Sono sorpreso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stupore di Satoshi era assolutamente genuino. E se era sorpreso un tipo come lui, allora avrei dovuto esserlo anch&#039;io. Avevo imparato a mie spese che quel tizio possedeva un talento innaturale per scovare le informazioni più assurde. Ma cosa poteva averlo sorpreso fino a quel punto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehi, Satoshi, di cosa si tratta stavolta?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come, &#039;di cosa si tratta&#039;? So benissimo che non sei un granché informato, ma mi stai forse dicendo che non hai mai sentito parlare della Famiglia Chitanda?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stavolta scosse la testa e sospirò in un modo così plateale da risultare fastidioso. Ovviamente, era solo un altro dei suoi teatrini. Sapendo perfettamente quanto lui fosse un&#039;enciclopedia vivente di nozioni inutili, non mi vergognavo affatto di ignorare l&#039;ennesima scemenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Cosa ci sarebbe da sapere sulla sua famiglia?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Annuendo, tutto tronfio e soddisfatto, Satoshi iniziò a spiegare: «Sebbene ci siano diverse famiglie storiche a Kamiyama, le più importanti sono le quattro &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;. La famiglia Juumonji, che gestisce il Santuario Arekusu; la famiglia Sarusuberi, proprietaria di diverse librerie rinomate; la famiglia Chitanda, con i suoi sconfinati terreni agricoli, e infine la famiglia Manninbashi, che governa letteralmente le montagne locali. Il primo kanji dei loro cognomi rappresenta un esponente del numero dieci (Dieci, Cento, Mille, Diecimila), per questo vengono chiamate Famiglie Esponenziali. Le uniche ad avere abbastanza influenza da poter competere con loro sono il clan Irisu, che gestisce l&#039;ospedale locale, e la famiglia Toogaito, leader nel settore dell&#039;istruzione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sbattei le palpebre, allibito. «Famiglie Esponenziali? Satoshi, fai sul serio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che maleducato. Ho mai mentito su cose di questa importanza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se lo diceva con quel tono, molto probabilmente era la verità. Ma famiglie storiche e prestigiose al giorno d&#039;oggi? Mentre Satoshi continuava a guardarmi storto per la mia mancanza di fiducia, Chitanda gli venne provvidenzialmente in soccorso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehm, in realtà ho già sentito questa storia in passato. Anche se non sono sicura che la mia sia una famiglia famosa fino a questo punto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi è tutto vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Però vi assicuro che è la primissima volta in vita mia che sento il bizzarro termine &amp;quot;Famiglie Esponenziali&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fissai severamente Satoshi, che si limitò a fare spallucce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ho mai detto di aver mentito.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eppure quel nome ridicolo te lo sei inventato di sana pianta adesso, confessa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, ho sempre desiderato essere colui che dà vita a una leggenda.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come per voler porre fine alla svelta a quell&#039;argomento spinoso, Satoshi batté le mani. «Ad ogni modo, Houtarou, qual è il problema che vi affligge in questa stanza?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre il solito impiccione. Per farla breve, gli riassunsi la situazione paradossale in cui ci trovavamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciava a fare buio, perciò Chitanda accese le luci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver ascoltato attentamente la storia, Satoshi incrociò le braccia e si lasciò sfuggire un lungo gemito pensieroso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, in effetti è uno strano caso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«In che senso strano? Chitanda si è solo dimenticata di aver chiuso la porta a chiave e ha fatto confusione, non è forse così?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, è strano eccome.» Satoshi sciolse le braccia e batté le mani in un gesto teatrale. «Ultimamente le scuole sono diventate molto severe e paranoiche sulla gestione degli istituti. E il Liceo Kami è una bella scocciatura sotto questo punto di vista. Nel caso non te ne fossi ancora accorto, nessuna delle aule qui dentro può essere chiusa dall&#039;interno con la chiave. Il motivo è puramente preventivo: impedire agli studenti di chiudersi dentro le stanze per fare cose sospette senza farsi vedere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Satoshi sciorinava la sua spiegazione con un&#039;irritante aria trionfante, un dubbio si fece strada nella mia mente. Sapevo bene quanto potesse essere solerte nel reperire informazioni inutili, ma non si stava informando un po&#039; troppo, considerando che era arrivato in questa scuola da meno di un mese?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E tu come fai a sapere tutti questi dettagli?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Diciamo che la settimana scorsa stavo cercando di nascondermi indisturbato in un&#039;aula per fare un piccolo esperimento in santa pace, e ho scoperto con rammarico che era fisicamente impossibile chiudere la porta dall&#039;interno.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sai una cosa? Secondo me la scuola ha progettato le porte proprio per impedire a tipi problematici come te di &amp;quot;fare cose sospette&amp;quot;.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, in effetti credo tu abbia ragione.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Puoi dirlo forte.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scoppiammo a ridere entrambi. Di fronte alle nostre risate goliardiche, del tutto prive di tatto vista la situazione, Chitanda indietreggiò di un passo. Notandolo, mi schiarii la voce per ricompormi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, ci dev&#039;essere un difetto nella serratura di questa porta, allora. Mistero risolto. Si sta facendo buio, quindi io me ne vado a casa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi alzai di scatto dal banco su cui ero seduto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi sentii due mani afferrarmi saldamente per una spalla. Mi voltai e vidi Chitanda che mi si era avvicinata senza che me ne accorgessi minimamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Aspetta un momento, per favore!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E adesso che c&#039;è?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono curiosa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trovandomi il viso di Chitanda a un palmo dal mio, trasalii.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Quindi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Perché sono stata chiusa dentro la stanza? E se non mi sono chiusa dentro da sola, come ho fatto a entrare in primo luogo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sguardo penetrante di Chitanda emanava una tale ostinazione da non ammettere risposte banali o tentativi di fuga. Sopraffatto da quell&#039;intensità quasi fisica, replicai debolmente: «E da me cosa vorresti?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se è stato un errore commesso da qualcuno, di chi si tratta? E soprattutto, come ha fatto a chiudermi dentro per sbaglio sfidando la logica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti ripeto che credo ci sia solo un problema meccanico con la serratura...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono davvero curiosa di saperlo, non riesco a smettere di pensarci» disse tutta d&#039;un fiato, avanzando ancora di un passo e costringendomi a indietreggiare goffamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All&#039;inizio avevo ingenuamente pensato a Chitanda come a una signorina educata e composta, ma era stata solo una banale prima impressione basata sul suo aspetto. Ora stavo vedendo la sua vera natura. Quei grandi occhi brillanti, in netto contrasto col suo portamento, riflettevano senza filtri un animo febbricitante. «Sono curiosa». Quella singola, ineluttabile frase era bastata a trasformare la pacata damigella di una fantomatica Famiglia Esponenziale nell&#039;incarnazione fisica della curiosità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come ha fatto a succedere? Oreki-san, e anche tu Fukube-san, vi prego, mi aiutereste a capirlo?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«E perché mai dovrei...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, a me sembra una faccenda decisamente interessante!» mi interruppe Satoshi, accettando la sfida con foga. Da lui non mi aspettavo altro, ma...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Bene, divertitevi. Io vado a casa. La cosa non mi interessa minimamente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nemmeno a dirlo, per un tipo come me si trattava solo di un enorme e stupido spreco di energie per un enigma da quattro soldi. E, in linea col mio ferreo principio del se non devo farlo, non lo faccio, me ne tiravo elegantemente fuori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Satoshi, che pure conosceva a menadito il mio modus operandi, insistette: «Oh, andiamo Houtarou, fa&#039; il bravo e dacci una mano. Giuro che lo farei io se potessi, ma non posso giungere ad alcuna conclusione logica basandomi unicamente sul mio database interno. Mi serve il tuo cervello.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È una stupidaggine, io non...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre stavo per continuare la mia protesta, Satoshi lanciò una rapida occhiata di sbieco. Seguendo il suo sguardo, posai gli occhi su Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Ugh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con le labbra serrate in una linea sottile e i pugni che stringevano la stoffa della gonna, mi fissava dal basso verso l&#039;alto con un&#039;intensità quasi letale. Inconsciamente feci un altro passo indietro. Se si trattava di paragonare la forza di carattere, lei non aveva nulla da invidiare a mia sorella Tomoe. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello di Satoshi era un chiaro, tacito avvertimento: Amico, credo proprio che ti convenga assecondare i suoi capricci, o qui finisce male.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spostando lo sguardo da Chitanda a Satoshi e viceversa, decisi per una volta di accogliere il suo saggio consiglio di sopravvivenza. Altrimenti, ci saremmo attirati addosso una sciagura di proporzioni bibliche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi restò altra scelta che pronunciare quelle parole con voce atona e rassegnata. Ma quella semplice risposta bastò a far illuminare lo sguardo di Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Davvero?! Oreki-san, ti è già venuta in mente una soluzione brillante?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Frena l&#039;entusiasmo, Chitanda-san. Houtarou è il tipo a cui serve riflettere in silenzio prima di muoversi. Ma ti assicuro che una volta che ha riordinato le idee, è in grado di risolvere qualsiasi problema gli si pari davanti.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smettila di vendermi come se fossi un genio, logorroico d&#039;un Satoshi. Anche se, a dire il vero, agire d&#039;impulso prima di pensare non portava mai a nulla di buono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così, non potendo fuggire, mi misi a pensare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Chitanda era entrata, la porta era aperta. Eppure, al mio arrivo, era inequivocabilmente chiusa a chiave.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se dovevo credere alle nozioni di Satoshi, non c&#039;era alcun modo in cui Chitanda potesse aver chiuso la porta dall&#039;interno. Tuttavia, piuttosto che fermarmi a una regola così rigida, provai a considerare l&#039;ipotesi di un&#039;azione inconscia. Ad esempio: la porta era mezza bloccata o difettosa quando lei era entrata, e il meccanismo a molla all&#039;interno della serratura doveva essere scattato per via di qualche vibrazione, finendo per chiuderla in trappola a sua insaputa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver esposto questa brillante teoria, Chitanda inclinò la testa trattenendosi diplomaticamente dall&#039;esprimere un giudizio, ma Satoshi alzò subito la voce smontandomi in pieno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarebbe letteralmente impossibile. Non esiste che le serrature del Liceo Kami si incastrino a metà o scattino da sole, per via di come sono progettate le componenti interne. La chiave non potrebbe nemmeno essere estratta dalla toppa in quelle condizioni.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nessuno spazio per le mezze misure o le spiegazioni fantasiose, eh?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se le cose stavano così, restava solo una possibilità sul tavolo: qualcuno aveva deliberatamente chiuso la porta dall&#039;esterno in un momento preciso. Perciò le chiesi: «Ti ricordi esattamente a che ora sei entrata nell&#039;aula?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda ci pensò su. «Appena prima di te. Circa tre minuti, credo. Non di più.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tre minuti: un lasso di tempo decisamente troppo breve. Non ci sarebbe stato materialmente il tempo fisico per l&#039;esecutore, visto che l&#039;Aula di Geologia è il luogo più isolato e irraggiungibile dell&#039;intero istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La faccenda iniziava ad assomigliare a un vero mistero della camera chiusa. Mentre mi apprestavo a rivedere l&#039;intero ragionamento da zero, Chitanda gridò all&#039;improvviso, battendo le mani: «Ah!»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Che c&#039;è, Chitanda-san? Hai ricordato qualcosa?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Lo so! Ho la soluzione! Pensateci un attimo: chi altri possiede materialmente la chiave di questa stanza in questo momento?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Eh? Chi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda sfoggiò un sorriso trionfante. Per qualche oscuro motivo, ebbi l&#039;ennesimo brutto presentimento. Come volevasi dimostrare, si voltò di scatto verso di me, puntandomi l&#039;indice contro, e proclamò: «Oreki-san, ovviamente. Lui ha la chiave, l&#039;assassino è lui.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esattamente come previsto. Ma prima ancora che potessimo farle notare quanto fosse poco geniale o credibile come deduzione, lei stessa realizzò l&#039;assurdità della cosa e si corresse portandosi le mani alla bocca: «Ah, ma è una cosa possibile per il carattere che ha? Oreki-san non è forse una persona assolutamente affidabile e... pigra?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si dicono cose del genere, mescolando insulti e complimenti, davanti al diretto interessato? Mentre io rimanevo senza parole, un po&#039; ferito nell&#039;orgoglio, Satoshi scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, non so se Houtarou sia affidabile o meno in linea generale, ma di certo non credo sia il tipo di sociopatico che si divertirebbe a rinchiuderti lì dentro per passatempo. Non ci guadagnerebbe niente e farebbe solo fatica.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Centrato in pieno. Mi conosceva bene: non avrei mai mosso un dito o faticato per qualcosa da cui non potessi trarre un vantaggio pratico lampante. Questo significava banalmente che non ero stato io a chiudere la porta dall&#039;esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora... chi diamine era stato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brancolavo nel buio. Tornai a grattarmi rumorosamente la testa. Per qualche strana ragione mi sentii quasi in colpa quando dovetti ammettere: «Così non andiamo da nessuna parte. Voi due avete qualche indizio a cui aggrapparvi?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Indizio? Cosa intendi esattamente per indizio?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che contro-domanda disarmante. Satoshi mi venne in soccorso, ampliando la mia spiegazione per farla capire a Eru.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un dettaglio che si discosta dalla norma, un&#039;anomalia. Hai notato qualcosa di diverso o di strano prima di ritroverti chiusa dentro, Chitanda-san? Pensa bene.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh, ora che mi ci fai pensare...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;era stato davvero qualcosa di diverso dal solito silenzio? Anche se in fondo al cuore non mi aspettavo certo rivelazioni folgoranti, Chitanda si guardò intorno prima di abbassare lo sguardo e rivelare dolcemente, come se fosse un segreto: «Poco fa, nel silenzio della stanza, ho sentito distintamente dei rumori metallici provenire da sotto i miei piedi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rumori?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi qualcuno aveva effettivamente chiuso la porta armeggiando dall&#039;esterno? Continuavo a non capire come.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, aspetta un attimo... e se le cose stessero in quel modo semplice e non ci fosse nessun &amp;quot;esterno&amp;quot; legato a questa porta?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...Capisco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mettendo insieme i pezzi come in un puzzle, la soluzione mi apparve improvvisamente chiara e nitida. Satoshi notò subito il cambiamento impercettibile nella mia espressione e disse: «Houtarou, mi sa che hai appena capito qualcosa di grosso, vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presi la borsa a tracolla in religioso silenzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D-dove stai andando all&#039;improvviso, Oreki-san?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Andiamo tutti giù ad assistere in diretta alla rievocazione della scena del crimine. Se siamo fortunati, faremo in tempo a vederla coi nostri occhi.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scesi le scale, percependo la frenesia di Chitanda alle mie calcagna, seguita a ruota da Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
---- ♦ ----&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si era fatto piuttosto tardi e l&#039;orario di chiusura dei cancelli si avvicinava. Fuori dalle finestre, la squadra di baseball stava ritirando l&#039;attrezzatura per andare a casa. Chitanda e Satoshi, che in condizioni normali mi sarei lasciato indietro da un pezzo, avevano finito per seguirmi come ombre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda teneva il mio passo e mi premeva impaziente: «Dicci tutto, dai. Come hai fatto a capire il trucco?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi fece fastidiosamente eco da dietro: «Ha ragione, sai. Non dovrebbero esserci segreti tra compagni di club.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza degnarmi di voltare la testa, risposi con flemma: «Non è un segreto di stato. È solo una cosa talmente banale da non richiedere chissà quale spiegazione teatrale.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarà banale per te, Oreki-san. Ma io continuo a non arrivarci.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda mise un tenero broncio. Dar spago alle sue lamentele spiegando per filo e per segno il trucco era una scocciatura che avrei evitato volentieri, ma eludere ostinatamente le sue domande avrebbe richiesto un dispendio di energie altrettanto logorante. Mi sistemai la tracolla sulla spalla e cercai il modo più semplice per iniziare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«D&#039;accordo, sentite qui. E se vi dicessi che la porta della nostra aula è stata chiusa a chiave da qualcuno tramite un passepartout?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La voce di Chitanda si levò altissima e carica di stupore infantile. A quanto pare dovevo proprio partire dalle basi della logica elementare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ehh? In che senso un passepartout?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Riflettete. L&#039;Aula di Geologia si trova in un&#039;ala remota del campus. Se qualcuno ti avesse voluto chiudere dentro con la chiave originale, avrebbe dovuto poi correre a riportarla in portineria, prima ancora che potessi arrivare io a prenderla in prestito. Tre minuti sarebbero stati un intervallo di tempo fisicamente impossibile per chiunque, Bolt compreso.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Capisco, ha senso. Quindi dev&#039;essere stata usata un&#039;altra chiave, e dato che esiste una sola copia originale in sala professori, l&#039;unica alternativa logica è la chiave universale, il passepartout. Giusto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esatto. E ovviamente è lecito aspettarsi che gli studenti normali non abbiano libero accesso ai passepartout della scuola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, avevamo a disposizione un&#039;altra prova schiacciante per identificare il colpevole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Chitanda-san, poc&#039;anzi hai detto di aver sentito dei rumori metallici provenire dal piano di sotto, corretto?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se il suono che hai avvertito proveniva esattamente dal pavimento del quarto piano, qual è la deduzione più logica?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi, con l&#039;aria rilassata di chi ha già unito i puntini, rispose al posto suo: «Che il rumore provenisse in realtà dal soffitto del terzo piano.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un applauso. Ed ecco svelato misteriosamente chi ha usato il passepartout.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;unica figura all&#039;interno dell&#039;istituto che lavorerebbe ai soffitti delle aule per fare rumorosa manutenzione al termine delle lezioni sarebbe...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono sbalordita che tu sia riuscito a dedurre con così pochi elementi che fosse opera del bidello!» esclamò Chitanda, annuendo energicamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La persona che noi due avevamo incontrato poco prima nel corridoio del terzo piano era per l&#039;appunto il bidello, con la sua inseparabile scala a pioli. Uscendo in quel momento da un&#039;aula, piazzò la scala sul pavimento e tirò fuori un grosso mazzo di chiavi dalla tasca dei pantaloni. E proprio davanti ai nostri occhi attenti, iniziò a chiudere le porte del terzo piano, una dopo l&#039;altra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, la sua routine era semplice: prima sbloccava tutte le porte del piano in serie per potervi accedere a piacimento senza intoppi e fare i suoi lavori di manutenzione. Poi, una volta finito, rifaceva il giro in senso inverso chiudendole in blocco senza controllare all&#039;interno. Se un alunno fosse entrato silenziosamente in un&#039;aula al quarto piano mentre la serratura era aperta dal bidello per prepararsi al giro successivo, quello sventurato studente si sarebbe inevitabilmente ritrovato chiuso dentro al momento della mandata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio come era accidentalmente successo a Chitanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riguardo a cosa diavolo stesse armeggiando il bidello, non ne avevo la minima idea. Visto che passava in rassegna così tante aule, probabilmente stava sostituendo le lampadine fulminate o controllando lo stato dei rilevatori antincendio. A ogni modo, il grande mistero ansiogeno di Chitanda era stato ampiamente risolto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro primo caso era chiuso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Visto cosa ti avevo detto? Te l&#039;avevo assicurato che ci sarebbe arrivato in un attimo, mettendosi a riflettere un minimo con la sua testa.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Avevi ragione. Sono a bocca aperta per la tua intelligenza, Oreki-san.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io non mi reputavo certo così geniale... dopotutto, era stato Satoshi a fornirmi il pezzo grosso del puzzle informandomi sul sistema delle serrature scolastiche, ed era stata la stessa Chitanda a notare con prontezza il rumore. Nel mio piano originale c&#039;era pure la codarda intenzione di fare il finto tonto fino all&#039;ultimo per sfuggire alla fatica... Pazienza, che pensino pure quello che vogliono. Per quanto mi fosse costato fatica fisica e mentale scendere fin lì, guardando il viso di Chitanda e scorgendo una così sincera ammirazione brillare in quegli occhi enormi, finii per rimangiarmi ogni possibile lamentela.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, insomma. Tralasciando il trucco, nonostante ti trovassi in un ambiente chiuso, isolato e silenziosissimo, continuo a non spiegarmi come tu non abbia avvertito il forte rumore metallico della tua stessa porta chiusa a chiave a un metro di distanza.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chitanda non percepì minimamente la frase dubbiosa né come una critica né come una frecciatina sarcastica, e si limitò a sorridere angelicamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Beh, per questo c&#039;è una spiegazione banale. Ero... sì, ero completamente assorta a guardare quell&#039;edificio fuori dalla finestra.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disse, indicando col dito un edificio isolato vicino alla strada esterna. Era il famigerato Dojo di Arti Marziali. Un logoro e triste capannone in legno, rovinato dal tempo e divorato dalle intemperie a cui era stato esposto inesorabilmente per decenni. Decisi di prendere esempio dalla sua innocenza e diedi voce ai miei pensieri in modo schietto: «Sembri letteralmente ipnotizzata da quel rudere.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Non ti sbagli, è solo che lo trovo un edificio misterioso e affascinante a modo suo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Mmh.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io non vedevo cosa potesse esserci di misterioso in un ammasso di assi marce, ma Satoshi parve cogliere qualcosa di romantico nel segno quando mormorò con tono solenne: «Beh, in effetti sembra antico e carico di storia.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì, esatto. Proprio così.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era davvero così? Poteva darsi, ma essersi lasciata distrarre a tal punto da un vecchio rudere cadente da non sentire una serratura scattare... non capivo se fosse una questione di eleganza d&#039;altri tempi o di pura sbadataggine incurabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco dopo arrivammo di fronte a un semaforo pedonale rosso, ponendo fine alla nostra camminata. Attorno a noi c&#039;erano altri gruppetti di studenti sulla via del ritorno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«A proposito, mi sono accorta che non ci siamo ancora presentati come si deve», disse gentilmente Chitanda rompendo il silenzio dell&#039;attesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Presentati?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sì. Dopo tutto, da oggi in poi il tradizionale Club di Letteratura Classica darà ufficialmente inizio alle sue attività. Promettiamo di impegnarci per divertirci insieme.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Club di Letteratura Classica! Me n&#039;ero completamente dimenticato tra un mistero e l&#039;altro. Ero andato lassù unicamente per assicurarmi di aver ottenuto la mia comoda base segreta privata, ma era andato tutto all&#039;aria dal momento in cui avevo scoperto che Chitanda si era iscritta al mio stesso club. Ormai, però, era acqua passata. Il mio modulo di iscrizione era già stato messo agli atti dal professore incaricato. E in questa scuola severa, era rigorosamente impossibile ritirarsi da un club prima che fosse trascorso almeno un estenuante mese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre chinavo la testa sconsolato per il mio fato segnato, Chitanda si voltò e rivolse un sorriso abbagliante a Satoshi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ti unisci anche tu, Fukube-san? Vero?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satoshi incrociò le braccia con aria teatrale e finse di pensarci su per un interminabile istante, prima di rispondere lesto con un sorrisetto furbo: «Beh, suona come un club decisamente interessante in cui succedono cose assurde. Affare fatto, contatemi a bordo.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Sarà un vero piacere conoscerti meglio e condividere quest&#039;esperienza, Fukube-san.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«No, mia cara, ti assicuro che il piacere è tutto mio... Lieto di conoscerti come nuovo compagno di club anche tu, Houtarou.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lanciai un&#039;occhiataccia assassina a Satoshi, che ovviamente decise di fare lo gnorri e ignorarla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena il semaforo divenne verde, ricominciai a camminare a testa bassa. Infilando per caso la mano nella tasca, sentii la fredda consistenza della carta sotto le dita. Era la lettera di mia sorella. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E in effetti, ripensandoci bene, da quando quella missiva minatoria mi era stata recapitata a casa quella mattina, avevo avuto la sinistra, inequivocabile sensazione che si fossero messi in moto degli ingranaggi irrefrenabili del destino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sei contenta adesso, sorellona? Ora ci sono ben tre membri a far parte del Club di Letteratura Classica, lo scrigno dei tuoi ricordi giovanili. Il leggendario e tradizionale club era a tutti gli effetti risorto dalle ceneri. Questo, con assoluta e drammatica probabilità, significava anche dover dire addio ai miei sereni e pacifici giorni liceali all&#039;insegna dell&#039;ozio e del risparmio energetico. Il motivo per cui ne ero così certo era presto detto...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ah già, un&#039;ultima cosa, non abbiamo ancora deciso un presidente del club tra di noi. Come vogliamo fare?»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Hai ragionissima. Anche se il qui presente Houtarou non mi sembra decisamente tagliato per fare il presidente.»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quei due non avrebbero mai tollerato passivamente il mio noioso stile di vita improntato al risparmio energetico. Fosse stato solo per Satoshi avrei anche potuto gestirla e ignorarlo in qualche modo, abituato com&#039;ero alle sue stravaganze, ma il vero e insormontabile problema era...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I nostri sguardi si incrociarono per un solo secondo. Eru Chitanda mi rivolse l&#039;ennesimo, disarmante sorriso sfoderando i suoi occhioni grandi e vispi, colmi di insaziabile curiosità verso il mondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vero, enorme problema era proprio quella strana ragazza. Ne avevo il vago, e al contempo terrorizzante, presentimento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| Torna al [[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 1|Capitolo 1 - Lettere da Benares]]&lt;br /&gt;
| Torna alla [[Hyouka (Italiano)|Pagina Principale]]&lt;br /&gt;
| Vai al [[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3|Capitolo 3 - Le Attività del Prestigioso Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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		<title>Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 1</title>
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		<updated>2026-07-27T15:04:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Tls123: /* 1 - Lettere da Benaras */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== 1 - Lettere da Benaras ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Caro Houtarou,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento mi trovo a Banaras. Anche se in Giappone è comunemente conosciuta così, il nome Varanasi è probabilmente più fedele alla pronuncia originale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Banaras è una città incredibile, Houtarou. È la città dei riti funebri, e lo è da tempo immemore. A quanto pare, chiunque muoia qui va dritto in paradiso. O mi sbaglio?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ah, giusto, si dice che questo luogo liberi dalla &amp;quot;ruota della reincarnazione&amp;quot;. In pratica, morire qui equivale a raggiungere l&#039;illuminazione in senso buddista. In Cina ci si deve sottoporre a lunghi periodi di ascetismo per raggiungere questo stato di &amp;quot;liberazione&amp;quot;. Qui, invece, ti basta passare a miglior vita ed è fatta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Insomma, una bella fregatura per i cinesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse arrivo un po&#039; in ritardo, ma congratulazioni per l&#039;ammissione al liceo. Alla fine hai scelto il Liceo Kamiyama, vero? Che scelta banale. Ma complimenti lo stesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quanto tua sorella maggiore, permettimi di dare un consiglio al neo-liceale di casa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iscriviti al Club di Letteratura Classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Club di Letteratura Classica è un circolo umanistico del Liceo Kami che vanta una lunga tradizione. Inoltre, come forse già saprai, in passato ne ho fatto parte anch&#039;io.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi è giunta voce che il nostro storico club non abbia nuovi iscritti da tre anni, e che al momento non conti nemmeno un membro. Se nessuno si iscriverà quest&#039;anno, verrà sciolto. Da ex membro, è una cosa che non posso assolutamente tollerare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, basterebbe qualche nuovo iscritto ad aprile per cambiare le cose. Houtarou, proteggi il Club di Letteratura Classica, culla della giovinezza della tua sorellona. Per il momento, ti basta unirti al club anche solo sulla carta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra l&#039;altro, non è affatto un brutto club. È un posto particolarmente piacevole in autunno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E poi, tanto non hai niente di meglio da fare, vero?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti chiamo quando arrivo a Nuova Delhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con affetto,&lt;br /&gt;
Tomoe&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;noinclude&amp;gt;&lt;br /&gt;
{| border=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;5&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;0&amp;quot; style=&amp;quot;margin: 1em 1em 1em 0; background: #f9f9f9; border: 1px #aaaaaa solid; padding: 0.2em; border-collapse: collapse;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| Torna alla [[Hyouka (Italiano)|Pagina Principale]]&lt;br /&gt;
| Vai al [[Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 2|Capitolo 2 - La Rinascita del Club di Letteratura]]&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Tls123</name></author>
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