Zero no Tsukaima ~Italian Version~:Volume1 Capitolo Due - Zero Louise
Capitolo Due - Louise la Zero[edit]
Quando Saito si risvegliò, la prima cosa che vide furono le mutandine che Louise si era tolta la sera prima. Erano finite per caso vicino a lui, avendole Louise buttate via con superficialità. Stava ancora dormendo, russando dolcemente. Il suo volto dormiente era angelico: così sembrava ancor più una bambina. Quando parlava, era rumorosa nonché fastidiosa; “nobile”, “maga”, o quel che sia; ma, mentre dormiva, era adorabile. Saito quasi desiderava che restasse così per sempre. Poi tornò alla realtà.
Allora la scorsa notte non era un sogno.
Pensava che si sarebbe risvegliato nella sua cameretta, ma, ovviamente, non fu così. Si sentì abbattuto.
Comunque, era una mattina molto fresca. La stanza era illuminata da una luce abbagliante.
La curiosità caratteristica di Saito si attivò. Ora che ci penso, è quasi come un giro turistico. Mi chiedo che mondo sia questo. Anche se non mi piace l’idea di essere il famiglio di una maga maleducata che russa in una maniera assordante, dovrei comunque cercare di trarne il massimo.
Prima di tutto, scoprì Louise lanciando via la coperta.
“Co-Cosa? Che sta succedendo?!”
“È mattina, Milady.”
“Eh? Oh… Aspetta, e tu chi sei?!” urlò Louise biascicando le parole. La sua espressione era persa, mentre le sue parole si smorzavano in un mormorio pietoso.
Ma sta bene?
“Saito Hiraga.”
“Ah, il mio famiglio… Giusto, ti ho evocato ieri, è così?”
Louise si alzò dal letto sbadigliando. Poi, ordinò a Saito:
“I vestiti.”
Gli lanciò l’uniforme che era appesa alla sedia. Louise iniziò a svestirsi pigramente.
Saito si voltò velocemente per nascondere che stesse arrossendo.
“L'intimo.”
“Q-Quello prenditelo da sola!”
“È nell’ultimo cassetto… del comò… quello lì…”
Sembrava avesse pianificato con cura come approfittarsene di Saito al massimo.
Stringendo i denti, aprì il cassetto come indicato. Ed ecco, era strapieno di intimo. Era la prima volta che vedeva dell’intimo da donna che non fosse di sua madre. Afferrò un paio a caso e lo lanciò dietro di lui senza guardare.
Indossate, Louise borbottò ancora:
“I vestiti.”
“Te li ho appena dati.”
“Vestimi.”
Non esageriamo.
Saito si girò con rabbia per opporsi, solo per ritrovarsi Louise seduta torpidamente sul letto, nuda, tranne per le mutandine che aveva appena indossato. Saito non sapeva dove guardare.
Louise s’imbronciò, scontenta.
“Forse non lo sai perché sei un plebeo, ma i nobili non si vestono da soli se hanno un servo che può farlo per loro.”
Questo lo irritò.
“Potresti almeno vestirti da sola.”
“Va bene. Come punizione per essere un famiglio irrispettoso, niente colazione.” annunciò Louise, alzando un dito in modo trionfante.
Riluttante, Saito raccolse la camicetta.
Uscendo dalla stanza con Louise, notò tre porte di legno identiche lungo la parete. Una di quelle si aprì, e apparve una ragazza con i capelli di un rosso fiammeggiante: era più alta di Louise, circa la stessa altezza di Saito. Emanava una forte aura flirtante; il suo viso era attraente e sfoggiava un décolleté accattivante; il suo seno era come dei meloni. I due bottoni superiori della sua camicetta erano sbottonati, evidenziando una notevole scollatura che naturalmente faceva cadere gli occhi là. La sua pelle abbronzata le dava l’aspetto di una bellezza sana e naturale. La sua altezza, colore della pelle, portamento e taglia di seno… Un grande contrasto con Louise, a cui mancavano quegli elementi di fascino. Quando vide Louise, fece un ampio sorriso.
“Buongiorno, Louise.”
Louise rispose al saluto un po' imbronciata.
“Buongiorno… Kirche.”
“Quello… è il tuo famiglio?” chiese Kirche quasi a sfottò, indicando Saito.
“È corretto.”
“Ahaha! Allora è davvero un umano! Sorprendente!”
Saito non sopportava questo comportamento. Scusa, se sono un umano. Cosa saresti tu allora?
Si mise a fissare il seno di Kirche. Sei un alieno tettone. Già, un alieno molto molto molto tettone.
Il suo sguardo si fece ancora più intenso.
“È proprio da te, evocare un plebeo con Summon Servant. Non potevamo aspettarci altro da Louise la Zero!”
Le candide guance di Louise diventarono scarlatte.
“Fai silenzio:”
“Anch’io ieri ho evocato un famiglio. A differenza di qualcuno, ci sono riuscita al primo tentativo!”
“Già.”
“E se proprio devi avere un famiglio, dev’essere uno buono, come questo. Flame!”
Kirche chiamò il suo famiglio con orgoglio. Dalla sua stanza strisciò fuori una grande lucertola color rosso scuro. Saito fu colpito da un’ondata di calore.
“Uwah! E cosa sarebbe questa cosa rossa?”
Kirche sorrise.
“Ohoho! Non dirmi che questa è la prima volta che vedi una lucertola di fuoco!”
“Tienila al guinzaglio o qualcosa del genere! È pericoloso! E cosa sarebbe poi una “lucertola di fuoco”?”
“Non ti preoccupare. Non attaccherà finché non glielo ordino. Sei proprio un fifone!”
Kirche portò una mano al collo e inclinò la testa in modo seducente.
La creatura era grande almeno quanto una tigre. La punta della sua coda aveva una fiamma, e dalla bocca uscivano scintille di fuoco.

“Non senti caldo, standogli vicino?” chiese Saito. Si calmò e lo guardò di nuovo. “Wow, è una creatura magica… Che figo!”
“In realtà è abbastanza fresco per me.”
“È una salamandra?” chiese Louise con invidia.
“Esatto! Una salamandra di fuoco! Guarda la sua coda: una fiamma così grande e vivida significa che è senza dubbio una salamandra delle Montagne del Drago di Fuoco! È come un marchio! Nemmeno i collezionisti sanno che prezzo dargli!”
“Bello.” disse Louise con tono rancoroso.
“Non è così? Si abbina perfettamente alla mia affinità elementale!”
“La tua affinità è Fuoco, giusto?”
“Ovviamente. D’altronde, io sono Kirche l’Ardente. Ardente come una passione che arde delicatamente. Dovunque io vada, i ragazzi si innamorano di me. Per te però non è così, vero?”
Kirche si gonfiò il petto con fierezza. Non volendo perdere, lo fece anche Louise, ma la differenza di volume era semplicemente troppa. Nonostante questo, le lanciò un’occhiataccia. Sembrava odiare davvero perdere.
“Sai, a differenza tua, io non ho tempo di stare in giro a flirtare con qualsiasi cosa io veda.”
Kirche sorrise, imperturbabile. Poi, si voltò verso Saito.
“E qual è il tuo nome?”
“Saito Hiraga.”
“Saitohiraga? Che nome strano.”
“Ehi!”
“Bene, mi sa che io vado.”
Scappò via di corsa, scostandosi i suoi capelli rosso fuoco. La salamandra la seguì trascinandosi carinamente, il che appariva strano per una creatura così grande. Quando si allontanò abbastanza da scomparire, Louise agitò un pugno nella sua direzione.
“Aah, quanto mi fa arrabbiare, quella ragazza! Solo perché ha evocato una salamandra dalle Montagne del Drago di Fuoco! Che rabbia!”
“Calmati, è solo un’evocazione.”
“Non è solo un’evocazione! Puoi determinare il vero potere di un mago solo guardando il suo famiglio! Perché quell’idiota ha una salamandra, mentre io ho te?”
“Cavolo, scusa se sono un umano. Ma anche tu lo sei, sai?”
“Mettere a paragone nobili e plebei è come mettere a paragone lupi e cani!” esclamò Louise con arroganza.
“Ok, ok… Comunque, ho sentito che ti ha chiamata “Louise la Zero”. Per cosa sta “Zero”? È il tuo cognome?”
“Assolutamente no! Il mio nome è Louise de La Vallière! “Zero” è solo un soprannome.”
“Un soprannome, eh? Capisco perché lei venga chiamata “Ardente”, ma perché tu “Zero”?”
“Non hai bisogno di saperlo.” disse Louise, sentendosi a disagio.
“È per le tue tette?” chiese Saito scrutando Louise. Sì. Piatta come una tavola.
Louise allungò di scatto la mano. Lui la schivò.
“Torna subito qui!”
“Non farmi del male!”
Uno schiaffo? A proposito… Questa ragazza… Ieri, mentre tutti volavano via, lei camminava. E ieri, quando l’avevo afferrata, mi tirò un calcio lì sotto. Se volesse davvero darmi una strigliata, non sarebbe meglio usare la magia invece di colpirmi o calciarmi? Sarebbe più efficace, più da mago. E allora, perché non lo fa? Si chiedeva Saito.
La sala da pranzo dell’Accademia di Magia era l’edificio più alto e centrale. All’interno, tre tavoli estremamente lunghi erano posizionati paralleli tra di loro; probabilmente almeno 100 persone si sarebbero potute sedere a ognuno. Il tavolo di Louise e di tutti gli studenti del secondo anno era quello di mezzo.
Sembrava che gli studenti si distinguessero per il colore del loro mantello. Visti dall’entrata, tutti quelli seduti al tavolo a sinistra sembravano un po’ più grandi e indossavano mantelli viola; dovevano essere del terzo anno. Gli studenti seduti invece al tavolo a destra indossavano mantelli marroni; primo anno.
Quindi sono come maglie diverse per anno di corso, pensò Saito.
Tutti i maghi dell’Accademia, sia studenti che insegnanti, si riunivano qua per colazione, pranzo e cena. Su un piano superiore, poteva vedere gli insegnanti chiacchierare piacevolmente. Tutti i tavoli erano decorati con magnificente cura: molteplici candele, mazzi di fiori, ceste piene di frutta…
Di fronte alla grandiosità della sala da pranzo, Saito rimase a bocca aperta. Louise alzò la testa in modo imperioso e iniziò a spiegare. I suoi occhi nocciola brillavano con malizia.
“Sai, l’Accademia di Magia di Tristain non insegna la magia e basta.”
“Sì…?”
“Quasi tutti i maghi sono nobili. Il detto “i nobili raggiungono la nobiltà tramite l’uso della magia” è la base dell’educazione che riceviamo come nobili, appunto. Per questo, anche le nostre sale da pranzo devono essere appropriate al nostro status.”
“Ok…”
“Hai compreso? Di solito, un plebeo come te non metterebbe mai piede nella Sala da Panzo di Alvíss[1]. Dovresti esserne grato.”
“Sì… Ehi, cos’è un Alvíss?”
“È un nome per le piccole persone. Vedi quelle statue lì?”
Puntò a delle elaborate statue di piccole persone, allineate lungo le pareti.
“Sono fatte proprio bene. Ehm, queste cose non… come dire… si svegliano durante la notte o simili, vero?”
“Oh, lo sapevi?”
“Lo fanno?!”
“Sì, danzano. Ora basta con le chiacchiere, tireresti indietro la mia sedia? Non sei un famiglio molto competente.” commentò Louise, incrociando le braccia e inclinando la testa, facendo oscillare i suoi capelli biondo fragola.
Beh, prima le signore. Saito fece come ordinato per Louise. Lei non lo ringraziò nemmeno e si sedette. Saito prese una sedia anche per sé.
“È incredibile!” disse con stupore. Era una colazione davvero esagerata. Un enorme pollo arrosto attirò la sua attenzione; inoltre, c’erano anche vino e una torta a forma di pesce.
“Non riuscirò a mangiare così tanto! Morirei se lo facessi! Ehi, signorina!” disse punzecchiando la spalla di Louise, però notò che lo stava guardando male.
“Cosa?” chiese dubbioso. Louise mantenne il suo sguardo fisso.
“Giusto, forse sto correndo troppo. Dovrei comportarmi più da nobile! Anche se non lo sono.”
Louise puntò al pavimento. C’era una scodella.
“È una scodella.”
“Sì, lo è.”
“C’è qualcosa di sospetto dentro.”
Louise poggiò il mento sulle mani.
“Sai, in realtà i famigli dovrebbero rimanere all’esterno. Tu starai qui, sul pavimento, perché ho fatto una richiesta speciale.”
Quindi, Saito si ritrovò seduto in silenzio per terra, a fissare la scodella di fronte a lui. Dentro, dei miseri scarti di carne galleggiavano in una zuppa povera. Al bordo c’era mezza pagnotta dall’aspetto dura. Allungando il collo, sbirciò verso il tavolo. Poteva solo guardare con desiderio quel banchetto spettacolare. Non era minimamente paragonabile a quella scodella di scarti.
“O grande fondatore Brimir, e Nostra Signora, la Regina, vi ringraziamo per l’umile pasto che ci avete gentilmente offerto stamattina.” pregarono tutti armoniosamente. Anche Louise si unì, chiudendo gli occhi.
E quello sarebbe un “pasto umile”? si lamentò Saito, fissando ancora il cibo di fronte a lui. È più un banchetto che altro. Se qualcuno ha un “pasto umile”, quello sono io. Dico, che diavolo sarebbe questa scodella? È peggio di ciò che daresti ad un animale. Voleva protestare. In Giappone, pure gli animali mangiano meglio di così!
Infastidito dal trattamento scorretto, poggiò una mano sul tavolo, ma ricevette uno schiaffo su di essa da Louise. Saito la guardò con risentimento.
“Che stai cercando di fare?”
“Dammi un po’ di pollo. Anche solo un poco va bene.”
“E va bene…”. Brontolando, Louise strappò della pelle e la fece cadere nella scodella di Saito.
“Un po’ di carne?”
“No, non voglio renderti viziato.”
Louise iniziò a godersi il banchetto con entusiamo.
“Ah, è delizioso, proprio delizioso! Potrei mettermi a piangere!” bisbigliò Saito, masticando la pagnotta dura.
Le aule dell’Accademia di Magia erano simili alle “aula magna” universitarie. E come ogni altra cosa erano di pietra. L’insegnante stava al livello inferiore, e i posti a sedere andavano verso sopra come scale. Quando Saito e Louise entrarono, tutti gli studenti nell’aula si voltarono verso di loro in simultanea. E poi vennero le risate. C’era anche Kirche, circondata da un gruppo di ragazzi.
Capisco, quindi ha davvero tanti spasimanti. Viene trattata come una regina da tutti questi ragazzi. Non c’era altro da aspettarsi, con quel suo ammirevole balcone. Non importa in che mondo ti ritrovi; delle tette grosse sono sempre delle tette grosse.
I famigli degli altri studenti erano davvero variegati. La salamandra di Kirche era addormentata, raggomitolata sotto la sua sedia. C’erano studenti con gufi sulle spalle. Dalla finestra, un serpente gigante scrutava la classe; un ragazzo fischiò e il serpente tirò indietro la sua testa. Oltre a questi, c’erano anche corvi e gatti. Ma ciò che attirò veramente l’attenzione di Saito furono le creature che sarebbero state considerate mostri di fantasia nel suo mondo, e all’improvviso si entusiasmò: un sacco di bestie fantastiche brulicavano attorno a lui. Vide una lucertola con sei zampe. Quello dev’essere… Cercava di ricordare quel poco di conoscenza di fantasy che aveva. Un basilisco! Ne ho visto uno in un gioco. C’era anche un grande bulbo oculare che fluttuava delicatamente. Cosa potrebbe essere quello? Decise di chiedere a Louise.
“Cos’è quel mostro strambo a forma di bulbo oculare?”
“Un bugbear.”
“E quello a forma di polpo?”
“Uno skua.” Louise gli rispose con tono distante, e si sedette. Saito prese posto accanto a lei. Lei gli lanciò un’occhiataccia.
“Cosa?”
“Quello è il posto di un mago. Ai famigli non è permesso usarli.”
Con riluttanza, si abbassò al pavimento. Non mi è stato permesso nemmeno di fare colazione a tavola. E questa scrivania è proprio in mezzo. Non ho intenzione di stare seduto qui, era determinato, e si sedette di nuovo sulla sedia.
Louise gli lanciò un’altra occhiataccia, ma non disse nulla questa volta.
La porta si aprì e entrò l’insegnante. Era una donna di mezza età che indossava un voluminoso mantello viola e un cappello. Aveva una faccia tonda e grassottella, con un’espressione amichevole.
“Anche quella signora è una maga?” bisbigliò Saito a Louise.
“Non è ovvio?” rispose Louise sibilando.
La donna si guardò attorno in aula e parlò soddisfatta, sorridendo: “Bene, sembra che l’Evocazione Primaverile del Famiglio sia stata un grosso successo. Io, Chevreuse, sono sempre contenta di vedere i nuovi famigli evocati ogni primavera.”.
Louise abbassò gli occhi.
“Oh, oh. Hai evocato un famiglio davvero… peculiare, Signorina Vallière.” commentò guardando Saito. Il commento era innocente, ma la classe scoppiò a ridere.
“Louise la Zero! Non andare in giro a prendere plebei dalla strada solo perché non riesci a evocare nulla!”
Louise scattò in piedi e lunghi capelli biondo fragola di Louise si gonfiarono. Alzò con rabbia la sua tenera voce: “No! Ho seguito le indicazioni perfettamente, ed è apparso lui!”.
“Non dire bugie! Scommetto che non riesci nemmeno a lanciare Summon Servant, vero?”
Gli altri studenti ridacchiavano.
“Professoressa Chevreuse! Sono stata presa in giro! Malicorne il Colpo di Vento mi ha presa in giro!”
Louise batteva il pugno sul banco in segno di protesta.
“Il Colpo di Vento? Io sono Malicorne col Vento in Poppa! Non ho preso nessun colpo di freddo!”
“Beh, dalla tua voce rauca sembra proprio di sì!”
Il ragazzo chiamato Malicorne si alzò e guardò male Louise. Chevreuse li indicò con la sua bacchetta; i due sobbalzarono come burattini su un filo e si sedettero, rigidi.
“Signorina Vallière, Signorino Malicorne. Per favore, smettetela con questo litigio non necessario.”
Louise era visibilmente demoralizzata. La tenacia di prima sembrava evaporata.
“Chiamare gli amici Zero o Colpo di Vento non è accettabile. È chiaro?”
“Professoressa Chevreuse, io vengo chiamato così per gioco, ma per Louise è la verità.”
A qualcuno scappò una risatina.
Chevreuse scrutò gli studenti con sguardo severo. Puntò la sua bacchetta di nuovo e, dal nulla, le bocche degli studenti che avevano ridacchiato si riempirono di blocchi di argilla rossa.
“Voi seguirete la lezione così.”
Questo fermò le risate in maniera decisiva.
“Bene, allora, possiamo cominciare la lezione.”
Chevreuse tossì e agitò la bacchetta. Sulla cattedra apparvero dei sassolini.
“Il mio nome runico è Argilla Rossa, Chevreuse l’Argilla Rossa. Quest’anno, vi insegnerò gli incantesimi dell’elemento di Terra. Conosci i quattro grandi poteri elementali, Signorino Malicorne?”
“S-Sì, Professoressa Chevreuse, Sono Fuoco, Acqua, Terra e Vento.”
Chevreuse annuì.
“E insieme all’elemento ormai perso del Vuoto, ci sono cinque elementi in totale, come tutti dovreste sapere. Tra i cinque elementi, penso che quello di Terra sia estremamente importante. Non solo perché è la mia affinità elementale, e nemmeno per preferenza personale.”
Chevreuse tossì ancora.
“Quella di Terra è un'importante magia che governa la creazione della materia. Se non fosse per essa, non saremmo in grado di produrre o lavorare metalli utili. Innalzare edifici a partire da grossi macigni e raccogliere colture sarebbe ancora più laborioso. In qualche modo, la magia di Terra è collegata alla vita di ognuno.”
Interessante, pensò Saito. Allora in questo mondo la magia è l’equivalente della scienza e della tecnologia nel mio mondo. Credo di capire adesso perché Louise è così fiera di potersi chiamare una maga.
“Ora, ricordiamoci che la base della magia di terra è la Trasmutazione. Qui ci saranno persone che l’avranno già imparato al primo anno, ma le basi costruiscono le fondamenta, quindi ripassiamolo ancora una volta.”
Chevreuse si girò verso i sassolini e volteggiò la bacchetta su di essi.
Poi recitò un incantesimo, e iniziarono a brillare.
Quando il bagliore si spense, i sassolini erano diventati dei blocchetti di metallo luccicanti.
“Q-Q-Quello è oro, Professoressa Chevreuse?!”
Kirche si sporse dal suo banco.
“No, non lo è: è ottone. Solo i maghi di classe Quadrato sono in grado si trasmutare in oro. Io sono solamente…” Chevreuse tossì con tono pomposo, “Una maga di classe Triangolo…”
“Louise.” Saito la punzecchiò con un dito.
“Che c’è? La professoressa sta spiegando!”
“Cosa significano queste cose di triangoli e quadrati?”
“È il numero di elementi che puoi aggiungere ad un incantesimo, che determina inoltre il livello di un mago.”
“Eh?”
“Per esempio, puoi usare gli incantesimi di Terra da soli. Ma se si aggiunge della magia di Fuoco, la potenza totale dell’incantesimo sarà nettamente superiore.” spiegò Louise a Saito a bassa voce.
“Oh, capisco.”
“Quelli che riescono a unire due elementi come Fuoco e Terra vengono chiamati maghi Linea. La professoressa Chevreuse, che è in grado di combinare tre elementi, Terra, Terra e Fuoco, è una maga Triangolo.”
“Cosa succede quando aggiungi un elemento a se stesso?”
“Potenzia quell’elemento e lo rende più potente.”
“Credo di aver capito. Quindi, quella professoressa è una maga abbastanza forte, dato che è un Triangolo, giusto?”
“Esattamente.”
“Louise, tu quanti elementi sai unire?”
Restò in silenzio.
La professoressa notò che stavano parlando.
“Signorina Vallière!”
“S-Sì?”
“Ti prego di evitare le chiacchiere private durante le lezioni.”
“Mi scusi…”
“Siccome avrete tutto il tempo di cui avete bisogno per parlare, verresti qui a fare una dimostrazione?”
“Cosa? Io?”
“Sì. Prova a trasmutare questi sassolini in un metallo a tua scelta.”
Louise non si alzò. Rimase seduta, preoccupata e agitata.
“Ehi, dai! Sta indicando proprio te!” disse Saito dandole un colpetto.
“Signorina Vallière, c’è qualche problema?”
La professoressa la chiamò di nuovo, ma Kirche contestò con preoccupazione.
“Uhm…”
“Sì?”
“Penso che sarebbe meglio farlo fare a qualcun altro…”
“Perché lo pensi?”
“È pericoloso.” rispose Kirche schiettamente. La maggioranza dei compagni annuì in segno di assenso.
“Pericoloso? Come può l’alchimia essere pericolosa?”
“È la prima volta che insegna a Louise, giusto?”
“Lo è, ma ho sentito che è una ragazza che si impegna molto. Signorina Vallière, non ti preoccupare, provaci e basta. Non riuscirai a fare nulla se sei paura di sbagliare.”
“Louise, non farlo!” urlò Kirche, pallida in viso. Ma Louise si alzò in piedi lo stesso.
“Ci provo.”
Corse alla svelta verso la cattedra, nervosa. Chevreuse le stava accanto in piedi, sorridendo.
“Signorina Vallière, devi visualizzare nitidamente nella tua mente il metallo in cui vorresti trasmutarli.”
Diede un timido cenno con la testa, poi iniziò ad agitare la sua bacchetta. Contrasse le labbra e iniziò a recitare l’incantesimo; non era mai stata tanto adorabile quanto in quel momento, era quasi irreale. Nonostante conoscesse la sua personalità, per un attimo Saito restò incantato. Nella luce del mattino che entrava dalle finestre, i capelli biondo fragola di Louise brillavano dalla bellezza. I suoi occhi nocciola brillavano come gioielli, e la sua pelle era candida come la neve. Infine, il suo naso perfetto si addiceva proprio alla nobiltà.
Se solo le sue tette fossero più grosse, sarebbe perfetta… Forse troppo perfetta. Ma non importa quanto sia carina; il suo carattere è proprio insopportabile, pensava Saito con amarezza.
Mentre lui stava lì a tormentarsi, notò che gli studenti di fronte a lui si erano per quale ragione nascosti sotto le loro sedie. Non vedono quant’è adorabile? Comunque, non sembra essere molto popolare. Anzi, viene chiamata “Zero” e derisa. Guardandomi attorno, non credo ci siano ragazze carine quanto lei. Solo Kirche può rivaleggiare con lei, in quanto ad aspetto.
Chiudendo gli occhi, Louise finì di pronunciare l'incantesimo e agitò la sua bacchetta.
I sassolini sulla cattedra esplosero di colpo. Louise e Chevreuse vennero colpite dall’ondata più potente e vennero scagliate contro la lavagna. Gli studenti urlavano, i famigli spaventati creavano ancora più caos. La salamandra di Kirche si svegliò improvvisamente e sparò un raggio di fuoco dalla bocca alzandosi in piedi; una manticora volò via di scatto e spaccò una finestra per scappare; attraverso il buco, il serpente gigante di prima entrò, mangiando il corvo di qualcuno. La classe era un pandemonio. Kirche si alzò in piedi e puntò un dito a Louise.
“Per questo le ho detto di non farglielo fare!”
“Cavolo, Vallière! Risparmiaci del dolore e lascia questa scuola!”
“Il mio Lucky è stato divorato da un serpente! Lucky!”
Saito osservava, scioccato. La professoressa Chevreuse era distesa per terra; a giudicare dai sussulti occasionali, non era morta.
Apparve una Louise ricoperta di fuliggine nera. Era una vista terribile, faceva pena: la sua camicetta era rovinata e rivelava una snella spalla, e le sue mutandine su potevano vedere sotto la gonna strappata. Restava comunque una ragazza spettacolare. Non sembrava per nulla turbata dal caos in aula; semplicemente, tirò fuori un fazzoletto per togliersi la fuliggine dal volto.
“Sembra che io abbia fatto un piccolo pasticcio…” disse con una voce debole. Ovviamente provocò una reazione intensa.
“Quello non era un piccolo pasticcio, Louise la Zero!”
“La tua probabilità di successo è sempre ZERO!”
Saito capì finalmente perché Louise era chiamata “la Zero”.
Keiisonline - Finito anche il secondo capitolo. Oggi è il primo novembre 2026. Ci ho messo solo due giorni! Ricomincerò a lavorare, quindi spero di avere l'energia di continuare il progetto. Se sei arrivato fin qui, per favore, non abbandonare la lettura!
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- ↑ Alvíss era un nano della mitologia norrena che fu trasformato in pietra a causa di un inganno di Thor.