Hyouka (Italiano):Volume 1 Capitolo 3: Difference between revisions

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== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==
== 3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica ==
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne un dramma.


Era passato un mese dalla rinascita del Club di Letteratura Classica. L'aula del club, ovvero l'Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.
 
 
Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne ''un dramma.
 
Era passato un mese dalla rinascita del ''Club'' di Letteratura Classica. L'aula del club, ovvero l'Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.


Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.
Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.
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No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...
No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...


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«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po' di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»
«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po' di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»
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Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»
Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»


*...Un piagnucolone, eh?*
''...Un piagnucolone, eh?''


Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un'espressione molto più pacata.
Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un'espressione molto più pacata.
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«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»
«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»


*Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.*
''Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.''


Aspetta, quale festival scusa?
Aspetta, quale festival scusa?
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«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»
«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»


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«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»
«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»
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«Oh, che libro magnifico...»
«Oh, che libro magnifico...»


Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L'espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un'edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.
Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L'espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un'edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era ''Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme''. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.


«Posso dare un'occhiata all'interno?»
«Posso dare un'occhiata all'interno?»
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Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c'era scritto nient'altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:
Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c'era scritto nient'altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:


**1972**
'''1972'''


**Eventi in Giappone e nel Mondo:**
'''Eventi in Giappone e nel Mondo:'''
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.
- 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa.
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
- 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell'anno corrente.
- Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell'anno corrente.


**Eventi nel Liceo Kamiyama:**
'''Eventi nel Liceo Kamiyama:'''
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l'Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.
◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l'Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse.
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.
◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone.
Line 328: Line 335:
«Houtarou, stavi appena pensando: "Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l'avesse preso in prestito una volta a settimana", vero?»
«Houtarou, stavi appena pensando: "Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l'avesse preso in prestito una volta a settimana", vero?»


*Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.*
''Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.''


Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»
Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»
Line 334: Line 341:
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»
«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»


*...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.*
''...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.''


«C'è un modo per risalire a chi l'ha preso in prestito?»
«C'è un modo per risalire a chi l'ha preso in prestito?»
Line 384: Line 391:
«Eh? Io?»
«Eh? Io?»


Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all'istante l'accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. *Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.*
Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all'istante l'accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. ''Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.''


«Riflettiamoci su insieme.»
«Riflettiamoci su insieme.»
Line 416: Line 423:
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l'hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»
Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l'hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»


*Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.* Decisi di cambiare prospettiva.
''Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre.'' Decisi di cambiare prospettiva.


Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c'erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.
Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c'erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.
Line 444: Line 451:
«È solo un'ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»
«È solo un'ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»


Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. *Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.*
Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. ''Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.''


Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.
Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.
Line 486: Line 493:
Se diamo per assodato che sia davvero quello l'odore, allora... Mmh.
Se diamo per assodato che sia davvero quello l'odore, allora... Mmh.


*...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.*
''...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.''


Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»
Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»
Line 498: Line 505:
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»
«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»


*Che essere deprecabile.* Quando c'è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.
''Che essere deprecabile.'' Quando c'è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.


«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po' di energia residua in corpo da smaltire.»
«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po' di energia residua in corpo da smaltire.»
Line 528: Line 535:
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»
«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»


*? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.*
''? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.''


Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»
Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»
Line 554: Line 561:
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»
«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»


Laggiù c'erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c'era nient'altro che questo stesso volume finemente rilegato, *Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme*. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.
Laggiù c'erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c'era nient'altro che questo stesso volume finemente rilegato, ''Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme''. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.


«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos'era l'odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»
«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos'era l'odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»
Line 594: Line 601:
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»
«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»


*Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.*
''Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.''


Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.
Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.
Line 648: Line 655:




*Note a piè di pagina:
''Note a piè di pagina:
[1] Nell'originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra "arido" (不毛 - *fumō*) e "due campi agricoli" (二毛作 - *nimōsaku*). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.
[1] Nell'originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra "arido" (不毛 - ''fumō'') e "due campi agricoli" (二毛作 - ''nimōsaku''). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.


[2] *Cronache degli Otto Cani* (*Nansō satomi hakkenden*) è un'opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come *I briganti*. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.
[2] ''Cronache degli Otto Cani'' (''Nansō satomi hakkenden'') è un'opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come ''I briganti''. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.


[3] *Racconti di Pioggia e di Luna* (*Ugetsu monogatari*) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.
[3] ''Racconti di Pioggia e di Luna'' (''Ugetsu monogatari'') è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.


[4] *Il Picco Bianco* (*Shiramine*) è la prima storia inclusa nei *Racconti di Pioggia e di Luna*.
[4] ''Il Picco Bianco'' (''Shiramine'') è la prima storia inclusa nei ''Racconti di Pioggia e di Luna''.


[5] *Il Grande Specchio* (*Ōkagami*) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.
[5] ''Il Grande Specchio'' (''Ōkagami'') è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.





Latest revision as of 15:29, 27 July 2026

3 - Le attività del prestigioso Club di Letteratura Classica[edit]

Ora che ci penso, cosa fa di preciso il Club di Letteratura Classica? Gli unici studenti a saperlo non frequentano più questa scuola, e non avevo certo voglia di andare a chiederlo ai professori. Avrei potuto domandarlo a mia sorella, ma sfortunatamente al momento si trova a Beirut. Ad ogni modo, per quanto sia raro trovare un club che non sa nemmeno di cosa si debba occupare, ci sono un sacco di circoli la cui stessa esistenza può essere classificata come un mistero, quindi non era il caso di farne un dramma.

Era passato un mese dalla rinascita del Club di Letteratura Classica. L'aula del club, ovvero l'Aula di Geologia, non era più il mio rifugio privato, ma restava comunque un posto rilassante. Era un luogo dove potevo ammazzare il tempo dopo le lezioni ogni volta che mi annoiavo. Satoshi poteva esserci, come no. Anche Chitanda poteva esserci, come no. Oppure potevano esserci entrambi. In ogni caso non aveva molta importanza. Potevamo decidere di conversare, oppure di restare in silenzio. Satoshi era il tipo di persona capace di sopportare serenamente il silenzio senza imbarazzi, mentre la nostra signorina Chitanda sapeva mantenere una compostezza degna della sua immagine raffinata, a patto di non lasciare esplodere la propria curiosità. Di conseguenza, pur non essendo intenzionale, questo club assomigliava più a un circolo ricreativo per il tempo libero che a un vero e proprio club scolastico.

Dunque non mi stancavo mai in loro compagnia, dal momento che non ero mai stato intimorito dalle altre persone, per quanto Satoshi a volte si ostinasse a credere il contrario.

Oggi era una giornata uggiosa, e mi trovavo in aula con Chitanda. Ero seduto con la schiena appoggiata a una sedia vicino alla finestra, intento a leggere un tascabile da quattro soldi, mentre lei era seduta nella parte anteriore dell'aula, immersa per qualche motivo nella lettura di un libro voluminoso. Lo si potrebbe definire un letargico pomeriggio dopo la scuola.

Guardando l'orologio, notai che erano passati solo trenta minuti. Il tempo trascorso in modo inconsapevole era ancora poco. Anche se si potrebbe dire che mi sentivo piuttosto rilassato, non era un'affermazione del tutto corretta. Piuttosto, era proprio perché mi sentivo teso e stressato che mi ero dovuto imporre quello stato di relax. Stavo solo cercando consciamente di prolungare la mia modalità di risparmio energetico il più a lungo possibile, tutto qui.

Il silenzio era rotto solo dal suono delle pagine sfogliate e dalle gocce di pioggia all'esterno.

«...»

Mi stava venendo sonno. Pensai che sarei tornato a casa non appena avesse smesso di piovere.

Tonf. Si udì il rumore di un libro che veniva chiuso di scatto; Chitanda, che era seduta di fronte a me dandomi le spalle, sospirò e disse:

«Che aridità.»

Pur non guardandomi in faccia, era palese che stesse parlando con me e non tra sé e sé. Tuttavia, non avevo la minima idea di come rispondere a quell'uscita improvvisa. Provai comunque a chiederle:

«Cosa? I campi agricoli della tua famiglia?»

«Quelli danno due raccolti» rispose Chitanda con tono accademico, per poi voltarsi: «E sono semestrali. Quindi non sono affatto aridi[1].»

«Tipica risposta della figlia di un latifondista.»

«No, non c'è bisogno che mi lodi...»

Il suono della pioggia, seguito di nuovo dal silenzio.

«Guarda che non intendevo quello.»

«Hai detto qualcosa a proposito dell'"aridità".»

«Sì, esatto. È una situazione arida.»

«Cosa lo è?»

Chitanda mi guardò dritto negli occhi, poi sollevò il braccio destro come per indicare l'intera stanza.

«Tutto questo tempo trascorso dopo le lezioni. Sembra che non abbiamo alcuno scopo, né stiamo producendo assolutamente nulla.»

Ovviamente si trattava solo di un modo per ammazzare il tempo, non certo per produrre qualcosa. Chiusi il mio tascabile e alzai lo sguardo verso di lei.

«Bene, sono tutt'orecchi. C'è qualcosa in particolare che vorresti far fare al Club di Letteratura Classica?»

«Io?»

Era una domanda un po' perfida, dato che poche persone sono davvero consapevoli di ciò che vorrebbero fare quando glielo si chiede così su due piedi. A proposito, io per lo meno sono pienamente consapevole di non desiderare nulla.

Tuttavia, Chitanda rispose senza esitare:

«Sì, c'è.»

«Mmh.»

Sorprendente. Rispondere di sì all'istante. Stavo per chiederle cosa le interessasse fare, quando si affrettò a precisare: «Anche se è per motivi personali.»

In tal caso, non c'era bisogno di indagare oltre.

Chitanda poi continuò: «Ma dopotutto stiamo parlando del Club di Letteratura Classica. Quindi dovremmo fare qualcosa di inerente al club. Non possiamo stare qui seduti senza fare niente.»

«D'accordo, ma non siamo nemmeno sicuri di quale sia lo scopo effettivo del club.»

«No, uno scopo c'è.»

Che stesse parlando con l'autorità di presidente del club o con l'aura di membro di una famiglia prestigiosa, Chitanda dichiarò: «A ottobre pubblicheremo un'antologia di saggi in occasione del Festival Culturale.»

Il Festival Culturale?

Avevo già visitato il Festival Culturale del Liceo Kamiyama in passato, quindi sapevo di cosa si trattasse. Per farla breve, era l'essenza stessa della cultura giovanile di queste parti. E, stando a quanto diceva Satoshi, la cerimonia del tè Nodate del Festival del Liceo Kami era caldamente raccomandata a chiunque volesse impararne l'arte, mentre la loro gara di break dance era una vera e propria fucina per futuri professionisti. Vi partecipava un gran numero di club artistici di vario livello. Ricordo persino di aver visto mia sorella, durante i suoi tre anni di liceo, portarsi a scuola un'intera scatola carica di antologie.

Per così dire, quella era la cristallizzazione della vita liceale color rosa. Riguardo a come io mi sentissi di fronte a tutto questo, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Diciamo solo che non ho mai provato il benché minimo entusiasmo, nemmeno una volta.

Tuttavia, un'antologia, eh? Riflettei sulla proposta di Chitanda e le feci una domanda che mi sorse spontanea: «Chitanda, realizzare un'antologia è solo un risultato finale, non può essere lo scopo primario del club in sé, non credi?»

Chitanda scosse la testa e replicò: «No, se lo scopo del club è la realizzazione dell'antologia, allora creando quel risultato avremmo automaticamente raggiunto il nostro scopo.»

«Eh?»

«Come ho detto, se il risultato è lo scopo stesso, allora tutto ciò che dobbiamo fare è puntare a quel risultato, giusto?»

Mmh, inarcai le sopracciglia. Credo di aver capito cosa stesse cercando di dire, ma non era una palese tautologia?

Comunque, l'idea di un'antologia suonava come una gran seccatura. Anche se non potevo affermare con assoluta certezza che le antologie, o qualsiasi altra cosa mi richiedesse di scrivere di mio pugno, fossero una scocciatura totale, sarebbe stato infinitamente meglio non doverlo fare. Che fosse lo scopo o l'attività in sé, entrambe le cose richiedevano di partorire un'idea. Le attività non necessarie costano fatica, il che equivale a uno spreco di energia.

«Lasciamo perdere l'antologia. Richiede troppo lavoro. E poi... sì, insomma, tre autori sono decisamente troppi.»

Eppure Chitanda rimase irremovibile sulla sua proposta.

«No, deve essere un'antologia.»

«Se ci tieni davvero a pubblicare qualcosa, possiamo allestire uno stand espositivo o roba del genere.»

«Il Festival Culturale del Liceo Kami per tradizione vieta gli stand espositivi semplici. Quindi no, deve per forza essere un'antologia.»

«...Perché mai?»

«Il budget del nostro club riporta la voce specifica 'Pubblicazione Antologia', finiremmo nei guai se non ne pubblicassimo una.»

Chitanda estrasse un foglietto piegato con cura dal taschino e me lo mostrò. In effetti, per quanto riguardava il budget annuale del Club di Letteratura Classica di quest'anno, la misera somma di denaro stanziata era destinata in modo specifico alla voce "Pubblicazione Antologia".

«Come se non bastasse, Ooide-sensei ci ha esplicitamente richiesto di pubblicarla, dato che da oltre trent'anni è tradizione del Club di Letteratura Classica produrre un'antologia all'anno, e non aveva alcuna intenzione di restare a guardare mentre la cosa moriva con noi.»

«...»

Come regola generale, le persone ragionevoli tendono a essere intelligenti. Eppure questo non significa che le persone irragionevoli siano stupide. Chitanda non era decisamente stupida, eppure in quel momento si stava dimostrando palesemente irragionevole. Per cominciare, aveva fatto appello al lato sentimentale piuttosto che a quello finanziario, e aveva deciso l'attività del club basandosi unicamente sulla tradizione. Tuttavia, mi resi conto che cercare di argomentare contro qualcosa fatto in nome della "tradizione" sarebbe stato del tutto inefficiente, così feci un sorriso amaro e cedetti.

«Okay, okay. Pubblicheremo un'antologia.»

E così finirono senza tante cerimonie i miei giorni spensierati e privi di scopo. Beh, almeno in teoria godevo ancora di buona salute.

Fuori continuava a piovere. Dato che non era ancora ora di tornare a casa, decisi di chiederle: «Quindi, come hai intenzione di muoverti per questa antologia?»

«Come? Cosa intendi?»

«Che tipo di saggi venivano scritti gli anni scorsi?»

Anche se improbabile, mi ero già rassegnato all'idea di dover redigere saggi in stile accademico con titoli del tipo "Analisi de 'Le Cronache degli Otto Cani'[2]", "'Racconti di Pioggia e di Luna'[3] - Riguardo al ruolo dell'Imperatore in 'Shiramine'[4]", o ancora "'Il Grande Specchio'[5] - Osservazioni sui mutamenti sociali nell'opera". Per sicurezza, avrei dovuto infilarci anche una bibliografia. Anche se ero pronto ad accettare il fatto che, con ogni probabilità, non sarei mai riuscito a produrre nulla all'altezza dei saggi passati, non avevo la più pallida idea di quale formato adottasse per l'esattezza questa fantomatica tradizione.

Tuttavia, la risposta che ricevetti fu una sonora negazione.

«Mmh, non ne sono sicura. Chissà di cosa dovremmo scrivere?»

C'era da aspettarselo. Essendo lei la presidente, era fin troppo facile dimenticare che pure lei era iscritta al club da appena un mese.

«Sono sicuro che potremmo farcene un'idea se trovassimo i numeri arretrati.»

«Dovrebbero essere qui in giro. Hai idea di dove si trovino?»

«Nell'aula del club?»

Capisco. All'improvviso mi sentii patetico per essere andato dietro al suo ritmo. Le indicai prontamente il pavimento con il dito affinché guardasse.

«...Oh! Giusto, ma questa è l'aula del club.»

Esattamente.

«Anche se non sembra affatto un'aula da club...»

Su questo aveva ragione. L'Aula di Geologia non conteneva nient'altro che la normale attrezzatura didattica. Si vedevano solo una lavagna, banchi, sedie e qualche attrezzo per le pulizie. Un'aula standard in tutto e per tutto. Non c'era un solo posto dove potessero essere conservati dei libri.

«Pare che gli arretrati non siano tenuti qui.»

«Così sembra.»

«Beh allora... vogliamo fare un salto in biblioteca?»

Mi parve una mossa sensata, così annuii. Chitanda prese la borsetta e si alzò.

«Andiamo.»

Senza nemmeno aspettare la mia risposta, aprì la porta e uscì in corridoio. Era un tipo piuttosto proattivo per essere una fanciulla raffinata. Oh beh, la biblioteca si trovava lungo il percorso verso l'ingresso della scuola, quindi non era troppo lontana da lì.

No, un momento. Oggi è venerdì, il che significa che il bibliotecario di turno oggi è...




«Ma guarda, se non è Oreki. È passato un po' di tempo, anche se non mi sei mancato per niente.»

Non appena entrai in biblioteca, venni subito accolto da una secchiata di sarcasmo. Come volevasi dimostrare, la persona seduta dietro al bancone non era altri che Mayaka Ibara.

Io e Ibara ci conosciamo da un sacco di tempo, essendo stati nella stessa classe per nove anni fin dalle scuole elementari. I suoi lineamenti infantili erano rimasti identici a quando era bambina, crescendo solo un po' dopo l'ingresso al liceo. Sebbene si possano trovare carini i suoi tratti da bambina e la sua bassa statura, vi avverto di non farvi ingannare dalle apparenze, perché porta sempre con sé un'arma nascosta. Se abbassate la guardia, verrete subito investiti dalla sua colorita e tagliente miscela di umorismo sarcastico. Mi era persino stato consigliato di starle alla larga dopo aver sentito storie di ragazzi che, attratti dal suo bell'aspetto, erano stati affondati all'istante. Per non parlare del fatto che, a causa del suo non ammettere mai i propri errori, la maggior parte delle persone la scambiava per una persona insensibile e cinica.

Anche se personalmente non credevo molto a questi giudizi su di lei.

Sfoderai l'espressione più sgradevole di cui fossi capace e le risposi: «Ehi, sono venuto fin qui solo per vedere te.»

«Questo è un luogo sacro dedito alla cultura, non è fatto per ricevere le visite di tipi come te.»

Ibara se ne stava seduta a gambe incrociate sulla sua sedia dietro al bancone. Dato che l'unica cosa che fa un addetto alla biblioteca è gestire il prestito e la restituzione dei libri, non sembrava ci fosse molto altro da fare per lei. Anche se una delle sue responsabilità principali era quella di riportare i volumi dalla cassa delle restituzioni ai rispettivi scaffali, il Box delle Restituzioni traboccava ancora di una montagna di libri. Ibara non era il tipo da battere la fiacca, quindi probabilmente stava solo aspettando di rimetterli a posto tutti in un colpo solo. Teneva tra le mani un grosso libro, che senza dubbio stava leggendo per ammazzare il tempo.

A quell'ora la biblioteca era piuttosto affollata. C'erano circa dieci tavoli da quattro posti, e ognuno di essi era occupato da uno o due studenti intenti a leggere. Probabilmente c'era gente che leggeva davvero per piacere, anche se potevo benissimo comprendere chi stava semplicemente ammazzando il tempo nell'attesa che spiovesse. Fu allora che notai uno dei ragazzi sollevare lo sguardo verso di noi. Lo riconobbi all'istante, dal momento che si trattava proprio di Satoshi Fukube in persona.

Satoshi incrociò il mio sguardo e si alzò sfoderando il suo solito sorriso.

«Ehi, Houtarou, non mi aspettavo proprio di vederti qui.»

Ibara ci guardò con un'espressione corrucciata e sentenziò: «Sempre inseparabili come un tempo, eh? C'era da aspettarselo dalla Coppia d'Oro delle Medie Kaburaya.»

Sapevo che era del tutto inutile mettersi a discutere con lei, ma non potei fare a meno di dirle: «Oh, chiudi il becco.»

Ibara replicò con tono piatto: «Cielo, sei piuttosto piagnucolone per essere un tipo così cupo.»

...Un piagnucolone, eh?

Si voltò poi verso Satoshi, assumendo un'espressione molto più pacata.

«Fuku-chan, tu conosci i miei veri sentimenti, quindi dovresti sapere che stavo solo scherzando, vero?»

«Ahah, non preoccuparti per questo, Mayaka. Non mi sono mica offeso.»

«Cosa? Hai intenzione di permetterle di usare la scusa dello "stavo scherzando" per fargliela passare liscia un'altra volta?»

Satoshi mi fulminò con lo sguardo, per poi distoglierlo rapidamente. Sorrisi amaramente, conscio del fatto che Ibara gli faceva la corte già da diverso tempo. Non avevo la più pallida idea di quando avesse iniziato, anche se Satoshi aveva continuato a schivare con maestria le sue avances sin dal primo giorno.

Satoshi finse un colpo di tosse per cambiare argomento.

«A ogni modo, che affari portano il Club di Letteratura Classica in biblioteca?»

Ah, già, non ero certo venuto in biblioteca per vedere Ibara. Feci cenno a Chitanda di prendere la parola. Come se fosse affetta da ansia da palcoscenico, la nostra signorina si rivolse a Ibara con voce nervosa: «Uhm, ecco, ciao. Posso chiederti una cosa?»

«Certo, come posso aiutarti?»

«Vorrei sapere se qui in biblioteca è possibile consultare delle antologie di saggi.»

«Yep, si trovano su quegli scaffali laggiù in fondo.»

«Ci sono anche quelle del Club di Letteratura Classica?»

Ibara inclinò la testa, pensierosa.

«Il Club di Letteratura Classica? ...Mmh, mi spiace, ma non credo di esserne sicura. Vuoi che vada a dare un'occhiata per te?»

Proprio mentre Chitanda stava per esprimere la sua profonda gratitudine, Satoshi la fermò.

«Non ne troverai nessuna. Di tanto in tanto ho spulciato quegli scaffali, quindi dovrei saperlo. Mayaka, dove altro potrebbero trovarsi se non sono esposte lì?»

«Mmh, se non sono negli scaffali aperti al pubblico, allora devono per forza trovarsi nell'archivio.»

«Nell'archivio, eh?»

Satoshi ci pensò su un attimo prima di chiedere: «Chitanda-san, come mai state cercando delle antologie di saggi?»

«Abbiamo intenzione di pubblicarne una per il Festival Culturale, quindi ci chiedevamo se potessimo dare un'occhiata ai numeri passati per usarli come riferimento.»

«Oh, quindi sono per il Festival Kanya, eh? Non sapevo fossi informato su queste cose, Houtarou.»

Informato? Semmai, sono stato costretto a lavorarci su. Inoltre, probabilmente Chitanda non ha nemmeno bisogno che io sia così informato.

Aspetta, quale festival scusa?

«Satoshi, come hai appena chiamato il Festival Culturale?»

«Festival Kanya. Non l'avevi mai sentito prima? È il soprannome ufficioso del Festival Culturale del Liceo Kami.»

Un soprannome, eh? Qualcosa tipo il Festival Sophia per l'Università Sophia, o il Festival Mita per l'Università Keio? D'altronde, proprio come per la storia delle quattro "Famiglie Esponenziali", faticavo a crederci.

«Suona parecchio sospetto. È la verità?»

«Certo che lo è, anche se si tratta di un soprannome non ufficiale. Ho sentito tutti i miei senpai del Club di Artigianato chiamarlo Festival Kanya. Vale lo stesso nel Club di Ricerca sui Manga, Mayaka?»

Quindi Ibara fa parte del Club di Ricerca sui Manga, eh? Pur calzando a pennello con la sua immagine, mi sembrava comunque una scelta anomala per lei.

«Yep, lì dentro lo chiamano tutti Festival Kanya. Persino il comitato esecutivo del festival lo chiama in quel modo.»

«Kanya? E come si scrive in kanji?»

Satoshi si portò una mano al mento e rispose: «Boh. Tutti lo chiamano semplicemente così.»

A quanto pare, "Festival Kanya" era davvero un soprannome radicato. Tuttavia, non riuscivo a farmi venire in mente nessuna parola il cui spelling corrispondesse a "Kanya". Oh beh, cercare l'etimologia di un nome così stupido era probabilmente un lavoro a sé stante. Mentre riflettevo su questo, Satoshi aggiunse:

«Forse è un'abbreviazione di "Kamiyama", che si è trasformata in "Kanyama", evolvendosi poi in "Kanya".»

C'era da aspettarselo da un esperto di nozioni inutili.

Dato che stavamo finendo fuori tema, Ibara ci riportò bruscamente con i piedi per terra.

«Comunque, antologie, dicevamo? Probabilmente le troveremo se cerchiamo nell'archivio, ma al momento la Capo Bibliotecaria è in riunione, quindi non possiamo entrarci senza il suo permesso esplicito. Dovrebbe tornare tra circa mezz'ora, volete aspettare?»

Mezz'ora, eh? Nemmeno Chitanda aveva così tanta fretta di vederle all'istante, così mi guardò e sussurrò: «Che facciamo adesso?» Per me andava bene qualsiasi decisione, ma notai che fuori pioveva ancora a dirotto. Le previsioni meteo avevano annunciato che nel pomeriggio avrebbe smesso e che in serata ci sarebbe stato un cielo stellato, ma visto che al momento la pioggia non accennava a diminuire, non avevamo altra scelta che attendere.

«Immagino che aspetteremo.»

«Anche se in realtà potresti benissimo tornare a casa?»

Decisi di riaprire il mio romanzo tascabile e riprendere dalla pagina in cui mi ero fermato. Satoshi tirò la manica a Ibara e disse: «Mayaka, perché non racconti a Houtarou quella storia di cui mi stavi parlando prima?»

Ibara inarcò le sopracciglia, ci pensò su un attimo e poi annuì.

«D'accordo. Oreki, ti capita mai di aver voglia di far fare un po' di ginnastica al tuo cervello, una volta tanto?»

No.

Ma neanche a Ibara, se è per questo.

«Di che storia stai parlando?»

Satoshi rispose alla domanda di Chitanda sfoggiando il suo solito sorriso.

«Quella del libro popolarissimo che nessuno legge mai.»




«Come ben sai, il mio turno è ogni venerdì dopo la scuola, e ultimamente ho scoperto che lo stesso identico libro viene sempre restituito in questa fascia oraria, ogni singola settimana. Ormai siamo alla quinta settimana consecutiva. Non ti sembra una cosa strana?»

Ibara iniziò a parlare mentre io ero impegnato a cercare un banco dove potermi sedere in santa pace a leggere il mio libro. Sfortunatamente, in un posto così affollato non c'erano posti liberi. Così non ebbi altra scelta se non quella di sedermi sul tavolo che Satoshi aveva occupato.

Dato che il tavolo era vicino al bancone, da lì potevamo sentire benissimo le voci di Chitanda e Ibara.

«Si tratta forse di un libro molto famoso?»

«Ti sembra che abbia l'aspetto di un bestseller?»

Ibara ci mostrò il grosso tomo che teneva tra le mani.

«Oh, che libro magnifico...»

Chitanda sussultò di meraviglia, per poi rivolgere lo sguardo verso di me. L'espressione estasiata della nostra signorina era tale da far pensare che le avessi appena comprato un'edizione di pregio splendidamente rilegata. Il libro presentava una copertina in pelle decorata con motivi minuziosi. Il suo colore blu scuro emanava una solenne aura di autorità. Il titolo stampato a chiare lettere era Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme. Oltre a essere massiccio, era un libro piuttosto imponente anche in lunghezza e larghezza.

«Posso dare un'occhiata all'interno?»

«Certo, fai pure.»

Tirato fuori il mio tascabile dalla borsa a tracolla, iniziai a cercare il segno per riprendere la lettura. Eppure, la visuale del mio romanzo venne prontamente oscurata da pagine di carta di altissima qualità. Era Chitanda, che dopo aver aperto il suddetto tomo lo aveva piazzato proprio sopra il mio romanzetto per mostrarmelo in tutta la sua gloria. Sebbene non fossi minimamente interessato, non lo ignorai del tutto e diedi una rapida occhiata ai contenuti. Non c'era scritto nient'altro che una cronistoria della scuola, impaginata in questo modo:

1972

Eventi in Giappone e nel Mondo: - 15 Maggio: Restituzione della sovranità su Okinawa. Istituzione della Prefettura di Okinawa. - 29 Settembre: Firma del Comunicato Congiunto tra Giappone e Cina. Normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. - Improvviso aumento dei prezzi dei terreni e dei beni di consumo nell'anno corrente.

Eventi nel Liceo Kamiyama: ◯ 7 Giugno: Prima vittoria del Club di Tiro con l'Arco del Liceo Kamiyama nel Torneo Prefetturale delle Nuove Promesse. ◯ 1 Luglio: Cancellazione della Gita Scolastica del 1° Anno a causa del tifone. ◻ 10-14 Ottobre: Festival Culturale. ◻ 30 Ottobre: Festival dello Sport. ◻ 16-19 Novembre: Gita Scolastica del 2° Anno - Sasebo, Nagasaki. ◻ 23-24 Gennaio: Corso di Sci del 1° Anno. ◯ 2 Febbraio: Cerimonia commemorativa per lo studente del 1° Anno Ooide Naoto, tragicamente scomparso in un incidente d'auto.

Era letteralmente infarcito di dettagli simili. Ci voleva una dose speciale di masochismo per leggersi tutta quella roba. Io non mi sarei mai sognato di prendere in prestito il libro una volta a settimana per leggermelo tutto, ma non mi sarei sorpreso se qualcuno l'avesse fatto davvero, attratto da contenuti del genere.

«Houtarou, stavi appena pensando: "Non mi sorprenderebbe affatto se qualcuno l'avesse preso in prestito una volta a settimana", vero?»

Smettila di leggermi nel pensiero, maledetta telepate.

Vedendo che non la contraddicevo, Ibara gonfiò il suo petto decisamente minuto e dichiarò orgogliosa: «Non è così semplice. Tu vieni raramente qui a prendere libri in prestito, quindi non puoi saperlo. Ascolta bene: il periodo massimo per cui si può trattenere un volume è di ben due settimane. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di prendere un libro per poi restituirlo appena sette giorni dopo.»

«Eppure questo libro è stato restituito puntualmente ogni settimana.»

...Capisco. Questa era davvero una circostanza bizzarra.

«C'è un modo per risalire a chi l'ha preso in prestito?»

«Ovviamente. C'è la scheda con il registro dei prestiti incollata dietro la copertina. Dai un'occhiata.»

Chitanda andò subito alla pagina della copertina posteriore e controllò la lista.

«Eh?» Trattenne il fiato.

«Che succede?»

La scheda conteneva i nomi di chi aveva richiesto il prestito e le relative date di ritiro. Si evinceva chiaramente che il libro era stato preso in prestito con cadenza settimanale. Ma non era certo per quello che Chitanda aveva trattenuto il fiato; fu il suo dito a indicarmi i nomi segnati sulla lista.

La persona che aveva ritirato il libro questa settimana era Machida Kyouko della 2-D. La settimana scorsa, era stata Sawakiguchi Misaki della 2-F. Due settimane fa, Yamaguchi Ryouko della 2-E. Tre settimane fa, Shima Saori della 2-E. E quattro settimane fa, Suzuki Yoshie della 2-D.

«In altre parole, viene preso in prestito da una persona diversa ogni settimana?»

«E non è tutto.»

Chitanda mi indicò le date. Guardandole attentamente, l'ultima in ordine di tempo era proprio quella di oggi. E la data del prestito precedente risaliva esattamente a sette giorni fa.

«Il libro veniva consegnato sempre di venerdì.»

«Esatto. Il libro veniva ritirato e restituito lo stesso identico giorno. Questa Machida Kyouko l'ha ritirato oggi stesso, solo per riconsegnarlo poche ore dopo. Lo stesso schema si ripete per tutte le altre ragazze per ben cinque settimane di fila. Possiamo anche dedurre l'orario in cui l'hanno prelevato; è successo sempre durante la pausa pranzo del venerdì. Prendere un libro durante il pranzo e poi riconsegnarlo subito dopo le lezioni... dove avrebbero mai trovato il tempo materiale per leggerlo?»

«...»

«Allora? Ti ho incuriosito?»

Dopo aver restituito il tomo a Ibara, Chitanda annuì debolmente.

«Sì... sono davvero curiosa.»

Parlò con un tono decisamente più fermo del solito. Proprio come l'ultima volta, le sue pupille sembravano essersi dilatate, rivelando la fiamma di un forte interesse al loro interno.

«Perché una cosa simile?»

Grazie al piccolo mistero di Ibara, il fuoco della curiosità della nostra signorina si era appena innescato. Satoshi si rivelò del tutto inutile come acqua per spegnere l'incendio, limitandosi a fare lo gnorri e a dire: «Io non ne so assolutamente nulla». Dal canto mio, decisi di tornare in fretta e furia alla lettura del mio romanzo.

Ma ero stato ingenuo, perché non mi sarei mai aspettato che la lancia venisse puntata dritta verso di me. Ancora una volta, Chitanda piazzò il massiccio volume sopra il mio libro e intimò:

«Quindi, che ne pensi, Oreki-san?»

«Eh? Io?»

Invece del suo solito sorriso gentile, Satoshi mi stava ora sorridendo in modo beffardo. Realizzai all'istante l'accaduto. Era riuscito a incastrarmi in pieno nella sua trappola. Maledizione a lui e ai suoi piani diabolici.

«Riflettiamoci su insieme.»

«...»

«Che ne dici, Oreki-san?»

Perché? Perché proprio io? Sebbene la vigorosa curiosità di Chitanda non mi desse poi così fastidio, e per quanto potessi ammettere che Satoshi avesse i suoi lati positivi, anche solo come macchietta, perché diavolo dovevo sentirmi in obbligo di stare al suo gioco e assecondare i capricci di lei?

Tuttavia, era innegabile che la situazione fosse giunta a un punto tale in cui cercare di tirarmi indietro a parole sarebbe stato solo una gran seccatura. Così non ebbi altra scelta che rispondere: «...Sì, immagino che sotto sotto sia interessante. Ci penserò su.»

Ibara si mise di fianco a Satoshi e gli domandò: «Fuku-chan, ma Oreki è davvero così intelligente?»

«Per niente. Di solito non è per nulla affidabile, ma di tanto in tanto sa tirare fuori il coniglio dal cilindro.»

Brutto insolente faccia tosta. E così mi misi a riflettere.


Che un libro venisse preso e restituito lo stesso giorno, per cinque settimane consecutive, da persone completamente diverse, non escludeva del tutto la possibilità che si trattasse di una bizzarra coincidenza, ma non avevo intenzione di credere ciecamente all'opera di un presunto "Dio delle Coincidenze". E poi, Chitanda non si sarebbe mai accontentata di una spiegazione del genere. Far sì che lei accettasse la mia teoria era decisamente più importante della verità oggettiva.

Quindi scartare l'ipotesi della pura coincidenza era la mossa più ovvia. Era altrettanto palese che il libro non fosse stato preso in prestito con lo scopo di essere letto, poiché non ci sarebbe stato il tempo materiale per farlo tra il momento del ritiro a pranzo e quello della riconsegna a fine lezioni. A pensarci bene, sarebbe stato molto più logico portarselo a casa per sfogliarlo, oppure leggerlo direttamente in biblioteca dopo la scuola. Nel secondo caso, non ci sarebbe stato alcun bisogno di registrarne il prestito. Quindi, questo libro non era stato prelevato per il suo scopo originario.

«...Dunque, se il libro non è stato ritirato per essere letto, a cosa diamine è servito?»

Chitanda provò a indovinare: «È molto pesante, quindi magari è stato usato come pressa per fare i sottaceti?»

Satoshi si intromise: «Forse l'hanno usato come scudo o roba simile?»

Ibara sentenziò: «È bello spesso, quindi probabilmente l'hanno usato come cuscino per dormire sul banco.»

Non avrei mai dovuto rivolgermi a voi tre. Decisi di cambiare prospettiva.

Perché il libro veniva prelevato da una persona diversa ogni settimana? Escludendo la coincidenza, già messa da parte, c'erano due punti cardine da considerare. Primo, le ragazze non sembrano avere alcun legame apparente tra loro, anche se è chiaro che lo usavano il venerdì pomeriggio per una sorta di rituale condiviso, facendosi i turni per prenderlo in prestito.

Ma quale rituale? Magari la cartomanzia? Qualcosa tipo: "Il tuo oggetto fortunato di questo mese è il Libro di Storia della Scuola. Se lo prendi in prestito ogni venerdì pomeriggio e lo restituisci in giornata, incontrerai l'uomo dei tuoi sogni"?

...Nah, suona troppo stupido. Questo ci porta al secondo punto: le ragazze dovevano per forza avere qualcosa in comune.

Bastava dare un'occhiata ai loro nomi per capire che erano tutte femmine. Ma questo da solo non bastava a stabilire un tratto comune solido. All'interno del Liceo Kami, prendendo cinque persone a caso, c'era una discreta probabilità che fossero tutte femmine, ed era comunque frequente che studenti dello stesso sesso formassero dei gruppetti in un ambiente misto.

Il loro altro tratto in comune era che frequentavano tutte il secondo anno, ma le loro sezioni erano diverse.

Mmh...?

Ora che ci penso...

«Cosa c'è? Ti è venuto in mente qualcosa?»

...Forse sì, ma i miei pensieri vennero letteralmente spazzati via dall'interruzione a gamba tesa di Satoshi. Dove ero rimasto?

Comunque, decisi di ripartire da dove i vari pezzi avevano iniziato a incastrarsi.

«Deve esserci un segnale segreto o qualcosa del genere. Per esempio... magari stavano comunicando tra loro di nascosto, e il fatto di restituire il libro a faccia in su significava 'sì', mentre a faccia in giù significava 'no'.»

«E per cosa dovevano comunicare in questo modo?»

«È solo un'ipotesi buttata lì. Qualsiasi cosa andrebbe bene.»

Chitanda iniziò a inclinare la testa, sovrappensiero. Sì, brava, assimila per bene questi concetti uno alla volta.

Tuttavia, a smontare in tronco la mia teoria non fu Chitanda, bensì Ibara.

«Sarebbe fisicamente impossibile, guarda lì.»

Ibara indicò il Box delle Restituzioni. Dentro c'era una vera e propria montagna di libri accatastati alla rinfusa. Capisco, inserendolo lì dentro non c'era modo di capire se il tomo fosse entrato a faccia in su o in giù. L'unica persona a poterlo verificare sarebbe stata quella incaricata di svuotare lo scatolone, e quella persona era proprio il bibliotecario di turno.

Maledizione. Qualsiasi idea avventata diventava facile preda delle spietate obiezioni di Ibara.

Non mi veniva in mente nient'altro. Avrebbero potuto avere una chiave di scorta per aprire il box da sole, ma non avevo modo di verificarlo. Ah, se solo ci fosse stato un indizio valido. Osservai la copertina rigida riccamente decorata tra le mani di Ibara e mi domandai in quale pagina del libro si nascondesse la dichiarazione di resa.

Fu in quel momento che Chitanda entrò prepotentemente nel mio campo visivo. Si allungò sul bancone e si mise a fissare intensamente il libro che Ibara teneva stretto al petto.

«Eh? Eeeeeh?»

Ibara rimase pietrificata di fronte a una reazione simile. E capivo perfettamente come si sentisse.

«Che succede, Chitanda? Hai per caso scovato dei simboli esoterici nascosti sulla copertina?»

Chitanda rimase immobile e mormorò: «...Questo libro... sembra emanare un odore particolare.»

«Davvero? Ibara, me lo fai annusare? ...Io non sento niente.»

«No, ti dico che ne sono sicura.»

«Il libro di per sé non dovrebbe avere alcun odore particolare. Forse è la carta stampata, o il tipico odore della biblioteca?»

Chitanda scosse la testa all'ipotesi di Satoshi.

Sia Ibara che Satoshi fecero a turno per annusare la copertina, ma nessuno dei due riuscì a captare nulla; inarcarono entrambi le sopracciglia e inclinarono la testa, confusi.

«Non riesco a definire con esattezza di cosa si tratti, ma è un odore molto forte, tipo solvente per vernici.»

«Smettila di dire cose così allarmanti.»

«Davvero? ...Io proprio non lo sento.»

Neanche io, a dire il vero, ma avevo la netta sensazione che Chitanda ci avesse visto — anzi, annusato — giusto. Dopotutto, la nostra signorina si era mostrata fin troppo categorica a riguardo. E non mi sarei mai aspettato che se ne uscisse tirando in ballo il solvente per vernici.

Se diamo per assodato che sia davvero quello l'odore, allora... Mmh.

...Mi sa che sto arrivando a qualcosa. Ma mettermi a spiegarlo per filo e per segno è una bella seccatura.

Mentre mi domandavo quale fosse la mossa successiva, Satoshi mi aveva già letto nel pensiero e dichiarò: «Houtarou, la tua espressione mi dice che sei appena giunto a una conclusione.»

«Eh? Oreki ha davvero capito?»

Notando che Ibara si era voltata verso di me con un'aria completamente scettica, annuii e risposi con sincerità: «Più o meno. Anche se non ne ho ancora l'assoluta certezza... Chitanda, ti va di fare due passi? Vorrei che tu andassi in un posto a controllare per me.»

Chitanda era probabilmente il tipo di persona che sarebbe scattata come una molla non appena le avessi dato le coordinate, ma Satoshi la fermò con un sorriso.

«Non lasciarti ingannare, Chitanda-san. Non vorrai mica finire a fargli da fattorino, vero? O finirai per fare esattamente il suo sporco lavoro. Quindi, in quale luogo stavi pensando di mandarcela?»

Che essere deprecabile. Quando c'è Ibara nei paraggi, Satoshi finisce sempre per parlare a sproposito. Tuttavia, non avendo tutti i torti, la cosa non mi dispiacque più di tanto. Era vero, non avrei mai combinato nulla se non avessi trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto mio.

«Molto bene, allora verrò anche io. Dato che non abbiamo fatto ginnastica per colpa della pioggia, ho ancora un po' di energia residua in corpo da smaltire.»

Con una scusa del genere, Chitanda mi avrebbe seguito a ruota. E a quel punto...

«Mmh, mi sa che mi aggrego anch'io. Resterei un po' traumatizzata se Oreki riuscisse per davvero a risolvere questo caso... Fuku-chan, ti dispiace coprirmi il turno per un po'?»

Detto questo, Ibara sgattaiolò fuori da dietro il bancone. Satoshi, rimasto di sasso, rispose con un laconico «Uh, okay», e sfilò in silenzio dietro al bancone a prendere il suo posto. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così abbattuto.


Soddisfatti dei risultati ottenuti, facemmo ritorno in biblioteca.

«Allora, com'è andata?»

«Fuku-chan, sappi che Oreki è inquietante.»

«Ma certo che lo è, non lo sapevi?»

«Come diavolo ha fatto a capire tutti quei dettagli...»

Sembrava sinceramente turbata mentre continuava a mormorare "Ma come". Mi guardava come se fossi il vincitore circondato da un'aura di luce divina, anche se senza una bella dose di fortuna non avrei mai potuto brillare in quel modo.

«Sono rimasta davvero colpita da Oreki-san. Sarei molto curiosa di sapere cosa c'è all'interno della sua testa.»

L'immagine vivida di Chitanda intenta a farmi una lobotomia nel seminterrato di una villa gotica durante una notte di tempesta mi balenò improvvisamente nella mente. Il solo pensiero mi fece venire i brividi. Anche se non l'avrei mai ammesso ad alta voce, la capacità di Chitanda di intercettare un odore così impercettibile quando nessuno di noi ci era riuscito rappresentava per me un mistero ben più grande.

«Se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»

? Allora io potrei cosa? Per favore, dimmi che non mi consideri materiale da laboratorio per creare un organismo cibernetico.

Dopo aver dato il cambio a Ibara al bancone, Satoshi chiese: «Dunque, sentiamo la spiegazione. Si può sapere in che luogo remoto siete andati, voi tre?»

Appoggiando i gomiti sul bancone, risposi: «Al Laboratorio di Arte.»

«All'aula di arte? Dalla parte opposta dell'edificio scolastico?»

«Ecco perché volevo mandarci lei al posto mio.»

«E cosa avete trovato lì?»

«Ascolta e basta.» Ripetei la stessa identica spiegazione che avevo già fornito a Chitanda e Ibara poco prima: «Questo libro veniva utilizzato ogni venerdì tra la quinta e la sesta ora, impegnando probabilmente entrambi i blocchi di lezioni. Innanzitutto, nessuna ragazza avrebbe mai avuto alcun bisogno di portarsi dietro un tomo così massiccio durante la pausa pranzo, e tantomeno di leggerselo in pace in corridoio. Di conseguenza, il libro doveva servire per delle lezioni che raggruppassero classi diverse dello stesso anno.»

I miei ragionamenti erano giunti esattamente a questo punto prima di essere tranciati dall'interruzione di Satoshi. Era lo stesso identico principio per cui Chitanda era riuscita a ricordarsi del mio nome e cognome avendomi visto in volto una sola volta. E dov'è che mi aveva visto?

«Doveva trattarsi per forza di Educazione Fisica o di Arte. E da qualunque prospettiva la si guardi, un libro non serve a una beata mazza durante le ore di ginnastica. Poi dai un'occhiata alla copertina. C'è dello sporco accumulato sopra; non noti per caso una strana sfumatura di colore? Quelle cinque ragazze lo usavano esclusivamente come materiale di supporto per le loro lezioni di arte, e si erano semplicemente messe d'accordo per fare a turno e prenderlo in prestito ogni venerdì.»

Satoshi mi interruppe: «Sì, ma continuo a non capire perché farlo una volta a settimana. Voglio dire, in biblioteca si possono prendere in prestito fino a due settimane di f...»

«Smettila di ripetere le stesse cose di Ibara. Voi due dovete andare davvero d'amore e d'accordo per fare le stesse obiezioni con le stesse parole. Ascolta bene, Satoshi: tu ti terresti in borsa per due settimane un libro gigantesco che non hai alcuna intenzione di leggere? È ovvio che per loro era molto più efficiente sbarazzarsene restituendolo in biblioteca subito dopo la fine della lezione, invece di doverselo scarrozzare fino a casa per niente.»

«...Capisco. E cos'è che gli hai mostrato in quell'aula?»

«A questo punto dovresti esserci arrivato da solo. I dipinti su tela, realizzati dagli studenti delle classi 2-D, 2-E e 2-F, che a quanto pare seguono le lezioni di Arte tutti insieme.»

Laggiù c'erano sparsi svariati quadri raffiguranti soggetti simili, dipinti con stili diversi. Erano ritratti delle loro stesse compagne di classe, sedute di fianco a un tavolino abbellito con un fiore. E tra le mani di ogni singola modella non c'era nient'altro che questo stesso volume finemente rilegato, Liceo Kamiyama: 50 Anni Insieme. Per inciso, il disegno era curato nei minimi dettagli e, da un punto di vista puramente artistico, il risultato finale era piuttosto suggestivo.

«Fantastico, Houtarou. Quindi, che cos'era l'odore che Chitanda-san aveva annusato prima?»

«L'odore dei colori a olio, ovviamente. L'ha capito subito anche lei, dato che il Laboratorio di Arte, guarda caso, è zeppo di attrezzi per dipingere e odora di acquaragia.»

Satoshi iniziò ad applaudire senza alcun ritegno.

«Wow, sei stato grandioso. Grazie a te ho passato una buona mezz'ora in allegria.»

Chitanda sorrise dolcemente in segno di approvazione.

«Sì, è stato divertente. Mi è sembrato che il tempo sia volato.»

«Non so di preciso quanto tempo sia passato per l'esattezza... ma non riesco ancora a capacitarmi che Oreki sia riuscito a risolverlo!»

Anche se loro tre sembravano tutti sbalorditi e soddisfatti, per me il discorso era ben diverso. Era stata Ibara in primis a pensare che l'intera faccenda fosse bizzarra, era stata Chitanda a decidere di indagare spinta dalla curiosità, ed era stato Satoshi a voler semplicemente godersi lo spettacolo; il loro approccio era diametralmente opposto al mio. Mentre loro stavano provando una sorta di catarsi intellettuale, iniziai a chiedermi se io avrei mai potuto provare una sensazione simile facendomi coinvolgere in toto dal Festival Kanya.

Come potrei definirlo... Oh beh, chi se ne importa.

La pioggia sembrava essersi calmata. Credo fosse finalmente giunta l'ora di togliere il disturbo.

Proprio mentre stavo per afferrare la mia borsa a tracolla, Chitanda mi fermò.

«Ah, non possiamo andarcene senza aver prima aspettato.»

«Cosa? C'è forse dell'altro?»

Notai che Satoshi e Ibara mi stavano fissando con sguardo gelido. Avevo fatto qualcosa di sbagliato?

«Oreki, si può sapere per quale motivo eri venuto qui all'inizio?»

Per risolvere il mistero del popolarissimo libro che nessuno si degnava mai di leggere...

No, aspetta un momento. È vero! L'antologia di saggi! Satoshi scoppiò a ridere.

«Oh, andiamo ragazzi. Ogni tanto anche Houtarou perde qualche colpo.»

«Ogni tanto? Fuku-chan, sei fin troppo magnanimo.»

Argh, ho appena fatto la figura del cretino davanti a tutti e due.

Ibara sembrava sul punto di rincarare la dose, ma venne interrotta da una voce femminile proveniente da dietro il bancone.

«Ibara-san, grazie mille per l'ottimo lavoro. Il tuo turno è finito, puoi pure tornare a casa.»

«Ah, sì, certamente. Sta andando via anche lei, Itoikawa-sensei?»

Si trattava di una professoressa e, sebbene non l'avessi mai vista in faccia prima d'ora, dedussi all'istante che si trattasse della fantomatica Capo Bibliotecaria. Per essere una donna sulla soglia della mezza età, era di statura piuttosto minuta. Un rapido sguardo al cartellino di riconoscimento mi rivelò il suo nome completo: Youko Itoikawa.

Approfittando dell'arrivo della professoressa, Satoshi andò subito dritto al sodo.

«Professoressa, sono Satoshi Fukube del Club di Letteratura Classica. Avremmo in progetto di pubblicare un'antologia di saggi e ci piacerebbe consultare i numeri arretrati per usarli come riferimento, ma a quanto pare non si trovano negli scaffali aperti al pubblico. Per questo ci chiedevamo se fosse possibile, per favore, scendere a cercarli nell'archivio.»

«Il Club di Letteratura Classica? ...Un'antologia di saggi?»

Itoikawa parve sorpresa, alzando leggermente il tono di voce. Probabilmente credeva che il Club di Letteratura Classica fosse stato soppresso da anni.

«Siete membri del Club di Letteratura Classica? Capisco... Mi dispiace deludervi, ma che io sappia la biblioteca non dispone di alcuna antologia di quel club.»

«Eeeh, ma nemmeno nell'archivio?»

«Non c'è traccia di quei documenti nemmeno lì.»

«Forse vi è sfuggita per una svista...»

«Non credo proprio sia un'ipotesi plausibile.»

Stranamente, rispose con un tono estremamente secco e risoluto. Non vedevo alcun motivo per cui la Capo Bibliotecaria dovesse nasconderci dei banali giornalini scolastici. Forse l'archivio aveva subito di recente una ristrutturazione generale e della vecchia roba era andata perduta?

Di fronte a un rifiuto così categorico, Satoshi non ebbe altra scelta che battere in ritirata.

«È davvero così? Capisco... Che si fa ora, Chitanda-san?»

«...Questo sì che è un bel problema.»

Chitanda mi rivolse uno sguardo afflitto. Anche se mi guardi in quel modo implorante, non c'è nulla che io possa fare se non rassegnarmi a fare spallucce.

«Sono sicuro che alla fine, in un modo o nell'altro, salteranno fuori. Andiamo a casa.» dissi, e mentre afferravo finalmente la mia borsa a tracolla, Ibara commentò gelida: «Beato te che sei sempre così rilassato. Fai tutto lo spavaldo adesso che ti sei tolto un peso risolvendo il mistero.»

Solo perché ho risolto un rompicapo non significa che io sia "spavaldo". Ibara, la tua accusa è del tutto infondata e fuori luogo. Sebbene la mia mente stesse urlando proprio quelle esatte parole, era inutile dirle ad alta voce, così mi limitai a scuotere le spalle.

«Sì, hai ragione. Andiamo a casa... Però oggi abbiamo ottenuto qualcosa che ne è valsa la pena.»

Chitanda pronunciò una frase del tutto incomprensibile ai miei occhi.

Comunque sia, per oggi avevamo finito. Questa volta mi infilai per davvero la cinghia in spalla e uscii, accorgendomi che la pioggia era cessata e che timidi raggi di sole stavano già facendo capolino tra le nuvole grigie. Voltandomi a guardare indietro, riuscii a sentire distintamente Chitanda sussurrare di nuovo quella stessa identica frase:

«Proprio così, se si tratta di Oreki-san, allora lui potrebbe...»




Note a piè di pagina: [1] Nell'originale, si fa riferimento a un gioco di parole tra "arido" (不毛 - fumō) e "due campi agricoli" (二毛作 - nimōsaku). Purtroppo, la battuta è impossibile da riproporre in italiano.

[2] Cronache degli Otto Cani (Nansō satomi hakkenden) è un'opera letteraria formata da 106 volumi scritta da Kyokutei Bakin. Elaborata tra il 1814 e il 1842 ed è basata su un romanzo storico cinese noto come I briganti. Molto probabilmente si tratta del romanzo più lungo mai scritto.

[3] Racconti di Pioggia e di Luna (Ugetsu monogatari) è una raccolta di storie dello scrittore giapponese Ueda Akinari. È stata completata nel 1768 e pubblicata nel 1776, durante il periodo Edo.

[4] Il Picco Bianco (Shiramine) è la prima storia inclusa nei Racconti di Pioggia e di Luna.

[5] Il Grande Specchio (Ōkagami) è un racconto storico giapponese scritto intorno al 1119 da un autore ignoto.


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